Notiziario religioso 8-9 Marzo
2010
Lunedì 8. Il commento al Vangelo. “Nessun profeta è bene accetto in patria”
"Dacci oggi
il nostro pane quotidiano". Il Pane della Parola di Dio. Il vangelo della
liturgia odierna (Lc 4,24-30) commentato da P. Lino Pedron
24 Poi aggiunse: «Nessun
profeta è bene accetto in patria. 25 Vi dico anche:
c'erano molte vedove
in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso
per tre anni e sei
mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26 ma a
nessuna di esse fu
mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. 27
C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo
del profeta Eliseo, ma nessuno di
loro fu risanato se
non Naaman, il Siro».
28 All'udire queste cose, tutti nella
sinagoga furono pieni di sdegno; 29 si
levarono, lo
cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del
monte sul quale la
loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. 30
Ma egli, passando in
mezzo a loro, se ne andò.
Invece di aprirsi
nella fede e lasciarsi coinvolgere nel dono di Dio, i suoi
compaesani si bloccano e si irritano. Il messaggio viene accolto, ma il
messaggero viene rifiutato. Il rifiuto nasce perché il messaggero
pretende di
essere ascoltato come inviato da Dio. La patria di Gesù lo
rifiuta perché è un
cittadino qualunque e non porta prove per sostenere la sua pretesa
di essere
l’Inviato da Dio.
Gli abitanti di Nazaret vogliono un segno che dimostri che Gesù è veramente
il
Salvatore
promesso; pretendono che Dio dimostri la missione del suo profeta in
un modo che piaccia a loro: in altre parole, tentano Dio. Ma l’agire di Gesù non
è influenzato da ciò che gli uomini pretendono: fa
soltanto ciò che Dio vuole.
Il profeta non
agisce di sua iniziativa, ma è a disposizione solamente di Dio
che l’ha mandato. Nell’Antico Testamento Dio ha disposto che
Elia ed Eliseo non
portassero il loro aiuto miracoloso ai loro connazionali, ma a dei
pagani
stranieri. A Gesù non è concesso di compiere miracoli nella sua
città, ma a
Cafarnao. Dio distribuisce la sua salvezza secondo la sua
insindacabile volontà,
perché la salvezza è grazia e non può essere pretesa per nessun
motivo.
Gesù non dà prova di sé con i miracoli; per questo gli abitanti di Nazaret si
sentono in diritto, o addirittura obbligati, a condannarlo a
morte come
bestemmiatore. La punizione della bestemmia si iniziava
spingendo all’indietro
il colpevole, per mezzo dei primi testimoni, il fino a
farlo cadere da
un’altura.
Tutta l’assemblea
della sinagoga di Nazaret giudica Gesù, lo condanna e
cerca di
eseguire immediatamente la sentenza. Si preannuncia
l’insuccesso di Gesù in
mezzo al suo popolo.
Egli verrà escluso dalla comunità del suo popolo, condannato come
bestemmiatore
e ucciso. Ma l’ora della sua
morte non è ancora giunta. Della sua vita e della
sua morte dispone Dio.
Nazaret viene abbandonata per sempre. Gesù
prende la strada verso altre terre. I
testimoni delle sue grandi opere non saranno i suoi
concittadini, ma gli
estranei, i pagani. Dio può suscitare figli di Abramo dalle
pietre del deserto.
Il modo in cui
Gesù ha scandalizzato i "suoi" di allora è identico a quello con
cui scandalizza i "suoi" di oggi. La tentazione di
addomesticare Cristo è di
tutti e di sempre, ma Gesù non si lascia intrappolare: o lo si
accoglie nel modo
giusto o se ne va. De.it.press
Martedì 9. Il commento al Vangelo. Il perdono
"Dacci oggi
il nostro pane quotidiano". Il Pane della Parola di Dio. Il vangelo della
liturgia odierna (Mt 18,21-35) commentato da P. Lino Pedron
21 Allora Pietro gli si avvicinò
e gli disse: «Signore, quante volte dovrò
perdonare al mio
fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?».
22 E
Gesù gli rispose: «Non
ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
23 A proposito, il regno dei cieli è simile a
un re che volle fare i conti con
i suoi servi. 24
Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era
debitore di
diecimila talenti. 25 Non avendo però costui il denaro da
restituire, il
padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli
e con quanto
possedeva, e saldasse così il debito. 26 Allora quel servo,
gettatosi a terra,
lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti
restituirò ogni
cosa. 27 Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare
e gli condonò il
debito. 28 Appena uscito, quel servo trovò un altro servo
come lui che gli
doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva:
Paga quel che devi! 29 Il suo compagno,
gettatosi a terra, lo supplicava
dicendo: Abbi
pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30 Ma egli non volle
esaudirlo, andò e lo
fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il
debito.
31 Visto quel che
accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a
riferire al loro
padrone tutto l'accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare
quell'uomo e gli
disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito
perché mi hai
pregato. 33 Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo
compagno, così come
io ho avuto pietà di te? 34 E, sdegnato, il padrone lo
diede in mano agli
aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto.
35 Così anche il mio Padre celeste farà a
ciascuno di voi, se non perdonerete
di cuore al vostro
fratello».
Pietro ritiene di
entrare ampiamente nello spirito di Gesù perdonando sette
volte. Anche i rabbini discutevano questa questione; partendo
da Amos (2,4), da
Giobbe (33,29) e
dalla triplice preghiera di Giuseppe (Gen 50,17) pensavano che
si potesse arrivare a perdonare fino a tre volte.
La risposta di
Gesù è chiara. Rovesciando il canto di Lamech:
"Sette volte sarà
vendicato Caino, ma Lamech settanta
volte sette" (Gen 4,24), Gesù svela le
risorse insospettate di misericordia generate dall’avvento del
regno dei cieli.
Davanti a Dio
tutti siamo debitori insolvibili. La parabola di oggi ci insegna
che il perdono di Dio è il motivo e la misura del perdono
fraterno. Dobbiamo
perdonare senza misura perché Dio ci ha perdonato senza misura. Il
perdono ai
fratelli è segno dell’efficacia del perdono di Dio in noi: se non
perdoniamo,
non abbiamo accolto realmente il perdono di Dio. Il servo è
condannato perché
tiene il perdono per sé e non permette che il suo perdono
diventi gioia per gli
altri. Bisogna imitare il comportamento di Dio (Mt 5,43-48).
Il fondamento del
mio rapporto con l’altro è l’imitazione del rapporto che Dio
ha con me. Gesù ha detto di amarci a vicenda come lui ha
amato noi (Gv 13,34); e
Paolo dice di
graziarci l’un l’altro come il Padre ha graziato noi in Cristo (Ef
4,32).
La giustizia di
Dio non è quella che ristabilisce la parità, secondo la regola:
chi sbaglia, paga. E’ una giustizia superiore, propria di
chi ama, che è sempre
in debito verso tutti: all’avversario deve la
riconciliazione, al piccolo
l’accoglienza, allo smarrito la ricerca, al colpevole la
correzione, al debitore
il condono.
Diecimila era la
cifra più grossa in lingua greca e il talento la
misura più
grande. Diecimila talenti è una cifra
enorme. Il talento corrisponde a 36 kg di
metallo prezioso.
Diecimila talenti corrispondono a 360 tonnellate di oro o di
argento. Un talento è pari a 6.000 giornate lavorative; 10.000
talenti è pari a
60.000.000 di
stipendi quotidiani. Per pagare questo debito il servo dovrebbe
lavorare circa 200.000 anni. La cifra esagerata è in realtà una
pallida idea di
ciò che Dio ci ha dato.
Cento danari corrispondono allo stipendio di cento giornate
lavorative. Una
cifra discreta, ma del tutto trascurabile rispetto al debito
appena condonato di
diecimila talenti.
Pensare al proprio
debito condonato ci rende tolleranti verso gli altri e
magnanimi. Perdonare è una questione di cuore: è ricordare l’amore
che il Padre
ha per me e per il fratello. De.it.press
Papa: "Il battesimo non è sufficiente"
Il pontefice visita
una parrocchia romana ed esorta «un maggiore impegno nella conversione»
ROMA - Papa
Benedetto XVI rivolgendosi ai fedeli della parrocchia romana di San Giovanni
della Croce - dove si trova in visita pasorale -
ricorda che le parole del Vangelo di questa terza domenica di Quaresima
(«Convertitevi, dice il Signore, il regno dei cieli è vicino») rilevano «il
tema fondamentale di questo "tempo forte" dell’anno liturgico, ovvero l’invito alla conversione della nostra vita ed a
compiere degne opere di penitenza». Il Papa esorta perciò un «maggiore impegno
nel cammino di conversione perché è proprio il chiudersi al Signore, il non
percorrere la strada della conversione di se stessi, che porta alla morte,
quella dell'anima»
E sottolinea: «In Quaresima ciascuno di noi è invitato da Dio
a dare una svolta alla propria esistenza pensando e vivendo secondo il Vangelo,
correggendo qualcosa nel proprio modo di pregare, di agire, di lavorare e nelle
relazioni con gli altri. Gesù ci rivolge questo
appello non con una severità fine a se stessa, ma proprio perché è preoccupato
del nostro bene, della nostra felicità, della nostra salvezza. Da parte nostra,
dobbiamo rispondergli con un sincero sforzo interiore, chiedendogli di farci
capire in quali punti in particolare dobbiamo convertirci».
Il Santo Padre ha sottolineato «la prospettiva della misericordia, mostrando
la necessità e l'urgenza del ritorno a Dio, di rinnovare la vita secondo Dio»
citando anche San Paolo che «ci esorta a non illuderci: non basta essere stati
battezzati ed essere nutriti alla stessa mensa eucaristica, se non si vive come
cristiani e non si è attenti ai segni del Signore».
Il pontefice ha
inoltre auspicato una maggiore apertura della Chiesa ai laici, assegnando a
questi ultimi ruoli di maggior responsabilità, il che implica un cambiamento di
mentalità anche da parte del clero. E rivolgendosi ai fedeli: «questa
Parrocchia si è aperta ai movimenti ed alle
nuove comunità ecclesiali sperimentando nuove forme di evangelizzazione», è
questa la strda da percorrere per il Papa che
esorta la comunità a continuare sul cammino, coinvolgendo tutte le
realtà «in un progetto pastorale unitario. Ho appreso con favore
che la vostra comunità si propone di promuovere, nel rispetto delle
vocazioni e dei ruoli dei consacrati e dei laici, la
corresponsabilità di tutti i membri del Popolo di Dio». LS 7
Benedetto XVI: «Senza volontariato, il bene comune e la società non durano
a lungo»
Il Papa a Letta e
Bertolaso: «Buone le norme italiane sulla Protezione Civile»
Il Pontefice
elogia in particolare il ruolo del capo della Protezione Civile
MILANO - «Le
finalità e i propositi della vostra associazione hanno trovato riconoscimento
in appropriate norme legislative, che hanno contribuito al formarsi di
un'identità nazionale del volontariato di Protezione
Civile, attenta ai bisogni primari della persona e del bene comune». È quanto
ha affermato Benedetto XVI durante l'udienza ai dirigenti e a settemila
volontari della Protezione Civile, presenti il capo dipartimento Guido
Bertolaso e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.
ELOGIO DI BERTOLASO - Il Papa ha elogiato in particolare l'operato di Bertolaso: «Ringrazio il sottosegretario Guido
Bertolaso per le cortesi parole che mi ha rivolto a nome di tutti e per ciò che
fa per la società civile» ha sottolineato il Pontefice. Nel suo discorso,
Benedetto XVI ha ringraziato il sistema della Protezione Civile per l'aiuto
offerta ad importanti appuntamenti organizzati dalla
Chiesa. «Come non pensare con ammirazione - si è chiesto - ai tanti volontari e
volontarie che hanno garantito assistenza e sicurezza alla folla sterminata di
giovani, e non solo, presente all'indimenticabile Giornata Mondiale della
Gioventù del 2000, o venuta a Roma per l'ultimo saluto al Papa Giovanni Paolo
II?».
IL RUOLO DEL
VOLONTARIATO - «Senza volontariato, il bene comune e la società non possono
durare a lungo, poichè il loro progresso e la loro
dignità dipendono in larga misura proprio da quelle
persone che fanno più del loro stretto dovere» ha detto ancora Benedetto XVI.
«L'amore del prossimo non può essere delegato - ha aggiunto il Papa -: lo Stato
e la politica, pur con le necessarie premure per il welfare, non possono
sostituirlo» «Esso richiede e richiederà sempre l'impegno personale e
volontario - ha concluso il Pontefice -. Proprio per
questo, i volontari non sono dei "tappabuchi" nella rete sociale, ma
persone che veramente contribuiscono a delineare il
volto umano e cristiano della società». Redazione ondine CdS
6
Wojtyla,
rallenta la beatificazione: dubbi sulla guarigione della suora
Un medico della
consulta: potrebbe non trattarsi di Parkinson - di FRANCA GIANSOLDATI
CITTA’ DEL
VATICANO - Qualcosa alla Congregazione per le Cause dei Santi sta
effettivamente andando storto. Il processo di beatificazione di Papa Wojtyla
finora filato via liscio come l’olio, da un po’ di tempo in qua, ha rallentato
il passo. Se sulla santità del pontefice polacco nessuno
nutre dubbi, sulla guarigione miracolosa della suora francese affetta da
Parkinson, sì. A sollevare pesanti interrogativi è stato uno dei quattro medici
che fanno parte della consulta dicasteriale
incaricata di passare a setaccio le carte sanitarie del fascicolo riguardante
la vicenda di Marie-Simone Pierre, la giovane
religiosa francese tornata sana come un pesce nell’arco di una notte dopo avere
sognato Papa Wojtyla. La presunta guarigione è avvenuta il 2 giugno del 2005,
pochi mesi dopo la morte di Giovanni Paolo II. Le consorelle di Marie-Simone hanno raccontato del fatto prodigioso due anni
dopo. La malattia (diagnosticata nel 2001) che aveva intaccato la parte
sinistra del corpo, era completamente sparita. Le riserve espresse dallo
specialista della consulta medica, un luminare della materia, sono state
sufficienti per indurre il Prefetto della Congregazione, monsignor Angelo
Amato, a richiedere un supplemento di indagine medica.
“A volte i pazienti possono essere colpiti da parkinsonismi, fenomeni che
offrono una effettiva possibilità di recesso. I
parkinsonismi sorgono spesso dopo un trauma, o magari per avere assunto
medicinali, ma poi spariscono se si sospende il trattamento. Il
Parkinson, invece, non è curabile” filtra da oltre Tevere. Così proprio
per evitare ogni potenziale equivoco e valutare in profondità la veridicità
scientifica della guarigione della suora, Amato ha incaricato altri due esperti
medici di preparare una relazione previa sull’argomento. Un parere
ulteriore. Fintanto che il testo non sarà pronto, non sarà possibile
andare avanti col riconoscimento del miracolo. Insomma, al momento tutto
bloccato. La Consulta medica, infatti, non ha ancora fissato una riunione e
così pure quella teologica, quest’ultima necessaria per accertare che il
miracolo sia avvenuto per intercessione del Servo di Dio. Fatto sta che il
tempo va avanti inesorabile e ormai appare chiaro che la cerimonia di
beatificazione non si potrà più fare nè ad ottobre nè a novembre, visti i
tempi necessari per la preparazione organizzativa di un evento con svariate
centinaia di migliaia di fedeli. «Potrebbe essere la
prima beatificazione dell’anno prossimo. Tranquilli si farà.
Non si capisce il perchè di tanta fretta» chiosano serafici in Vaticano. Più che un giallo, il
riconoscimento del miracolo del Parkinson, è una bella grana soprattutto per il
prefetto della Congregazione dei Santi. L’argomento è talmente spinoso che
monsignor Amato cerca di schivarlo come può, trincerandosi dietro una sfilza di
«no comment». Ai giornalisti riserva persino un: «Non
seguo questa vicenda». Anche se alla fine ammette: «Stiamo studiando le carte».
In Polonia le notizie dello slittamento campeggiano da qualche giorno sui
principali quotidiani. In particolare Rzeczpospolita
scrive che il riconoscimento dei miracoli non è ancora iniziato. I tempi di
attesa della relazione dei medici sono alla causa
dell’intoppo. Una cosa sembra sicura: che il miracolo non verrà
cambiato, resterà quello della suora francese benchè
il Vaticano se solo volesse potrebbe farlo senza difficoltà individuando
un’altra guarigione miracolosa tra le tante a disposizione (cosa non difficile
visto che i casi segnalati alla Postulazione
riguardanti guarigioni straordinarie sono arrivate a quota 241). Un bel record
per uno che non è ancora beato. IM 5
Fuga dall'ora di religione in 700mila fuori dall'aula
Dati della Cei: 9 alunni italiani su 100 preferiscono fare altro - Il picco
nella scuola dell'infanzia. Impennata nelle regioni del Nord - di SALVO INTRAVAIA
ROMA - Lenta, ma inesorabile, prosegue la fuga degli alunni dalle
aule italiane durante l'ora di religione. La conferma arriva dalla più
autorevole fonte in materia: la Conferenza episcopale italiana. Nel corso del
2008/2009, ultimo anno di rilevazione disponibile al momento, 9 alunni italiani su 100 preferiscono uscire dall'aula
quando entra l'insegnante di religione. E i primi dati dell'anno in corso
mostrano un ulteriore incremento. E mentre il governo,
per tagliare il maggior numero di cattedre possibile, si appresta a riempire
ulteriormente le classi, quando c'è l'ora di
insegnamento confessionale le stesse si spopolano.
Un fenomeno che
preoccupa non poco le gerarchie vaticane, specialmente al Nord. "Il dato,
valutato nella sua dinamica temporale, indica - si legge nell'Annuario 2009 -
una lieve ma progressiva flessione nella quota degli studenti avvalentisi che ha totalizzato
nell'arco dei 16 anni di rilevazione, una perdita complessiva di poco più di
due punti percentuali: 93,5% nell'anno scolastico 1993/94 contro 91% del
2008/09". E quando si prendono in considerazione i dati relativi
al Nord le defezioni assumo la dimensione di una vera e propria fuga.
"La
percentuale attuale dei non avvalentisi (14,9%)
segnala ancora una volta una sensibile tendenza
all'aumento crescendo, nel breve volgere di un triennio, di quasi un punto
percentuale". E passando ai singoli ordini di scuola si scopre che
"La disaggregazione per tipo di scuola conferma - continuano i vescovi -
che la preoccupante ascesa è ascrivibile, in larga misura, alla scuola
dell'infanzia mentre più contenuta appare la crescita sia nella primaria che nella secondaria di primo grado". Mentre nelle
classi della scuola superiore, dove il dato è comunque record (25,5%) si profila una lieve contrazione rispetto all'anno
precedente.
Se le percentuali,
ancora provvisorie della Cei, saranno confermate sono
oltre 700 mila gli alunni che, mentre i compagni studiano la Bibbia o discutono
di tematiche religiose, si dedicano ad altro. Alla scuola materna si sfiora il
7% (quasi un punto in più in 12 mesi), mentre alla
primaria l'incremento è di quasi mezzo punto: 5,8%. Nelle classi della scuola
media la percentuale è stabile: 7,3%. E al superiore sarebbe addirittura in
leggero calo: 14,7% nel 2008/2009 e 15,5% l'anno precedente. Ma
il dato è da confermare, spiegano dal Servizio nazionale per l'insegnamento
della religione cattolica.
Nelle regioni
settentrionali, anche per la massiccia presenza di alunni stranieri, i dati si impennano e superano di gran lunga le medie nazionali.
Nella scuola dell'infanzia si sfiora quota 13% (12,7,
per la precisione), alla primaria siamo oltre il 9% e alla media quasi al 12.
Percentuale che raddoppia al superiore: 25,5%. E' la Toscana
la regione meno affezionata alla Religione, almeno a scuola. Al momento
siamo al 18,3%, ma di questo passo la soglia del 20% non è lontana.
Intanto, col nuovo
Regolamento sul dimensionamento scolastico, da settembre le classi si
riempiranno. Il governo ha infatti innalzato di 0,4 il
numero medio di alunni per aula, incrementando anche i tetti massimi che in
alcuni casi possono toccare quota 30 alunni. Al superiore, sono oltre 22 in media gli studenti per classe, ma quando entra il prof
di Religione si respira: si scende a 18 e al Nord addirittura a 16. LR 6
CCEE. Chisinau: le Chiese in minoranza nel Sud Est dell' Europa
Si è svolto a
Chisinau, in Repubblica di Moldova, l'incontro dei presidenti delle Conferenze
episcopali del Sud-Est europeo dedicato al tema "I diritti dei cattolici
nella società dove sono in minoranza. Il contributo dei cattolici alla
realizzazione del bene comune nella società: difficoltà e nuove sfide".
