Notiziario religioso  8-9  Marzo  2010

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Inhaltsverzeichnis

1.       Lunedì 8. Il commento al Vangelo. “Nessun profeta è bene accetto in patria”  1

2.       Martedì 9. Il commento al Vangelo. Il perdono  1

3.       Papa: "Il battesimo non è sufficiente"  2

4.       Benedetto XVI: «Senza volontariato, il bene comune e la società non durano a lungo»  2

5.       Wojtyla, rallenta la beatificazione: dubbi sulla guarigione della suora  2

6.       Fuga dall'ora di religione in 700mila fuori dall'aula  3

7.       CCEE. Chisinau: le Chiese in minoranza nel Sud Est dell' Europa  3

8.       I Gentiluomini del Papa, lustrini e croci come a corte  4

9.       Da Boffo alle violenze: per Benedetto XVI è davvero Quaresima  4

10.   Conferenza al Pe su protezione domenica  4

11.   Pedofilia. L’Osservatore: rigore e coraggio  5

12.   L’accoglienza dei migranti. Una nota dei vescovi dell’Emilia Romagna  5

13.   Il vescovo di Ratisbona: casi di abusi nel coro diretto dal fratello del Papa  5

14.   Vescovo di Ratisbona: casi pedofilia non in periodo di Georg Ratzinger 6

15.   Ratisbona. Padre Georg non crede alle accuse: «Sono disposto a testimoniare»  7

16.   Ecumenismo.  Fratelli di fede. Concluso ad Ancona il convengo dei delegati diocesani 7

17.   On line verso Pasqua. "Face to face…": un progetto a Castellaneta  7

18.   Invito alla responsabilità. I rapporti internazionali nel cammino verso la Settimana Sociale  8

19.   Triveneto. Nella pubblica agorà. Il "Dies Academicus" della Facoltà teologica  9

20.   Per i sacerdoti “malati”, ci sono i Venturini 9

21.   Nigeria: scontri tra cristiani e musulmani, almeno 200 morti, in centinaia in fuga  9

22.   IRAQ. I 48 candidati cristiani. Gli iracheni al voto  10

 

 

1.       Papst: „Ehrenamt ersetzt Staat nicht“  10

2.       Polen: Katholische Wochenzeitschrift verurteilt 10

3.       Vatikan: Pädophilie-Vorwürfe werden „sehr ernst“ genommen  11

4.       Deutschland/Schweiz: Kirche steht schlecht da  11

5.       Papst: „Seid denen nahe, die von Sekten umworben werden“  11

6.       Vatikan: Welches Wunder?  11

7.       Katholische Kirche und Kindesmissbrauch. Ein Zwischenruf durchbricht die Strategie  12

8.       Kloster Ettal. "Zu meiner eigenen Schande"  12

9.       Missbrauch in Ettal und Regensburg. Wie sich der Schulleiter nachts die Knaben holte  13

10.   Schweiz: Heiliger Krieg ist nicht möglich  14

11.   Kindesmissbrauch in katholischer Kirche. Dutzende Opfer, ein Dutzend Verdächtige  14

12.   Wie kommt die katholische Kirche aus dem Stimmungstief. Es fehlt der Ritus  15

13.   Vatikan: Fastenpredigt über „Verwalter der Geheimnisse Gottes“  15

14.   Lombardi: „Der Papst auf dem Weg“  15

15.   Österreich: Neue Maßnahmen gegen Missbrauch  15

16.   Vatikan: Kein Ja oder Nein zur Gentechnik  16

17.   Missbrauch im Kloster. Pater gesteht Nutzung von Kinderpornos  16

18.   Chile: Umfangreicher Hilfseinsatz  16

19.   Großbritannien: Bischöfe für breite Wertedebatte  16

20.   Anklage will siebeneinhalb Jahre Haft. Früherer Rentamtsleiter bietet Bistum 3,8 Millionen Euro  17

21.   Deutschland: Islamrat nicht mehr bei Islamkonferenz  17

22.   Misshandlungen im Kloster Ettal. Kinderpornos, Prügel und sexueller Missbrauch  17

23.   Schweiz: Besorgte Bischöfe  17

24.   Missbrauch bei Regensburger Domspatzen. Zwei Geistliche bereits verurteilt 18

 

 

 

 

Lunedì 8. Il commento al Vangelo. “Nessun profeta è bene accetto in patria”

 

"Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Il Pane della Parola di Dio. Il vangelo della liturgia odierna (Lc 4,24-30) commentato da P. Lino Pedron 

 

  24 Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. 25 Vi dico anche:

  c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso

  per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26 ma a

  nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. 27

  C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di

  loro fu risanato se non Naaman, il Siro».

  28 All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; 29 si

  levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del

  monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. 30

  Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

Invece di aprirsi nella fede e lasciarsi coinvolgere nel dono di Dio, i suoi

compaesani si bloccano e si irritano. Il messaggio viene accolto, ma il

messaggero viene rifiutato. Il rifiuto nasce perché il messaggero pretende di

essere ascoltato come inviato da Dio. La patria di Gesù lo rifiuta perché è un

cittadino qualunque e non porta prove per sostenere la sua pretesa di essere

l’Inviato da Dio.

Gli abitanti di Nazaret vogliono un segno che dimostri che Gesù è veramente il

Salvatore promesso; pretendono che Dio dimostri la missione del suo profeta in

un modo che piaccia a loro: in altre parole, tentano Dio. Ma l’agire di Gesù non

è influenzato da ciò che gli uomini pretendono: fa soltanto ciò che Dio vuole.

Il profeta non agisce di sua iniziativa, ma è a disposizione solamente di Dio

che l’ha mandato. Nell’Antico Testamento Dio ha disposto che Elia ed Eliseo non

portassero il loro aiuto miracoloso ai loro connazionali, ma a dei pagani

stranieri. A Gesù non è concesso di compiere miracoli nella sua città, ma a

Cafarnao. Dio distribuisce la sua salvezza secondo la sua insindacabile volontà,

perché la salvezza è grazia e non può essere pretesa per nessun motivo.

Gesù non prova di sé con i miracoli; per questo gli abitanti di Nazaret si

sentono in diritto, o addirittura obbligati, a condannarlo a morte come

bestemmiatore. La punizione della bestemmia si iniziava spingendo all’indietro

il colpevole, per mezzo dei primi testimoni, il fino a farlo cadere da

un’altura.

Tutta l’assemblea della sinagoga di Nazaret giudica Gesù, lo condanna e cerca di

eseguire immediatamente la sentenza. Si preannuncia l’insuccesso di Gesù in

mezzo al suo popolo.

Egli verrà escluso dalla comunità del suo popolo, condannato come bestemmiatore

e ucciso. Ma l’ora della sua morte non è ancora giunta. Della sua vita e della

sua morte dispone Dio.

Nazaret viene abbandonata per sempre. Gesù prende la strada verso altre terre. I

testimoni delle sue grandi opere non saranno i suoi concittadini, ma gli

estranei, i pagani. Dio può suscitare figli di Abramo dalle pietre del deserto.

Il modo in cui Gesù ha scandalizzato i "suoi" di allora è identico a quello con

cui scandalizza i "suoi" di oggi. La tentazione di addomesticare Cristo è di

tutti e di sempre, ma Gesù non si lascia intrappolare: o lo si accoglie nel modo

giusto o se ne va. De.it.press

 

 

 

 

Martedì 9. Il commento al Vangelo. Il perdono

 

"Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Il Pane della Parola di Dio. Il vangelo della liturgia odierna (Mt 18,21-35) commentato da P. Lino Pedron 

 

  21 Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò

  perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». 22 E

  Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.

  23 A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con

  i suoi servi. 24 Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era

  debitore di diecimila talenti. 25 Non avendo però costui il denaro da

  restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli

  e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. 26 Allora quel servo,

  gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti

  restituirò ogni cosa. 27 Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare

  e gli condonò il debito. 28 Appena uscito, quel servo trovò un altro servo

  come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva:

  Paga quel che devi! 29 Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava

  dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30 Ma egli non volle

  esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il

  debito.

  31 Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a

  riferire al loro padrone tutto l'accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare

  quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito

  perché mi hai pregato. 33 Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo

  compagno, così come io ho avuto pietà di te? 34 E, sdegnato, il padrone lo

  diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto.

  35 Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete

  di cuore al vostro fratello».

Pietro ritiene di entrare ampiamente nello spirito di Gesù perdonando sette

volte. Anche i rabbini discutevano questa questione; partendo da Amos (2,4), da

Giobbe (33,29) e dalla triplice preghiera di Giuseppe (Gen 50,17) pensavano che

si potesse arrivare a perdonare fino a tre volte.

La risposta di Gesù è chiara. Rovesciando il canto di Lamech: "Sette volte sarà

vendicato Caino, ma Lamech settanta volte sette" (Gen 4,24), Gesù svela le

risorse insospettate di misericordia generate dall’avvento del regno dei cieli.

Davanti a Dio tutti siamo debitori insolvibili. La parabola di oggi ci insegna

che il perdono di Dio è il motivo e la misura del perdono fraterno. Dobbiamo

perdonare senza misura perché Dio ci ha perdonato senza misura. Il perdono ai

fratelli è segno dell’efficacia del perdono di Dio in noi: se non perdoniamo,

non abbiamo accolto realmente il perdono di Dio. Il servo è condannato perché

tiene il perdono per sé e non permette che il suo perdono diventi gioia per gli

altri. Bisogna imitare il comportamento di Dio (Mt 5,43-48).

Il fondamento del mio rapporto con l’altro è l’imitazione del rapporto che Dio

ha con me. Gesù ha detto di amarci a vicenda come lui ha amato noi (Gv 13,34); e

Paolo dice di graziarci l’un l’altro come il Padre ha graziato noi in Cristo (Ef

4,32).

La giustizia di Dio non è quella che ristabilisce la parità, secondo la regola:

chi sbaglia, paga. E’ una giustizia superiore, propria di chi ama, che è sempre

in debito verso tutti: all’avversario deve la riconciliazione, al piccolo

l’accoglienza, allo smarrito la ricerca, al colpevole la correzione, al debitore

il condono.

Diecimila era la cifra più grossa in lingua greca e il talento la misura più

grande. Diecimila talenti è una cifra enorme. Il talento corrisponde a 36 kg di

metallo prezioso. Diecimila talenti corrispondono a 360 tonnellate di oro o di

argento. Un talento è pari a 6.000 giornate lavorative; 10.000 talenti è pari a

60.000.000 di stipendi quotidiani. Per pagare questo debito il servo dovrebbe

lavorare circa 200.000 anni. La cifra esagerata è in realtà una pallida idea di

ciò che Dio ci ha dato.

Cento danari corrispondono allo stipendio di cento giornate lavorative. Una

cifra discreta, ma del tutto trascurabile rispetto al debito appena condonato di

diecimila talenti.

Pensare al proprio debito condonato ci rende tolleranti verso gli altri e

magnanimi. Perdonare è una questione di cuore: è ricordare l’amore che il Padre

ha per me e per il fratello. De.it.press

 

 

 

Papa: "Il battesimo non è sufficiente"

 

Il pontefice visita una parrocchia romana ed esorta «un maggiore  impegno nella conversione»

 

ROMA - Papa Benedetto XVI rivolgendosi ai fedeli della parrocchia romana di San Giovanni della Croce - dove si trova in visita pasorale - ricorda che le parole del Vangelo di questa terza domenica di Quaresima («Convertitevi, dice il Signore, il regno dei cieli è vicino») rilevano «il tema fondamentale di questo "tempo forte" dell’anno liturgico, ovvero l’invito alla conversione della nostra vita ed a compiere degne opere di penitenza». Il Papa esorta perciò un «maggiore impegno nel cammino di conversione perché è proprio il chiudersi al Signore, il non percorrere la strada della conversione di se stessi, che porta alla morte, quella dell'anima»

 

E sottolinea: «In Quaresima ciascuno di noi è invitato da Dio a dare una svolta alla propria esistenza pensando e vivendo secondo il Vangelo, correggendo qualcosa nel proprio modo di pregare, di agire, di lavorare e nelle relazioni con gli altri. Gesù ci rivolge questo appello non con una severità fine a se stessa, ma proprio perché è preoccupato del nostro bene, della nostra felicità, della nostra salvezza. Da parte nostra, dobbiamo rispondergli con un sincero sforzo interiore, chiedendogli di farci capire in quali punti in particolare dobbiamo convertirci».

 

Il Santo Padre ha sottolineato «la prospettiva della misericordia, mostrando la necessità e l'urgenza del ritorno a Dio, di rinnovare la vita secondo Dio» citando anche San Paolo che «ci esorta a non illuderci: non basta essere stati battezzati ed essere nutriti alla stessa mensa eucaristica, se non si vive come cristiani e non si è attenti ai segni del Signore».