All'incontro - promosso dal 25 al 28 febbraio, dal Ccee
- hanno partecipato rappresentanti di Albania, Bosnia e
Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Grecia, Moldavia, Romania, Conferenza Episcopale
Internazionale Ss. Cirillo e Metodio
e Turchia. In un messaggio inviato al Papa, i vescovi
scrivono: "Sentiamo il Tempo di Quaresima che abbiamo iniziato, come segno
del nostro vivere quotidiano come Chiese minoritarie che camminano in mezzo a
tante prove. Ma sostenuti dalla fede e dalla speranza e rinforzati dalla
carità manifestata da tanti fratelli di altri Paesi e da Vostra Santità, siamo sicuri che questo tempo ci è dato come opportunità per
rinnovarci nello Spirito Santo".
Molto rimane da
fare. A vent'anni circa dalla fine dei regimi totalitari nei Paesi del sud-est
Europa e nonostante l'avvento della democrazia, "molto rimane da fare
specialmente nel campo del riconoscimento dei diritti delle
minoranze religiose". È quanto si legge nel comunicato finale diffuso al termine
dell'incontro. "Se nella maggioranza dei casi - scrive il Ccee -, i rapporti tra Chiesa e Stato sono stati sanciti da
concordati o dalla volontà di regolarizzare
giuridicamente la presenza cattolica in questi paesi (ad eccezione della
Turchia), spesso accordi e/o concordati sono rimasti carta bianca e faticano ad
essere attuati. Pertanto, lo strumento legale non significa
automaticamente giustizia e tutela delle minoranze cattoliche, e addirittura in
alcuni casi non proteggono le varie comunità dalla stessa violazione dei
diritti umani, specialmente di quelli diritti legati alla libertà religiosa e
ai diritti istituzionali delle Chiese". Il Ccee
rileva inoltre che nella maggior parte dei Paesi presi in analisi, "un
grande problema che permane, non solo per i cattolici, ma anche per altre
comunità religiose, è la restituzione o la compensazione delle proprietà che
sono state nazionalizzate durante il comunismo". Il comunicato dà poi atto
a quanto le Chiese, seppure in minoranza, fanno per il
bene comune del Paese in cui si trovano. In questo senso è stato d'esempio, la
piccola comunità cattolica della Moldova dove i
cattolici rappresentano l'1% della popolazione. "Nonostante molto rimanga
da fare - afferma il Ccee - la Chiesa cattolica nelle
società dove è in minoranza, non sente meno il dovere di contribuire al bene
comune e al pieno sviluppo delle società in cui è presente. In alcuni paesi, la
partecipazione e l'intervento della Chiesa sui temi del dibattito pubblico è
spesso ricercata allorché si discute su temi di natura
etica". "L'impegno della Chiesa al servizio delle popolazioni locali
è solo la cifra della consapevolezza di essere parte viva di quei territori per
i quali ogni giorno sacerdoti, consacrati e laici spendono
le proprie risorse materiali e spirituali".
Le conclusioni.
"Riteniamo - si legge nel documento finale dell'incontro - che la
situazione di minoranza in cui ci troviamo possa costituire per tante ragioni,
una sfida e un impegno". "È sfida - spiegano - in
quanto, all'interno di un mondo con fede e tradizioni diverse, siamo invitati a
vivere la nostra fede in modo sempre più responsabile. Siamo chiamati a
risolvere il problema dell'identità religiosa e del pluralismo non rinunciando
alla nostra verità di fede, ma capaci altresì di cogliere quanto di positivo
troviamo nelle altre espressioni religiose. L'atteggiamento
pluralista non rende relative le nostre convinzioni ma toglie loro il veleno
dell'assolutismo e dell'intolleranza". L'impegno
di una minoranza - proseguono i presuli nella conclusione dei lavori di
Chisinau, "può essere quello del lievito nella pasta. Si tratta di trasformare, fare crescere, fermentare, ma
dall'interno, come testimone, come martire".
Esperta di
umanità. Secondo mons. Francisco-Javier Lozano, Nunzio Apostolico in Romania e in Repubblica di
Moldova, "per dare garanzie effettive alla libertà religiosa, oltre che
l'esercizio del culto individuale e comunitario, va assicurata e difesa la sua
dimensione pubblica". Il nunzio ha spiegato che "la chiesa non si
sente estranea ad alcun problema dell'uomo contemporaneo". "È una
Chiesa che con umiltà e convinzione si sente esperta in umanità" e
"con questo spirito" chiede che le sia riconosciuta una
"dimensione pubblica", credendo "sempre e comunque" che il
dialogo, pur difficile, è "sempre possibile e perciò necessario". È
quanto ha sottolineato anche mons. Aldo Giordano,
l'Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa:
"La Chiesa - ha detto - è consapevole che la sua competenza non riguarda
le soluzioni tecniche, politiche, economiche, sociali, ma sa di avere il grave
compito di essere 'coscienza sociale", in quanto esperta dell'uomo. Per questo compito la Chiesa richiede uno spazio pubblico". Sir eu
I Gentiluomini del Papa, lustrini e croci come a corte
Presenziano alle cerimonie ufficiali e stringono le mani ai capi di
Stato
personalita' e benemerenze
CITTÀ DEL
VATICANO— I Gentiluomini di Sua Santità sono dignitari di corte: la Corte
Pontificia non c’è più, ma loro ci sono sempre e — anzi — hanno cominciato a
esistere, con questo nome, proprio quando la Corte fu abolita da quel
«modernista» di Paolo VI nel 1968, data simbolica se
altra mai. Misteri del Vaticano, dove i nomi durano più delle cose e a volte si
cambia il nome per non cambiare la cosa. Con Bush Il
presidente americano George W. Bush saluta i Gentiluomini di Sua Santità nel
2007 La dicitura ufficiale li qualifica come
«dignitari laici della Famiglia Pontificia». Per Famiglia Pontificia si intende il giro più stretto, si direbbe «quotidiano», dei
collaboratori del papa. Ne fanno parte personaggi importanti, come il Sostituto
alla Segreteria di Stato e il Segretario per i rapporti con gli Stati; altri
meno importanti, come i cerimonieri; e altri senza alcuna importanza e però più
numerosi e tra questi i Gentiluomini. I
Gentiluomini non
si sa che fanno, né si sa come ci si diventa. Svolgono
mansioni inesistenti — diciamo: nominali— o che esistono pochissimo, del tipo
«partecipano a». Ma stanno là pieni di dignità, nelle anticamere, nelle
cerimonie e nelle udienze papali, a memoria di
funzioni e titoli della Corte di un tempo. Eccoli per esempio ben allineati, in
numero di otto, nel Cortile di San Damaso, a «porgere
il benvenuto» agli ospiti delle visite ufficiali, poniamo il presidente Obama o
la Regina Elisabetta. Il Prefetto della Casa Pontificia, che è un arcivescovo,
presenta con gesto deferente all’ospite i Gentiluomini a uno a uno, belli lustri nei loro frac e gilet a doppio petto con sei
bottoni, sparato bianco e cravatta a fiocco, collare d’oro. Li presenta per
nome come fossero personaggi importanti e l’ospite —
vagamente intimorito — stringe loro la mano con ogni deferenza, senza riuscire
a farsi alcuna idea di chi siano quelle facce e quei nomi onninamente
sconosciuti.
La loro mansione è
così descritta nei manuali della «Corte»: «Partecipano alle cerimonie civili e
alle udienze papali, nonché ai ricevimenti di Capi di
Stato, Capi di Governo e altre eminenti personalità, come pure degli
ambasciatori e ministri che si recano in Vaticano per la presentazione delle
lettere credenziali». Partecipano: cioè stanno lì. La loro è
una funzione del tutto simile a quella del «pubblico» nei talk show televisivi.
Anche la direttiva è la stessa: stare ben vestiti e non mettere lingua. Ma chi viene «ammesso» tra i Gentiluomini di Sua Santità?
Questo è il punto che chiarisce come mai vi fosse Angelo Balducci
e vi sia Gianni Letta: «Persone che hanno acquisito particolari benemerenze
verso la Santa Sede». Non è necessario un titolo nobiliare, ma se c’è aiuta. Più interessante è sapere chi c’era— in quel ruolo—
prima dei Gentiluomini, che «esistono» solo dal 1968.
«Confluirono» allora in questa nuova categoria di «dignitari» i Camerieri di
Spada e Cappa, sia quelli «segreti» (che erano quattro, più i soprannumerari),
sia quelli «d’onore» (anch’essi quattro più i soprannumerari, tendenzialmente
innumerevoli). Con lo scioglimento dei Corpi Armati Pontifici nel 1970 sempre
da parte di quel provocatore papa bresciano che fu Paolo VI,
«confluirono» tra i Gentiluomini — nel senso che non si sapeva dove metterli —
anche le Guardie d’Onore di Sua Santità e gli Ufficiali della Guardia Palatina.
Come si può capire, fu una confluenza notevole. Il Papa teologo rifletta, sulla
scia di Paolo VI.
Luigi Accattoli CdS
5
Da Boffo
alle violenze: per Benedetto XVI è davvero Quaresima
CITTA’ DEL
VATICANO - E’ decisamente un tempo di Quaresima per
Papa Ratzinger, chiamato dalla Provvidenza a soffrire in silenzio davanti ad
una sfilza di dispiaceri. Da sei mesi in qua è un continuo di brutte notizie. Il caso Boffo, la pedofilia tra i preti
irlandesi, la questione degli abusi scoppiata in terra austriaca.
L’ultimo colpo basso gli arriva dalla sua terra, la Germania, sconquassata al
suo interno da scandali legati alla pedofilia tra il clero. E non si salvano
nemmeno le sue ex diocesi, quella di Ratisbona, dove
Ratzinger ha studiato ed insegnato per anni, dove suo
fratello maggiore, don Georg, fino a dieci anni fa dirigeva il coro di voci
bianche Domsptazen finito in uno scandalo per abusi
sessuali; nè quella di Monaco dove ha sede
l’antichissima abbazia di Ettal, in Baviera. Anche
lì, dietro le mura secolari della storica struttura benedettina, avvenivano
episodi violenti, morbosi, secondo quando ha denunciato una delle presunte
vittime. Gli episodi si riferiscono ad un periodo di
trent’anni e non escluderebbero nemmeno l’arco temporale nel quale il pontefice
ha ricoperto l’ufficio di vescovo. Tra l’episcopato tedesco c’è sgomento e sono
in tanti i cattolici che si chiedono se ne era a
conoscenza. La prossima settimana è atteso a Roma il
presidente della Conferenza Episcopale, monsignor Zollitsch.
All’ordine del giorno non potrà non esserci l’argomento scabroso. Su questi
orrori Benedetto XVI è deciso ad andarci fino in fondo, come ha detto e
ripetuto in questi anni con una chiarezza cristallina. Deciso
a non voler nascondere, ma punire, risanare, prevenire. Ai vescovi
dell’Irlanda che ha ricevuto in Vaticano tempo fa ha
anticipato l’arrivo di un tempo di purificazione, una purificazione da quella
«sporcizia» denunciata già nel 2005, durante la Via Crucis al Colosseo, il
giorno del Venerdì Santo, pochi giorni prima d’essere eletto Papa.
F.GIA. im 6
Conferenza al Pe
su protezione domenica
La Commissione europea
presenterà a breve una nuova bozza della "Direttiva
tempi di lavoro"; per rilanciare il dibattito a livello europeo
sulla protezione della domenica come giorno di riposo gli eurodeputati Thomas
Mann (EPP, Germania) e Patrizia Toia (S&D, Italia) promuovono con la Konrad-Adenauer
Foundation una conferenza il 24 marzo a Bruxelles.
L'evento, che si terrà al Parlamento europeo (Rue Wiertz,
ore 16.30-19.39), è sostenuto anche da numerosi
sindacati europei, da organizzazioni della società civile e dalle Chiese. Sul
tema interverranno László Andor,
nuovo commissario Ue per l'occupazione e gli affari sociali, e diversi esperti
ed europarlamentari. "Nella versione iniziale del 1993 - spiega una nota della Commissione episcopati Comunità
europea (Comece) che sostiene l'iniziativa - la
direttiva affermava che la domenica doveva essere 'per principio'
il giorno di riposo settimanale dei lavoratori europei"; riferimento
ritirato nel 1996 dalla Corte europea di giustizia che ha ritenuto "non
sufficienti" le ragioni addotte dal legislatore europeo per
"stabilire un legame tra la domenica senza lavoro e la protezione della
salute dei lavoratori". La Comece rammenta che
da allora diversi studi hanno invece dimostrato l'esistenza di un forte legame
tra salute dei lavoratori e riposo domenicale. Inoltre, prosegue la nota,
"un giorno di riposo settimanale comune a tutta la società consente alle
famiglie di trascorrere tempo insieme, e ai cittadini di dedicarsi ad attività
culturali, spirituali e sociali". Secondo la Comece,
oltre a ciò la domenica "rafforza la coesione
sociale delle nostre società, messa a repentaglio dall'attuale crisi
economica" e "rappresenta una preziosa conquista che dovrebbe essere
riconosciuta come pilastro del modello sociale europeo". Di qui l'invito a
sostenere e a partecipare all'iniziativa. Sir eu
Pedofilia. L’Osservatore: rigore e coraggio
Verrà istituita una commissione di indagine per «andare a
fondo»
CITTA’ DEL
VATICANO - L’Osservatore Romano rompe il silenzio per far chiarezza sulla vicenda
degli abusi avvenuti nel coro di Ratisbona. Ci
saranno «rigore e un coraggio esemplari». La Santa
Sede «non ha nessun timore a fare chiarezza persino sulla
base di accuse fino a questo momento non accompagnate da riscontri
oggettivi» si legge sul giornale d’Oltretevere che
riporta le frasi del portavoce della diocesi, Clemens
Neck, il quale ha anche annunciato l’istituzione di
una commissione di indagine ad hoc, a conferma che il Papa è deciso ad andare
fino in fondo. Tuttavia, si precisa, i casi che erano già noti all’epoca - «e
sono da considerarsi chiusi in senso giuridico- non coincidono col periodo
dell’incarico col maestro don Georg Ratzinger (1964-1994)». La notizia di un
caso di abuso avvenuto negli anni Cinquanta nel convitto dove alloggiavano i
coristi era stata diffusa nei giorni scorsi dallo stesso vescovo, monsignor Muller, in una lettera pubblicata sul suo sito in rete,
destinata ai famigliari delle vittime. Il presule aveva riferito di essere venuto a conoscenza di un caso per il quale fu condannato
il direttore del convitto, nel frattempo deceduto. L’Osservatore ricorda che
«agli abusi compiuti in alcuni istituti cattolici tedeschi
è stata dedicata anche parte della recente assemblea dei vescovi tedeschi». Si
procederà con «la massima trasparenza e serietà». L’obiettivo principale,
ripetono al di là del Tevere, al di là del chiarimento
da parte della Chiesa «è di rendere giustizia alle eventuali vittime». Della
dolorosa questione ne erano a conoscenza in Vaticano che hanno appoggiato
l’azione verità del vescovo di Ratisbona. L’auspicio
dell’Osservatore è che «altrettanta chiarezza ora venga
fatta anche all’interno di altre istituzioni, pubbliche e private, se veramente
sta a cuore di tutti il bene dell’infanzia». Intanto nei Sacri Palazzi si stanno
ultimando i dettagli per un corso indirizzato ai giovani sacerdoti sulla
corretta amministrazione del sacramento della penitenza, in rapporto ai vari
casi che possano venire sottoposti al confessore. F.GIA.
im 7
L’accoglienza dei migranti. Una nota dei vescovi dell’Emilia Romagna
BOLOGNA – I
vescovi dell’Emilia Romagna consapevoli che la loro “prima inderogabile
missione è di annunciare il Vangelo” e che esso “contiene anche una precisa
concezione dell’uomo e di tutta la sua realtà, personale e sociale, che
risponde in modo adeguato alle fondamentali esigenze della sua persona”,
richiamano il rispetto di quei “valori non negoziabili” cui fanno
riferimento Benedetto XVI e la dottrina sociale della Chiesa. Ad essi “patrimonio di ogni persona, perché inscritti nella
coscienza morale di ciascuno”, “ogni cristiano deve riferirsi come criterio
ineludibile per i suoi giudizi e le sue scelte nell'ordine temporale e
sociale”. É quanto si legge in un comunicato dei presuli emiliano
romagnoli ai fedeli “in vista delle elezioni regionali del prossimo mese
di marzo”, diffuso lo scorso fine settimana.
Il testo li
riporta “sinteticamente”, citando “la dignità della persona umana, costituita a
immagine e somiglianza di Dio, e perciò irriducibile a qualsiasi condizione e
condizionamento di carattere personale e sociale; la sacralità della vita dal
concepimento fino alla morte naturale, inviolabile e
indisponibile a tutte le strutture e a tutti i poteri; i diritti e le libertà
fondamentali della persona: la libertà religiosa, la libertà della cultura e
dell’educazione; la sacralità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio,
sulla legittima unione cioè fra un uomo e una donna, responsabilmente aperta
alla paternità e alla maternità; la libertà d'intrapresa culturale, sociale, e
anche economica in funzione del bene della persona e del bene comune; il
diritto a un lavoro dignitoso e giustamente retribuito, come espressione
sintetica della persona umana; l'accoglienza ai migranti nel rispetto della
dignità della loro persona e delle esigenze del bene comune; lo sviluppo della
giustizia e la promozione della pace; il rispetto del creato”.
In politica,
“persone, raggruppamenti partitici e programmi devono
pertanto essere valutati a partire dalla verifica obiettiva del rispetto di
questi valori, e la coscienza cristiana rettamente formata - ammonisce la nota
- non permette di favorire col proprio voto l’attuazione di un programma
politico o la promulgazione di leggi che non siano coerenti con essi,
esprimendo questi le fondamentali esigenze della dignità umana. Ricordare i
valori non negoziabili richiama “non solo orientamenti doverosi per l'oggi, ma
anche un costante cammino educativo”.
Gibuti è il nome
di una giovane repubblica africana e, allo stesso tempo, della sua capitale nel
Corno d’Africa, tra Somalia, Etiopia e Eritrea. Territorio dell’Islam, sbarcato già nel VII secolo dalla vicina
penisola Arabica. Puntuale come sempre sbarca ogni giorno, invece, il kat, erba che tutti masticano per ore e inebria il
cervello, fa passare la fame, è come una droga... Povertà,
disoccupazione, kat, prostituzione: su tutto si
distende più volte, magnifico, il canto delle moschee: ”Dio è grande!” Solo la
fede, infatti, sostiene questo meraviglioso popolo e una micro-solidarietà
tra musulmani quotidiana...
In mezzo a loro la
presenza di pochi uomini e donne compie miracoli altrettanto
quotidiani: sono cristiani. I loro sono gesti di collaborazione, di aiuto o
semplicemente uno sguardo o una parola che incoraggiano. Sono suore, giovani
volontari, missionari, piccole comunità cristiane, che si fanno in cento nel
campo della sanità, dell’insegnamento, dell’aiuto concreto alle varie povertà.
In Lettere da
Gibuti ne
spiccano alcuni volti, come quelli delle Suore di Gibuti, “donne di carità, di
frontiera e di obbedienza”. Tra di loro la figura di suor Anna, anziana donna
veneta di gran cuore e altrettanto temperamento, capace, talvolta, di
presentarsi alla polizia per fare le sue rimostranze: “Voi trattate come
animali questi emigranti!” I poliziotti la ascoltano
rispettosamente e restano interdetti. L’impegno delle suore cristiane in questa
terra musulmana è assicurare la presenza viva del Vangelo attraverso le
attività, ma anche attraverso l’impegno vissuto nella gioia e realizzato
nell’amore.
Vivere da
cristiani in un ambiente musulmano è qualcosa di veramente originale. È la
vocazione coraggiosa di una Chiesa povera, minoritaria, senza ambizioni, di un
cristianesimo che riscopre il messaggio del Vangelo: la passione per l’uomo,
per tutti gli uomini senza distinzioni.
Volti e situazioni
differenti sono presentati in queste Lettere da gibuti
con pennellate rapide, efficaci ed uno sguardo
commosso come di eroi in un mondo di umili: sono i discepoli del Signore nella
terra del Profeta, appassionati del “dialogo della vita” con un popolo radicalmente
differente. Nella terra dove i credenti vivono unicamente la grandezza di Dio,
come ricordava Giovanni Paolo II, sono testimonianza di Dio che è Amore.
Un tocco poetico
si allea sempre ad una riflessione lucida ed efficace
nel comprendere una grande verità: “I sistemi si oppongono, gli uomini si
incontrano”. La post-fazione di Giulio Albanese, sulla problematica delle
Afriche (al plurale), ricorda quanto lo scrittore senegalese Cheick Anta Diop a proposito dei
rapporti Nord-Sud: “Non abbiamo avuto lo stesso passato, noi e voi, ma avremo
necessariamente lo stesso futuro”.
Da un’esperienza
di missione è nato questo libro e ne è testimonianza viva, concreta e
appassionante. Si fa anche gesto missionario: i diritti di Autore sono inviati
alla diocesi di Gibuti per la vita delle piccole comunità cristiane. Diventa
strumento utilissimo per le parrocchie, per una sensibilizzazione missionaria e
una apertura
sul panorama multireligioso attuale. Anna
Bertini, “Presenza” (settimanale Diocesi di Ancona)
Il vescovo di Ratisbona:
casi di abusi nel coro diretto dal fratello del Papa
Monsignor Georg
Ratzinger: non ne so nulla. Il Vaticano: preso sul serio caso
tedesco. Sospeso padre benedettino
ROMA - Il vescovo
di Ratisbona ha ammesso che sono stati commessi abusi
sessuali nell'ambiente del famosissimo coro di ragazzi di
Ratisbona all'epoca in cui esso era diretto dal
fratello del Papa, monsignor Georg Ratzinger. Il vescovo lo ha
scritto in una lettera ai genitori pubblicata sul suo sito internet, specificando
che il direttore dell'internato era stato allontanato e condannato.
Georg Ratzinger:
ignoro casi di abusi. Il fratello di papa Benedetto XVI, Georg Ratzinger di
risposta parlando alla radio bavarese Bayerischen Rundfunk ha detto oggi di non essere a conoscenza di casi di abusi sessuali commessi nell'ambiente del coro di ragazzi
di Ratisbona, di cui all'epoca era direttore.
Due insegnanti
sospettati. Sono due gli insegnanti della scuola del coro dei
Regensburger Domspatzen
sospettati di aver commesso, negli anni '50 e '60, abusi sessuali sui piccoli
studenti. È quanto ha dichiarato il portavoce della diocesi di Ratisbona, Clemens Neck, spiegando che è risultato che entrambi i religiosi,
che sono morti negli anni '80, sono stati condannati per abusi sessuali in casi
non collegati alla scuola. Uno dei sospetti, un ex professore
di religione e vice direttore della scuola, fu allontanto
nel 1958. Mentre un altro fu direttore del convitto per alcuni mesi e poi fu
condannato nel 1971 per abusi sessuali, ha precisato ancora il portavoce della
scuola.
Santa Sede prende sul serio caso tedesco. «La Santa Sede sta prendendo
molto sul serio tutta la vicenda dello scandalo di pedofilia in Germania»: è
quanto ha detto il vicedirettore della Sala Stampa Vaticana, padre Ciro
Benedettini, il quale però ha precisato che il Vaticano non vuole intervenire
direttamente sul caso del coro di Ratisbona.
In Vaticano è
arrivata la richiesta di inviare un visitatore apostolico, un inviato del Papa,
nella Abbazia benedettina di Ettal,
in Baviera, dove - secondo accuse recenti- si sarebbe compiuti abusi sessuali
tra gli anni sessanta e gli anni ottanta. Nei giorni scorsi, su «pressante
richiesta» dell'arcidiocesi di Monaco, sono stati dimessi dalle loro funzioni
l'abate Barnabas Boegle, e Maurus Krass, padre priore
dell'abbazia e direttore della scuola monastica. Il Vaticano «prende con molta
serietà la vicenda», ha detto stamane padre Ciro Benedettini, non dando però
una risposta definitiva sull'invio o meno di un «visitatore apostolico».
L'abbazia di Ettal, che gode di
autonomia giuridica, rientra nella giurisdizione della diocesi di Monaco e Frisinga. Tra il 1979 e il 1982, l'arcivescovo di Monaco
era l'attuale pontefice, Benedetto XVI.
La direzione del
Coro di Ratisbona ha detto di
voler fare piena luce su tali fatti. «Siamo fortemente impegnati a chiarire
tutti i possibili casi» di abusi - si legge in una lettera pubblicata sul sito
della diocesi di Ratisbona, diretta dal vescovo
Gerhard Ludwig Mueller. «Per questo intendiamo
esaminare tutte le informazioni, i sospetti, le dichiarazioni e le accuse
evidenti e - sulla base di quanto previsto dal
regolamento della Conferenza episcopale tedesca - trasmetterle al gruppo di
lavoro sugli abusi sessuali della diocesi di Ratisbona».
La lettera si rivolge quindi ai genitori dei bambini del famoso Coro, diretto
in passato da Georg Ratzinger, fratello del papa Benedetto XVI. «Carissimi
genitori, anche se i casi di cui siano venuti a conoscenza
si riferiscono a tanti decenni addietro, siamo profondamente costernati per
tali soprusi dal momento che siamo consapevoli che i bambini sono il bene più
prezioso di tutti i genitori». «Loro (i genitori,
ndr), che hanno affidato a noi i loro figli, devono essere certi che noi faremo
tutto quanto nelle nostre possibilità per rispettare e difendere la dignità dei
loro figli con un lavoro educativo serio e responsabile. Uniti a voi (ai
genitori) nella cura e nel bene dei vostri figli, vi salutiamo affettuosamente».
Vescovi tedeschi
dal Papa. Il presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), Robert Zollitsch,
incontrerà il Papa il 12 marzo a Roma. Durante l'incontro, come aveva detto lo
stesso Zollitsch il mese scorso, si parlerà anche dei casi di abusi sessuali commessi nella
Chiesa cattolica in Germania. «La questione è così importante per me che ne
parlerò con papa Benedetto XVI durante la mia visita di marzo», aveva
commentato Zollitsch il 22 febbraio scorso, in
occasione della giornata di apertura dell'assemblea
plenaria della Conferenza.
Un padre
benedettino del monastero di Ettal (Baviera
meridionale) è stato sospeso oggi per avere pubblicato su siti Internet per
omosessuali immagini di ex studenti del monastero ritratti a torso nudo. La
procura di Ettal aveva perquisito il monastero ieri,
per la seconda volta, e gli investigatori avevano sequestrato numerosi
computer. Il frate in questione, scrive l'agenzia di stampa tedesca Dpa, avrebbe scattato le foto dei ragazzi durante una gita
in montagna. Secondo il quotidiano Muenchner Merkur, il monastero avrebbe già ammesso almeno due casi di
abusi sessuali. Già martedì scorso, la magistratura di Monaco di Baviera aveva
ordinato una perquisizione nel monastero benedettino alla luce di accuse di
abusi sessuali compiuti da religiosi cattolici su adolescenti a loro affidati.
IM 5
Vescovo di Ratisbona:
casi pedofilia non in periodo di Georg Ratzinger
CITTÀ DEL VATICANO
- Gli episodi di pedofilia «riportati alla memoria» «non coincidono con il
periodo dell’incarico del maestro prof. Georg Ratzinger (1964-1994)». È quanto
dichiara il vescovo di Ratisbona, monsignor Gerhard
Ludwig Muller, in un comunicato pubblicato
sull’Osservatore Romano in relazione agli abusi
sessuali emersi nell’ambito della struttura di cui fa parte il Coro del Duomo
della città tedesca.
Nel comunicato,
mons. Muller specifica che le sezioni di cui si
compone il ’Regensburger Domspatzen’ (Piccoli cantori del duomo di Ratisbona) sono tre: «il Liceo (Gymnasium),
gestito da un Direttore laico; il Convitto (Internat),
gestito da un Sacerdote, assistito da educatori e pedagoghi; il Coro (Chor), diretto dal Maestro della Cappella del Duomo (Domkapellmeister)».
Inoltre «la Scuola
elementare in Etterzhausen, ora in Pielenhofen, è un’istituzione indipendente dai Domspatzen; c’è una collaborazione solo su alcuni punti
specifici nel campo dell’educazione musicale (perciò viene anche denominata Vorschule, cioè scuola preliminare dei Domspatzen)».
Il vescovo ricorda
che «negli ultimi giorni, due casi di abuso sessuale sono stati di nuovo
riportati alla memoria».
«Nel primo caso - spiega -, si tratta di un fatto accaduto
nell’anno 1958, commesso da parte del Vice-Direttore della scuola preliminare.
Appena conosciuto il delitto, costui fu rimosso dall’incarico e fu anche
condannato penalmente».
Nel secondo caso,
prosegue, «si tratta di una persona che lavorò nel
1958 per sette mesi presso i Domspatzen. Dopo 12 anni, fu condannata per un caso di abuso sessuale. Attualmente, si sta esaminando se ciò riguardi pure fatti
accaduti durante quel periodo di sette mesi presso i Domspatzen».
«Ambedue i casi - sottolinea mons. Muller - erano
pubblicamente noti già all’epoca e sono da considerarsi chiusi in senso
giuridico. Non coincidono con il periodo dell’incarico
del Maestro Prof. Georg Ratzinger (1964-1994)».
«È al Vescovo di Ratisbona - conclude - che spetta,
in senso canonico, la competenza per le istituzioni della Diocesi di Ratisbona».
Intanto, l’ex
direttore del coro di Ratisbona, don Georg Ratzinger (86
anni), fratello maggiore di papa Benedetto XVI ha detto al sito online Bild.de: «Se la magistratura tedesca mi invitasse
a testimoniare, sarei certamente a disposizione, ma non ho nessuna informazione
su attività punibili».
«Sono al corrente delle accuse contro l’ex vicedirettore del
convitto annesso al duomo, Friedrich Z. Ma sono cose precedenti al mio periodo»
ha detto a Bild.de don Georg, direttore del coro per
30 anni tra il 1964 e il 1994.
«Su Georg Z. (un altro dei due
superiori del convitto, ambedue morti nel 1984, accusati di abusi tra il 1958 e
il 1973 Ndr) invece non ho mai saputo nulla di
scorretto riguardante i cantori del coro».
In compenso, ha
detto Ratzinger al giornalista, ha saputo che successivamente
Georg Z. «è tornato a casa sua a Vohenstrauss
(Baviera) dove ha fondato una orchestra per strumenti
a fiato e dove ci sarebbero stati comportamenti scorretti».
«A quell’epoca si
faceva rispettare rigorosamente l’ordine, ma allo stesso tempo c’erta una atmosfera umana e comprensiva» afferma Ratzinger a
proposito del clima nel coro. «Il rigore era necessario, in
quanto veniva chiesta molta abilità. Ma c’era una atmosfera
quasi famigliare».
«Io spero che il mio coro non soffra a causa di queste
accuse. È però mio interesse che venga chiarito tutto»
ha detto l’ex direttore a Bild.de. LS 6
Ratisbona.
Padre Georg non crede alle accuse: «Sono disposto a testimoniare»
«È giusto fare
chiarezza». Il fratello maggiore del Papa: «Con lui non parlo di queste cose»
RATISBONA
(Baviera) — Georg Ratzinger non può credere che la sua Chiesa abbia potuto fare
male a qualcuno. Apre la porta della sua bella casa, Luzengasse
2, a Ratisbona, città antica e romana: poche
centinaia di metri dalla cattedrale di San Pietro. Lì, il fratello maggiore del
Papa ha diretto il Coro, il Regensburger Domspatzen conosciuto in tutto il mondo, per trent'anni,
dal 1964 al 1994. Ora, sono esplose le accuse di pedofilia nel convitto dei
ragazzi, le voci bianche, riferite anche ad anni in cui lui le guidava. Apre la
porta e lui è un signore anziano, un po' curvo, capelli bianchissimi come
quelli del fratello Joseph, minuto, raffinato, gentile: dolcevita
nero, cardigan Lacoste nero, pantaloni grigi.
UN PROBLEMA SENTITO
DALLA STAMPA - «Di che giornale ha detto che è, lei?», chiede. «Corriere della
Sera». «Si accomodi. Quotidiano di sinistra?». «Non necessariamente. Direi,
piuttosto, indipendente». È la stampa
il vero guaio, a suo parere.«Come mai è qui? —
domanda — Di cosa vuole discutere?». Lo sa che la
Germania e l'Italia parlano dei casi che accusano la Chiesa cattolica tedesca:
pedofilia e abusi sessuali in molti collegi dei principali ordini monastici. E
sa che ora le denunce sono arrivate anche nella sua Ratisbona.
Lo sa, ma non la considera un'emergenza grave.
«È una cosa che la
colpisce, che le fa male, un problema, questa rivelazione di violenze nel suo
Coro della cattedrale?». «No», è la risposta secca. Questo è un problema
sentito dalla stampa, spiega. «Die presse», ripete. È stato ordinato sacerdote nel 1951, come suo
fratello il Papa, e in quasi sessant'anni non ha mai pensato che qualcosa del
genere — violenze sessuali — potesse diventare oggetto di dibattito pubblico.
Motivo di accuse alla Chiesa, soprattutto: cattivi soggetti ci possono essere,
ma perché la stampa coinvolge la Chiesa?
A DISPOSIZIONE PER
FARE CHIAREZZA - Nel soggiorno al piano terreno, icone e disegni alle pareti,
libri, un tavolo quadrato con una tovaglia di pizzo e un piatto di biscotti alla cannella, stelle,
mezze lune. Ratzinger dice che la Chiesa cattolica non ha un grande problema da
risolvere ma sul caso venuto alla luce nel Domspatzen
di Ratisbona è giusto «fare
chiarezza», anche perché «spero che il Coro non soffra di questa situazione».
Il vescovo della città, Gerhard Ludwig Müller,
formerà una commissione per analizzare i casi di violenza avvenuti nel convitto
tra il 1958 e il 1973 e, se chiamato, Ratzinger dice
che testimonierà. «Anche se non ho mai avuto notizia di casi del genere — dice
— Ma sono a disposizione». Spiega che dei due insegnanti di Ratisbona
accusati di abuso, uno fu allontanato nel 1958, prima che lui arrivasse alla
direzione del Coro, e l'altro a lui non risulta avesse
compiuto azioni scorrette. «No — dice — Non mi occupavo della disciplina dei
ragazzi, mi occupavo della musica». Dalla stanza
accanto, la cucina divisa dal soggiorno da una pesante porta di legno, arrivano
i rumori di Frau Heindl, la signora che da decenni
accudisce Georg Ratzinger, la donna che tante volte ha preparato gli Apfelstrudel per Benedetto XVI. «Ha parlato di questo caso
con suo fratello?», è la domanda finale. «Non di questo — risponde — È la
stampa che vuole sapere queste cose». Però la stampa è
piuttosto amica, soprattutto nella cattolica Baviera. «Non so se sia tutta così
amichevole — riflette — Qualcuno non molto». Per Georg Ratzinger è un fulmine,
una sorpresa, questo scandalo del Coro della cattedrale di
Ratisbona, scoppiato tra i «passerotti», gli
usignoli, del Duomo. Ottantasei anni, 59 passati con
l'abito talare, non lo capisce. Danilo Taino CdS 7
Ecumenismo. Fratelli di fede. Concluso
ad Ancona il convengo dei delegati diocesani
"L'ecumenismo diventa
sempre più un fatto di vita quotidiana. Non più quindi
un ambito per soli specialisti". Ma una
dimensione che chiama in causa tutti, soprattutto "le diocesi, le
parrocchie", perché c'è un volto inedito dell'immigrazione, che non è solo
quello dei poveri e dei lavoratori ma anche quello "popolato da
credenti". Questa "dimensione" dell'ecumenismo in Italia è stata
confermata dalle riflessioni e dai dati che sono stati presentanti ad Ancona al
convegno della Cei per i delegati diocesani per l'ecumenismo e il dialogo. A
tracciarne la conclusione è don Gino Battaglia, direttore dell'Ufficio Cei per
l'ecumenismo e il dialogo.
Italia, terra di incontro. "Le diocesi, le parrocchie ma anche altre
realtà come le scuole - dice al SIR don Battaglia - sono investite dalla
presenza degli immigrati. Siamo abituati a pensare all'immigrazione come ad un fenomeno sociale. La presenza ortodossa ma anche
protestante ci restituisce un volto diverso dell'immigrazione, un volto di cui
forse non eravamo tanto consapevoli, che è il volto
ecclesiale. Cioè l'immigrazione come fenomeno ecclesiale che
come tale bussa alle porte delle nostre Chiese". "Direi -
prosegue don Battaglia - che l'Italia torna ad essere,
dopo secoli di omogeneità, per la sua posizione geografica nel cuore del
Mediterraneo, terra dove si incontrano culture diverse e, per quanto ci
riguarda, dove si incontrano culture cristiane diverse". L'altra
considerazione che è emersa al convegno di Ancona è "lo spessore e la
complessità di questa immigrazione che non è popolata solo di poveri e di
lavoratori, ma è anche un'immigrazione di credenti, con tutta la ricchezza
delle loro tradizioni, della loro spiritualità". Da qui l'idea che ha
spinto due Uffici della Cei, quello per l'ecumenismo e il dialogo e quello per
i problemi giuridici, ad elaborare un "vademecum
per la pastorale delle parrocchie cattoliche verso gli orientali non
cattolici". "Il vademecum - spiega don Battaglia - nasce dalla
consapevolezza di problemi nuovi e di domande che si fanno sempre più frequenti
circa i matrimoni misti, l'amministrazione dei sacramenti, la concessione di
luoghi per il culto. Insomma tanti problemi che hanno bisogno
di risposte ben precise". Infine, don Battaglia definisce "emblematici" i dati sui matrimoni misti e
interconfessionali presentanti al convegno e triplicati nel giro di 10 anni.
"Tra l'altro - osserva - la rilevazione ha analizzato notizie provenienti
dalle diocesi e riguarda matrimoni celebrati unicamente in chiesa senza
considerare, quindi, quelli celebrati civilmente. Sono dati
che rappresentano un campione ma danno certamente la dimensione di un fenomeno
in forte crescita che chiede un adeguamento anche delle nostre strutture".
Straordinaria
sfida pastorale. Secondo i dati del 2009, circa la metà degli immigrati
presenti nel nostro Paese sono cristiani: fra di loro
i fedeli ortodossi erano stimati nel 2008 in circa un milione centotrentamila.
Tra gli immigrati cristiani ortodossi - in continua crescita nel nostro Paese -
ci sono circa 800.000 romeni, 250.000 ucraini, 150.000 moldavi, assieme a
gruppi più esigui dell'Est. Non bisogna nemmeno dimenticare gli etiopi e gli
eritrei (circa 25.000, solo in parte cristiani)".
"Avviene un fatto storico - nota don Vincenzo Solazzi, delegato per l'ecumenismo della Regione
Marche - per la prima volta dalla divisione dell'impero d'Oriente e
d'Occidente, la frontiera tra Oriente e Occidente cristiano si sposta nel cuore
dell'Italia". Il sacerdote marchigiano fa notare che "si tratta di un
popolo, che mantiene saldi legami con le Chiese ortodosse d'origine e questo vedremo esige una più ampia visione pastorale che costruisca
legami di ecumenismo spirituale con i fratelli vicini e con quelli
geograficamente lontani. Da un punto di vista ecumenico le
migrazioni sono una straordinaria sfida pastorale". "A noi è dato, dopo mille anni, la possibilità - prosegue don Solazzi - di conoscere le Chiese ortodosse aldilà
dell'Adriatico". Questa conoscenza è "non solo utile ma
necessaria" per "accoglierli come fratelli di fede prima che come
migranti, per trasformare, come tante volte è avvenuto nei secoli passati, una
situazione di emergenza in un grande evento spirituale di reciproca
evangelizzazione e di maggiore radicalità al Vangelo".
Una ricerca sui
matrimoni misti. Negli ultimi 10 anni, dal 1998 al
2008, il numero dei matrimoni civili tra stranieri e italiani si è più che
moltiplicato: nel 1998 risultavano essere il 3% del totale delle celebrazioni
civili mentre oggi sono il 10% del totale dei matrimoni. In valori assoluti si
è passati dai 975 matrimoni interconfessionali, interreligiosi e misti
registrati nel 1999 ai 1.557 del 2008. È quanto emerge
da una ricerca condotta a livello nazionale (94 le diocesi prese in esame),
promossa dall'Ufficio nazionale per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso
della Cei e curata da Barbara Ghiringhelli, del Cadr (Centro ambrosiano di documentazione per le
religioni). Ad essere fortemente incrementati sono i
matrimoni interconfessionali (quelli cioè tra coniugi cristiani di diverse
Confessioni) mentre rimangono pressoché stabili se non lievemente diminuiti i
matrimoni interreligiosi. Dalla ricerca emerge anche che sono fortemente
aumentati, in questi 10 anni, i matrimoni tra
cattolici e ortodossi: se nel 1999 erano il 35,9% dei matrimoni
interconfessionali, nel 2008 sono diventati il 63,6%. Il trend è segno della
crescita dei flussi migratori provenienti dall'Est europeo. MARIA CHIARA BIAGIONI
On line
verso Pasqua. "Face to face…": un progetto a Castellaneta
Un gruppo su Facebook per "tessere insieme una rete di ascolto, di
preghiera e di riflessione condivisa". È l'iniziativa di tre Uffici della diocesi di Castellaneta - catechistico,
pastorale giovanile e Centro vocazioni - i quali hanno aperto sul Social
Network uno spazio chiamato "Face to face… Camminando insieme verso la Pasqua".
L'iniziativa, spiegano i promotori, "è nata accogliendo la provocazione di
mons. Domenico Pompili, direttore dell'Ufficio
nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, il quale
- nel corso di un incontro a Bari, in preparazione al convegno 'Testimoni
digitali' - auspicava che la comunicazione del Vangelo potesse fare propria la
leggerezza del web". Da qui l'idea di "Face to
face…", "avviata non a caso in Quaresima",
per "ricordare che si tratta di un tempo propizio da dedicare alla
preghiera personale, alla ricerca dell'essenziale (il digiuno) e alla
condivisione concreta con chi si trova in situazioni di disagio (l'elemosina)". Obiettivi in linea con il messaggio per
la 44ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (16 maggio 2010), in cui
il Papa chiede di porre "i nuovi media al servizio della Parola". Ma anche con il convegno Cei "Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell'era cross mediale" (Roma, 22-24 aprile).