 

Il pontefice ha inoltre auspicato una maggiore apertura della Chiesa ai laici, assegnando a questi ultimi ruoli di maggior responsabilità, il che implica un cambiamento di mentalità anche da parte del clero. E rivolgendosi ai fedeli: «questa Parrocchia si è aperta ai  movimenti ed alle nuove comunità ecclesiali sperimentando nuove forme di evangelizzazione», è questa la strda da percorrere per il Papa che esorta la comunità a continuare sul cammino, coinvolgendo tutte le realtà «in un progetto pastorale unitario. Ho appreso con favore che la vostra comunità si propone di promuovere, nel rispetto delle vocazioni e dei ruoli dei consacrati e dei laici, la

corresponsabilità di tutti i membri del Popolo di Dio». LS 7

 

 

 

 

Benedetto XVI: «Senza volontariato, il bene comune e la società non durano a lungo»

 

Il Papa a Letta e Bertolaso: «Buone le norme italiane sulla Protezione Civile»

Il Pontefice elogia in particolare il ruolo del capo della Protezione Civile

 

MILANO - «Le finalità e i propositi della vostra associazione hanno trovato riconoscimento in appropriate norme legislative, che hanno contribuito al formarsi di un'identità nazionale del volontariato di Protezione Civile, attenta ai bisogni primari della persona e del bene comune». È quanto ha affermato Benedetto XVI durante l'udienza ai dirigenti e a settemila volontari della Protezione Civile, presenti il capo dipartimento Guido Bertolaso e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.

ELOGIO DI BERTOLASO - Il Papa ha elogiato in particolare l'operato di Bertolaso: «Ringrazio il sottosegretario Guido Bertolaso per le cortesi parole che mi ha rivolto a nome di tutti e per ciò che fa per la società civile» ha sottolineato il Pontefice. Nel suo discorso, Benedetto XVI ha ringraziato il sistema della Protezione Civile per l'aiuto offerta ad importanti appuntamenti organizzati dalla Chiesa. «Come non pensare con ammirazione - si è chiesto - ai tanti volontari e volontarie che hanno garantito assistenza e sicurezza alla folla sterminata di giovani, e non solo, presente all'indimenticabile Giornata Mondiale della Gioventù del 2000, o venuta a Roma per l'ultimo saluto al Papa Giovanni Paolo II?».

IL RUOLO DEL VOLONTARIATO - «Senza volontariato, il bene comune e la società non possono durare a lungo, poichè il loro progresso e la loro dignità dipendono in larga misura proprio da quelle persone che fanno più del loro stretto dovere» ha detto ancora Benedetto XVI. «L'amore del prossimo non può essere delegato - ha aggiunto il Papa -: lo Stato e la politica, pur con le necessarie premure per il welfare, non possono sostituirlo» «Esso richiede e richiederà sempre l'impegno personale e volontario - ha concluso il Pontefice -. Proprio per questo, i volontari non sono dei "tappabuchi" nella rete sociale, ma persone che veramente contribuiscono a delineare il volto umano e cristiano della società». Redazione ondine CdS 6

 

 

 

Wojtyla, rallenta la beatificazione: dubbi sulla guarigione della suora

 

Un medico della consulta: potrebbe non trattarsi di Parkinson - di FRANCA GIANSOLDATI

 

CITTA’ DEL VATICANO - Qualcosa alla Congregazione per le Cause dei Santi sta effettivamente andando storto. Il processo di beatificazione di Papa Wojtyla finora filato via liscio come l’olio, da un po’ di tempo in qua, ha rallentato il passo. Se sulla santità del pontefice polacco nessuno nutre dubbi, sulla guarigione miracolosa della suora francese affetta da Parkinson, sì. A sollevare pesanti interrogativi è stato uno dei quattro medici che fanno parte della consulta dicasteriale incaricata di passare a setaccio le carte sanitarie del fascicolo riguardante la vicenda di Marie-Simone Pierre, la giovane religiosa francese tornata sana come un pesce nell’arco di una notte dopo avere sognato Papa Wojtyla. La presunta guarigione è avvenuta il 2 giugno del 2005, pochi mesi dopo la morte di Giovanni Paolo II. Le consorelle di Marie-Simone hanno raccontato del fatto prodigioso due anni dopo. La malattia (diagnosticata nel 2001) che aveva intaccato la parte sinistra del corpo, era completamente sparita. Le riserve espresse dallo specialista della consulta medica, un luminare della materia, sono state sufficienti per indurre il Prefetto della Congregazione, monsignor Angelo Amato, a richiedere un supplemento di indagine medica. “A volte i pazienti possono essere colpiti da parkinsonismi, fenomeni che offrono una effettiva possibilità di recesso. I parkinsonismi sorgono spesso dopo un trauma, o magari per avere assunto medicinali, ma poi spariscono se si sospende il trattamento. Il Parkinson, invece, non è curabile” filtra da oltre Tevere. Così proprio per evitare ogni potenziale equivoco e valutare in profondità la veridicità scientifica della guarigione della suora, Amato ha incaricato altri due esperti medici di preparare una relazione previa sull’argomento. Un parere ulteriore. Fintanto che il testo non sarà pronto, non sarà possibile andare avanti col riconoscimento del miracolo. Insomma, al momento tutto bloccato. La Consulta medica, infatti, non ha ancora fissato una riunione e così pure quella teologica, quest’ultima necessaria per accertare che il miracolo sia avvenuto per intercessione del Servo di Dio. Fatto sta che il tempo va avanti inesorabile e ormai appare chiaro che la cerimonia di beatificazione non si potrà più fare ad ottobre a novembre, visti i tempi necessari per la preparazione organizzativa di un evento con svariate centinaia di migliaia di fedeli. «Potrebbe essere la prima beatificazione dell’anno prossimo. Tranquilli si farà. Non si capisce il perchè di tanta fretta» chiosano serafici in Vaticano. Più che un giallo, il riconoscimento del miracolo del Parkinson, è una bella grana soprattutto per il prefetto della Congregazione dei Santi. L’argomento è talmente spinoso che monsignor Amato cerca di schivarlo come può, trincerandosi dietro una sfilza di «no comment». Ai giornalisti riserva persino un: «Non seguo questa vicenda». Anche se alla fine ammette: «Stiamo studiando le carte». In Polonia le notizie dello slittamento campeggiano da qualche giorno sui principali quotidiani. In particolare Rzeczpospolita scrive che il riconoscimento dei miracoli non è ancora iniziato. I tempi di attesa della relazione dei medici sono alla causa dell’intoppo. Una cosa sembra sicura: che il miracolo non verrà cambiato, resterà quello della suora francese benchè il Vaticano se solo volesse potrebbe farlo senza difficoltà individuando un’altra guarigione miracolosa tra le tante a disposizione (cosa non difficile visto che i casi segnalati alla Postulazione riguardanti guarigioni straordinarie sono arrivate a quota 241). Un bel record per uno che non è ancora beato. IM 5

 

 

 

Fuga dall'ora di religione in 700mila fuori dall'aula

 

Dati della Cei: 9 alunni italiani su 100 preferiscono fare altro - Il picco nella scuola dell'infanzia. Impennata nelle regioni del Nord - di SALVO INTRAVAIA

 

ROMA - Lenta, ma inesorabile, prosegue la fuga degli alunni dalle aule italiane durante l'ora di religione. La conferma arriva dalla più autorevole fonte in materia: la Conferenza episcopale italiana. Nel corso del 2008/2009, ultimo anno di rilevazione disponibile al momento, 9 alunni italiani su 100 preferiscono uscire dall'aula quando entra l'insegnante di religione. E i primi dati dell'anno in corso mostrano un ulteriore incremento. E mentre il governo, per tagliare il maggior numero di cattedre possibile, si appresta a riempire ulteriormente le classi, quando c'è l'ora di insegnamento confessionale le stesse si spopolano.

 

Un fenomeno che preoccupa non poco le gerarchie vaticane, specialmente al Nord. "Il dato, valutato nella sua dinamica temporale, indica - si legge nell'Annuario 2009 - una lieve ma progressiva flessione nella quota degli studenti avvalentisi che ha totalizzato nell'arco dei 16 anni di rilevazione, una perdita complessiva di poco più di due punti percentuali: 93,5% nell'anno scolastico 1993/94 contro 91% del 2008/09". E quando si prendono in considerazione i dati relativi al Nord le defezioni assumo la dimensione di una vera e propria fuga.

 

"La percentuale attuale dei non avvalentisi (14,9%) segnala ancora una volta una sensibile tendenza all'aumento crescendo, nel breve volgere di un triennio, di quasi un punto percentuale". E passando ai singoli ordini di scuola si scopre che "La disaggregazione per tipo di scuola conferma - continuano i vescovi - che la preoccupante ascesa è ascrivibile, in larga misura, alla scuola dell'infanzia mentre più contenuta appare la crescita sia nella primaria che nella secondaria di primo grado". Mentre nelle classi della scuola superiore, dove il dato è comunque record (25,5%) si profila una lieve contrazione rispetto all'anno precedente.

 

Se le percentuali, ancora provvisorie della Cei, saranno confermate sono oltre 700 mila gli alunni che, mentre i compagni studiano la Bibbia o discutono di tematiche religiose, si dedicano ad altro. Alla scuola materna si sfiora il 7% (quasi un punto in più in 12 mesi), mentre alla primaria l'incremento è di quasi mezzo punto: 5,8%. Nelle classi della scuola media la percentuale è stabile: 7,3%. E al superiore sarebbe addirittura in leggero calo: 14,7% nel 2008/2009 e 15,5% l'anno precedente. Ma il dato è da confermare, spiegano dal Servizio nazionale per l'insegnamento della religione cattolica.

 

Nelle regioni settentrionali, anche per la massiccia presenza di alunni stranieri, i dati si impennano e superano di gran lunga le medie nazionali. Nella scuola dell'infanzia si sfiora quota 13% (12,7, per la precisione), alla primaria siamo oltre il 9% e alla media quasi al 12. Percentuale che raddoppia al superiore: 25,5%. E' la Toscana la regione meno affezionata alla Religione, almeno a scuola. Al momento siamo al 18,3%, ma di questo passo la soglia del 20% non è lontana.

 

Intanto, col nuovo Regolamento sul dimensionamento scolastico, da settembre le classi si riempiranno. Il governo ha infatti innalzato di 0,4 il numero medio di alunni per aula, incrementando anche i tetti massimi che in alcuni casi possono toccare quota 30 alunni. Al superiore, sono oltre 22 in media gli studenti per classe, ma quando entra il prof di Religione si respira: si scende a 18 e al Nord addirittura a 16. LR 6

 

 

 

 

CCEE. Chisinau: le Chiese in minoranza nel Sud Est dell' Europa

 

Si è svolto a Chisinau, in Repubblica di Moldova, l'incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali del Sud-Est europeo dedicato al tema "I diritti dei cattolici nella società dove sono in minoranza. Il contributo dei cattolici alla realizzazione del bene comune nella società: difficoltà e nuove sfide". All'incontro - promosso dal 25 al 28 febbraio, dal Ccee - hanno partecipato rappresentanti di Albania, Bosnia e Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Grecia, Moldavia, Romania, Conferenza Episcopale Internazionale Ss. Cirillo e Metodio e Turchia. In un messaggio inviato al Papa, i vescovi scrivono: "Sentiamo il Tempo di Quaresima che abbiamo iniziato, come segno del nostro vivere quotidiano come Chiese minoritarie che camminano in mezzo a tante prove. Ma sostenuti dalla fede e dalla speranza e rinforzati dalla carità manifestata da tanti fratelli di altri Paesi e da Vostra Santità, siamo sicuri che questo tempo ci è dato come opportunità per rinnovarci nello Spirito Santo".

 

Molto rimane da fare. A vent'anni circa dalla fine dei regimi totalitari nei Paesi del sud-est Europa e nonostante l'avvento della democrazia, "molto rimane da fare specialmente nel campo del riconoscimento dei diritti delle minoranze religiose". È quanto si legge nel comunicato finale diffuso al termine dell'incontro. "Se nella maggioranza dei casi - scrive il Ccee -, i rapporti tra Chiesa e Stato sono stati sanciti da concordati o dalla volontà di regolarizzare giuridicamente la presenza cattolica in questi paesi (ad eccezione della Turchia), spesso accordi e/o concordati sono rimasti carta bianca e faticano ad essere attuati. Pertanto, lo strumento legale non significa automaticamente giustizia e tutela delle minoranze cattoliche, e addirittura in alcuni casi non proteggono le varie comunità dalla stessa violazione dei diritti umani, specialmente di quelli diritti legati alla libertà religiosa e ai diritti istituzionali delle Chiese". Il Ccee rileva inoltre che nella maggior parte dei Paesi presi in analisi, "un grande problema che permane, non solo per i cattolici, ma anche per altre comunità religiose, è la restituzione o la compensazione delle proprietà che sono state nazionalizzate durante il comunismo". Il comunicato dà poi atto a quanto le Chiese, seppure in minoranza, fanno per il bene comune del Paese in cui si trovano. In questo senso è stato d'esempio, la piccola comunità cattolica della Moldova dove i cattolici rappresentano l'1% della popolazione. "Nonostante molto rimanga da fare - afferma il Ccee - la Chiesa cattolica nelle società dove è in minoranza, non sente meno il dovere di contribuire al bene comune e al pieno sviluppo delle società in cui è presente. In alcuni paesi, la partecipazione e l'intervento della Chiesa sui temi del dibattito pubblico è spesso ricercata allorché si discute su temi di natura etica". "L'impegno della Chiesa al servizio delle popolazioni locali è solo la cifra della consapevolezza di essere parte viva di quei territori per i quali ogni giorno sacerdoti, consacrati e laici spendono le proprie risorse materiali e spirituali".