In preparazione a questo appuntamento e alla luce
dell'esperienza di "Face to face…",
il SIR ha rivolto alcune domande a don Oronzo Marraffa, direttore del Servizio per la pastorale giovanile
e del Centro vocazioni della diocesi pugliese.
Perché un
"gruppo" sul Social Network per "camminare insieme verso la
Pasqua"?
"La scelta è
stata ispirata da diversi fattori; prima di tutto, dal desiderio di offrire un
sussidio per la Quaresima, tempo vocazionale privilegiato per ritrovare le
radici del proprio cammino e provare a mettere un po' di ordine nel cuore.
Siamo stati mossi, inoltre, dalla necessità di vivere in maniera sempre più
estroversa il nostro servizio ai giovani per incontrare coloro che solitamente
non frequentano gli ambienti parrocchiali, ma che cercano sempre qualcuno
disposto a condividere la loro personalissima ricerca di senso".
Com'è strutturato "Face to face…"? Quali gli obiettivi e le finalità?
"Agli
iscritti proponiamo semplicemente il brano evangelico del giorno, cui segue un
piccolo commento ed una preghiera, preparati ogni
volta da persone diverse: oltre a due sacerdoti e ad una suora, sono coinvolti
una coppia di fidanzati, alcuni genitori e dei giovani in ricerca vocazionale.
Il nostro obiettivo è offrire a tanti la possibilità di una piccola sosta
mentre si è presi dalla frenetica navigazione delle pagine web suggerendo,
magari, una modalità di fruizione che vada oltre lo
zapping".
Ci sono state
adesioni?
"Le adesioni
ci sono e continuano ad andare oltre ogni nostra più
rosea aspettativa; in questi giorni, infatti, è stata superata la soglia dei
650 iscritti. La maggior parte di loro, oltre la metà, si colloca nella fascia
di età tra i 18 e i 34 anni".
Le opportunità
offerte dalle nuove tecnologie sono tante, ma altrettanti sono i rischi…
"È noto a
tutti che la socializzazione offerta dalle nuove tecnologie appare segnata da
un'originaria ambivalenza: ai nuovi legami, infatti, sembra essere sottesa una
logica individualista che non risolve davvero i problemi legati alla dimensione
relazionale di adolescenti e giovani. D'altro canto, va riconosciuto che il
Social Network, se gestito in maniera corretta, può essere un utile sostegno
per realizzare quel passaggio auspicabile dalla connessione alla relazione.
Insomma, un'amicizia su Facebook può essere il primo
passo di un percorso tutto ancora da inventare che ha come meta un rinnovato
incontro (per tanti potrebbe essere il primo!) con la comunità ecclesiale. Un'occasione così inattesa, francamente, un credente non può
permettersi di sciuparla per pigrizia o, peggio, per una sorta di ripiegamento
su quello che già fa o sa fare".
In che modo
portare la propria testimonianza nel "continente
digitale"?
"Userei tre
aggettivi per definire il nostro abitare l'ambiente dei media digitali: 'competente', per dire che questo continente si avvale di
codici propri che vanno studiati e rispettati; 'intelligente' - nella radice
etimologica - poiché i segni dei tempi richiedono un attento discernimento;
'creativo', perché si tratta di tracciare percorsi inediti nei quali, però,
risiede una grande fecondità per la vita della Chiesa".
Tra poco più di un
mese si svolgerà il convegno "Testimoni digitali". Quali sono le
attese per questo appuntamento?
"Le attese
sono molteplici, ma ritengo che tutte possano racchiudersi nella capacità dei
credenti di abbandonare definitivamente il ruolo di spettatori per essere
fermento vivo nelle varie dimensioni della cultura del nostro Paese".
Pensando a
"Face to face…",
quale può essere il contributo del territorio per il convegno nazionale?
"In un contesto di emergenza educativa sono sicuramente da
incoraggiare tutte quelle iniziative, anche piccole, che possono tessere reti
tra le persone e le diverse agenzie formative". VINCENZO CORRADO
Invito alla responsabilità. I rapporti internazionali nel cammino verso la
Settimana Sociale
Andare oltre ai
confini dell'Italia, avendo presenti le responsabilità di ciascuno per la
"giustizia internazionale". Questo il focus che il Tavolo
"Giustizia e Solidarietà" e il Comitato scientifico e organizzatore
delle Settimane Sociali hanno affrontato nel seminario "Debiti e giustizia
internazionale: nuove regole e nostre responsabilità", tenutosi ieri (4 marzo)
a Roma. Un appuntamento nel quale "sono state messe in luce questioni e
prospettive che vanno poste maggiormente all'attenzione della comunità
cristiana", ha osservato Edoardo Patriarca, segretario del Comitato
organizzatore delle Settimane Sociali. Giudizio condiviso da mons. Angelo Casile, direttore dell'Ufficio Cei per i problemi sociali e
il lavoro, che esprimendo "apprezzamento" per i lavori ha sottolineato come l'appuntamento abbia "arricchito il
percorso verso la prossima Settimana Sociale con un'attenzione internazionale
che richiama all'impegno la comunità cristiana". Aprendo la giornata, il
direttore generale di Missio, don Gianni Cesena, ha
richiamato il problema del debito dei Paesi in via di sviluppo
"nell'orizzonte più vasto dell'ingiustizia economica internazionale, della
lotta alla povertà, della corresponsabilità nei processi di sviluppo e nel loro
finanziamento, della salvaguardia dell'ambiente".
Un problema che, alla luce della recente crisi, "rischia di aggravarsi,
anziché diminuire".
Un talento unico.
La presenza capillare della Chiesa cattolica nel mondo è un "talento"
unico, del quale essere consapevoli e che "permette di capire meglio certi
fenomeni globali", ha rilevato Gianni Vaggi,
docente di sviluppo economico all'Università di Pavia. La Chiesa cattolica,
infatti, "è l'unica istituzione al mondo presente in tutti i Paesi e
radicata sul territorio": una simile capillarità "non l'ha neppure
l'Onu, o il Fondo monetario". "Questa - ha aggiunto Vaggi - è un'occasione di carità fenomenale, laddove 'carità' non è solo l'aiuto materiale", ma anche
"capacità di conoscere, filtrare, comprendere e mediare laddove ci sono
conflitti". Il docente ha poi richiamato l'importanza del dialogo, dal
quale "la via della giustizia non può prescindere".
Debiti economici ed
ecologici. Sul rischio di "un nuovo indebitamento" del terzo mondo
per far fronte alle conseguenze della crisi si è concentrato l'economista
Riccardo Moro. "In questi due anni gli strumenti tradizionali di flussi di
denaro verso i Paesi del Sud del mondo sono
calati", ha denunciato Moro citando, ad esempio, il taglio dei contributi
ai Paesi in via di sviluppo deciso nel 2008 dall'Italia. Da
qui il pericolo di "un nuovo indebitamento, stavolta rivolgendosi a
investitori più elastici, come la Cina, ricca di liquidità e pronta a
'comprare' l'Africa per soddisfare il fabbisogno di materie prime". Ma c'è anche un "debito ecologico", ha aggiunto
Matteo Mascia, della Fondazione Lanza, e "le sfide poste dalla questione
ambientale coinvolgono e s'intrecciano in modo inestricabile con i complessi
fenomeni sociali ed economici di questo nostro periodo storico".
Nuove
responsabilità. Etica, economia e politica, educazione, comunicazione: ambiti
che richiamano nuove responsabilità e rinnovate prospettive. "Il nostro mondo
è globalizzato per alcuni aspetti, come la finanza e il commercio, ma non lo è
per l'etica e il rispetto dei valori", ha rilevato il gesuita p. Gian
Paolo Salvini, direttore de "La Civiltà
Cattolica". "Abbiamo bisogno di un nuovo stile e di un nuovo modo d'interpretare il presente", gli ha fatto
eco Miriam Giovanzana, direttore editoriale di
"Terre di mezzo", pensando alla realtà "invisibile" degli
immigrati scesi in piazza lo scorso primo marzo. E se l'educazione "appare
come esiliata e sospesa", con adulti che "non riescono
più a trasmettere alle nuove generazioni alcunché di valoriale e di
spirituale" (Aluisi Tosolini,
esperto in processi formativi ed educazione interculturale), sul piano della
comunicazione la sfida "sta nel riconciliare le esigenze del mercato con
la sfera dei valori" (p. Giulio Albanese, direttore di "Popoli e
Missione").
Alla radice delle
ingiustizie. È la responsabilità, difatti, la chiave di svolta, ha evidenziato
Paolo Beccegato, responsabile dell'Area
internazionale di Caritas italiana, introducendo il concetto di
"responsabilità morale indiretta". Tale responsabilità "è un
modo d'intendere le cose che va alla radice delle
ingiustizie" e "non si accontenta di constatare gli enormi problemi
del mondo e poi dare una mano a risolverli con un'elemosina o una buona
azione". Vi è un bivio tra il "lottare per la giustizia" e
l'"accontentarci di un'elemosina pelosa", "rimuovere le cause
della povertà" e "portare aiuti a fronte di emergenze ormai
devastanti". Occorre "tentare di invertire la rotta - ha concluso - e non accettare l'ineluttabile tendenza di
un'umanità senza scrupoli che abbandona a se stessi tanti suoi figli e
fratelli".
A CURA DI FRANCESCO ROSSI
Triveneto. Nella pubblica agorà. Il "Dies Academicus" della Facoltà teologica
Oggi "una considerazione 'ingenua' della
fede religiosa" è "impraticabile". Come motivare allora "il
compito di una Facoltà teologica di parlare, a pari titolo
con gli altri saperi, nella pubblica agorà?". È l'interrogativo sollevato
il 2 marzo dal cardinale patriarca di Venezia Angelo Scola, intervenuto a
Padova al "Dies Academicus"
della Facoltà teologica del Triveneto di cui è Gran
Cancelliere. "La pratica teologica - ha spiegato il card. Scola -, se
correttamente intesa, scaturisce sempre da un soggetto ecclesiale immerso nel qui-ed-ora delle circostanze storiche",
"luogo provvidenziale" in cui si realizza l'inculturazione della
fede. Di qui l'esortazione: "La teologia non dovrà temere di raggiungere
gli uomini di oggi nella concretezza e nel travaglio della loro esistenza a partire dalle loro domande più urgenti" che spaziano
"dalle difficoltà causate dal prolungarsi della crisi economica con le sue
drammatiche ricadute sul mondo del lavoro, al mondo degli affetti e della vita
rivoluzionati dalle biotecnologie e delle neuroscienze, fino al destino delle
nostre società segnate da un tumultuoso mescolarsi di popoli e culture e dalla
civiltà delle reti". Con l'avvio del quinto anno accademico dell'istituzione,
eretta nel giugno 2005, si conclude il periodo
quinquennale "ad experimentum" della
Facoltà, che attualmente conta 2.400 studenti.
Intelligenza,
desiderio e affettività. L'educazione ha a che fare "con il costituirsi
dell'esperienza umana, e quindi con i suoi più semplici e profondi
interrogativi, quelli che accompagnano l'enigma del venire-al-mondo", e "se la generazione è il
senso primo della relazione umana, che comporta fiducia e promessa, allora vi è
un nesso strettissimo tra generazione e educazione: l'educazione è quell'agire
con cui i genitori per primi rendono ragione al figlio della promessa che gli
hanno fatto mettendolo al mondo". Ne è convinto Francesco Botturi, docente di filosofia morale dell'Università
Cattolica di Milano, che ha svolto la prolusione del
"Dies Academicus".
"L'educazione - ha spiegato il docente - non può non essere, perciò,
educazione dell'intelligenza e all'intelligenza" per attivare le
"capacità intellettuali di ascolto, interrogazione e comprensione e,
quindi, delle capacità razionali di ragionamento e argomentazione, che evitino il blocco della mente". "L'educazione non
può non essere educazione al desiderio e dell'affettività", ha proseguito Botturi sottolineando l'importanza
di risvegliare nell'affettività il "desiderio del bene e del bene umano
nella sua pienezza" contro "la tendenza di un'affettività
emotiva" spesso "frenetica o depressa", e a favore di una
"capacità di amare in modo intenso, stabile, generoso".
Libertà e adesione
al bene. "L'educazione - ha evidenziato ancora il docente - non può non
essere educazione alla libertà e della libertà".
Per Botturi, ciò significa "liberare la libertà
dalla disastrosa idea di essere tutta e solo potere di scelta e non anche
capacità di adesione al bene, e capacità di relazione
con l'altra libertà". Senza la "giusta dialettica
tra le due forme della libertà l'esperienza oscilla negativamente tra
l'autoritarismo del bene e l'arbitrarietà della volontà. L'educazione della/alla libertà è anche essenzialmente educazione
alla relazione tra le libertà ed esperimento della loro convivenza".
Soprattutto a questo riguardo, "l'educazione mostra la sua valenza pratica
di gesto che forma una mentalità e crea spazi d'esistenza". Per questo, ad
avviso del filosofo, "un processo educativo vivente è sempre in qualche
misura parte di una comunità educante, alla quale
sempre rinvia". Inoltre, "educare alla libertà significa formarne
l'attitudine alla socialità secondo le sue virtù (lealtà, iniziativa, servizio,
solidarietà) e secondo la sua naturale apertura politica, locale, nazionale,
mondiale". Non è possibile, ha concluso Botturi, "educarsi alla libertà senza avvertire il
legame che la propria ha con quella degli altri e di tutti gli altri".
Una visione
unitaria. "La Facoltà non è nata dal nulla - ha
affermato il preside don Andrea Toniolo,
ripercorrendone le origini e i primi cinque anni -, ma si è inserita in una
tradizione teologica, plurisecolare, presente e viva nel Nord Est dell'Italia.
Ha comportato tuttavia un cambio di registro notevole per i sedici Istituti
collegati", e la sua "struttura a rete ha permesso un lavoro maggiore
di sinergia e di dialogo con il contesto culturale e
pastorale". "L'articolazione tra azione e pensiero, costitutiva dell'esperienza umana, non appare così semplice
e scontata, anche nelle strutture formative della nostra società" ha
quindi osservato don Toniolo, rilevando che
"nella formazione universitaria il grande accumulo di conoscenze e nozioni
offerte interagisce difficilmente con l'esperienza e la pratica", e spesso
"la trasmissione del sapere avviene per via nozionistica" senza
"una visione unitaria della vita e della realtà". Per questo il tema
dell'educazione sarà anche al centro del convegno che la Facoltà promuove il
prossimo 7 maggio su "La questione educativa e la crisi di trasmissione
della fede". GIOVANNA PASQUALIN
TRAVERSA
Per i sacerdoti “malati”, ci sono i Venturini
I frati si sono
specializzati nel pronto soccorso ai religiosi in grave crisi
CITTA’ DEL
VATICANO - Non vogliono essere conosciuti, nè
liquidati sic et simpliciter come i frati che
gestiscono le case di cura specializzate per i preti pedofili. Sarebbe
ingeneroso, dato che la Congregazione di Gesù
Sacerdote gestisce un ampio ventaglio di opere caritative nel mondo. Ma sono
proprio loro, i Venturini, come vengono
chiamati, ad intervenire nei casi di emergenza, a non sottrarsi mai davanti ai
casi più difficili. Una specie di pronto intervento diocesano. Non si tirano
indietro nemmeno se si presentano dei preti reietti con la coscienza sporca di
azioni orrende come gli abusi sui bambini. Santa Madre Chiesa è anche questo:
non nega aiuto a nessuno, specie se il peccatore riconoscendo lo sbaglio
implora di essere sottratto all’emarginazione, all’inferno dei sensi di colpa
senza speranza alcuna. «Noi lavoriamo coi vescovi,
quando questi ce lo chiedono; siamo al servizio della Chiesa per aiutare i
sacerdoti ad essere santi. Non è giusto dire che lavoriamo solo per soccorrere
i preti pedofili. Soccorriamo tutti coloro che hanno
bisogno di essere affiancati per un percorso personale». Padre Giuseppe Pastò, padre superiore della
Congregazione di Gesù Sacerdote, non vuole aggiungere di più. Di fatto in
Italia esiste da tempo una congregazione di religiosi
che tra le attività pastorali, svolge un servizio di supporto psicologico ai
consacrati di varia natura, si occupano tanto del sacerdote che ha una semplice
crisi vocazionale e non sa più se deve continuare su questa strada, a quello
con la depressione e si attacca alla bottiglia, a chi ha problemi di droga, a
chi si è ammalato di Aids, fino ai casi di coloro che ammettono di essere
patologicamente attratti dai bambini. «La casistica è ampia, vi sono consacrati
alle prese con dei ripensamenti sul proprio sacerdozio, altri invece che hanno
a che fare con storie decisamente pesanti» fanno
sapere da una di queste residenze comunitarie. In Italia finora sono pochissimi
i sacerdoti condannati a pene detentive di pedofilia, rispetto ad altre
nazioni. ”Probabilmente è perchè la selezione del
clero nei seminari è stata più rigorosa che in altri luoghi e perchè vi è un tessuto cattolico più vivo” fanno sapere in
Vaticano. La Congregazione dei Venturini si occupa di
loro da una sessantina d’anni, da quando negli anni Quaranta, Pio XII manifestò
ad un sacerdote di Chioggia, l’intenzione di fondare
un’opera per i preti in difficoltà. Detto fatto. La
prima casa fu aperta ad Intra, sul lago Maggiore,
l’altra a Trento e con l’aiuto di padre Gemelli, fondatore dell’Università
Cattolica, ebbe origine una delle attività meno note in assoluto. Padre
Fincato, tempo addietro, a Famiglia Cristiana confidò che «è
difficilissimo seguire i preti pedofili. Come tutti gli altri pedofili anche il
prete nega, si nasconde, mente. Dobbiamo stare attenti
ai suicidi». F.GIA. im 6
Nigeria:
scontri tra cristiani e musulmani, almeno 200 morti, in centinaia in fuga
Pastori islamici
attaccano il villaggio di Jos sparando in aria e
colpendo la popolazione a colpi di machete - i combattimenti originati dalla
tensione politica tra il presidente e l'ex presidente
MILANO - E’ di
almeno 200 morti il bilancio delle violenze interreligiose tra cristiani e
musulmani avvenute nelle ultime ore nei pressi della città di Jos, nel centro della Nigeria. Lo riferiscono testimoni
oculari. Una fonte della Croce Rossa ha riferito che centinaia di persone
stanno abbandonando le proprie case a Jos a causa
degli scontri.
L'ATTACCO -
Secondo quanto riportano testimoni locali intorno alle tre di questa mattina i pastori islamici hanno attaccato il villaggio di
Dogo Nahawa, a sud di Jos,
sparando in aria e colpendo la popolazione a colpi di machete. Circa 18 cadaveri sono stati portati fuori dalla città e
sotterrati, altri feriti sono stati portati in ospedale. Come detto la Croce
Rossa internazionale ha fatto sapere che molte persone stanno fuggendo dalle
loro case. La situazione nel Paese è sempre più tesa da quando il 9 febbraio
scorso il vicepresidente Goodluck Jonathan è stato
nominato presidente provvisorio in vista delle prossime elezioni presidenziali
nel primo semestre 2011. Il rientro a sorpresa poi dell'ex presidente Umaru Yar'adua,
musulmano del sud, ha poi accentuato il clima di violenza, dal
momento che Jonathan, cristiano, ha dichiarato di non voler lasciare la
carica. Redazione ondine CdS 7
IRAQ. I 48
candidati cristiani. Gli iracheni al voto
Sono iniziate il 4 marzo, in Iraq, le operazioni di voto per
oltre 945 mila persone, tra cui 850 mila soldati e migliaia di detenuti e
pazienti ospedalizzati. Per costoro sono stati allestiti 450 seggi. Oggi, 5
marzo, potranno votare gli iracheni all'estero, mentre domenica 7 marzo
andranno alle urne i 19 milioni di iracheni aventi
diritto. Un voto, quello di domenica, preceduto da numerosi
attentati con decine di morti, in diverse zone del Paese. Solo a
Baghdad, il 4 marzo, gli attacchi sono stati tre, contro altrettanti seggi
elettorali.