 

Le conclusioni. "Riteniamo - si legge nel documento finale dell'incontro - che la situazione di minoranza in cui ci troviamo possa costituire per tante ragioni, una sfida e un impegno". "È sfida - spiegano - in quanto, all'interno di un mondo con fede e tradizioni diverse, siamo invitati a vivere la nostra fede in modo sempre più responsabile. Siamo chiamati a risolvere il problema dell'identità religiosa e del pluralismo non rinunciando alla nostra verità di fede, ma capaci altresì di cogliere quanto di positivo troviamo nelle altre espressioni religiose. L'atteggiamento pluralista non rende relative le nostre convinzioni ma toglie loro il veleno dell'assolutismo e dell'intolleranza". L'impegno di una minoranza - proseguono i presuli nella conclusione dei lavori di Chisinau, "può essere quello del lievito nella pasta. Si tratta di trasformare, fare crescere, fermentare, ma dall'interno, come testimone, come martire".

 

Esperta di umanità. Secondo mons. Francisco-Javier Lozano, Nunzio Apostolico in Romania e in Repubblica di Moldova, "per dare garanzie effettive alla libertà religiosa, oltre che l'esercizio del culto individuale e comunitario, va assicurata e difesa la sua dimensione pubblica". Il nunzio ha spiegato che "la chiesa non si sente estranea ad alcun problema dell'uomo contemporaneo". "È una Chiesa che con umiltà e convinzione si sente esperta in umanità" e "con questo spirito" chiede che le sia riconosciuta una "dimensione pubblica", credendo "sempre e comunque" che il dialogo, pur difficile, è "sempre possibile e perciò necessario". È quanto ha sottolineato anche mons. Aldo Giordano, l'Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa: "La Chiesa - ha detto - è consapevole che la sua competenza non riguarda le soluzioni tecniche, politiche, economiche, sociali, ma sa di avere il grave compito di essere 'coscienza sociale", in quanto esperta dell'uomo. Per questo compito la Chiesa richiede uno spazio pubblico".  Sir eu

 

 

 

I Gentiluomini del Papa, lustrini e croci come a corte

 

Presenziano alle cerimonie ufficiali e stringono le mani ai capi di Stato

personalita' e benemerenze

 

CITTÀ DEL VATICANO— I Gentiluomini di Sua Santità sono dignitari di corte: la Corte Pontificia non c’è più, ma loro ci sono sempre e — anzi — hanno cominciato a esistere, con questo nome, proprio quando la Corte fu abolita da quel «modernista» di Paolo VI nel 1968, data simbolica se altra mai. Misteri del Vaticano, dove i nomi durano più delle cose e a volte si cambia il nome per non cambiare la cosa. Con Bush Il presidente americano George W. Bush saluta i Gentiluomini di Sua Santità nel 2007 La dicitura ufficiale li qualifica come «dignitari laici della Famiglia Pontificia». Per Famiglia Pontificia si intende il giro più stretto, si direbbe «quotidiano», dei collaboratori del papa. Ne fanno parte personaggi importanti, come il Sostituto alla Segreteria di Stato e il Segretario per i rapporti con gli Stati; altri meno importanti, come i cerimonieri; e altri senza alcuna importanza e però più numerosi e tra questi i Gentiluomini. I

Gentiluomini non si sa che fanno, né si sa come ci si diventa. Svolgono mansioni inesistenti — diciamo: nominali— o che esistono pochissimo, del tipo «partecipano a». Ma stanno là pieni di dignità, nelle anticamere, nelle cerimonie e nelle udienze papali, a memoria di funzioni e titoli della Corte di un tempo. Eccoli per esempio ben allineati, in numero di otto, nel Cortile di San Damaso, a «porgere il benvenuto» agli ospiti delle visite ufficiali, poniamo il presidente Obama o la Regina Elisabetta. Il Prefetto della Casa Pontificia, che è un arcivescovo, presenta con gesto deferente all’ospite i Gentiluomini a uno a uno, belli lustri nei loro frac e gilet a doppio petto con sei bottoni, sparato bianco e cravatta a fiocco, collare d’oro. Li presenta per nome come fossero personaggi importanti e l’ospite — vagamente intimorito — stringe loro la mano con ogni deferenza, senza riuscire a farsi alcuna idea di chi siano quelle facce e quei nomi onninamente sconosciuti.

 

La loro mansione è così descritta nei manuali della «Corte»: «Partecipano alle cerimonie civili e alle udienze papali, nonché ai ricevimenti di Capi di Stato, Capi di Governo e altre eminenti personalità, come pure degli ambasciatori e ministri che si recano in Vaticano per la presentazione delle lettere credenziali». Partecipano: cioè stanno lì. La loro è una funzione del tutto simile a quella del «pubblico» nei talk show televisivi. Anche la direttiva è la stessa: stare ben vestiti e non mettere lingua. Ma chi viene «ammesso» tra i Gentiluomini di Sua Santità? Questo è il punto che chiarisce come mai vi fosse Angelo Balducci e vi sia Gianni Letta: «Persone che hanno acquisito particolari benemerenze verso la Santa Sede». Non è necessario un titolo nobiliare, ma se c’è aiuta. Più interessante è sapere chi c’era— in quel ruolo— prima dei Gentiluomini, che «esistono» solo dal 1968. «Confluirono» allora in questa nuova categoria di «dignitari» i Camerieri di Spada e Cappa, sia quelli «segreti» (che erano quattro, più i soprannumerari), sia quelli «d’onore» (anch’essi quattro più i soprannumerari, tendenzialmente innumerevoli). Con lo scioglimento dei Corpi Armati Pontifici nel 1970 sempre da parte di quel provocatore papa bresciano che fu Paolo VI, «confluirono» tra i Gentiluomini — nel senso che non si sapeva dove metterli — anche le Guardie d’Onore di Sua Santità e gli Ufficiali della Guardia Palatina. Come si può capire, fu una confluenza notevole. Il Papa teologo rifletta, sulla scia di Paolo VI.  Luigi Accattoli CdS 5

 

 

 

Da Boffo alle violenze: per Benedetto XVI è davvero Quaresima

 

CITTA’ DEL VATICANO - E’ decisamente un tempo di Quaresima per Papa Ratzinger, chiamato dalla Provvidenza a soffrire in silenzio davanti ad una sfilza di dispiaceri. Da sei mesi in qua è un continuo di brutte notizie. Il caso Boffo, la pedofilia tra i preti irlandesi, la questione degli abusi scoppiata in terra austriaca. L’ultimo colpo basso gli arriva dalla sua terra, la Germania, sconquassata al suo interno da scandali legati alla pedofilia tra il clero. E non si salvano nemmeno le sue ex diocesi, quella di Ratisbona, dove Ratzinger ha studiato ed insegnato per anni, dove suo fratello maggiore, don Georg, fino a dieci anni fa dirigeva il coro di voci bianche Domsptazen finito in uno scandalo per abusi sessuali; quella di Monaco dove ha sede l’antichissima abbazia di Ettal, in Baviera. Anche lì, dietro le mura secolari della storica struttura benedettina, avvenivano episodi violenti, morbosi, secondo quando ha denunciato una delle presunte vittime. Gli episodi si riferiscono ad un periodo di trent’anni e non escluderebbero nemmeno l’arco temporale nel quale il pontefice ha ricoperto l’ufficio di vescovo. Tra l’episcopato tedesco c’è sgomento e sono in tanti i cattolici che si chiedono se ne era a conoscenza. La prossima settimana è atteso a Roma il presidente della Conferenza Episcopale, monsignor Zollitsch. All’ordine del giorno non potrà non esserci l’argomento scabroso. Su questi orrori Benedetto XVI è deciso ad andarci fino in fondo, come ha detto e ripetuto in questi anni con una chiarezza cristallina. Deciso a non voler nascondere, ma punire, risanare, prevenire. Ai vescovi dell’Irlanda che ha ricevuto in Vaticano tempo fa ha anticipato l’arrivo di un tempo di purificazione, una purificazione da quella «sporcizia» denunciata già nel 2005, durante la Via Crucis al Colosseo, il giorno del Venerdì Santo, pochi giorni prima d’essere eletto Papa.

F.GIA. im 6

 

 

 

 

Conferenza al Pe su protezione domenica

 

La Commissione europea presenterà a breve una nuova bozza della "Direttiva tempi di lavoro"; per rilanciare il dibattito a livello europeo sulla protezione della domenica come giorno di riposo gli eurodeputati Thomas Mann (EPP, Germania) e Patrizia Toia (S&D, Italia) promuovono con la Konrad-Adenauer Foundation una conferenza il 24 marzo a Bruxelles. L'evento, che si terrà al Parlamento europeo (Rue Wiertz, ore 16.30-19.39), è sostenuto anche da numerosi sindacati europei, da organizzazioni della società civile e dalle Chiese. Sul tema interverranno László Andor, nuovo commissario Ue per l'occupazione e gli affari sociali, e diversi esperti ed europarlamentari. "Nella versione iniziale del 1993 - spiega una nota della Commissione episcopati Comunità europea (Comece) che sostiene l'iniziativa - la direttiva affermava che la domenica doveva essere 'per principio' il giorno di riposo settimanale dei lavoratori europei"; riferimento ritirato nel 1996 dalla Corte europea di giustizia che ha ritenuto "non sufficienti" le ragioni addotte dal legislatore europeo per "stabilire un legame tra la domenica senza lavoro e la protezione della salute dei lavoratori". La Comece rammenta che da allora diversi studi hanno invece dimostrato l'esistenza di un forte legame tra salute dei lavoratori e riposo domenicale. Inoltre, prosegue la nota, "un giorno di riposo settimanale comune a tutta la società consente alle famiglie di trascorrere tempo insieme, e ai cittadini di dedicarsi ad attività culturali, spirituali e sociali". Secondo la Comece, oltre a ciò la domenica "rafforza la coesione sociale delle nostre società, messa a repentaglio dall'attuale crisi economica" e "rappresenta una preziosa conquista che dovrebbe essere riconosciuta come pilastro del modello sociale europeo". Di qui l'invito a sostenere e a partecipare all'iniziativa. Sir eu

 

 

 

 

Pedofilia. L’Osservatore: rigore e coraggio

 

Verrà istituita una commissione di indagine per «andare a fondo»

 

CITTA’ DEL VATICANO - L’Osservatore Romano rompe il silenzio per far chiarezza sulla vicenda degli abusi avvenuti nel coro di Ratisbona. Ci saranno «rigore e un coraggio esemplari». La Santa Sede «non ha nessun timore a fare chiarezza persino sulla base di accuse fino a questo momento non accompagnate da riscontri oggettivi» si legge sul giornale d’Oltretevere che riporta le frasi del portavoce della diocesi, Clemens Neck, il quale ha anche annunciato l’istituzione di una commissione di indagine ad hoc, a conferma che il Papa è deciso ad andare fino in fondo. Tuttavia, si precisa, i casi che erano già noti all’epoca - «e sono da considerarsi chiusi in senso giuridico- non coincidono col periodo dell’incarico col maestro don Georg Ratzinger (1964-1994)». La notizia di un caso di abuso avvenuto negli anni Cinquanta nel convitto dove alloggiavano i coristi era stata diffusa nei giorni scorsi dallo stesso vescovo, monsignor Muller, in una lettera pubblicata sul suo sito in rete, destinata ai famigliari delle vittime. Il presule aveva riferito di essere venuto a conoscenza di un caso per il quale fu condannato il direttore del convitto, nel frattempo deceduto. L’Osservatore ricorda che «agli abusi compiuti in alcuni istituti cattolici tedeschi è stata dedicata anche parte della recente assemblea dei vescovi tedeschi». Si procederà con «la massima trasparenza e serietà». L’obiettivo principale, ripetono al di là del Tevere, al di là del chiarimento da parte della Chiesa «è di rendere giustizia alle eventuali vittime». Della dolorosa questione ne erano a conoscenza in Vaticano che hanno appoggiato l’azione verità del vescovo di Ratisbona. L’auspicio dell’Osservatore è che «altrettanta chiarezza ora venga fatta anche all’interno di altre istituzioni, pubbliche e private, se veramente sta a cuore di tutti il bene dell’infanzia». Intanto nei Sacri Palazzi si stanno ultimando i dettagli per un corso indirizzato ai giovani sacerdoti sulla corretta amministrazione del sacramento della penitenza, in rapporto ai vari casi che possano venire sottoposti al confessore. F.GIA. im 7

 

 

 

L’accoglienza dei migranti. Una nota dei vescovi dell’Emilia Romagna

 

BOLOGNA – I vescovi dell’Emilia Romagna consapevoli che la loro “prima inderogabile missione è di annunciare il Vangelo” e che esso “contiene anche una precisa concezione dell’uomo e di tutta la sua realtà, personale e sociale, che risponde in modo adeguato alle fondamentali esigenze della sua persona”, richiamano il rispetto di quei “valori non negoziabili” cui fanno riferimento Benedetto XVI e la dottrina sociale della Chiesa. Ad essi “patrimonio di ogni persona, perché inscritti nella coscienza morale di ciascuno”, “ogni cristiano deve riferirsi come criterio ineludibile per i suoi giudizi e le sue scelte nell'ordine temporale e sociale”. É quanto si legge in un comunicato dei presuli emiliano romagnoli ai fedeli “in vista delle elezioni regionali del prossimo mese di marzo”, diffuso lo scorso fine settimana.

Il testo li riporta “sinteticamente”, citando “la dignità della persona umana, costituita a immagine e somiglianza di Dio, e perciò irriducibile a qualsiasi condizione e condizionamento di carattere personale e sociale; la sacralità della vita dal concepimento fino alla morte naturale, inviolabile e indisponibile a tutte le strutture e a tutti i poteri; i diritti e le libertà fondamentali della persona: la libertà religiosa, la libertà della cultura e dell’educazione; la sacralità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio, sulla legittima unione cioè fra un uomo e una donna, responsabilmente aperta alla paternità e alla maternità; la libertà d'intrapresa culturale, sociale, e anche economica in funzione del bene della persona e del bene comune; il diritto a un lavoro dignitoso e giustamente retribuito, come espressione sintetica della persona umana; l'accoglienza ai migranti nel rispetto della dignità della loro persona e delle esigenze del bene comune; lo sviluppo della giustizia e la promozione della pace; il rispetto del creato”.

In politica, “persone, raggruppamenti partitici e programmi devono pertanto essere valutati a partire dalla verifica obiettiva del rispetto di questi valori, e la coscienza cristiana rettamente formata - ammonisce la nota - non permette di favorire col proprio voto l’attuazione di un programma politico o la promulgazione di leggi che non siano coerenti con essi, esprimendo questi le fondamentali esigenze della dignità umana. Ricordare i valori non negoziabili richiama “non solo orientamenti doverosi per l'oggi, ma anche un costante cammino educativo”.

 

Gibuti è il nome di una giovane repubblica africana e, allo stesso tempo, della sua capitale nel Corno d’Africa, tra Somalia, Etiopia e Eritrea. Territorio dell’Islam, sbarcato già nel VII secolo dalla vicina penisola Arabica. Puntuale come sempre sbarca ogni giorno, invece, il kat, erba che tutti masticano per ore e inebria il cervello, fa passare la fame, è come una droga... Povertà, disoccupazione, kat, prostituzione: su tutto si distende più volte, magnifico, il canto delle moschee: ”Dio è grande!” Solo la fede, infatti, sostiene questo meraviglioso popolo e una micro-solidarietà tra musulmani quotidiana...

 

In mezzo a loro la presenza di pochi uomini e donne compie miracoli altrettanto quotidiani: sono cristiani. I loro sono gesti di collaborazione, di aiuto o semplicemente uno sguardo o una parola che incoraggiano. Sono suore, giovani volontari, missionari, piccole comunità cristiane, che si fanno in cento nel campo della sanità, dell’insegnamento, dell’aiuto concreto alle varie povertà.

 

In Lettere da Gibuti  ne spiccano alcuni volti, come quelli delle Suore di Gibuti, “donne di carità, di frontiera e di obbedienza”. Tra di loro la figura di suor Anna, anziana donna veneta di gran cuore e altrettanto temperamento, capace, talvolta, di presentarsi alla polizia per fare le sue rimostranze: “Voi trattate come animali questi emigranti!” I poliziotti la ascoltano rispettosamente e restano interdetti. L’impegno delle suore cristiane in questa terra musulmana è assicurare la presenza viva del Vangelo attraverso le attività, ma anche attraverso l’impegno vissuto nella gioia e realizzato nell’amore.

 

Vivere da cristiani in un ambiente musulmano è qualcosa di veramente originale. È la vocazione coraggiosa di una Chiesa povera, minoritaria, senza ambizioni, di un cristianesimo che riscopre il messaggio del Vangelo: la passione per l’uomo, per tutti gli uomini senza distinzioni.

 

Volti e situazioni differenti sono presentati in queste Lettere da gibuti con pennellate rapide, efficaci ed uno sguardo commosso come di eroi in un mondo di umili: sono i discepoli del Signore nella terra del Profeta, appassionati del “dialogo della vita” con un popolo radicalmente differente. Nella terra dove i credenti vivono unicamente la grandezza di Dio, come ricordava Giovanni Paolo II, sono testimonianza di Dio che è Amore.

 

Un tocco poetico si allea sempre ad una riflessione lucida ed efficace nel comprendere una grande verità: “I sistemi si oppongono, gli uomini si incontrano”. La post-fazione di Giulio Albanese, sulla problematica delle Afriche (al plurale), ricorda quanto lo scrittore senegalese Cheick Anta Diop a proposito dei rapporti Nord-Sud: “Non abbiamo avuto lo stesso passato, noi e voi, ma avremo necessariamente lo stesso futuro”.

 

Da un’esperienza di missione è nato questo libro e ne è testimonianza viva, concreta e appassionante. Si fa anche gesto missionario: i diritti di Autore sono inviati alla diocesi di Gibuti per la vita delle piccole comunità cristiane. Diventa strumento utilissimo per le parrocchie, per una sensibilizzazione missionaria e una apertura  sul panorama multireligioso attuale. Anna Bertini, “Presenza” (settimanale  Diocesi di Ancona) 

 

 

 

 

Il vescovo di Ratisbona: casi di abusi nel coro diretto dal fratello del Papa

 

Monsignor Georg Ratzinger: non ne so nulla. Il Vaticano: preso sul serio caso tedesco. Sospeso padre benedettino

 

ROMA - Il vescovo di Ratisbona ha ammesso che sono stati commessi abusi sessuali nell'ambiente del famosissimo coro di ragazzi di Ratisbona all'epoca in cui esso era diretto dal fratello del Papa, monsignor Georg Ratzinger. Il vescovo lo ha scritto in una lettera ai genitori pubblicata sul suo sito internet, specificando che il direttore dell'internato era stato allontanato e condannato.

 

Georg Ratzinger: ignoro casi di abusi. Il fratello di papa Benedetto XVI, Georg Ratzinger di risposta parlando alla radio bavarese Bayerischen Rundfunk ha detto oggi di non essere a conoscenza di casi di abusi sessuali commessi nell'ambiente del coro di ragazzi di Ratisbona, di cui all'epoca era direttore.

 

Due insegnanti sospettati. Sono due gli insegnanti della scuola del coro dei Regensburger Domspatzen sospettati di aver commesso, negli anni '50 e '60, abusi sessuali sui piccoli studenti. È quanto ha dichiarato il portavoce della diocesi di Ratisbona, Clemens Neck, spiegando che è risultato che entrambi i religiosi, che sono morti negli anni '80, sono stati condannati per abusi sessuali in casi non collegati alla scuola. Uno dei sospetti, un ex professore di religione e vice direttore della scuola, fu allontanto nel 1958. Mentre un altro fu direttore del convitto per alcuni mesi e poi fu condannato nel 1971 per abusi sessuali, ha precisato ancora il portavoce della scuola.

 

Santa Sede prende sul serio caso tedesco. «La Santa Sede sta prendendo molto sul serio tutta la vicenda dello scandalo di pedofilia in Germania»: è quanto ha detto il vicedirettore della Sala Stampa Vaticana, padre Ciro Benedettini, il quale però ha precisato che il Vaticano non vuole intervenire direttamente sul caso del coro di Ratisbona.

 

In Vaticano è arrivata la richiesta di inviare un visitatore apostolico, un inviato del Papa, nella Abbazia benedettina di Ettal, in Baviera, dove - secondo accuse recenti- si sarebbe compiuti abusi sessuali tra gli anni sessanta e gli anni ottanta. Nei giorni scorsi, su «pressante richiesta» dell'arcidiocesi di Monaco, sono stati dimessi dalle loro funzioni l'abate Barnabas Boegle, e Maurus Krass, padre priore dell'abbazia e direttore della scuola monastica. Il Vaticano «prende con molta serietà la vicenda», ha detto stamane padre Ciro Benedettini, non dando però una risposta definitiva sull'invio o meno di un «visitatore apostolico». L'abbazia di Ettal, che gode di autonomia giuridica, rientra nella giurisdizione della diocesi di Monaco e Frisinga. Tra il 1979 e il 1982, l'arcivescovo di Monaco era l'attuale pontefice, Benedetto XVI.

 

La direzione del Coro di Ratisbona ha detto di voler fare piena luce su tali fatti. «Siamo fortemente impegnati a chiarire tutti i possibili casi» di abusi - si legge in una lettera pubblicata sul sito della diocesi di Ratisbona, diretta dal vescovo Gerhard Ludwig Mueller. «Per questo intendiamo esaminare tutte le informazioni, i sospetti, le dichiarazioni e le accuse evidenti e - sulla base di quanto previsto dal regolamento della Conferenza episcopale tedesca - trasmetterle al gruppo di lavoro sugli abusi sessuali della diocesi di Ratisbona». La lettera si rivolge quindi ai genitori dei bambini del famoso Coro, diretto in passato da Georg Ratzinger, fratello del papa Benedetto XVI. «Carissimi genitori, anche se i casi di cui siano venuti a conoscenza si riferiscono a tanti decenni addietro, siamo profondamente costernati per tali soprusi dal momento che siamo consapevoli che i bambini sono il bene più prezioso di tutti i genitori». «Loro (i genitori, ndr), che hanno affidato a noi i loro figli, devono essere certi che noi faremo tutto quanto nelle nostre possibilità per rispettare e difendere la dignità dei loro figli con un lavoro educativo serio e responsabile. Uniti a voi (ai genitori) nella cura e nel bene dei vostri figli, vi salutiamo affettuosamente».

 

Vescovi tedeschi dal Papa. Il presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), Robert Zollitsch, incontrerà il Papa il 12 marzo a Roma. Durante l'incontro, come aveva detto lo stesso Zollitsch il mese scorso, si parlerà anche dei casi di abusi sessuali commessi nella Chiesa cattolica in Germania. «La questione è così importante per me che ne parlerò con papa Benedetto XVI durante la mia visita di marzo», aveva commentato Zollitsch il 22 febbraio scorso, in occasione della giornata di apertura dell'assemblea plenaria della Conferenza.

 

Un padre benedettino del monastero di Ettal (Baviera meridionale) è stato sospeso oggi per avere pubblicato su siti Internet per omosessuali immagini di ex studenti del monastero ritratti a torso nudo. La procura di Ettal aveva perquisito il monastero ieri, per la seconda volta, e gli investigatori avevano sequestrato numerosi computer. Il frate in questione, scrive l'agenzia di stampa tedesca Dpa, avrebbe scattato le foto dei ragazzi durante una gita in montagna. Secondo il quotidiano Muenchner Merkur, il monastero avrebbe già ammesso almeno due casi di abusi sessuali. Già martedì scorso, la magistratura di Monaco di Baviera aveva ordinato una perquisizione nel monastero benedettino alla luce di accuse di abusi sessuali compiuti da religiosi cattolici su adolescenti a loro affidati. IM 5

 

 

 

Vescovo di Ratisbona: casi pedofilia non in periodo di Georg Ratzinger

 

CITTÀ DEL VATICANO - Gli episodi di pedofilia «riportati alla memoria» «non coincidono con il periodo dell’incarico del maestro prof. Georg Ratzinger (1964-1994)». È quanto dichiara il vescovo di Ratisbona, monsignor Gerhard Ludwig Muller, in un comunicato pubblicato sull’Osservatore Romano in relazione agli abusi sessuali emersi nell’ambito della struttura di cui fa parte il Coro del Duomo della città tedesca.

 

Nel comunicato, mons. Muller specifica che le sezioni di cui si compone ilRegensburger Domspatzen’ (Piccoli cantori del duomo di Ratisbona) sono tre: «il Liceo (Gymnasium), gestito da un Direttore laico; il Convitto (Internat), gestito da un Sacerdote, assistito da educatori e pedagoghi; il Coro (Chor), diretto dal Maestro della Cappella del Duomo (Domkapellmeister)».

 

Inoltre «la Scuola elementare in Etterzhausen, ora in Pielenhofen, è un’istituzione indipendente dai Domspatzen; c’è una collaborazione solo su alcuni punti specifici nel campo dell’educazione musicale (perciò viene anche denominata Vorschule, cioè scuola preliminare dei Domspatzen)».

 

Il vescovo ricorda che «negli ultimi giorni, due casi di abuso sessuale sono stati di nuovo riportati alla memoria».

 

«Nel primo caso - spiega -, si tratta di un fatto accaduto nell’anno 1958, commesso da parte del Vice-Direttore della scuola preliminare. Appena conosciuto il delitto, costui fu rimosso dall’incarico e fu anche condannato penalmente».