Liste in lizza e
osservatori interessati. A contendere al premier uscente al-Maliki
la vittoria ci sono diverse liste, che vanno dalla "secolare e
trasversale" al-Iraqiya guidata dallo sciita
Iyad Allawi, già premier nel 2005 e di cui fa parte anche il vicepresidente
sunnita Tareq al-Hashimi;
alla sciita Alleanza nazionale irachena in cui compaiono seguaci del leader
radicale Moqtada Sadr, l'ex
premier Ibrahim al-Safari e l'ex
"beniamino" della Cia, Ahmad Chalabi. C'è poi l'Alleanza curda del Kurdistan autonomo: è
probabile che saranno questi ultimi, ancora una volta, a fare da ago della
bilancia per la formazione del nuovo governo. Diversi gli osservatori
interessati al voto. I primi sono gli Usa che intendono completare entro agosto
il ritiro delle loro forze da combattimento, circa 50
mila soldati, per arrivare poi ad un ritiro totale dei restanti 50 mila entro
il 2011. Per non parlare dell'Iran che non vedrebbe di buon occhio un successo
dei "nazionalisti secolari" sulla componente
sciita più vicina a Teheran. Al contrario, l'Arabia Saudita auspica una
vittoria dei gruppi in cui è significativa la presenza
sunnita, e guarda con ostilità, così come l'Iran, la serie di contratti
firmati, di recente, dal governo di al-Maliki con
diverse multinazionali che dovrebbero portare l'Iraq a diventare il terzo Paese
produttore di petrolio al mondo. La Turchia, dal canto suo, segue con attenzione
le aspirazioni nazionaliste curde mentre la Siria sarà chiamata a calibrare la
sua storica alleanza con Teheran con il riavvicinamento a Washington.
La presenza dei
cristiani. In questo panorama politico frastagliato, composto nella sua
totalità da 306 liste, ci sono anche i 48 candidati
cristiani, suddivisi in 6 liste, che concorrono per i 5 seggi che, secondo la
Costituzione vigente, sono riservati alle minoranze cristiane in Parlamento.
Altri tre candidati sono in lista nel partito del premier al-Maliki.
L'auspicio dei vescovi iracheni di avere un'unica lista cristiana non ha avuto
un buon esito. Nonostante il clima di violenza che li circonda oramai da
qualche anno, i cristiani non diserteranno le urne. L'attività politica e la
rappresentanza sono considerate uno strumento chiave
nella lotta per l'affermazione dei diritti delle minoranze cristiane. Per
questo motivo, alla vigilia del voto si susseguono gli appelli a partecipare.
L'appello del
cardinale. "Chiedo a tutti gli iracheni di andare a votare e di farlo per
il bene dell'Iraq", ha dichiarato al SIR il card. Emmanuel
III Delly, patriarca di Baghdad dei caldei.
"Stiamo pregando perché tutto avvenga senza violenza e nell'ordine e tutto
ciò che è in nostro potere lo faremo per il bene del Paese e del popolo". Le violenze che stanno contrassegnando la campagna elettorale
mostrano un Paese lacerato: "Sono iracheni contro iracheni, partiti contro
partiti, ognuno lotta per i suoi interessi. In questi partiti - sottolinea il patriarca - ci sono tutti, sciiti, sunniti, mandei, cristiani, di tante fedi e confessioni, ed è questo
il problema. Sono lotte interne che provocano tante
vittime". Analoga esortazione al voto l'ha rivolta anche il vicario
patriarcale di Baghdad, mons. Shlemon Warduni: "Esortiamo tutti i cristiani votare e ad eleggere candidati che lavorino per il bene dell'Iraq,
perché nel Paese tornino a regnare i diritti umani e la libertà religiosa. Il
Parlamento riserva ai cristiani 5 seggi: speriamo che
vadano a persone adatte a questo delicato compito, di rappresentare le comunità
cristiane, di promuovere i nostri diritti, di governare la nostra nazione
ferita e dare un contributo alla costruzione di un nuovo Iraq. Non smettiamo di
sperare in una nuova era, in un nuovo tempo in cui trionfino
il diritto, la giustizia, la stabilità, la garanzie dei diritti umani per
tutti. Chiediamo e lavoriamo per la pace e per la libertà di religione, non
solo per quella di culto. Il Paese, per crescere, ha bisogno
di pace e di sicurezza". Nei giorni scorsi anche i vescovi di Mosul, città dove maggiori sono le
violenze e gli omicidi commessi ai danni dei cristiani, il siro-cattolico,
mons. George Casmoussa, e il caldeo, mons. Emil Shimoun Nona, hanno lanciato
appelli al voto ed espresso l'auspicio che questo non porti ulteriori violenze
ma promuova la pace, la riconciliazione e la stabilità nazionale.
A CURA DI DANIELE ROCCHI
Papst: „Ehrenamt ersetzt Staat nicht“
Ohne ehrenamtlichen Dienst kann eine
Gesellschaft nicht lange überleben. Das hat Papst Benedikt XVI. an diesem
Samstag betont. Er empfing in der Audienzhalle rund 7.000 Mitglieder des
italienischen Zivilschutzdienstes. Diese hätten sich besonders bei den jüngsten
Katastrophen in Italien bewährt. Benedikt erinnerte dabei besonders an das
Erdbeben in den Abruzzen. Auch das Evangelium spreche über den ehrenamtlichen
Dienst, so Benedikt.
„Dort heißt es, dass man nicht einfach
jemand anderen mit Nächstenliebe beauftragen kann. Der Staat und die Politik,
die für den Wohlfahrtsdienst sorgen, können die Nächstenliebe nicht ersetzen.
Das habe ich auch in der Enzyklika „Caritas in veritate“
geschrieben. Die Nächstenliebe verlangt immer einen persönlichen und
freiwilligen Einsatz. Deshalb sind diejenige, die ehreamtlich
tätig sind, keine Lückenbüßer im sozialen Netz, sondern Menschen, die dazu
beitragen, dass das menschliche und christliche Gesicht einer Gesellschaft zum
Vorschein kommt.“
Der ehrenamtliche Dienst des
Zivilschutzes beschränke sich somit nicht auf den Schutz der Menschen und deren
Würde, fügte der Papst an.
„Sie tragen dazu bei, dass das
Gemeinwohl verbessert wird, was das Ziel des menschlichen Zusammenlebens ist.
Das macht der Zivilschutz insbesondere in schwierigen Augenblicken. Solche
Momente bieten eine Gelegenheit, das Urteilsvermögen zu prüfen. Damit kann man
eine neue Ausrichtung in der Gesellschaft erarbeiten, die sich dann stärker auf
die Tugenden und das Gemeinwohl richtet.“ (rv 6)
Polen: Katholische Wochenzeitschrift verurteilt
Wegen Beleidigung einer
Abtreibungsbefürworterin in einer Kirchenzeitschrift muss das polnische
Erzbistum Kattowitz 7.500 Euro Entschädigung zahlen.
Ein Berufungsgericht der südpolnischen Stadt wies am Freitag eine Beschwerde
des Bistums gegen ein gleichlautendes Urteil eines Bezirksgerichts ab. Das
Bistum wurde als Herausgeber der auflagenstarken, überregionalen
Kirchenzeitschrift „Gosc Niedzielny“
erneut verpflichtet, sich in dem Magazin für den Vergleich mit
nationalsozialistischen Verbrechern zu entschuldigen.
Scharfe Kritik - Die Kirchenzeitschrift
hatte ein Urteil des Europäischen Menschenrechtsgerichtshofs mehrfach scharf
kritisiert, dass einer Polin wegen der Verweigerung einer Abtreibung trotz
Gefahr für ihre Gesundheit 25.000 Euro Entschädigung zusprach. Das Blatt habe
die Frau mit deutschen Kriegsverbrechern verglichen, die im Vernichtungslager
Auschwitz-Birkenau und in den Juden-Ghettos mordeten, befanden die Kattowitzer Richter. In dem angeordneten
Entschuldigungstext heißt es, die Erzdiözese und der Chefredakteur bedauerten
die „Sprache des Hasses“. Die katholische Kirche kritisierte das Urteil scharf.
Frauenorganisationen begrüßten die
Gerichtsentscheidung. Die erfolgreiche Klägerin Alicja Tysiac
sagte, die angeordnete Entschuldigung werde hoffentlich einen
Bewusstseinswandel bewirken. Sie zwinge all jene zum Nachdenken, die Frauen
beleidigten. Infolge der Geburt ihres dritten Kindes leidet sie unter extremer
Kurzsichtigkeit und wurde als schwerbehindert anerkannt.
Mit rund 150.000 verkauften Exemplaren
ist „Gosc Niedzielny“ das
größte meinungsbildende Wochenmagazin in Polen, noch vor den
Nachrichtenmagazinen „Polityka“, „Wprost“
und „Newsweek Polska“. kna
6
Vatikan: Pädophilie-Vorwürfe werden „sehr ernst“ genommen
Der Heilige Stuhl wird sich nicht in
die Aufklärung der Missbrauchsskandale in Deutschland einschalten. Das sagte
ein zuständiger Vatikanmitarbeiter am Freitag gegenüber der Katholischen
Nachrichten-Agentur. Der Heilige Stuhl nehme die Pädophilie-Vorwürfe „sehr
ernst“, sagte der Vatikanmitarbeiter. Dies gelte für Deutschland ebenso wie für
ähnliche Vorgänge etwa in Irland oder den USA. Der Bitte des oberbayerischen
Klosters Ettal um eine Visitation will der Vatikan
nach internen Informationen entsprechen. Es gebe allerdings noch keine
offizielle Antwort, weil das Gesuch noch auf dem Geschäftsweg sei, hieß es in
Kurienkreisen.
Zollitsch:
„In Sachen Missbrauch mit dem Papst einig“ - Wenn der Vorsitzende der Deutschen
Bischofskonferenz, Robert Zollitsch, nächste Woche
zur Audienz beim Papst aufbricht, reist er mit schwerem Gepäck: Zollitsch wird dabei den Papst vor allem über die
Ergebnisse der intensiven Versammlung der Deutschen
Bischöfe in Freiburg informieren. Bei der Audienz wird aber vor allem das Thema
sexueller Missbrauch eine Rolle spielen.
„Ich werde vor allem dem Heiligen Vater
die Grüße der Vollversammlung überbringen und auch ihm unsere Solidarität
versichern. Und ich werde ihm dann auch persönlich sagen, wie wir uns der Frage
der Missbrauchsfälle angenommen haben, was wir beschlossen haben, wie wir nach
vorne schauen, um das aufzuarbeiten. Und ich werde ihn auch informieren über
das, was uns sehr beschäftigt hat: nämlich wie gehen wir um mit der alternden
Gesellschaft? Welche Zeichen wollen wir setzen für diese Menschen? Und auch,
wie wir in die Zukunft blicken im Blick auf die Präsenz der Kirche in der
Gesellschaft bei uns. Das sind Schwerpunktthemen. Aber ich werde auch über die
große Sorge des Priesternachwuchses mit dem Heiligen Vater sprechen, um einfach
ihn wissen zu lassen, welche Themen uns in Deutschland besonders bewegen.“
Schon vor seiner Reise nach Rom sieht Zollitsch im Vatikan die nötige Sensibilität für das Thema
„Missbrauch“. Der Papst habe es auch bei Fällen in anderen Ländern bezüglich
seiner Haltung nicht an Deutlichkeit fehlen lassen.
„Papst Benedikt hat sich selber ja der
Situation in den USA angenommen, auch jetzt in Irland. Ich bin überzeugt, dass
das, was wir beschlossen haben, in die richtige Richtung weist und dass wir
ganz klar sagen, dass das ein furchtbares Verbrechen ist. Da sind wir uns mit
dem Heiligen Vater einig. Ich bin überzeugt, das, was wir nun beschlossen
haben, wird nicht nur seine Zustimmung finden, sondern es wird ihm auch seine
Situation erleichtern.“
Kasper: „Kirche muss bei
Missbrauch Klarheit schaffen“ - Kurienkardinal Walter Kasper hat mit „tiefer
Enttäuschung, Schmerz und sehr großem Zorn“ auf die jüngsten Nachrichten über
Missbrauchsfälle in der deutschen Kirche reagiert. Die Kirche müsse „Klarheit
schaffen“, die Verantwortlichen vor Gericht bringen und die Opfer entschädigen,
forderte der deutsche Kardinal in einem Interview mit der italienischen
Tageszeitung „La Repubblica“ (Samstag). Es handele
sich um verabscheuungswürdige Verbrechen, die mit absoluter Entschlossenheit
verfolgt werden müssten, so Kasper. Der Kardinal nannte sexuelle Vergehen ein
„Übel, das in die Gesellschaft, aber auch in die Kirche eingedrungen ist“.
Diese sei „nicht immun gegen Sünden“. Im Blick auf den angekündigten Brief von
Papst Benedikt XVI. zum Missbrauchsskandal in der irischen Kirche sagte Kasper,
das Problem verdiene eine umfassendere Analyse, die die Weltkirche einschließe
und nicht nur eine einzelne Nation. – Kasper, dienstältester
Kardinal an der Kurie, ist neben seiner Leitung des vatikanischen Ökumene-Rats
auch Mitglied der Glaubenskongregation und des Obersten Gerichtshofs der
Apostolischen Signatur.
Deutschland: Mehr Zusammenarbeit
gefordert - Die bayerische Justizministerin Beate Merk (CSU) mahnt die Kirchen
zu mehr Zusammenarbeit mit der Justiz. Stelle sich heraus, dass der
Staatsanwaltschaft bewusst Verdachtsfälle von Kindesmissbrauch verschwiegen
worden seien, dann werde das Verhältnis von Staat und Kirche beschädigt. Merk
kündigt ein Krisentreffen mit den Bischöfen an. Sie übe aber keine pauschale Kritik
an der Kirche, so Merk in einem Interview mit der „Süddeutschen Zeitung“
(Samstag). (sueddeutsche online)
Deutschland/Schweiz: Kirche steht schlecht da
Der Umgang der katholischen Kirche in
Deutschland mit den Missbrauchsvorwürfen verstärkt laut einer Studie ein
negatives Kirchenbild in den Medien. Wie das Zürcher Forschungsinstitut Media
Tenor am Freitag mitteilte, gab es bereits seit dem vergangenen Herbst in
Deutschland in den Nachrichtensendungen von ARD und ZDF kaum noch positive
Meldungen über die katholische Kirche. Die katholische Kirche habe „ihren
Sympathiebonus, den sie durch die Wahl Josef Ratzingers zum ersten deutschen
Papst seit 500 Jahren gewonnen hat, endgültig aufgebraucht“, fasste der
Präsident von Media Tenor International, Roland Schatz, die
Untersuchungsergebnisse zusammen.
Deutschland: Missbrauchsvorwürfe weiten
sich aus - Die Missbrauchsvorwürfe gegen die katholische Kirche und ihre
Einrichtungen reißen nicht ab. Am Freitag erreichten sie das Bistum Regensburg.
Dort soll es sexuelle Übergriffe beim Knabenchor „Regensburger Domspatzen“
gegeben haben.
Konsequente Aufklärung- Der Essener
Bischof Franz-Josef Overbeck fordert derweil eine konsequente Aufklärung von
Missbrauchsfällen an Minderjährigen in Einrichtungen der katholischen Kirche.
Durch die Veröffentlichung der „ungeheuren Taten“ sei eine „Reinigung der
Kirche auf den Weg gebracht worden, die notwendig ist und wo nichts
Vertröstendes und Verharmlosendes Platz hat“. (rv/kipa 6)
Papst: „Seid denen nahe, die von Sekten umworben werden“
Die Kraft der Worte Gottes und die
Liebe Jesu können aus jedem einen besseren Menschen machen. Das sagte Papst
Benedikt an diesem Freitag. Er empfing die Bischöfe Ugandas, die derzeit ihren
Ad Limina-Besuch in Rom abhalten. Der Papst
versicherte der Bevölkerung im afrikanischen Land sein Gebet.
„Vor allem bete und denke ich an all
jene, die bei den jüngsten Erdrutschen in Bududa ums
Leben gekommen sind. Möge der allmächtige Gott, Vater aller Güte, all jenen
ewigen Seelenheil gewähren, die gestorben sind, und den Überlebenden Hoffnung
schenken.“
Benedikt XVI. erinnerte die Bischöfe
Ugandas an die Sondersynode zu Afrika. Die Bischöfe hätten bei diesem Treffen
im Vatikan letzten Herbst insbesondere auf die Rolle der Evangelisierung in
Afrika hingewiesen.
„Ich bitte euch, den Priestern und
Laien zu helfen, der Verführung des Materialismus und Individualismus zu
widerstehen. Diese Verführung hat bereits in vielen Ländern Wurzeln gefasst.
Ruft weiterhin alle dazu auf, sich für den Frieden, die Gerechtigkeit und
Solidarität einzusetzen. Insbesondere soll der Einsatz dem Dialog und
Wiederversöhnung dienen. Seid besonders jenen nahe, die von Sekten umworben
werden, damit ein wahrer ökumenischer Dialog überhaupt geführt werden kann.
Leitet sie dazu, oberflächliche Gefühle und Predigten zu verneinen, die die
Kraft des Kreuzes Christi schwächen würden.“ (zenit/fides 5)
Der Postulator
der Seligsprechung von Johannes Paul II. weist Behauptungen zurück, dass es
Schwierigkeiten beim Verfahren gebe. Das Büro von Slawomir Oder weist darauf
hin, dass „nicht bekannt“ sei, ob die Ordensschwester Marie-Simon-Pierre wieder
an Parkinson leide. Eine polnische Zeitung berichtet, dass die auf Fürsprache
des verstorbenen Papstes geheilte Ordensfrau erneut an Parkinson erkrankt sei.
Im Vatikan wird betont, das Ärztekomitee der Heiligsprechungskongregation habe
sich noch gar nicht mit dem Fall befasst. Es gebe auch keine Verzögerungen im
Seligsprechungsprozess, weil ja noch gar kein Datum für eine mögliche
Seligsprechung genannt worden sei.
Nach den Verfahrensregeln muss ein
neues Wunder zuerst in der Diözese untersucht werden, in der es sich ereignete.
Erst dann kann der Fall den vatikanischen Experten zur Prüfung vorgelegt
werden. Nach Darstellung der „Repubblica“ könnte dies
bis zum Frühsommer geschehen.
Das Seligsprechungsverfahren für den im
April 2005 verstorbenen polnischen Papst wurde im Juni desselben Jahres in Rom
eröffnet. Nach der Zuerkennung des „heroischen Tugendgrades“ durch Benedikt
XVI. im Dezember 2009 ist nur noch der Nachweis eines Heilungswunders auf
Fürsprache des „Dieners Gottes“ notwendig. kna 5
Katholische Kirche und Kindesmissbrauch. Ein Zwischenruf durchbricht die Strategie
Ettal.
Eine einzige Wortmeldung reichte in Ettal - und auf
einen Schlag war die Klosterstrategie der Nulltoleranz, die immer wieder als
hervorragend gepriesene Zusammenarbeit von Abtei, Diözese und externem
Sonderermittler bei der Aufklärung der Missbrauchsvorwürfe in Frage gestellt.
Dabei sollte die Pressekonferenz in der
Aula des Klosters Ettal Fragen klären statt
aufwerfen, denn von denen hatten sich seit vergangener Woche ohnehin genügend
ergeben, so dass das Kloster auf Drängen der Erzdiözese München und Freising
den Rechtsanwalt Thomas Pfister in Ettal als
Sonderermittler eingesetzt hatte.
Prügel mit Bambusstöcken
Pfister trug am Freitag vor
Journalisten seinen in den vergangenen zehn Tagen recherchierten Bericht vor,
in dem neben vielen anderen Grausamkeiten auch die brutalen Unterrichtsmethoden
des mittlerweile vom Schuldienst entfernten Pater R. beschrieben wurden.
Daraufhin meldete sich Wolf Rall, der kommissarische
Schulleiter Ettals, aus dem Publikum zu Wort und
sprach von „leichten Kopfnüssen“ eines lediglich überforderten Paters, die auch
die Schüler für Späße gehalten hätten. Die Schüler seien überdies sehr traurig,
jetzt, wo der Pater nicht mehr da sei.
„So geht es ja wirklich nicht“,
antwortete Pfister erbost, Rall habe ihm selbst
berichtet, dass Schüler zu Hause geweint hätten und manche wegen der Brutalität
des Lehrers zu Bettnässern geworden seien. Rall, der
sich inzwischen wieder hinter den Säulen der Aula verbarg, solle wieder „aus
der Deckung kommen“.
Pfisters Unmut ist verständlich, sind
es doch Bagatellisierung, Wegschauen und Vertuschung, wovon sein Bericht über
die Vergangenheit des Klosters handelt. Etwa hundert Opfer hätten sich in den
Tagen seines Einsatzes gemeldet und mindestens zehn Klosterangehörige des
sexuellen Missbrauchs oder der Gewalt beschuldigt. Ehemalige Schüler hätten ihm
von Annäherungen der Patres erzählt, von
stundenlangem Stehen im Gang als Strafe und von Prügeln mit Bambusstöcken, bis
diese brachen und die Schüler danach in der Krankenstation behandelt werden
mussten.
Mönch unter potentiellen Opfern
Auch ein Mönch sei unter den
potentiellen Opfern. All das sei offen und mit Wissen der Schulleitung
geschehen. Ein Opfer nennt das Kloster einen „hermetischen Staat im Staat“.
Auch dass der 2009 verstorbene Pater Magnus an den Klosterschülern seine
pädophilen Neigungen ausgelebt habe, sei bekannt gewesen. Dennoch habe er über
Jahre mit Kindern und Jugendlichen arbeiten dürfen.