 

Nel secondo caso, prosegue, «si tratta di una persona che lavorò nel 1958 per sette mesi presso i Domspatzen. Dopo 12 anni, fu condannata per un caso di abuso sessuale. Attualmente, si sta esaminando se ciò riguardi pure fatti accaduti durante quel periodo di sette mesi presso i Domspatzen».

 

«Ambedue i casi - sottolinea mons. Muller - erano pubblicamente noti già all’epoca e sono da considerarsi chiusi in senso giuridico. Non coincidono con il periodo dell’incarico del Maestro Prof. Georg Ratzinger (1964-1994)».

 

«È al Vescovo di Ratisbona - conclude - che spetta, in senso canonico, la competenza per le istituzioni della Diocesi di Ratisbona».

 

Intanto, l’ex direttore del coro di Ratisbona, don Georg Ratzinger (86 anni), fratello maggiore di papa Benedetto XVI ha detto al sito online Bild.de: «Se la magistratura tedesca mi invitasse a testimoniare, sarei certamente a disposizione, ma non ho nessuna informazione su attività punibili».

 

«Sono al corrente delle accuse contro l’ex vicedirettore del convitto annesso al duomo, Friedrich Z. Ma sono cose precedenti al mio periodo» ha detto a Bild.de don Georg, direttore del coro per 30 anni tra il 1964 e il 1994.

 

«Su Georg Z. (un altro dei due superiori del convitto, ambedue morti nel 1984, accusati di abusi tra il 1958 e il 1973 Ndr) invece non ho mai saputo nulla di scorretto riguardante i cantori del coro».

 

In compenso, ha detto Ratzinger al giornalista, ha saputo che successivamente Georg Z. «è tornato a casa sua a Vohenstrauss (Baviera) dove ha fondato una orchestra per strumenti a fiato e dove ci sarebbero stati comportamenti scorretti».

 

«A quell’epoca si faceva rispettare rigorosamente l’ordine, ma allo stesso tempo c’erta una atmosfera umana e comprensiva» afferma Ratzinger a proposito del clima nel coro. «Il rigore era necessario, in quanto veniva chiesta molta abilità. Ma c’era una atmosfera quasi famigliare».

 

«Io spero che il mio coro non soffra a causa di queste accuse. È però mio interesse che venga chiarito tutto» ha detto l’ex direttore a Bild.de. LS 6

 

 

 

 

 

Ratisbona. Padre Georg non crede alle accuse: «Sono disposto a testimoniare»

 

«È giusto fare chiarezza». Il fratello maggiore del Papa: «Con lui non parlo di queste cose»

 

RATISBONA (Baviera) — Georg Ratzinger non può credere che la sua Chiesa abbia potuto fare male a qualcuno. Apre la porta della sua bella casa, Luzengasse 2, a Ratisbona, città antica e romana: poche centinaia di metri dalla cattedrale di San Pietro. Lì, il fratello maggiore del Papa ha diretto il Coro, il Regensburger Domspatzen conosciuto in tutto il mondo, per trent'anni, dal 1964 al 1994. Ora, sono esplose le accuse di pedofilia nel convitto dei ragazzi, le voci bianche, riferite anche ad anni in cui lui le guidava. Apre la porta e lui è un signore anziano, un po' curvo, capelli bianchissimi come quelli del fratello Joseph, minuto, raffinato, gentile: dolcevita nero, cardigan Lacoste nero, pantaloni grigi.

UN PROBLEMA SENTITO DALLA STAMPA - «Di che giornale ha detto che è, lei?», chiede. «Corriere della Sera». «Si accomodi. Quotidiano di sinistra?». «Non necessariamente. Direi, piuttosto, indipendente». È la stampa il vero guaio, a suo parere.«Come mai è qui? — domanda — Di cosa vuole discutere?». Lo sa che la Germania e l'Italia parlano dei casi che accusano la Chiesa cattolica tedesca: pedofilia e abusi sessuali in molti collegi dei principali ordini monastici. E sa che ora le denunce sono arrivate anche nella sua Ratisbona. Lo sa, ma non la considera un'emergenza grave.

«È una cosa che la colpisce, che le fa male, un problema, questa rivelazione di violenze nel suo Coro della cattedrale?». «No», è la risposta secca. Questo è un problema sentito dalla stampa, spiega. «Die presse», ripete. È stato ordinato sacerdote nel 1951, come suo fratello il Papa, e in quasi sessant'anni non ha mai pensato che qualcosa del genere — violenze sessuali — potesse diventare oggetto di dibattito pubblico. Motivo di accuse alla Chiesa, soprattutto: cattivi soggetti ci possono essere, ma perché la stampa coinvolge la Chiesa?

A DISPOSIZIONE PER FARE CHIAREZZA - Nel soggiorno al piano terreno, icone e disegni alle pareti, libri, un tavolo quadrato con una tovaglia di pizzo e un piatto di biscotti alla cannella, stelle, mezze lune. Ratzinger dice che la Chiesa cattolica non ha un grande problema da risolvere ma sul caso venuto alla luce nel Domspatzen di Ratisbona è giusto «fare chiarezza», anche perché «spero che il Coro non soffra di questa situazione». Il vescovo della città, Gerhard Ludwig Müller, formerà una commissione per analizzare i casi di violenza avvenuti nel convitto tra il 1958 e il 1973 e, se chiamato, Ratzinger dice che testimonierà. «Anche se non ho mai avuto notizia di casi del genere — dice — Ma sono a disposizione». Spiega che dei due insegnanti di Ratisbona accusati di abuso, uno fu allontanato nel 1958, prima che lui arrivasse alla direzione del Coro, e l'altro a lui non risulta avesse compiuto azioni scorrette. «No — dice — Non mi occupavo della disciplina dei ragazzi, mi occupavo della musica». Dalla stanza accanto, la cucina divisa dal soggiorno da una pesante porta di legno, arrivano i rumori di Frau Heindl, la signora che da decenni accudisce Georg Ratzinger, la donna che tante volte ha preparato gli Apfelstrudel per Benedetto XVI. «Ha parlato di questo caso con suo fratello?», è la domanda finale. «Non di questo — risponde — È la stampa che vuole sapere queste cose». Però la stampa è piuttosto amica, soprattutto nella cattolica Baviera. «Non so se sia tutta così amichevole — riflette — Qualcuno non molto». Per Georg Ratzinger è un fulmine, una sorpresa, questo scandalo del Coro della cattedrale di Ratisbona, scoppiato tra i «passerotti», gli usignoli, del Duomo. Ottantasei anni, 59 passati con l'abito talare, non lo capisce.  Danilo Taino CdS 7

 

 

 

Ecumenismo.  Fratelli di fede. Concluso ad Ancona il convengo dei delegati diocesani

 

 "L'ecumenismo diventa sempre più un fatto di vita quotidiana. Non più quindi un ambito per soli specialisti". Ma una dimensione che chiama in causa tutti, soprattutto "le diocesi, le parrocchie", perché c'è un volto inedito dell'immigrazione, che non è solo quello dei poveri e dei lavoratori ma anche quello "popolato da credenti". Questa "dimensione" dell'ecumenismo in Italia è stata confermata dalle riflessioni e dai dati che sono stati presentanti ad Ancona al convegno della Cei per i delegati diocesani per l'ecumenismo e il dialogo. A tracciarne la conclusione è don Gino Battaglia, direttore dell'Ufficio Cei per l'ecumenismo e il dialogo.

 

Italia, terra di incontro. "Le diocesi, le parrocchie ma anche altre realtà come le scuole - dice al SIR don Battaglia - sono investite dalla presenza degli immigrati. Siamo abituati a pensare all'immigrazione come ad un fenomeno sociale. La presenza ortodossa ma anche protestante ci restituisce un volto diverso dell'immigrazione, un volto di cui forse non eravamo tanto consapevoli, che è il volto ecclesiale. Cioè l'immigrazione come fenomeno ecclesiale che come tale bussa alle porte delle nostre Chiese". "Direi - prosegue don Battaglia - che l'Italia torna ad essere, dopo secoli di omogeneità, per la sua posizione geografica nel cuore del Mediterraneo, terra dove si incontrano culture diverse e, per quanto ci riguarda, dove si incontrano culture cristiane diverse". L'altra considerazione che è emersa al convegno di Ancona è "lo spessore e la complessità di questa immigrazione che non è popolata solo di poveri e di lavoratori, ma è anche un'immigrazione di credenti, con tutta la ricchezza delle loro tradizioni, della loro spiritualità". Da qui l'idea che ha spinto due Uffici della Cei, quello per l'ecumenismo e il dialogo e quello per i problemi giuridici, ad elaborare un "vademecum per la pastorale delle parrocchie cattoliche verso gli orientali non cattolici". "Il vademecum - spiega don Battaglia - nasce dalla consapevolezza di problemi nuovi e di domande che si fanno sempre più frequenti circa i matrimoni misti, l'amministrazione dei sacramenti, la concessione di luoghi per il culto. Insomma tanti problemi che hanno bisogno di risposte ben precise". Infine, don Battaglia definisce "emblematici" i dati sui matrimoni misti e interconfessionali presentanti al convegno e triplicati nel giro di 10 anni. "Tra l'altro - osserva - la rilevazione ha analizzato notizie provenienti dalle diocesi e riguarda matrimoni celebrati unicamente in chiesa senza considerare, quindi, quelli celebrati civilmente. Sono dati che rappresentano un campione ma danno certamente la dimensione di un fenomeno in forte crescita che chiede un adeguamento anche delle nostre strutture".

 

Straordinaria sfida pastorale. Secondo i dati del 2009, circa la metà degli immigrati presenti nel nostro Paese sono cristiani: fra di loro i fedeli ortodossi erano stimati nel 2008 in circa un milione centotrentamila. Tra gli immigrati cristiani ortodossi - in continua crescita nel nostro Paese - ci sono circa 800.000 romeni, 250.000 ucraini, 150.000 moldavi, assieme a gruppi più esigui dell'Est. Non bisogna nemmeno dimenticare gli etiopi e gli eritrei (circa 25.000, solo in parte cristiani)". "Avviene un fatto storico - nota don Vincenzo Solazzi, delegato per l'ecumenismo della Regione Marche - per la prima volta dalla divisione dell'impero d'Oriente e d'Occidente, la frontiera tra Oriente e Occidente cristiano si sposta nel cuore dell'Italia". Il sacerdote marchigiano fa notare che "si tratta di un popolo, che mantiene saldi legami con le Chiese ortodosse d'origine e questo vedremo esige una più ampia visione pastorale che costruisca legami di ecumenismo spirituale con i fratelli vicini e con quelli geograficamente lontani. Da un punto di vista ecumenico le migrazioni sono una straordinaria sfida pastorale". "A noi è dato, dopo mille anni, la possibilità - prosegue don Solazzi - di conoscere le Chiese ortodosse aldilà dell'Adriatico". Questa conoscenza è "non solo utile ma necessaria" per "accoglierli come fratelli di fede prima che come migranti, per trasformare, come tante volte è avvenuto nei secoli passati, una situazione di emergenza in un grande evento spirituale di reciproca evangelizzazione e di maggiore radicalità al Vangelo".

 

Una ricerca sui matrimoni misti. Negli ultimi 10 anni, dal 1998 al 2008, il numero dei matrimoni civili tra stranieri e italiani si è più che moltiplicato: nel 1998 risultavano essere il 3% del totale delle celebrazioni civili mentre oggi sono il 10% del totale dei matrimoni. In valori assoluti si è passati dai 975 matrimoni interconfessionali, interreligiosi e misti registrati nel 1999 ai 1.557 del 2008. È quanto emerge da una ricerca condotta a livello nazionale (94 le diocesi prese in esame), promossa dall'Ufficio nazionale per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei e curata da Barbara Ghiringhelli, del Cadr (Centro ambrosiano di documentazione per le religioni). Ad essere fortemente incrementati sono i matrimoni interconfessionali (quelli cioè tra coniugi cristiani di diverse Confessioni) mentre rimangono pressoché stabili se non lievemente diminuiti i matrimoni interreligiosi. Dalla ricerca emerge anche che sono fortemente aumentati, in questi 10 anni, i matrimoni tra cattolici e ortodossi: se nel 1999 erano il 35,9% dei matrimoni interconfessionali, nel 2008 sono diventati il 63,6%. Il trend è segno della crescita dei flussi migratori provenienti dall'Est europeo.  MARIA CHIARA BIAGIONI

 

 

 

 

 

On line verso Pasqua. "Face to face": un progetto a Castellaneta

 

Un gruppo su Facebook per "tessere insieme una rete di ascolto, di preghiera e di riflessione condivisa". È l'iniziativa di tre Uffici della diocesi di Castellaneta - catechistico, pastorale giovanile e Centro vocazioni - i quali hanno aperto sul Social Network uno spazio chiamato "Face to face… Camminando insieme verso la Pasqua". L'iniziativa, spiegano i promotori, "è nata accogliendo la provocazione di mons. Domenico Pompili, direttore dell'Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, il quale - nel corso di un incontro a Bari, in preparazione al convegno 'Testimoni digitali' - auspicava che la comunicazione del Vangelo potesse fare propria la leggerezza del web". Da qui l'idea di "Face to face…", "avviata non a caso in Quaresima", per "ricordare che si tratta di un tempo propizio da dedicare alla preghiera personale, alla ricerca dell'essenziale (il digiuno) e alla condivisione concreta con chi si trova in situazioni di disagio (l'elemosina)". Obiettivi in linea con il messaggio per la 44ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (16 maggio 2010), in cui il Papa chiede di porre "i nuovi media al servizio della Parola". Ma anche con il convegno Cei "Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell'era cross mediale" (Roma, 22-24 aprile). In preparazione a questo appuntamento e alla luce dell'esperienza di "Face to face…", il SIR ha rivolto alcune domande a don Oronzo Marraffa, direttore del Servizio per la pastorale giovanile e del Centro vocazioni della diocesi pugliese.

 

Perché un "gruppo" sul Social Network per "camminare insieme verso la Pasqua"?

"La scelta è stata ispirata da diversi fattori; prima di tutto, dal desiderio di offrire un sussidio per la Quaresima, tempo vocazionale privilegiato per ritrovare le radici del proprio cammino e provare a mettere un po' di ordine nel cuore. Siamo stati mossi, inoltre, dalla necessità di vivere in maniera sempre più estroversa il nostro servizio ai giovani per incontrare coloro che solitamente non frequentano gli ambienti parrocchiali, ma che cercano sempre qualcuno disposto a condividere la loro personalissima ricerca di senso".

 

Com'è strutturato "Face to face…"? Quali gli obiettivi e le finalità?

"Agli iscritti proponiamo semplicemente il brano evangelico del giorno, cui segue un piccolo commento ed una preghiera, preparati ogni volta da persone diverse: oltre a due sacerdoti e ad una suora, sono coinvolti una coppia di fidanzati, alcuni genitori e dei giovani in ricerca vocazionale. Il nostro obiettivo è offrire a tanti la possibilità di una piccola sosta mentre si è presi dalla frenetica navigazione delle pagine web suggerendo, magari, una modalità di fruizione che vada oltre lo zapping".

 

Ci sono state adesioni?

"Le adesioni ci sono e continuano ad andare oltre ogni nostra più rosea aspettativa; in questi giorni, infatti, è stata superata la soglia dei 650 iscritti. La maggior parte di loro, oltre la metà, si colloca nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni".

 

Le opportunità offerte dalle nuove tecnologie sono tante, ma altrettanti sono i rischi…

"È noto a tutti che la socializzazione offerta dalle nuove tecnologie appare segnata da un'originaria ambivalenza: ai nuovi legami, infatti, sembra essere sottesa una logica individualista che non risolve davvero i problemi legati alla dimensione relazionale di adolescenti e giovani. D'altro canto, va riconosciuto che il Social Network, se gestito in maniera corretta, può essere un utile sostegno per realizzare quel passaggio auspicabile dalla connessione alla relazione. Insomma, un'amicizia su Facebook può essere il primo passo di un percorso tutto ancora da inventare che ha come meta un rinnovato incontro (per tanti potrebbe essere il primo!) con la comunità ecclesiale. Un'occasione così inattesa, francamente, un credente non può permettersi di sciuparla per pigrizia o, peggio, per una sorta di ripiegamento su quello che già fa o sa fare".

 

In che modo portare la propria testimonianza nel "continente digitale"?

"Userei tre aggettivi per definire il nostro abitare l'ambiente dei media digitali: 'competente', per dire che questo continente si avvale di codici propri che vanno studiati e rispettati; 'intelligente' - nella radice etimologica - poiché i segni dei tempi richiedono un attento discernimento; 'creativo', perché si tratta di tracciare percorsi inediti nei quali, però, risiede una grande fecondità per la vita della Chiesa".

 

Tra poco più di un mese si svolgerà il convegno "Testimoni digitali". Quali sono le attese per questo appuntamento?

"Le attese sono molteplici, ma ritengo che tutte possano racchiudersi nella capacità dei credenti di abbandonare definitivamente il ruolo di spettatori per essere fermento vivo nelle varie dimensioni della cultura del nostro Paese".

 

Pensando a "Face to face", quale può essere il contributo del territorio per il convegno nazionale?

"In un contesto di emergenza educativa sono sicuramente da incoraggiare tutte quelle iniziative, anche piccole, che possono tessere reti tra le persone e le diverse agenzie formative".  VINCENZO CORRADO

 

 

 

 

 

Invito alla responsabilità. I rapporti internazionali nel cammino verso la Settimana Sociale

 

Andare oltre ai confini dell'Italia, avendo presenti le responsabilità di ciascuno per la "giustizia internazionale". Questo il focus che il Tavolo "Giustizia e Solidarietà" e il Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali hanno affrontato nel seminario "Debiti e giustizia internazionale: nuove regole e nostre responsabilità", tenutosi ieri (4 marzo) a Roma. Un appuntamento nel quale "sono state messe in luce questioni e prospettive che vanno poste maggiormente all'attenzione della comunità cristiana", ha osservato Edoardo Patriarca, segretario del Comitato organizzatore delle Settimane Sociali. Giudizio condiviso da mons. Angelo Casile, direttore dell'Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, che esprimendo "apprezzamento" per i lavori ha sottolineato come l'appuntamento abbia "arricchito il percorso verso la prossima Settimana Sociale con un'attenzione internazionale che richiama all'impegno la comunità cristiana". Aprendo la giornata, il direttore generale di Missio, don Gianni Cesena, ha richiamato il problema del debito dei Paesi in via di sviluppo "nell'orizzonte più vasto dell'ingiustizia economica internazionale, della lotta alla povertà, della corresponsabilità nei processi di sviluppo e nel loro finanziamento, della salvaguardia dell'ambiente". Un problema che, alla luce della recente crisi, "rischia di aggravarsi, anziché diminuire".

 

Un talento unico. La presenza capillare della Chiesa cattolica nel mondo è un "talento" unico, del quale essere consapevoli e che "permette di capire meglio certi fenomeni globali", ha rilevato Gianni Vaggi, docente di sviluppo economico all'Università di Pavia. La Chiesa cattolica, infatti, "è l'unica istituzione al mondo presente in tutti i Paesi e radicata sul territorio": una simile capillarità "non l'ha neppure l'Onu, o il Fondo monetario". "Questa - ha aggiunto Vaggi - è un'occasione di carità fenomenale, laddove 'carità' non è solo l'aiuto materiale", ma anche "capacità di conoscere, filtrare, comprendere e mediare laddove ci sono conflitti". Il docente ha poi richiamato l'importanza del dialogo, dal quale "la via della giustizia non può prescindere".

 

Debiti economici ed ecologici. Sul rischio di "un nuovo indebitamento" del terzo mondo per far fronte alle conseguenze della crisi si è concentrato l'economista Riccardo Moro. "In questi due anni gli strumenti tradizionali di flussi di denaro verso i Paesi del Sud del mondo sono calati", ha denunciato Moro citando, ad esempio, il taglio dei contributi ai Paesi in via di sviluppo deciso nel 2008 dall'Italia. Da qui il pericolo di "un nuovo indebitamento, stavolta rivolgendosi a investitori più elastici, come la Cina, ricca di liquidità e pronta a 'comprare' l'Africa per soddisfare il fabbisogno di materie prime". Ma c'è anche un "debito ecologico", ha aggiunto Matteo Mascia, della Fondazione Lanza, e "le sfide poste dalla questione ambientale coinvolgono e s'intrecciano in modo inestricabile con i complessi fenomeni sociali ed economici di questo nostro periodo storico".

 

Nuove responsabilità. Etica, economia e politica, educazione, comunicazione: ambiti che richiamano nuove responsabilità e rinnovate prospettive. "Il nostro mondo è globalizzato per alcuni aspetti, come la finanza e il commercio, ma non lo è per l'etica e il rispetto dei valori", ha rilevato il gesuita p. Gian Paolo Salvini, direttore de "La Civiltà Cattolica". "Abbiamo bisogno di un nuovo stile e di un nuovo modo d'interpretare il presente", gli ha fatto eco Miriam Giovanzana, direttore editoriale di "Terre di mezzo", pensando alla realtà "invisibile" degli immigrati scesi in piazza lo scorso primo marzo. E se l'educazione "appare come esiliata e sospesa", con adulti che "non riescono più a trasmettere alle nuove generazioni alcunché di valoriale e di spirituale" (Aluisi Tosolini, esperto in processi formativi ed educazione interculturale), sul piano della comunicazione la sfida "sta nel riconciliare le esigenze del mercato con la sfera dei valori" (p. Giulio Albanese, direttore di "Popoli e Missione").

 

Alla radice delle ingiustizie. È la responsabilità, difatti, la chiave di svolta, ha evidenziato Paolo Beccegato, responsabile dell'Area internazionale di Caritas italiana, introducendo il concetto di "responsabilità morale indiretta". Tale responsabilità "è un modo d'intendere le cose che va alla radice delle ingiustizie" e "non si accontenta di constatare gli enormi problemi del mondo e poi dare una mano a risolverli con un'elemosina o una buona azione". Vi è un bivio tra il "lottare per la giustizia" e l'"accontentarci di un'elemosina pelosa", "rimuovere le cause della povertà" e "portare aiuti a fronte di emergenze ormai devastanti". Occorre "tentare di invertire la rotta - ha concluso - e non accettare l'ineluttabile tendenza di un'umanità senza scrupoli che abbandona a se stessi tanti suoi figli e fratelli".

A CURA DI FRANCESCO ROSSI

 

 

 

 

 

Triveneto. Nella pubblica agorà. Il "Dies Academicus" della Facoltà teologica

 

 Oggi "una considerazione 'ingenua' della fede religiosa" è "impraticabile". Come motivare allora "il compito di una Facoltà teologica di parlare, a pari titolo con gli altri saperi, nella pubblica agorà?". È l'interrogativo sollevato il 2 marzo dal cardinale patriarca di Venezia Angelo Scola, intervenuto a Padova al "Dies Academicus" della Facoltà teologica del Triveneto di cui è Gran Cancelliere. "La pratica teologica - ha spiegato il card. Scola -, se correttamente intesa, scaturisce sempre da un soggetto ecclesiale immerso nel qui-ed-ora delle circostanze storiche", "luogo provvidenziale" in cui si realizza l'inculturazione della fede. Di qui l'esortazione: "La teologia non dovrà temere di raggiungere gli uomini di oggi nella concretezza e nel travaglio della loro esistenza a partire dalle loro domande più urgenti" che spaziano "dalle difficoltà causate dal prolungarsi della crisi economica con le sue drammatiche ricadute sul mondo del lavoro, al mondo degli affetti e della vita rivoluzionati dalle biotecnologie e delle neuroscienze, fino al destino delle nostre società segnate da un tumultuoso mescolarsi di popoli e culture e dalla civiltà delle reti". Con l'avvio del quinto anno accademico dell'istituzione, eretta nel giugno 2005, si conclude il periodo quinquennale "ad experimentum" della Facoltà, che attualmente conta 2.400 studenti.

 

Intelligenza, desiderio e affettività. L'educazione ha a che fare "con il costituirsi dell'esperienza umana, e quindi con i suoi più semplici e profondi interrogativi, quelli che accompagnano l'enigma del venire-al-mondo", e "se la generazione è il senso primo della relazione umana, che comporta fiducia e promessa, allora vi è un nesso strettissimo tra generazione e educazione: l'educazione è quell'agire con cui i genitori per primi rendono ragione al figlio della promessa che gli hanno fatto mettendolo al mondo". Ne è convinto Francesco Botturi, docente di filosofia morale dell'Università Cattolica di Milano, che ha svolto la prolusione del "Dies Academicus". "L'educazione - ha spiegato il docente - non può non essere, perciò, educazione dell'intelligenza e all'intelligenza" per attivare le "capacità intellettuali di ascolto, interrogazione e comprensione e, quindi, delle capacità razionali di ragionamento e argomentazione, che evitino il blocco della mente". "L'educazione non può non essere educazione al desiderio e dell'affettività", ha proseguito Botturi sottolineando l'importanza di risvegliare nell'affettività il "desiderio del bene e del bene umano nella sua pienezza" contro "la tendenza di un'affettività emotiva" spesso "frenetica o depressa", e a favore di una "capacità di amare in modo intenso, stabile, generoso".

 

Libertà e adesione al bene. "L'educazione - ha evidenziato ancora il docente - non può non essere educazione alla libertà e della libertà". Per Botturi, ciò significa "liberare la libertà dalla disastrosa idea di essere tutta e solo potere di scelta e non anche capacità di adesione al bene, e capacità di relazione con l'altra libertà". Senza la "giusta dialettica tra le due forme della libertà l'esperienza oscilla negativamente tra l'autoritarismo del bene e l'arbitrarietà della volontà. L'educazione della/alla libertà è anche essenzialmente educazione alla relazione tra le libertà ed esperimento della loro convivenza". Soprattutto a questo riguardo, "l'educazione mostra la sua valenza pratica di gesto che forma una mentalità e crea spazi d'esistenza". Per questo, ad avviso del filosofo, "un processo educativo vivente è sempre in qualche misura parte di una comunità educante, alla quale sempre rinvia". Inoltre, "educare alla libertà significa formarne l'attitudine alla socialità secondo le sue virtù (lealtà, iniziativa, servizio, solidarietà) e secondo la sua naturale apertura politica, locale, nazionale, mondiale". Non è possibile, ha concluso Botturi, "educarsi alla libertà senza avvertire il legame che la propria ha con quella degli altri e di tutti gli altri".