Die meisten der geschilderten Taten
seien in den sechziger, siebziger und achtziger Jahren begangen worden, bevor
1990 mit einem neuen Schuldirektor eine Zäsur stattgefunden habe, sagte
Pfister. Dennoch gibt es derzeit drei Fälle, in denen die Staatsanwaltschaft
München tätig ist: Gegen einen Pater, von dessen Streicheleien Schüler schon
2005 der Schulleitung berichteten, ermittelt die Staatsanwaltschaft wegen
sexuellen Missbrauchs. Er war bis zuletzt im Kloster Wechselburg beschäftigt,
wohin er nach den ersten Anschuldigungen versetzt worden war - der inzwischen
zurückgetretene Abt Barnabas Bögle hatte 2005 ein
psychiatrisches Gutachten über den Pater in Auftrag gegeben, das keine Bedenken
gegen dessen weiteren Einsatz in der Seelsorge beinhaltet.
Blankes Entsetzen: Thomas Pfister,
Pater Johannes Bauer und Generalvikar Peter Beer am Freitag im Kloster Ettal
Zusammen mit zwei ebenfalls aus Ettal nach Wechselburg versetzten und nun beschuldigten
Mitbrüdern wurde der Pater vergangene Woche von seinen Aufgaben entpflichtet.
Gegen einen weiteren dieser Patres ermittelt die
Staatsanwaltschaft, weil er Schüler misshandelt haben soll. Der dritte Pater,
gegen den ermittelt wird, hat sich vergangene Woche freiwillig Pfister
anvertraut, da er kinderpornographisches Material besitze. Auch habe er in der
Vergangenheit Fotos von leichtbekleideten Schülern auf einschlägige
Internetseiten gestellt.
Staatsanwaltschaft durchsucht Rechner
Die von Pfister informierte
Staatsanwaltschaft durchsuchte daraufhin am Mittwoch den Rechner des Paters im
Kloster. Der Benediktiner wurde mit sofortiger Wirkung von allen pädagogischen
und seelsorgerischen Aufgaben entbunden. Am Ende seiner Ausführungen bedankte
sich Pfister für die gute Zusammenarbeit mit den Klosterangehörigen, aber da
wusste er noch nicht, was Rall dem Thema hinzuzufügen
hatte.
Rall
leitet die Schule kommissarisch, da vergangene Woche neben Bögle
auch Prior Maurus Kraß auf
Drängen des Generalvikars des Erzbistums München und Freising, Peter Beer,
zurücktreten musste. Beide haben ihnen bekannte Missbrauchsvorwürfe nicht der
Erzdiözese gemeldet und damit nach Ansicht Beers gegen bischöfliche Leitlinien
verstoßen. Weiterhin im Amt ist hingegen Wirtschaftsverwalter Pater Johannes
Bauer, der das Kloster auf der Pressekonferenz vertrat.
Er bat die Opfer des Klosters um
Verzeihung, auch die, die unter ihm selbst zu leiden hatten - mit Tränen in den
Augen gab er zu, in den achtziger Jahren Schüler mit einem Bügel geschlagen zu
haben. Bei der Neuorientierung des Klosters soll nun eine Apostolische
Visitation helfen, die die Ettaler Benediktiner
erbaten. Ob der Vatikan tatsächlich einen Abgesandten schicken wird, ist noch
unklar. Der Vatikan nehme den Skandal um die Missbrauchsfälle in deutschen
katholischen Einrichtungen jedoch „sehr ernst“, sagte ein Sprecher. Kurz vorher
waren Hinweise auf Missbrauchsfälle beim weltberühmten Knabenchor Regensburger
Domspatzen vor mehr als 40 Jahren bekannt geworden. Martin Wittmann Faz 6
Kloster Ettal. "Zu meiner eigenen Schande"
Kloster Ettal.
Jahrzehntelang haben die Mönche weggesehen und geschwiegen. Jetzt kommen immer
mehr Details im Skandal um sexuellen Missbrauch im bayerischen Kloster Ettal ans Licht. Es geht um brutale körperliche und
seelische Gewalt, das Ausmaß der Taten nimmt bislang ungeahnte Dimensionen an.
Der Sonderermittler Thomas Pfister, ein
von der Benediktinerabtei beauftragter Münchner Jurist, sprach am Freitag in
seinem Zwischenbericht von mindestens hundert Opfern und mehr als zehn Patres, die systematisch geprügelt oder auch Schüler
sexuell missbraucht haben sollen. Auch berichtete Pfister von einem aktuellen
Fall, in dem ein Klostermitglied sich selbst angezeigt hätte. Er hätte
gestanden, kinderpornografisches Material aus dem Internet auf seinen privaten
Computer heruntergeladen und Fotos von Klosterschülern mit nacktem Oberkörper
auf Homosexuellen-Seiten ins Netz gestellt zu haben.
Computer gesichert - Deshalb sei auch
diese Woche die Staatsanwaltschaft im Kloster erschienen. "Es war aber
keine Razzia, wie man sie sich landläufig vorstellt", so Pfister, vielmehr
hätten die Rechner von "ausgewiesenen Experten gesichert werden
müssen." Der Sonderermittler unterschied in seinem Bericht zwischen dem
"Kloster von gestern" und dem "Kloster der Gegenwart". Bei
dem ihn in zahlreichen Gesprächen und E-Mails berichteten Fällen handele es
sich überwiegend um Taten aus den 60er bis 80er Jahren.
Was er aus dieser Zeit erfahren habe,
sei erschütternd. Er sprach von "körperlichen Übergriffen",
"sadistischen Veranlagungen", "impulsiven Schlägen" und
"Bloßstellungen". Er bestätigte auch die bereits bekanntgewordenen
sexuellen Übergriffe des mittlerweile verstorbenen Pater M. Er sei ein Mann mit
zwei Gesichtern gewesen, der einerseits als sehr hilfsbereit galt, aber
zahlreiche sexuell motivierte Straftaten begangen habe, so Pfister.
Alle Erwachsenen hätten gewusst, dass
er seine pädophilen Neigungen auslebte, "dennoch ließ man ihn
gewähren". Erst durch systematisches Wegschauen und Schweigen sei dies
möglich gewesen. Zwar soll sich laut Pfister ab dem Jahr 1990 vieles im
Klosterinternat Ettal verändert haben. Doch ermittelt
die Staatsanwaltschaft noch immer in einem Fall von 2005, in dem es um den
Vorwurf von möglichem sexuellen Missbrauch eines inzwischen nach Wechselburg
versetzten Paters handelt.
Kopfnüsse und Tritte
Auch berichtete Pfister von einem Fall
von 2009, in dem ein Lehrer zwei Schülern der fünften Klasse Kopfnüsse gegeben
und auf den kleinen Zeh getreten haben soll. Der Mann soll für seine
Prügelstrafen bekanntgewesen sein und hatte deshalb
eigentlich nicht mehr bei den Jüngsten eingesetzt werden sollen. Der
kommissarische Schulleiter Wolf Rall wollte dies so
nicht stehen lassen und meldete sich zu Wort. Es habe sich nur um "leichte
Kopfnüsse" und "um einen Spaß" gehandelt, sagte er und löste
damit Empörung bei Sonderermittler Pfister aus. Dieser unterstrich erneut, dass
die Schläge sehr schmerzhaft gewesen seien und Kinder teilweise dadurch wieder
eingenässt hätten.
Der für das Personal zuständige Cellerar des Klosters, Pater Johannes Bauer, betonte, dass
die Mönche "einen Neuanfang finden" wollten. Er hatte selbst
eingeräumt, während seines Einsatzes im Internat in den 80er Jahren
"ebenfalls Kinder brutal körperlich misshandelt und gedemütigt" zu haben,
"das muss ich zu meiner eigenen Schande offen sagen". Das tue ihm
sehr leid und er bitte um Verzeihung. VON IRIS HILBERTH FR 6
Missbrauch in Ettal und Regensburg. Wie sich der Schulleiter nachts die Knaben holte
Die Missbrauchsfälle im Kloster Ettal und bei den Regensburger Domspatzen erschüttern die
Schüler, Eltern und Lehrer von heute – während die Opfer von einst weiter
leiden. Sie brechen nun ihr Schweigen und berichten von den Taten. "Er
hatte ein Schweinegesicht und stank nach Zigarren", erzählt ein ehemaliger
Schüler.
Vater unser im Himmel, geheiligt werde
Dein Name. Dein Reich komme, Dein Wille geschehe.
Die Turmuhr des Klosters Ettal schlägt zur Mitternacht. Felsengleich steht die
barocke Kirche vor der Kulisse einer sternklaren Nacht im Werdenfelser
Land. Keine stolzen Scheinwerfer. Kein Laut. Ein Licht brennt im Klostertrakt.
Es ist nicht die Kälte des noch einmal Kraft holenden Winters, der eine Gruppe
von Schülerinnen und Schülern des Kloster-Gymnasiums davon abgehalten hat, auf
den 18. Geburtstag ihres Freundes anzustoßen. Es ist die gefühlte Kälte, die
seit zwei Wochen das Leben, die Gespräche einfriert. „Wir hatten uns alle zum
Feiern in der Klosterkneipe verabredet“, sagt Martina*, die Freitagabend die
letzten Gäste in einem der vielen Gasthäuser im vier Kilometer von Ettal entfernten Oberammergau bewirtet. „Einer der Fratres
hat uns um halb zwölf nach Hause geschickt, er hat nicht gesagt, warum.“
Martina und ihre Mitschüler kennen die
Antwort auf dieses Warum. Seit zwei Wochen kennt sie jeder, der sie kennen
will. In Ettal, der Eliteschule, auf die 450 Schüler
aus ganz Deutschland wegen ihres exzellenten Rufs gehen, wurden vor allem
Jungen jahrzehntelang geschlagen, gedemütigt und sexuell missbraucht. So
dokumentiert es der Bericht des Münchner Strafverteidigers Thomas Pfister. Von
100 Jungen und Mädchen sprach er, für die Ettal bis
in die 90er-Jahre, nach den Worten eines Betroffenen, die „Hölle“ war.
In der unbeheizten Aula des Klosters,
dort, wo sonst Big Band und Schultheater auftreten, zitierte Pfister am Freitag
aus E-Mails und Briefen, die ihn erreichten. Von sadistischen Patres ist die Rede, von Mönchen, die sich Jungen ins Bett
holten, von Prügel, deren Wunden auf der Krankenstation geheilt wurden.
Ähnliche Berichte gibt es aus katholischen Einrichtungen in Berlin, Münster,
Burghausen, Regensburg. Und es fallen immer neue Namen. Ettal
muss mit der Schande klarkommen – einer Schande, über die zwischen
Garmisch-Partenkirchen und Oberammergau, dem Landstrich, aus dem die meisten
Schülerinnen und Schüler kommen, alle sprechen; ganz offen, immer, überall,
aber ohne ihre Namen zu nennen.
Wie im Himmel so auf Erden
„Mäuschen, bist du schon im Himmel?“
Lachend springt Ulrike Händel* auf ihre kleine Tochter zu. Die Kälte der Nacht
hat nachgelassen, dafür schneit es seit Samstagfrüh ohne Unterlass. Der
viereckige Ettaler Klosterhof ist zu einer nur von
ein paar Bäumen und Kreuzen strukturierten Fläche erstarrt. Ideal, um auf dem
Rücken liegend einen Engel nach dem anderen in den Schnee zu zeichnen. „Du
erfrierst“, sagt Ulrike Händel, während ihr neunjähriger Sohn seine Schwester
freischaufelt.
Heute ist Schnupperunterricht. „Dafür
haben die staatlichen Schulen keine Zeit, hier kann sich mein Sohn mal ansehen,
wie das ist mit Latein“. Der Sohn wünsche sich, in Ettal
aufs Internat zu gehen. „Wegen der Gemeinschaft“, sagt die Mutter. Ob sie ihm
diesen Wunsch erfüllen will? Sie hadert mit sich. Sie spüre, wie ihr Sohn unter
dem Gerede der Leute leide, aber trotzig bleibe. „Viele Eltern, die ich heute
getroffen habe, wollen auch ihr zweites oder drittes Kind nach Ettal schicken. Was ich höre, ist, dass die Kinder hier
glücklich sind.“ Ettal, das stünde für die ideale
Verbindung von Konservatismus und Abenteuer. „Das ist doch ein zutiefst
menschlicher Ort.“
Auch bei den Domspatzen in Regensburg
stehen an diesem Samstag die Türen offen. Probesingen, Lehrer kennenlernen. Die
Presse hat der Knabenchor allerdings ausgeladen. Missbrauchsfälle, die 50 Jahre
zurückliegen und in der vergangenen Woche bekannt wurden, haben für Aufregung
an höchster Stelle gesorgt. 1964 trat Papst-Bruder Georg Ratzinger das Amt des
Domkapellmeisters an. Sein Bruder Joseph folgte 1969 als Professor in die
Domstadt. Sie hätten nichts gewusst, heißt es.
Unser tägliches Brot gib
uns heute
Es ist Mittagszeit. Im „Gasthaus zum
Stern“ in Oberammergau sitzen drei ältere Herren am Stammtisch. Lange Haare
tragen sie, dichte, wuchernde Bärte. Es ist das Jahr der Passionsspiele, und
die Oberammergauer wollen wie Menschen aus der Zeit Christi aussehen.
Während sie die Kreuzigung des Herrn
und damit die fernste Vergangenheit selbstverständlich nachspielen, fällt es
den Rentnern schwer, die Ereignisse der jüngeren Zeit gelten zu lassen. „Das
ist doch 30, 40 Jahre her“, sagt einer. „Zuhauen war doch damals ganz normal,
ich bin doch auch daheim geschlagen worden.“ Nur weil irgendwer jetzt
Alkoholiker sei, könne man doch die Schuld nicht den Mönchen von damals geben
und das Kloster verdammen. Das Kloster von heute sei nicht mehr das von früher,
vor Beginn der 90er-Jahre, das hatte auch der Sonderermittler Thomas Pfister
hervorgehoben.
Johann*, der vor seinem dritten Glas
alkoholfreiem Bier sitzt, fasst sich in den Bart. „Aber man hat schon immer
wieder was gehört, ich hab lang im Kirchenchor gesungen, ich kenn das Kloster.
Da sind auch mal Patres weggekommen und alle waren's
froh.“ Tatsächlich wurden einige schuldbeladene Mönche zwangsversetzt. Andere
blieben.
Und vergib uns unsere Schuld
Pater Magnus war Mitte der 40er-Jahre
in den Orden der Benediktiner eingetreten. Im Dezember 2008 tippte er wenige
Monate vor seinem Tod ein Dokument in seinen Computer, das er mit „Bekennen“
überschrieb. Es dokumentiert Fälle sexuellen Missbrauchs, die er in den
Jahrzehnten zuvor begangen hatte. Öfter hatten sich Schüler bei der
Internatsleitung gemeldet, ohne Folgen. Erst 1984 wurde er aus dem Schuldienst
entfernt, nicht jedoch aus dem Kloster. Er leitete die Schul-Cafeteria. Als der
mittlerweile zurückgetretene Schulleiter „Bekennen“ im Januar auf dem Desktop
des Rechners seines toten Mitbruders fand, fiel gleißendes Licht auf lang
zurückliegende Ereignisse. Die Opfer sollen sich nun melden. Sie tun es – und
nicht nur die Opfer von Ettal.
„Bisher wissen wir nicht, wen Friedrich
Z. missbraucht hat“, ließ das Bistum Regensburg Ende der Woche verlauten. Es
ist ein alter Fall, mit dem sich die Regensburger Domspatzen derzeit
konfrontiert sehen; er geht zurück auf die Zeit zwischen 1953 und 1958.
Manfred van Hove
weiß, wer von Friedrich Z. missbraucht wurde. Er gehörte dazu. „Er hatte ein
rosiges, dickes Schweinegesicht und stank immer nach Zigarren“, sagt er mit
belegter Stimme. Noch immer träume er von Z. „Ich sehe ihn dann aufgeschwemmt
und mit seiner Baskenmütze auf dem Kopf. Er grinst nur. Und ich wache auf.“
Z. hatte eine Wohnung, die direkt mit
den Schlafsälen verbunden war. Man lag zu sechst in den Zimmern. Doch der
Internatsleiter hatte seine Lieblingsknaben: Manfred van Hove,
er war damals zehn oder elf, und mit ihm zwei andere Buben. „Wir wurden immer
unter einem Vorwand zu ihm gerufen. Da hieß es, er will mit einem über die
Zeugnisnoten sprechen. Und wenn man dann in der Wohnung war, zog er einen oft
aus.“
Es gibt ein Foto aus jenen Tagen, es
zeigt den Internatsleiter mit seinen drei Knaben im Kreise einer Reisegruppe
vor Schloss Versailles in Paris. Die Jungen sind ordentlich gekleidet. Von
hinten lugt der Priester mit seiner Baskenmütze hervor. „Wir dachten damals,
ein Priester kann nichts Falsches tun.“ In van Hoves
Zeugnis aus dem Jahr 1955 heißt es: „Manfreds Trotz und seine Verspieltheit
wurden durch bessere Nachgiebigkeit abgelöst.“
Wie auch wir vergeben unseren Schuldigern
Friedrich Z. immerhin ist irgendwann
aufgeflogen. Er bekam zwei Jahre Gefängnis und wurde in die Schweiz versetzt –
an eine Mädchenschule. Dort arbeitete er bis 1982, zwei Jahre später starb er.
Missbrauch verjährt nach dem Gesetz zehn Jahre nach Volljährigkeit des Opfers.
In den Herzen verjährt er nie. „Ich habe vier Kinder. Wie soll ich denen
erklären, was damals passiert ist?“, fragt van Hove.
„Pater Magnus wird seine Strafe erhalten, ich
glaube, auch der Krebs war schon eine Strafe Gottes“, sagt Martina und lehnt
sich an den Tresen des Gasthauses in Oberammergau. Die junge Frau ringt um
Worte, viel kommt hoch. Immerhin werde im Unterricht, wann immer es die Schüler
wollen, über die Ereignisse geredet. „Aber ich könnte kotzen“, wird sie laut
und fragt sich bekümmert, wer die Mitschüler wohl sind, die im Internet ohne
Wissen mit freiem Oberkörper ausgestellt wurden. Ein weiterer Pater hat sich
vor wenigen Tagen der Staatsanwaltschaft offenbart, Bilder von einer
Bergwanderung mit seinen Schutzbefohlenen auf eine Seite für Schwule gestellt
zu haben.
Auch wenn Martina sich bemüht, von ihm
und Pater Magnus mit Abscheu zu sprechen, es fällt ihr nicht leicht. „Pater
Magnus hatte auch so viel Gutes bewirkt, ein Mensch ist nie nur böse.“ Als
seine große Leistung gilt die Etablierung des Altettaler
Rings. Altettaler nennen sich die Ehemaligen, viele
sind es, und Namhafte sind dabei, wie der ehemalige bayerische
Ministerpräsident Max Streibl oder der frühere Hamburger Bürgermeister Klaus
von Dohnanyi.
Aus staubigen Listen hat Pater Magnus
eine Datenbank erstellt und die Altettaler angehalten,
Schüler, die sich etwa das Schulgeld nicht leisten konnten, zu unterstützen.
„Einige haben es ihm wohl zu verdanken, dass sie überhaupt ihr Abitur machen
konnten“, sagt Martina und beißt sich auf die Lippen.
Und führe uns nicht in Versuchung, sondern
erlöse uns von dem Bösen
Auf den Stufen zur Ettaler
Klosterkirche bekämpft ein junger Mönch mit einer Schaufel den Schnee. Immer
wieder gehen Touristen vorbei. Sie lachen, der Schnee macht Laune. „Schlimme
Tage sind das“, klagt der Mönch, der noch in den Schuldienst eintreten wird.
„Ich hoffe, dass das viele Gute, das wir hier tun, weiter getan werden darf.
Beten Sie für uns.“
(* Namen geändert) Thomas Vitzthum DW 7
Schweiz: Heiliger Krieg ist nicht möglich
Die Schweiz wird das Thema des Umgangs
mit den Muslimen wohl so schnell nicht los. Das zeigt nicht zuletzt der Angriff
des libyschen Staatspräsidenten Muhammar Gaddafi
gegen das Land in der letzten Woche. Er erklärte der Eidgenossenschaft bei
einer Rede in der Stadt Benghasi kurzerhand den Heiligen
Krieg. Begründung: Die Schweiz sei wegen des Minarettverbots
„ungläubig“ und „abtrünnig“. Da bestehe allerdings eine Differenz in der
Bewertung, sagt uns Erwin Tanner von der Schweizer Bischofskonferenz. Die in
der Schweiz lebenden Muslime würden die Situation nämlich völlig anders
einschätzen.