 

Una visione unitaria. "La Facoltà non è nata dal nulla - ha affermato il preside don Andrea Toniolo, ripercorrendone le origini e i primi cinque anni -, ma si è inserita in una tradizione teologica, plurisecolare, presente e viva nel Nord Est dell'Italia. Ha comportato tuttavia un cambio di registro notevole per i sedici Istituti collegati", e la sua "struttura a rete ha permesso un lavoro maggiore di sinergia e di dialogo con il contesto culturale e pastorale". "L'articolazione tra azione e pensiero, costitutiva dell'esperienza umana, non appare così semplice e scontata, anche nelle strutture formative della nostra società" ha quindi osservato don Toniolo, rilevando che "nella formazione universitaria il grande accumulo di conoscenze e nozioni offerte interagisce difficilmente con l'esperienza e la pratica", e spesso "la trasmissione del sapere avviene per via nozionistica" senza "una visione unitaria della vita e della realtà". Per questo il tema dell'educazione sarà anche al centro del convegno che la Facoltà promuove il prossimo 7 maggio su "La questione educativa e la crisi di trasmissione della fede".  GIOVANNA PASQUALIN TRAVERSA

 

 

 

Per i sacerdoti “malati”, ci sono i Venturini

 

I frati si sono specializzati nel pronto soccorso ai religiosi in grave crisi

 

CITTA’ DEL VATICANO - Non vogliono essere conosciuti, liquidati sic et simpliciter come i frati che gestiscono le case di cura specializzate per i preti pedofili. Sarebbe ingeneroso, dato che la Congregazione di Gesù Sacerdote gestisce un ampio ventaglio di opere caritative nel mondo. Ma sono proprio loro, i Venturini, come vengono chiamati, ad intervenire nei casi di emergenza, a non sottrarsi mai davanti ai casi più difficili. Una specie di pronto intervento diocesano. Non si tirano indietro nemmeno se si presentano dei preti reietti con la coscienza sporca di azioni orrende come gli abusi sui bambini. Santa Madre Chiesa è anche questo: non nega aiuto a nessuno, specie se il peccatore riconoscendo lo sbaglio implora di essere sottratto all’emarginazione, all’inferno dei sensi di colpa senza speranza alcuna. «Noi lavoriamo coi vescovi, quando questi ce lo chiedono; siamo al servizio della Chiesa per aiutare i sacerdoti ad essere santi. Non è giusto dire che lavoriamo solo per soccorrere i preti pedofili. Soccorriamo tutti coloro che hanno bisogno di essere affiancati per un percorso personale». Padre Giuseppe Pastò, padre superiore della Congregazione di Gesù Sacerdote, non vuole aggiungere di più. Di fatto in Italia esiste da tempo una congregazione di religiosi che tra le attività pastorali, svolge un servizio di supporto psicologico ai consacrati di varia natura, si occupano tanto del sacerdote che ha una semplice crisi vocazionale e non sa più se deve continuare su questa strada, a quello con la depressione e si attacca alla bottiglia, a chi ha problemi di droga, a chi si è ammalato di Aids, fino ai casi di coloro che ammettono di essere patologicamente attratti dai bambini. «La casistica è ampia, vi sono consacrati alle prese con dei ripensamenti sul proprio sacerdozio, altri invece che hanno a che fare con storie decisamente pesanti» fanno sapere da una di queste residenze comunitarie. In Italia finora sono pochissimi i sacerdoti condannati a pene detentive di pedofilia, rispetto ad altre nazioni. ”Probabilmente è perchè la selezione del clero nei seminari è stata più rigorosa che in altri luoghi e perchè vi è un tessuto cattolico più vivo” fanno sapere in Vaticano. La Congregazione dei Venturini si occupa di loro da una sessantina d’anni, da quando negli anni Quaranta, Pio XII manifestò ad un sacerdote di Chioggia, l’intenzione di fondare un’opera per i preti in difficoltà. Detto fatto. La prima casa fu aperta ad Intra, sul lago Maggiore, l’altra a Trento e con l’aiuto di padre Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica, ebbe origine una delle attività meno note in assoluto. Padre Fincato, tempo addietro, a Famiglia Cristiana confidò che «è difficilissimo seguire i preti pedofili. Come tutti gli altri pedofili anche il prete nega, si nasconde, mente. Dobbiamo stare attenti ai suicidi». F.GIA. im 6

 

 

 

 

Nigeria: scontri tra cristiani e musulmani, almeno 200 morti, in centinaia in fuga

 

Pastori islamici attaccano il villaggio di Jos sparando in aria e colpendo la popolazione a colpi di machete - i combattimenti originati dalla tensione politica tra il presidente e l'ex presidente

 

MILANO - E’ di almeno 200 morti il bilancio delle violenze interreligiose tra cristiani e musulmani avvenute nelle ultime ore nei pressi della città di Jos, nel centro della Nigeria. Lo riferiscono testimoni oculari. Una fonte della Croce Rossa ha riferito che centinaia di persone stanno abbandonando le proprie case a Jos a causa degli scontri.

L'ATTACCO - Secondo quanto riportano testimoni locali intorno alle tre di questa mattina i pastori islamici hanno attaccato il villaggio di Dogo Nahawa, a sud di Jos, sparando in aria e colpendo la popolazione a colpi di machete. Circa 18 cadaveri sono stati portati fuori dalla città e sotterrati, altri feriti sono stati portati in ospedale. Come detto la Croce Rossa internazionale ha fatto sapere che molte persone stanno fuggendo dalle loro case. La situazione nel Paese è sempre più tesa da quando il 9 febbraio scorso il vicepresidente Goodluck Jonathan è stato nominato presidente provvisorio in vista delle prossime elezioni presidenziali nel primo semestre 2011. Il rientro a sorpresa poi dell'ex presidente Umaru Yar'adua, musulmano del sud, ha poi accentuato il clima di violenza, dal momento che Jonathan, cristiano, ha dichiarato di non voler lasciare la carica.  Redazione ondine CdS 7

 

 

 

IRAQ. I 48 candidati cristiani. Gli iracheni al voto

 

Sono iniziate il 4 marzo, in Iraq, le operazioni di voto per oltre 945 mila persone, tra cui 850 mila soldati e migliaia di detenuti e pazienti ospedalizzati. Per costoro sono stati allestiti 450 seggi. Oggi, 5 marzo, potranno votare gli iracheni all'estero, mentre domenica 7 marzo andranno alle urne i 19 milioni di iracheni aventi diritto. Un voto, quello di domenica, preceduto da numerosi attentati con decine di morti, in diverse zone del Paese. Solo a Baghdad, il 4 marzo, gli attacchi sono stati tre, contro altrettanti seggi elettorali.

 

Liste in lizza e osservatori interessati. A contendere al premier uscente al-Maliki la vittoria ci sono diverse liste, che vanno dalla "secolare e trasversale" al-Iraqiya guidata dallo sciita Iyad Allawi, già premier nel 2005 e di cui fa parte anche il vicepresidente sunnita Tareq al-Hashimi; alla sciita Alleanza nazionale irachena in cui compaiono seguaci del leader radicale Moqtada Sadr, l'ex premier Ibrahim al-Safari e l'ex "beniamino" della Cia, Ahmad Chalabi. C'è poi l'Alleanza curda del Kurdistan autonomo: è probabile che saranno questi ultimi, ancora una volta, a fare da ago della bilancia per la formazione del nuovo governo. Diversi gli osservatori interessati al voto. I primi sono gli Usa che intendono completare entro agosto il ritiro delle loro forze da combattimento, circa 50 mila soldati, per arrivare poi ad un ritiro totale dei restanti 50 mila entro il 2011. Per non parlare dell'Iran che non vedrebbe di buon occhio un successo dei "nazionalisti secolari" sulla componente sciita più vicina a Teheran. Al contrario, l'Arabia Saudita auspica una vittoria dei gruppi in cui è significativa la presenza sunnita, e guarda con ostilità, così come l'Iran, la serie di contratti firmati, di recente, dal governo di al-Maliki con diverse multinazionali che dovrebbero portare l'Iraq a diventare il terzo Paese produttore di petrolio al mondo. La Turchia, dal canto suo, segue con attenzione le aspirazioni nazionaliste curde mentre la Siria sarà chiamata a calibrare la sua storica alleanza con Teheran con il riavvicinamento a Washington.

 

La presenza dei cristiani. In questo panorama politico frastagliato, composto nella sua totalità da 306 liste, ci sono anche i 48 candidati cristiani, suddivisi in 6 liste, che concorrono per i 5 seggi che, secondo la Costituzione vigente, sono riservati alle minoranze cristiane in Parlamento. Altri tre candidati sono in lista nel partito del premier al-Maliki. L'auspicio dei vescovi iracheni di avere un'unica lista cristiana non ha avuto un buon esito. Nonostante il clima di violenza che li circonda oramai da qualche anno, i cristiani non diserteranno le urne. L'attività politica e la rappresentanza sono considerate uno strumento chiave nella lotta per l'affermazione dei diritti delle minoranze cristiane. Per questo motivo, alla vigilia del voto si susseguono gli appelli a partecipare.

 

L'appello del cardinale. "Chiedo a tutti gli iracheni di andare a votare e di farlo per il bene dell'Iraq", ha dichiarato al SIR il card. Emmanuel III Delly, patriarca di Baghdad dei caldei. "Stiamo pregando perché tutto avvenga senza violenza e nell'ordine e tutto ciò che è in nostro potere lo faremo per il bene del Paese e del popolo". Le violenze che stanno contrassegnando la campagna elettorale mostrano un Paese lacerato: "Sono iracheni contro iracheni, partiti contro partiti, ognuno lotta per i suoi interessi. In questi partiti - sottolinea il patriarca - ci sono tutti, sciiti, sunniti, mandei, cristiani, di tante fedi e confessioni, ed è questo il problema. Sono lotte interne che provocano tante vittime". Analoga esortazione al voto l'ha rivolta anche il vicario patriarcale di Baghdad, mons. Shlemon Warduni: "Esortiamo tutti i cristiani votare e ad eleggere candidati che lavorino per il bene dell'Iraq, perché nel Paese tornino a regnare i diritti umani e la libertà religiosa. Il Parlamento riserva ai cristiani 5 seggi: speriamo che vadano a persone adatte a questo delicato compito, di rappresentare le comunità cristiane, di promuovere i nostri diritti, di governare la nostra nazione ferita e dare un contributo alla costruzione di un nuovo Iraq. Non smettiamo di sperare in una nuova era, in un nuovo tempo in cui trionfino il diritto, la giustizia, la stabilità, la garanzie dei diritti umani per tutti. Chiediamo e lavoriamo per la pace e per la libertà di religione, non solo per quella di culto. Il Paese, per crescere, ha bisogno di pace e di sicurezza". Nei giorni scorsi anche i vescovi di Mosul, città dove maggiori sono le violenze e gli omicidi commessi ai danni dei cristiani, il siro-cattolico, mons. George Casmoussa, e il caldeo, mons. Emil Shimoun Nona, hanno lanciato appelli al voto ed espresso l'auspicio che questo non porti ulteriori violenze ma promuova la pace, la riconciliazione e la stabilità nazionale.

A CURA DI DANIELE ROCCHI

 

 

Papst: „Ehrenamt ersetzt Staat nicht“

 

Ohne ehrenamtlichen Dienst kann eine Gesellschaft nicht lange überleben. Das hat Papst Benedikt XVI. an diesem Samstag betont. Er empfing in der Audienzhalle rund 7.000 Mitglieder des italienischen Zivilschutzdienstes. Diese hätten sich besonders bei den jüngsten Katastrophen in Italien bewährt. Benedikt erinnerte dabei besonders an das Erdbeben in den Abruzzen. Auch das Evangelium spreche über den ehrenamtlichen Dienst, so Benedikt.

„Dort heißt es, dass man nicht einfach jemand anderen mit Nächstenliebe beauftragen kann. Der Staat und die Politik, die für den Wohlfahrtsdienst sorgen, können die Nächstenliebe nicht ersetzen. Das habe ich auch in der Enzyklika „Caritas in veritate“ geschrieben. Die Nächstenliebe verlangt immer einen persönlichen und freiwilligen Einsatz. Deshalb sind diejenige, die ehreamtlich tätig sind, keine Lückenbüßer im sozialen Netz, sondern Menschen, die dazu beitragen, dass das menschliche und christliche Gesicht einer Gesellschaft zum Vorschein kommt.“

Der ehrenamtliche Dienst des Zivilschutzes beschränke sich somit nicht auf den Schutz der Menschen und deren Würde, fügte der Papst an.