„In den Augen Gaddafis gelten die
Schweizer Muslime als abtrünnige Muslime. Das können die hier in der Schweiz
lebenden Muslime selbstverständlich nicht annehmen. Sie versuchen, in
Übereinstimmung mit dem islamischen Glauben zu leben. Sie versuchen, mit bestem
Wissen und Gewissen ihren Glauben hier zu praktizieren. Sie können den Aufruf
zum Heiligen Krieg auch nicht ernst nehmen. Erstens deshalb, weil Gaddafi
überhaupt keine Befugnis hat, zum Heiligen Krieg aufzurufen. Das können allein
die religiösen Führer. Diese Rolle kommt ihm in seinem Kontext nicht zu. Weder
von der Verfassung Libyens, noch von der islamischen Religion her.“
Auch nach objektiven Maßstäben des
islamischen Rechts verfehle der Aufruf Gaddafis die faktische Situation in der
Schweiz. Keine der durch die Scharia festgelegten Indikationen treffe auf das
Land zu.
„Die Muslime in der Schweiz finden sich
nicht in einer Lage der Bedrängnis. Sie können ihren Glauben nach wie vor
völlig unbedrängt ausleben und sie sind nicht
gezwungen, ihren Glauben aufzugeben. Die Muslime können das auch nicht
annehmen, weil sie sich nicht auf Abwegen befinden. Nach der islamischen
Tradition kann der Heilige Krieg ausgerufen werden, wenn es einerseits eine
Spaltung innerhalb der Muslime gibt oder wenn Muslime von Nichtmuslimen in
Bedrängnis geraten sind und ihren Glauben aufgeben müssen. Doch eben diese
Voraussetzungen sind in der Schweiz nicht gegeben.“ (rv
5)
Kindesmissbrauch in katholischer Kirche. Dutzende Opfer, ein Dutzend Verdächtige
Kinder in Schule und Internat des
bayerischen Klosters Ettal sind jahrelang
körperlicher Züchtigung und sexuellem Missbrauch ausgesetzt gewesen. Das hat
der von der Benediktiner-Abtei eingesetzte Sonderermittler Thomas Pfister am
Freitag in Ettal in einem erschütternden Bericht
geschildert. Die Vorwürfe richteten sich gegen mindestens 10 Patres, man müsse von rund 100 Opfern ausgehen. Im Skandal
um sexuellen Missbrauch bei den Regensburger Domspatzen ging es um zwei frühere
leitende Geistliche des Knabenchors. Die beiden Männer, die 1984 gestorben
sind, sollen wegen der Taten zu Haftstrafen verurteilt worden sein, berichtete
der Sprecher des Bistums Regensburg, Clemens Neck.
Unabhängig von Pfisters internen
Ermittlungen laufen strafrechtliche Ermittlungen der Münchner
Staatsanwaltschaft. Im aktuellen Fall geht es um einen inzwischen suspendierten
Ettaler Pater, der Fotos von halbnackten
Klosterschülern auf Homosexuellen-Seiten im Internet veröffentlicht hat. Der
beschuldigte Pater habe die Fotos der Buben mit freiem Oberkörper bei
Bergwanderungen gemacht, berichtete Pfister. Die zuständige Staatsanwaltschaft
habe zur Aufklärung der Vorwürfe am vergangenen Dienstag mehrere Rechner in dem
Kloster sichergestellt.
Vatikan nimmt Vorwürfe „sehr ernst“
Der Vatikan nimmt den Skandal um die
Missbrauchsfälle in deutschen katholischen Einrichtungen „sehr ernst“. Das hat
der stellvertretende Vatikan-Sprecher Ciro Benedettini
in Rom versichert. Zu dem möglichen Kindesmissbrauch bei den Regensburger
Domspatzen sagte Benedettini, der Vatikan wolle in
diesen Fall nicht direkt eingreifen. Er machte nicht klar, ob der Vatikan der
Bitte des Benediktinerklosters Ettal um eine
Apostolische Visitation - eine Untersuchung durch einen päpstlichen Sonderbeauftragten
- wegen der Missbrauchsfälle dort nachkommen werde oder nicht. Benedikt XVI.
erhält am 12. März vom Vorsitzenden der Deutschen Bischofskonferenz, Robert Zollitsch, einen Bericht über die Welle von
Missbrauchsfällen.
Die Ettaler
Vorgänge in vergangenen Jahrzehnten seien verjährt, sagte Sonderermittler
Pfister. Wenn sie aber von weltlichen Gerichten verhandelt worden wären, hätten
sie wahrscheinlich zu jahrelangen Haftstrafen geführt. Eine systematische
Kultur des Wegschauens und Verschweigens im Kloster sowie eine falsch
verstandene Solidarität habe den Tätern ihr Treiben erleichtert. Es habe sich
bei den Vorfällen um Verfehlungen Einzelner gehandelt, man dürfe sich die
Benediktiner-Abtei deshalb nicht als Gemeinschaft prügelnder und missbrauchender
Klosterbrüder vorstellen, sagte der Sonderermittler. Vor allem müsse man scharf
zwischen dem Kloster von gestern und dem von heute unterscheiden.
Pfister machte deutlich, dass die
katholische Kirche in Bayern die Vorwürfe zu Missbrauchsfällen schonungslos
aufklären will. Er selbst sei bei seinen Untersuchungen keinerlei
Beschränkungen unterworfen. Auch im Bistum Regensburg rief die Beauftragte zur
Aufklärung sexuellen Missbrauchs, Birgit Böhm, alle Betroffenen auf, sich zu
melden.
Zwei Geistliche in Regensburg unter
Verdacht
Pfister ist Strafverteidiger in München
und wurde von der Ettaler Abtei mit der Prüfung der
Vorwürfe gegen mehrere Mönche beauftragt. Er zitierte aus mehreren Schreiben,
in denen frühere Schüler von ihren traumatisierenden Erfahrungen berichteten.
Möglicherweise wurde auch ein Pater missbraucht. Er sei mit einem früheren Ettaler Pater im Gespräch, der sich an ihn gewandt habe,
berichtete Pfister.
Im Skandal um sexuellen Missbrauch bei
den Regensburger Domspatzen gibt es einen konkreten Verdacht gegen zwei frühere
leitende Geistliche des Knabenchors Regensburg. Der eine Verdächtige, ein
ehemaliger Religionslehrer und stellvertretender Institutsleiter, wurde 1958
aus dem Dienst am Domspatzen-Gymnasium entfernt. Der andere Geistliche war
wenige Monate auch Internatsleiter, er soll 1971 verurteilt worden sein.
Ratzinger angeblich ohne Kenntnis über
Missbrauchsfälle
Aktuelle Fälle lägen der Diözese
Regensburg nicht vor, hieß es. Es sei aber nicht ausgeschlossen, dass es
weitere Täter gebe und diese noch im Dienst seien.
Der frühere Leiter der Regensburger
Domspatzen, Georg Ratzinger (86), hat nach eigenen Angaben keine Kenntnis über
Missbrauchsfälle bei dem weltberühmten Knabenchor. Das sagte der Bruder von
Papst Benedikt XVI. dem Bayerischen Rundfunk in Regensburg. Georg Ratzinger
leitete die Domspatzen von 1964 bis 1994.
dpa 5
Wie kommt die katholische Kirche aus dem Stimmungstief. Es fehlt der Ritus
Mit den Missbrauchsfällen steht die
ganze katholische Kirche an der Wand, auch wenn die Fehlgriffe 30 Jahre
zurückliegen. Es scheint sogar, dass die sexuellen Übergriffe erst kürzlich
passiert sind, auch wenn das nur auf einige wenige zutrifft. Hartnäckig bohrt
die Justizministerin nach, dass die Fälle öffentlich gesühnt werden.
Sühneinstanz wäre ihr Einflussbereich, nämlich die Staatsanwaltschaft. Auch
wenn sie sogar inzwischen zur Kenntnis genommen hat, dass für die kirchlich
Verantwortlichen der Kirche keine gesetzliche Anzeigepflicht gibt und Täter
vielleicht durch eine Anzeige sogar in den Selbstmord getrieben werden könnten,
beharrt sie auf einem öffentlichen Verfahren – und findet die Zustimmung der
Bevölkerung. Sie trifft die katholische Kirche in einem ihrer Kernbereiche.
Denn es geht im Streit zwischen Ministerin und Deutscher Bischofskonferenz um Ritenkompetenz.
Es gibt eine öffentliche Entschuldigung
durch den Vorsitzenden der Bischofskonferenz, die dann auch von der
Bundeskanzlerin lobend herausgestellt wird. Aber es fehlt noch etwas. Es fehlt
nicht an Pressearbeit, sondern an Ritus. Durchläuft die Kirche diesen nicht
selbst, kann die Justizministerin immer die staatlich inszenierte Entsühnung
über ein Gerichtsverfahren einfordern. Setzt die Kirche dem keinen religiösen
Ritus entgegen, bleibt bei den Menschen das Gefühl, dass die Sache noch nicht
bereinigt ist.
Bereinigt werden kann sie nicht durch
Verjährung. Auch die Verbrechen in Konzentrationslagern werden noch heute
entsühnt, auch wenn der Täter so krank ist, dass er eine Strafe gar nicht mehr
wird antreten können. Die Taten verlangen eine Sühne. Wenn in Sachen Missbrauch
die Kirche den Ritus nicht selbst vollzieht, kann man sie immer an die
staatlichen Rituale verweisen.
Dass der Kirche im Rituellen noch eine
öffentliche Kompetenz zuerkannt wird, zeigen Gottesdienste für Opfer von
Katastrophen. Ob Seilbahnunglücke oder Hurrikans, der Gottesdienst ermöglicht
es den Menschen, ihrer Trauer Ausdruck zu geben, aber auch, die Zeit der
Erstarrung abzuschließen und sich wieder dem Leben zuzuwenden.
Die katholische Kirche befindet sich
offensichtlich in einer Starre, die sie blind macht für ihre eigenen
Möglichkeiten. Man meint offensichtlich, dass eine gut geölte Pressearbeit das
Problem mit der Zeit schon lösen wird. Aber ist es nicht theologisch sehr
bedenklich, Schuld mit PR-Strategien aufzuarbeiten. Als die Kirche mit der
Gesellschaft noch rituell umgehen konnte, hatte sie auch Entsühnungsriten.
Kaiser Heinrich IV. stand eine Nacht lang als Büßer vor dem Haus, in dem Papst
Gregor XIII. in Canossa Unterkunft gefunden hatte. Andere haben eine Wallfahrt
angetreten. Auf jeden Fall gab es in Entsühnungsritualen immer den Bezug auf
Gott. Dieser wurde nie ausgesprochen, sondern nur die Schuld gegenüber den
Opfern. Überangepasst an die Gesetzmäßigkeiten von Presserklärungen und
Talkrunden im Fernsehen kommt die katholische Kirche auf keine andere Idee, als
die Vorfälle öffentlich bekannt zu geben. Aber damit ist es nicht getan. Ohne
einen eigenen Sühneritus wird es über kurz oder lang zu einem Prozess kommen.
Das staatliche Ritual wird dann einen Schuldigen brauchen. Wenn der abgeurteilt
ist, wird das Drama beendet sein und man kann sich dann wieder auf den Kölner
U-Bahn-Bau oder andere, noch nicht entsühnte Vorfälle konzentrieren.
Vielleicht wird man sagen, dass die
säkularisierte Gesellschaft unsensibel für die Schuldfrage geworden ist und man
nur warten muss, bis neue Skandale den eigenen vergessen macht. Die Stimmen in
der Kirche mehren sich ja, dass es jetzt langsam genug sein muss. Aber warum
haben die Fälle nach dreißig Jahren plötzlich eine solche Aufmerksamkeit
bekommen? Und warum braucht das deutsche Fernsehen soviel
Krimis in der Woche? So säkularisiert die Gesellschaft sich darstellt, das
Thema Schuld verlangt Sühne in einem Ritus. Die Chance der Verantwortlichen
wäre es, mit gutem Beispiel voran zu gehen. Eine Wallfahrt nach Telgte oder Altötting stünde den
Ordensoberen wie auch den Bischöfen gut an. Sollten die Fachleute für Liturgie
das Thema für sich entdecken, könnte vielleicht sogar ein Neuanfang für das
Bussakrament gefunden werden.
Eckhard Bieger
S.J., Redaktion kath.de
Vatikan: Fastenpredigt über „Verwalter der Geheimnisse Gottes“
In Gegenwart von Papst Benedikt XVI.
und vieler Vatikanmitarbeiter hat an diesem Freitagmorgen der Prediger des
Päpstlichen Hauses P. Raniero Cantalamessa
(OFMCap) in der Kapelle „Redemptoris
Mater“ die erste Fastenpredigt gehalten. Das Thema der diesjährigen
Betrachtungen lautet: „Verwalter der Geheimnisse Gottes – Der Priester: Diener
des Wortes und der Sakramente“.
Der Päpstliche Hausprediger erläuterte
die wesentlichen Aufgaben der Priester des Neuen Testaments im Licht des Wortes
aus dem ersten Brief an die Korinther (4,1): „Als Diener Christi soll man uns
betrachten und als Verwalter von Geheimnissen Gottes.“
„Im Kirchenlatein wird das griechische
Wort „Mysterion“ mit „Sacramentum“
übersetzt. Sakrament und Mysterium sind also zwei Schlüsselbegriffe und
erläutern das Wesen des Priesterseins. Die Essenz des Priesters besteht also in
der Verkündigung des Evangeliums und in der Spendung der Sakramente. Diese
entsprechen den beiden Bedeutungen des Wortes „Geheimnis" als offenbarte
Wahrheit und als wirksames Zeichen der Gnade.“
Die fastenzeitlichen Betrachtungen
bilden eine Fortsetzung der Reflexionen über das Bischofs- und Priesteramt, die
P. Cantalamessa im Advent 2009 im Rahmen des
Priesterjahres begonnen hatte. (zenit 5)
Lombardi: „Der Papst auf dem Weg“
Für viele kam es überraschend, dass der
Papst in dieser Woche auch die Spanienreise bestätigt hat. Das stellt
Vatikansprecher P. Federico Lombardi in seinem wöchentlichen Editorial für
Radio Vatikan fest. Man sei davon ausgegangen, dass für 2010 die mittlerweile
üblichen vier Auslandreisen bereits feststanden. Von der Reise nach Barcelona
und Santiago de Compostela werde man sehr viel
lernen, so Lombardi.
„Barcelona und die Sagrada
Familia: Die Kathedrale ist eine originelle Synthese von Kunst und Glaube, die
vom Genie Gaudí stammt. Dieser Ort wird dem Papst die wertvolle Möglichkeit
bieten, seinen Dialog mit der Kunst weiterzuführen. Das ist ein Thema, das er
kürzlich beim Treffen mit den Künstlern in der Sixtinischen Kapelle wieder neu
lanciert hat.“
Auf den Spuren des Jakobswegs hingegen
wird Benedikt ein weiteres Anliegen ansprechen, so Lombardi.
„Santiago de Compostela
ist ein Pilgerort, der Menschen aus allen Ecken der Welt aufnimmt. Gleichzeitig
ist dieser Ort ist auch ein Sinnbild für die christlichen Wurzeln Europas. Dort
wird deutlich, dass es sich bei diesem Begriff nicht nur um eine abstrakte Idee
handelt. Es geht um eine konkrete Erfahrung von so verschiedenen Menschen, die
aber eine gemeinsame Spiritualität teilen. Der Papst wird gemeinsam mit den
Pilgern auf dieser spirituellen Pilgerreise unterwegs sein und zu ihnen und mit
ihnen über Gott sprechen.“ (rv 6)
Österreich: Neue Maßnahmen gegen Missbrauch
Österreichs Bischöfe wollen mit
zusätzlichen Maßnahmen einen noch wirksameren Umgang der kirchlichen
Verantwortungsträger mit Fällen von sexuellem Missbrauch sicherstellen. Bei
ihrer Frühlingsvollversammlung in St. Pölten wurde von der Bischofskonferenz
daher eine österreichweite innerkirchliche Regelung in Auftrag gegeben - das
wird in einer am Freitag veröffentlichten Presseerklärung mitgeteilt.
Die Bischöfe räumen ein, dass in der
Kirche in der Vergangenheit zu Unrecht die Täter oft mehr geschützt worden
seien als die Opfer. Entscheidend sei nun aber ein klarer und konsequenter Umgang
der kirchlichen Verantwortungsträger mit konkreten Verdachtsfällen und
Vorwürfen. Das halten die Bischöfe als verbindliche Verhaltensregel bei
Missbrauchsfällen fest. Die Sorge um die Opfer müsse an erster Stelle stehen.
Entsprechende Konsequenzen für die Täter seien zu ziehen. Basis für die
österreichweite Regelung sollen bereits bestehende Richtlinien sein, wobei die
in der Erzdiözese Wien geltenden Bestimmungen Vorbildcharakter haben. Die
Bischöfe verweisen darauf, dass die Diözesen in den vergangenen 15 Jahren eine
Reihe von Maßnahmen zum Umgang mit sexuellem Missbrauch getroffen haben. In
allen Diözesen bestünden Ombudsstellen für Opfer
sexuellen Missbrauchs in der Kirche.
Verbesserung - Verbessert werden müsse
allerdings noch die österreichweite Vernetzung und Zusammenarbeit der
diözesanen Ombudsstellen. Auch die Männer- und
Frauenorden in Österreich sollen in die Arbeit der diözesanen Ombudsstellen offiziell eingebunden werden. Zur Förderung
von Bewusstseinsbildung und Prävention zur Verhinderung sexuellen Missbrauchs
soll es außerdem vor allem eine verstärkte Aus- und Fortbildung der kirchlichen
haupt- und ehrenamtlichen Mitarbeiter geben. Um all
diese Maßnahmen rasch und effektiv umsetzen zu können, hat die
Bischofskonferenz eine Projektgruppe eingesetzt, die bis zur
Sommervollversammlung der Bischofskonferenz im Juni ein detailliertes
Gesamtkonzept auszuarbeiten hat. (kap 5)
Vatikan: Kein Ja oder Nein zur Gentechnik
Der Vatikan befürwortet oder verurteilt
nicht generell die Gentechnik. Das schreibt die Vatikanzeitung „L’Osservatore Romano“. Einzelne Kirchenvertreter hätten
unterschiedliche Meinungen über Gentechnik. Medien hätten diese Stimmen mit
offiziellen Erklärungen des Heiligen Stuhls oder der Kirche gleichgestellt.
Dies sei aber ein Irrtum, heißt es in der Donnerstagsausgabe.
Italienische Medien hatten den Kanzler
der Päpstlichen Akademie für die Wissenschaften mit der Aussage zitiert, der
Einsatz gentechnisch veränderter Agrarpflanzen sei grundsätzlich eine „positive
Sache“. Insbesondere könne Gentechnik der Bekämpfung des Hungers und nicht
allein wirtschaftlichen Interessen dienen. Kritisch gegen Gen-Pflanzen äußerte
sich hingegen der für Entwicklungsfragen zuständige Kurienkardinal Peter Kodwo Appiah Turkson.
Die katholische Kirche könne keine
„technischen Lösungen“ anbieten, sondern habe den Auftrag, für eine
menschenwürdige Gesellschaft einzutreten, schreibt nun „L’Osservatore
Romano“ unter Berufung auf die Sozialenzyklika „Caritas in veritate“
von Papst Benedikt XVI. Dazu gehöre auch die Anklage gegen den „Skandal des
Hungers in der Welt“. Dessen Ursache liege weniger in einer Knappheit
materieller Ressourcen als in einem Mangel an Solidarität und institutionellen
Lösungen, so das Blatt.
Die Europäische Kommission hatte am
Dienstag den Anbau der gentechnisch veränderten Kartoffelsorte Amflora genehmigt. Entwickelt wurde die Pflanze von dem
deutschen Chemiekonzern BASF. kna 4
Missbrauch im Kloster. Pater gesteht Nutzung von Kinderpornos
Ettal.
Im Zusammenhang mit den Ermittlungen um sexuellen Missbrauch am
Benediktiner-Internat Kloster Ettal hat ein Pater das
Herunterladen von kinderpornografischen Filmen aus dem Internet eingeräumt. Wie
der vom Erzbischöflichen Ordinariat München und Freising mit der internen
Aufklärung der Vorwürfe beauftragte Rechtsanwalt Thomas Pfister am Freitag
sagte, fanden die Durchsuchungen der Münchner Staatsanwaltschaft im Kloster am
Mittwoch wegen der Ermittlungen um Kinderpornos statt.
Nach Angaben des Benediktinerpaters
Johannes Bauer wurde der beschuldigte Geistliche "mit sofortiger Wirkung
von allen pädagogischen und seelsorgerischen Aufgaben entbunden". Er wolle
sich von einem "namhaften Spezialisten" untersuchen lassen und
anschließend in Therapie gehen.
Gegen Ordensbrüder aus Ettal gibt es bislang Vorwürfe von etwa 20 Personen, die
angegeben hatten, als Schüler geschlagen oder missbraucht worden zu sein. Einem
mittlerweile gestorbenen Pater, der trotz der Beschuldigungen noch bis 2004 an
der Klosterschule unterrichtet hatte, werden Übergriffe in den 70er und 80er
Jahren vorgeworfen.
Bei zwei anderen Mönchen sollen sich
die Übergriffe bis 1990 ereignet haben. Ein Ordensbruder soll 2005 Schüler im
Gesicht, am Oberkörper, den Armen und Beinen gestreichelt und sie auf seinem
Schoß sitzengelassen haben. Er wurde daraufhin nach
Wechselburg versetzt, wo er aber dennoch in der Jugendarbeit eingesetzt wurde.
Kinder in Schule und Internat des
bayerischen Klosters Ettal sind früher oftmals jahrelang
körperlicher Züchtigung und sexuellem Missbrauch ausgesetzt gewesen. Das hat
der von der Benediktiner-Abtei eingesetzte Sonderermittler Thomas Pfister am
Freitag in Ettal mitgeteilt.
Die erschütternden Vorgänge in
vergangenen Jahrzehnten seien zwar verjährt. Wenn sie aber von weltlichen
Gerichten verhandelt worden wären, hätten sie wahrscheinlich zu jahrelangen
Haftstrafen geführt. Eine systematische Kultur des Wegschauens und
Verschweigens im Kloster habe den Tätern ihr Treiben erleichtert. (ddp/dpa 5)
Chile: Umfangreicher Hilfseinsatz
Kirchliche Hilfswerke bereiten sich auf
einen umfangreichen Hilfseinsatz für Chile vor. Nach dem Erbeben der Stärke 8,8
am Wochenende sprechen chilenische Behörden inzwischen von mehr als 800 Toten,
viele gelten noch als vermisst. Das Hauptproblem sei, angesichts zerstörter
Straßen, Brücken und Flughäfen die Hilfe zu den Opfern zu bringen, sagte
Staatspräsidentin Michelle Bachelet am Mittwoch. Das
bestätigt uns auch Pater Modesto Venturini in Chile.
Er befindet sich in der zerstörten Stadt Talca etwa 250 Kilometer südlich der
Hauptstadt Santiago.
„Ich habe viele zerstörte Kirchen
gesehen. Viele alte Häuser waren aus Lehm. Die sind jetzt alle zermalmt. Die
Schwierigkeiten bestehen also einerseits darin, dass man nicht zu den Opfern
hingehen kann, weil die Zugangswege nicht passierbar sind. Und andererseits
wissen viele Erdbebenopfer selber nicht, wohin sie gehen sollen. Wir sind Missionare
der Kongregation der Heiligen Familie Nazareths und führen zwei Schulen in
Talca. Uns zerbricht das Herz, wenn wir jetzt auch noch mit ansehen müssen, wie
hier geplündert wird.“
Das Militär gehe aber mit harter Hand
gegen Plünderer vor, so Pater Venturini.
„Doch vorerst müssen wir alles dafür
tun, dass die Menschen hier Nahrung bekommen. Das scheint mir das Hauptproblem
zu sein. Wir sind als Gläubige nicht pessimistisch. Es gibt ohne Zweifel
Schwierigkeiten, mit denen wir uns auseinandersetzen müssen, aber wenn wir
gemeinsam den Wiederaufbau angehen, dann bin ich sehr zuversichtlich, dass wir
etwas Positives bewirken können.“ (ap/zenit 4)
Großbritannien: Bischöfe für breite Wertedebatte
Die katholischen Bischöfe von England
und Wales wollen die britischen Parlamentswahlen für eine breite Wertedebatte
nutzen. In einer am Mittwoch in London vorgelegten Erklärung mit dem Titel „Das
Gemeinwohl wählen“ appellieren die Kirchenführer an die Bevölkerung, zum Aufbau
einer gerechten Gesellschaft beizutragen. Das Papier sei keine Wahlempfehlung,
sondern wolle lediglich einen Hintergrund schaffen, um Fragen zu behandeln, die
die Wahl dominieren werden, so der Vorsitzende der Bischofskonferenz von
England und Wales, Erzbischof Vincent Nichols.
„Die zentrale Botschaft ist, dass die
kommenden Wahlen dazu genutzt werden sollten, das Positive in der englischen
Gesellschaft hervorzuheben. Die Engländer sind großzügig und immer darauf
bedacht, sich für das Gemeinwohl einzusetzen. Das muss aber kontinuierlicher
geschehen als bisher. Und das wollen wir mit unserem Papier bewirken. Gerade in
einer Zeit der globalen Krise ist es wichtig, dass Vorschläge erarbeitet
werden, die der Zeit, in der wir leben, einen Sinn geben.“ kna
4
Anklage will siebeneinhalb Jahre Haft. Früherer Rentamtsleiter bietet Bistum 3,8 Millionen Euro
Die Limburger Staatsanwaltschaft
fordert siebeneinhalb Jahre Haft für einen ehemaligen Bistums-Mitarbeiter, der
mehrere Millionen Euro Kirchengeld veruntreut haben soll. Der Angeklagte haben gewerbsmäßig Geld entwendet und sich ein
beträchtliches Vermögen verschafft, sagte der Staatsanwalt in seinem Plädoyer
vor dem Landgericht.
Seine Vertrauensstellung als Leiter
eines kirchlichen Rentamts habe der 55 Jahre alten
Angeklagten grob missbraucht. Für Untreue sieht das Strafgesetzbuch bis
zu fünf Jahre Haft vor, in schweren Fällen können zehn Jahre verhängt werden.
Zuvor hatte der Angeklagte dem
katholischen Bistum 3,8 Millionen Euro als Wiedergutmachung angeboten. Das
berichtete ein Notar als Zeug. Bei ihm hatten der Rechtsbeistand des früheren Rentamtsleiters und das Bistum eine Einigung vorbereitet.
Die Kirche will so einen teuren Zivilprozess vermeiden, um wieder an ihr Geld
zu kommen.
Der Angeklagte hofft auf Milde, denn
wegen der Veruntreuung in Millionenhöhe drohen ihm zehn Jahre Haft. Für den
Freitagnachmittag waren die Plädoyers geplant. Faz.net 5
Deutschland: Islamrat nicht mehr bei Islamkonferenz
Der Islamrat
scheidet aus der Deutschen Islamkonferenz (DIK) aus. Das Bundesinnenministerium
hatte dem Islamrat nur eine „ruhende Mitgliedschaft“
ohne aktive Teilnahme an den Diskussionen angeboten. Dies komme für den Verband
„nicht in Frage“. Man wolle keine Ergebnisse mittragen, an denen man nicht
mitgewirkt habe. Laut Islamrat begründete das
Bundesinnenministerium seinen Schritt mit dem laufenden Ermittlungsverfahren
gegen die türkisch-nationalistische „Islamische Gemeinschaft Milli Görüs“ (IGMG), die bei weitem größte Mitgliedsorganisation
des Verbands. Dabei geht es um zweifelhafte Geldgeschäfte von
IGMG-Funktionären.
Die Islamkonferenz braucht nun eine
Neustrukturierung, sagt SPD- Bundestagsabgeordnete Lale Akgün, im Domradio-Interview.
„Die vergangenen Jahre haben gezeigt,
dass die Islamkonferenz eigentlich mehr eine Plauderstunde war. Inhaltliches
Arbeiten fehlte weitgehend. Es ist gut, dass man miteinander gesprochen hat.
Doch jetzt ist es wichtig, dass man sich konkreten Fragen zuwendet. Die Positionen
sind ja klar. Es gibt Islam-Kritiker und es gibt sozusagen orthodoxe Muslime.
Daran wird sich nichts ändern. Wir müssen aber schauen, wie wir aus diesem
Engpass rauskommen.“ (domradio 4)
Misshandlungen im Kloster Ettal. Kinderpornos, Prügel und sexueller Missbrauch
Mindestens hundert Opfer, mehr als zehn
Patres, die systematisch geprügelt haben,
Kinderpornos aus dem Netz: Die Missbrauchsfälle im Kloster Ettal
nehmen immer gewaltigere Dimensionen an. Ein Pater räumt ein, selbst Kinder
"brutal körperlich misshandelt" zu haben - lehnt aber Konsquenzen ab.
Das Ausmaß des Missbrauchsskandals am
Klosterinternat Ettal wird immer erschreckender. Auf
einer Pressekonferenz zeichnet der externe Ermittler Thomas Pfister das Bild
eines Klosters, in dem systematische Gewalt und sexueller Missbrauch in einem
rechtsfreien Raum gedeihen konnten.
Pfister sagt, er habe viele
erschütternde E-Mails von früheren Klosterschülern erhalten. Kinder und
Jugendliche berichten darin davon, wie sie in der Schule und im Internat des
Klosters systematisch körperlicher und seelischer Misshandlung sowie sexuellem
Missbrauch ausgesetzt waren. Der Ermittler sagt, ihm lägen Berichte von
mindestens hundert Opfern vor.
Zudem berichtete Pfister von einem
aktuellen Fall, in dem ein Klostermitglied gestand,
Kinderpornos aus dem Internet heruntergeladen und früher Fotos halbnackter
Schüler ins Internet gestellt zu haben. Dies sei der Hintergrund der
staatsanwaltschaftlichen Ermittlungen im Kloster Mitte der Woche gewesen.
Offenbar wurde auch ein Pater sexuell missbraucht. Er sei dazu mit einem
früheren Ettaler Ordensmitglied im Gespräch, der sich
an ihn gewandt habe, berichtete Pfister.
Der Sonderermittler sagte, es habe
früher deutlich mehr als zehn Patres gegeben, die
systematisch geprügelt hätten. Die Mehrzahl der Geistlichen im Kloster habe
zwar nicht selbst geprügelt, durch ihr systematisches Schweigen hätten sie den
anderen aber erst einen rechtsfreien Raum für ihre Vergehen geschaffen. Pfister
sprach von schweren Schlägen, Massenbestrafungen und anderen massiven Vergehen.
Opfer hätten von schweren, "voll
durchgezogenen" Schlägen, Massenbestrafungen für Nichtigkeiten und anderen
massiven Vergehen berichteten. Ein Opfer sei nach eigenen Angaben mit einem
Bambusstock geschlagen worden, bis dieser abbrach. Der Junge habe danach auf
die Krankenstation gemusst. Ein anderer Ehemaliger sagte, er habe manche Patres als Sadisten oder krankhaft impulsive Schläger in
Erinnerung.
Eklat bei der Pressekonferenz - Den
Berichten zufolge befand sich auch ein ehemaliger amerikanischer Soldat unter
den Patres. Dieser sei als Marine im Koreakrieg
gewesen und dort traumatisiert worden. Ein Schüler bezeichnete ihn als „den
Schlimmsten von allen“. Zur Frage der Glaubwürdigkeit der Vorwürfe sagte
Pfister, er werde Tag und Nacht von Nachrichten überhäuft. Bisher sei noch
keine Einzige dabei gewesen, bei der er hätte sagen müssen, dies sei
offensichtlicher Unsinn.
Pater Johannes Bauer, der Cellerar des Klosters - eine Art Wirtschaftsverwalter -,
räumte auf der Pressekonferenz ein, selbst in den 1980er Jahren Kinder
"brutal körperlich misshandelt" zu haben. Er habe Kinder mit der Hand
aber auch mit einem Bügel verprügelt. Bauer bat um Vergebung, einen Rücktritt
lehnte er aber ab. Seine Aufgaben hätten nichts mehr mit Kindern zu tun.
Zu einem Eklat bei der Pressekonferenz
kam es, als der kommissarische Schulleiter sich zu Wort meldete und sagte, die
Kopfnüsse seien nur leicht und mehr zum Spaß gewesen. Pfister widersprach ihm
entschieden und warf ihm Vertuschung vor. Der Sonderermittler betonte, er habe
selbst mit den Kindern gesprochen und diese hätten ihm gesagt, dass die Schläge
sehr weh getan hätten.
Die Ettaler
Vorgänge in vergangenen Jahrzehnten sind nach den Worten des Sonderermittlers
zwar verjährt. Wenn sie aber von weltlichen Gerichten verhandelt worden wären,
hätten sie wahrscheinlich zu jahrelangen Haftstrafen geführt, sagte Pfister.
Derzeit ermittle die Staatsanwaltschaft
in drei Fällen, sagte er. Dabei gehe es um einen Fall aus dem Jahr 2005, bei
dem aber noch unklar sei, ob sich der Vorwurf des sexuellen Missbrauchs
erhärte. Daneben nannte Pfister die Kinderpornografie, und einen Fall von
Körperverletzung aus dem Jahr 2009. Dabei soll ein früher für Prügel bekannter
Lehrer zwei jungen Schülern Kopfnüsse gegeben haben und einem von ihnen auf den
Zeh getreten sein.
Der Missbrauchsskandal in der
katholischen Kirche zieht auch andernorts immer weitere Kreise. Bei den
Regensburger Domspatzen sind offenbar zwei ehemalige leitende Geistliche
verwickelt. Die beiden Männer, die bereits 1984 gestorben sind, sollen für ihre
Taten seinerzeit zu Haftstrafen verurteilt worden sein, sagte der Sprecher des
Regensburger Bistums, Clemens Neck.
Unter den fünf Fällen, die bereits an
die Beauftragte für sexuellen Missbrauch des Bistums, Birgit Böhm,
herangetragen wurden, stehen zwei in Verbindung mit dieser Einrichtung. Ein
Geschädigter berichtet über Missbrauchsfälle Anfang der sechziger Jahre. Ein
weiteres Opfer hat über eine Mittelsperson eine Aussage angekündigt. apn/dpa 5
Die Schweizer Bischofskonferenz ist
besorgt über die Lage in Haiti und Chile. Die Oberhirten sprachen darüber anlässlich
ihrer Ordentlichen Vollversammlung, die an diesem Mittwoch in Lugano zu Ende
gegangen ist. Erstmals leitete das Treffen der neue Präsident der
Bischofskonferenz, der Bischof von Sitten Norbert Brunner. Er dankte im Namen
der gesamten Konferenz dem abtretenden Präsidenten, Bischof Kurt Koch, für die
großen Verdienste in diesem Amt.
Gewalt gegen Christen Die Schweizer
Bischöfe teilen die Sorge über die Gewalt gegen Christen und andere
Minderheiten im Irak und appellieren an Institutionen und Gruppierungen vor
Ort, sich für den Schutz der Minderheiten des Landes zu engagieren und diesen
wirksam zu garantieren. Das schreibt die Bischofskonferenz in einer
Pressemitteilung an diesem Donnerstag. Dazu rufen sie die Christen in der
Schweiz zum Gebet für den Frieden im Irak auf. Auch den Christen in anderen
Ländern sichern die Bischöfe ihre Solidarität zu. In Ägypten befänden sich die
Christen wie in Indien, Nigeria und andern Ländern in einer bedrängten
Situation. In der Schweiz habe die Abtei Saint-Maurice besondere Beziehungen zu
den Kopten Ägyptens.
Suizidbeihilfe - Bezüglich
innerschweizerischer Themen beschäftigte sich die Versammlung mit dem Vernehmlassungsverfahren zur allfälligen Revision des
Strafgesetzbuches betreffend die Beihilfe zum Selbstmord. Dabei machte sich die
Bischofskonferenz die Stellungnahme der Experten der bischöflichen
Bioethikkommission zu Eigen und sprach sich für ein Verbot der organisierten
Suizidbeihilfe aus. (pm 4)
Missbrauch bei Regensburger Domspatzen. Zwei Geistliche bereits verurteilt
Hamburg. Der Missbrauchsskandal, der
die katholische Kirche erschüttert, hat jetzt auch die weltberühmten
Regensburger Domspatzen erreicht. Zwei frühere leitende Geistliche des
Knabenchors sollen wegen sexuellen Missbrauchs zu Haftstrafen verurteilt worden
sein. Beide Männer seien 1984 gestorben, erklärte ein Sprecher des Bistums
Regensburg.
Dort soll eine Kommission jetzt alte
Akten und Archive durchgehen. Insgesamt liegen dem Bistum mehrere Hinweise auf
Fälle zwischen den Jahren 1958 und 1973 vor. An diesem Freitag sollen weitere
Informationen bekanntgegeben werden.
Aktuelle Fälle lägen der Diözese aber
nicht vor, hieß es. Es sei jedoch nicht ausgeschlossen, dass es weitere Täter
gibt und diese noch im Dienst seien.
Der eine Verdächtige, ein ehemaliger
Religionslehrer und stellvertretender Institutsleiter, wurde 1958 aus dem
Dienst am Domspatzen-Gymnasium entfernt. Laut einem damaligen Zeitungsbericht
soll er "mit zweien seiner Schützlinge bei unsittlichen Handlungen ertappt"
worden sein, berichtete Bistumssprecher Clemens Neck.
Der andere Geistliche war wenige Monate
auch Internatsleiter, er soll 1971 verurteilt worden sein. Er soll sich in der
Zeit bis Ende der 1960er Jahre an mindestens einem Opfer vergangen haben. Ob
dies im Internat der Domspatzen war oder an einem anderen Ort, ist indes noch
unklar. Der 1916 geborene Mann war unter anderem auch in Straubing und Weiden
tätig.
Mehrere Opfer haben sich inzwischen bei
dem Bistum gemeldet. Neben den sexuellen Missbrauchsfällen gibt es Hinweise auf
schwerste körperliche Misshandlungen in der früheren Domspatzen-Vorschule in Etterzhausen nahe Regensburg und im Weidener
Studienseminar. Das Bistum will einen Rechtsanwalt mit der Aufklärung der
Vorwürfe beauftragen. In zwei Wochen will das Ordinariat einen Zwischenbericht
vorstellen. Betroffene sollen sich bei der von der Bistumsleitung eingesetzten
Beauftragten für sexuellen Missbrauch melden.
Die Domspatzen, die weltweit auftreten,
haben in Regensburg ein eigenes Musikgymnasium und Internat. Von 1924 bis 1963
war Theobald Schrems Domkapellmeister, von 1964 bis
1994 leitete der Bruder von Papst Benedikt XVI., Georg Ratzinger, die
Domspatzen. Ratzinger (86), hat nach eigenen Angaben keine Kenntnis über
Missbrauchsfälle bei dem weltberühmten Knabenchor. Das sagte der Bruder von
Papst Benedikt XVI. dem Bayerischen Rundfunk in Regensburg.
Bericht zu Kloster Ettal
erwartet
Ebenfalls an diesem Freitag wird mit
Spannung der vorläufige Abschlussbericht zu den sexuellen Übergriffen im
bayerischen Kloster Ettal erwartet. Nach
Informationen des "Münchner Merkur" (Freitag) soll es bei der Razzia
der Staatsanwaltschaft in dieser Woche in der Abtei um Kinderpornografie
gegangen sein. Ein Mönch soll eingeräumt haben, dass er entsprechende Filme aus
dem Internet geladen hat. Das Kloster, zu dem ein Internat und ein Gymnasium
gehören, hatte mindestens zwei Missbrauchsfälle eingeräumt.
Der zurückgetretene Abt des Klosters Ettal, Barnabas Bögle, und der
aus dem Amt geschiedene Schulleiter Maurus Kraß hatten Papst Benedikt XVI. um eine "Apostolische
Visitation" gebeten. Diese Untersuchung eines päpstlichen Beauftragten ist
eine eher seltene Maßnahme. Eine Entscheidung über das Gesuch stand in Rom noch
aus.
Papst-Audienz für Zollitsch
am 12. März - Der Vorsitzende der Deutschen Bischofskonferenz, Robert Zollitsch, wird am nächsten Freitag im Vatikan den Papst
treffen. Das bestätigte ein Sprecher der Bischofskonferenz in Bonn. Es handele
sich um eine der regelmäßigen Audienzen nach der alljährlichen
Frühjahrskonferenz der deutschen Bischöfe. Diesmal werde auch über sexuellen
Missbrauch gesprochen, sagte der Sprecher. Zollitsch
werde vier Tage in Rom sein.
Schwerwiegende Fälle auch bei
Kapuzinern - Auch der Direktor eines Studienseminars der Kapuziner im
bayerischen Burghausen (Bistum Passau) soll sich an Jugendlichen vergangen
haben. Das teilte die Provinz der Bayerischen Kapuziner in München mit. Bei den
Fällen handle es sich um "schwerwiegende Übergriffe" aus dem Schuljahr
1984/85, sagte der Leiter des Ordens in Bayern, Pater Josef Mittermaier. Die
Fälle wurden zwar 1991 juristisch verfolgt, waren aber bereits damals verjährt.
Die Bistumsleitungen und der Vatikan seien informiert gewesen. Nach mehreren
Versetzungen wurde der Pater 2009 von allen priesterlichen Aufgaben entbunden.
Die Kapuziner gaben das Studienseminar in den 90er Jahren auf.
Im Bistum Limburg bekräftigte Bischof
Franz-Peter Tebartz-van Elst
noch einmal, "rückhaltlos alles für die Aufklärung" tun zu wollen.
Fünf Priester, von denen drei gestorben
sind, sollen sich an Jungen und Mädchen vergangen haben. Die Fälle reichen bis
in die 40er Jahre zurück.
Nach Angaben der Staatsanwaltschaft
Limburg wurden gegen die zwei lebenden Verdächtigen Ermittlungsverfahren
eingeleitet. Im ebenfalls hessischen Bistum Fulda gibt es zwei Verdachtsfälle,
die schon länger zurückliegen, bestätigte die Bischöfliche Pressestelle. Die
Staatsanwaltschaft sei eingeschaltet. Allerdings wusste die Behörde in Fulda
nichts von Ermittlungen. (dpa 5)