„Sie tragen dazu bei, dass das Gemeinwohl verbessert wird, was das Ziel des menschlichen Zusammenlebens ist. Das macht der Zivilschutz insbesondere in schwierigen Augenblicken. Solche Momente bieten eine Gelegenheit, das Urteilsvermögen zu prüfen. Damit kann man eine neue Ausrichtung in der Gesellschaft erarbeiten, die sich dann stärker auf die Tugenden und das Gemeinwohl richtet.“ (rv 6)

 

 

 

Polen: Katholische Wochenzeitschrift verurteilt

 

Wegen Beleidigung einer Abtreibungsbefürworterin in einer Kirchenzeitschrift muss das polnische Erzbistum Kattowitz 7.500 Euro Entschädigung zahlen. Ein Berufungsgericht der südpolnischen Stadt wies am Freitag eine Beschwerde des Bistums gegen ein gleichlautendes Urteil eines Bezirksgerichts ab. Das Bistum wurde als Herausgeber der auflagenstarken, überregionalen Kirchenzeitschrift „Gosc Niedzielny“ erneut verpflichtet, sich in dem Magazin für den Vergleich mit nationalsozialistischen Verbrechern zu entschuldigen.

 

Scharfe Kritik - Die Kirchenzeitschrift hatte ein Urteil des Europäischen Menschenrechtsgerichtshofs mehrfach scharf kritisiert, dass einer Polin wegen der Verweigerung einer Abtreibung trotz Gefahr für ihre Gesundheit 25.000 Euro Entschädigung zusprach. Das Blatt habe die Frau mit deutschen Kriegsverbrechern verglichen, die im Vernichtungslager Auschwitz-Birkenau und in den Juden-Ghettos mordeten, befanden die Kattowitzer Richter. In dem angeordneten Entschuldigungstext heißt es, die Erzdiözese und der Chefredakteur bedauerten die „Sprache des Hasses“. Die katholische Kirche kritisierte das Urteil scharf.

Frauenorganisationen begrüßten die Gerichtsentscheidung. Die erfolgreiche Klägerin Alicja Tysiac sagte, die angeordnete Entschuldigung werde hoffentlich einen Bewusstseinswandel bewirken. Sie zwinge all jene zum Nachdenken, die Frauen beleidigten. Infolge der Geburt ihres dritten Kindes leidet sie unter extremer Kurzsichtigkeit und wurde als schwerbehindert anerkannt.

Mit rund 150.000 verkauften Exemplaren ist „Gosc Niedzielny“ das größte meinungsbildende Wochenmagazin in Polen, noch vor den Nachrichtenmagazinen „Polityka“, „Wprost“ und „Newsweek Polska“. kna 6

 

 

 

 

Vatikan: Pädophilie-Vorwürfe werden „sehr ernst“ genommen

 

Der Heilige Stuhl wird sich nicht in die Aufklärung der Missbrauchsskandale in Deutschland einschalten. Das sagte ein zuständiger Vatikanmitarbeiter am Freitag gegenüber der Katholischen Nachrichten-Agentur. Der Heilige Stuhl nehme die Pädophilie-Vorwürfe „sehr ernst“, sagte der Vatikanmitarbeiter. Dies gelte für Deutschland ebenso wie für ähnliche Vorgänge etwa in Irland oder den USA. Der Bitte des oberbayerischen Klosters Ettal um eine Visitation will der Vatikan nach internen Informationen entsprechen. Es gebe allerdings noch keine offizielle Antwort, weil das Gesuch noch auf dem Geschäftsweg sei, hieß es in Kurienkreisen.

 

Zollitsch: „In Sachen Missbrauch mit dem Papst einig“ - Wenn der Vorsitzende der Deutschen Bischofskonferenz, Robert Zollitsch, nächste Woche zur Audienz beim Papst aufbricht, reist er mit schwerem Gepäck: Zollitsch wird dabei den Papst vor allem über die Ergebnisse der intensiven Versammlung der Deutschen Bischöfe in Freiburg informieren. Bei der Audienz wird aber vor allem das Thema sexueller Missbrauch eine Rolle spielen.

„Ich werde vor allem dem Heiligen Vater die Grüße der Vollversammlung überbringen und auch ihm unsere Solidarität versichern. Und ich werde ihm dann auch persönlich sagen, wie wir uns der Frage der Missbrauchsfälle angenommen haben, was wir beschlossen haben, wie wir nach vorne schauen, um das aufzuarbeiten. Und ich werde ihn auch informieren über das, was uns sehr beschäftigt hat: nämlich wie gehen wir um mit der alternden Gesellschaft? Welche Zeichen wollen wir setzen für diese Menschen? Und auch, wie wir in die Zukunft blicken im Blick auf die Präsenz der Kirche in der Gesellschaft bei uns. Das sind Schwerpunktthemen. Aber ich werde auch über die große Sorge des Priesternachwuchses mit dem Heiligen Vater sprechen, um einfach ihn wissen zu lassen, welche Themen uns in Deutschland besonders bewegen.“

Schon vor seiner Reise nach Rom sieht Zollitsch im Vatikan die nötige Sensibilität für das Thema „Missbrauch“. Der Papst habe es auch bei Fällen in anderen Ländern bezüglich seiner Haltung nicht an Deutlichkeit fehlen lassen.

„Papst Benedikt hat sich selber ja der Situation in den USA angenommen, auch jetzt in Irland. Ich bin überzeugt, dass das, was wir beschlossen haben, in die richtige Richtung weist und dass wir ganz klar sagen, dass das ein furchtbares Verbrechen ist. Da sind wir uns mit dem Heiligen Vater einig. Ich bin überzeugt, das, was wir nun beschlossen haben, wird nicht nur seine Zustimmung finden, sondern es wird ihm auch seine Situation erleichtern.“

 

 Kasper: „Kirche muss bei Missbrauch Klarheit schaffen“ - Kurienkardinal Walter Kasper hat mit „tiefer Enttäuschung, Schmerz und sehr großem Zorn“ auf die jüngsten Nachrichten über Missbrauchsfälle in der deutschen Kirche reagiert. Die Kirche müsse „Klarheit schaffen“, die Verantwortlichen vor Gericht bringen und die Opfer entschädigen, forderte der deutsche Kardinal in einem Interview mit der italienischen Tageszeitung „La Repubblica“ (Samstag). Es handele sich um verabscheuungswürdige Verbrechen, die mit absoluter Entschlossenheit verfolgt werden müssten, so Kasper. Der Kardinal nannte sexuelle Vergehen ein „Übel, das in die Gesellschaft, aber auch in die Kirche eingedrungen ist“. Diese sei „nicht immun gegen Sünden“. Im Blick auf den angekündigten Brief von Papst Benedikt XVI. zum Missbrauchsskandal in der irischen Kirche sagte Kasper, das Problem verdiene eine umfassendere Analyse, die die Weltkirche einschließe und nicht nur eine einzelne Nation. – Kasper, dienstältester Kardinal an der Kurie, ist neben seiner Leitung des vatikanischen Ökumene-Rats auch Mitglied der Glaubenskongregation und des Obersten Gerichtshofs der Apostolischen Signatur.

 

Deutschland: Mehr Zusammenarbeit gefordert - Die bayerische Justizministerin Beate Merk (CSU) mahnt die Kirchen zu mehr Zusammenarbeit mit der Justiz. Stelle sich heraus, dass der Staatsanwaltschaft bewusst Verdachtsfälle von Kindesmissbrauch verschwiegen worden seien, dann werde das Verhältnis von Staat und Kirche beschädigt. Merk kündigt ein Krisentreffen mit den Bischöfen an. Sie übe aber keine pauschale Kritik an der Kirche, so Merk in einem Interview mit der „Süddeutschen Zeitung“ (Samstag). (sueddeutsche online)

 

 

 

Deutschland/Schweiz: Kirche steht schlecht da

 

Der Umgang der katholischen Kirche in Deutschland mit den Missbrauchsvorwürfen verstärkt laut einer Studie ein negatives Kirchenbild in den Medien. Wie das Zürcher Forschungsinstitut Media Tenor am Freitag mitteilte, gab es bereits seit dem vergangenen Herbst in Deutschland in den Nachrichtensendungen von ARD und ZDF kaum noch positive Meldungen über die katholische Kirche. Die katholische Kirche habe „ihren Sympathiebonus, den sie durch die Wahl Josef Ratzingers zum ersten deutschen Papst seit 500 Jahren gewonnen hat, endgültig aufgebraucht“, fasste der Präsident von Media Tenor International, Roland Schatz, die Untersuchungsergebnisse zusammen.

 

Deutschland: Missbrauchsvorwürfe weiten sich aus - Die Missbrauchsvorwürfe gegen die katholische Kirche und ihre Einrichtungen reißen nicht ab. Am Freitag erreichten sie das Bistum Regensburg. Dort soll es sexuelle Übergriffe beim Knabenchor „Regensburger Domspatzen“ gegeben haben.

 

Konsequente Aufklärung- Der Essener Bischof Franz-Josef Overbeck fordert derweil eine konsequente Aufklärung von Missbrauchsfällen an Minderjährigen in Einrichtungen der katholischen Kirche. Durch die Veröffentlichung der „ungeheuren Taten“ sei eine „Reinigung der Kirche auf den Weg gebracht worden, die notwendig ist und wo nichts Vertröstendes und Verharmlosendes Platz hat“. (rv/kipa 6)

                                                                                                                                                                        

 

 

Papst: „Seid denen nahe, die von Sekten umworben werden“

 

Die Kraft der Worte Gottes und die Liebe Jesu können aus jedem einen besseren Menschen machen. Das sagte Papst Benedikt an diesem Freitag. Er empfing die Bischöfe Ugandas, die derzeit ihren Ad Limina-Besuch in Rom abhalten. Der Papst versicherte der Bevölkerung im afrikanischen Land sein Gebet.

 

„Vor allem bete und denke ich an all jene, die bei den jüngsten Erdrutschen in Bududa ums Leben gekommen sind. Möge der allmächtige Gott, Vater aller Güte, all jenen ewigen Seelenheil gewähren, die gestorben sind, und den Überlebenden Hoffnung schenken.“

 

Benedikt XVI. erinnerte die Bischöfe Ugandas an die Sondersynode zu Afrika. Die Bischöfe hätten bei diesem Treffen im Vatikan letzten Herbst insbesondere auf die Rolle der Evangelisierung in Afrika hingewiesen.

 

„Ich bitte euch, den Priestern und Laien zu helfen, der Verführung des Materialismus und Individualismus zu widerstehen. Diese Verführung hat bereits in vielen Ländern Wurzeln gefasst. Ruft weiterhin alle dazu auf, sich für den Frieden, die Gerechtigkeit und Solidarität einzusetzen. Insbesondere soll der Einsatz dem Dialog und Wiederversöhnung dienen. Seid besonders jenen nahe, die von Sekten umworben werden, damit ein wahrer ökumenischer Dialog überhaupt geführt werden kann. Leitet sie dazu, oberflächliche Gefühle und Predigten zu verneinen, die die Kraft des Kreuzes Christi schwächen würden.“ (zenit/fides 5)

 

 

 

Vatikan: Welches Wunder?

 

Der Postulator der Seligsprechung von Johannes Paul II. weist Behauptungen zurück, dass es Schwierigkeiten beim Verfahren gebe. Das Büro von Slawomir Oder weist darauf hin, dass „nicht bekannt“ sei, ob die Ordensschwester Marie-Simon-Pierre wieder an Parkinson leide. Eine polnische Zeitung berichtet, dass die auf Fürsprache des verstorbenen Papstes geheilte Ordensfrau erneut an Parkinson erkrankt sei. Im Vatikan wird betont, das Ärztekomitee der Heiligsprechungskongregation habe sich noch gar nicht mit dem Fall befasst. Es gebe auch keine Verzögerungen im Seligsprechungsprozess, weil ja noch gar kein Datum für eine mögliche Seligsprechung genannt worden sei.

Nach den Verfahrensregeln muss ein neues Wunder zuerst in der Diözese untersucht werden, in der es sich ereignete. Erst dann kann der Fall den vatikanischen Experten zur Prüfung vorgelegt werden. Nach Darstellung der „Repubblica“ könnte dies bis zum Frühsommer geschehen.

Das Seligsprechungsverfahren für den im April 2005 verstorbenen polnischen Papst wurde im Juni desselben Jahres in Rom eröffnet. Nach der Zuerkennung des „heroischen Tugendgrades“ durch Benedikt XVI. im Dezember 2009 ist nur noch der Nachweis eines Heilungswunders auf Fürsprache des „Dieners Gottes“ notwendig. kna 5

 

 

 

Katholische Kirche und Kindesmissbrauch. Ein Zwischenruf durchbricht die Strategie

 

Ettal. Eine einzige Wortmeldung reichte in Ettal - und auf einen Schlag war die Klosterstrategie der Nulltoleranz, die immer wieder als hervorragend gepriesene Zusammenarbeit von Abtei, Diözese und externem Sonderermittler bei der Aufklärung der Missbrauchsvorwürfe in Frage gestellt.

Dabei sollte die Pressekonferenz in der Aula des Klosters Ettal Fragen klären statt aufwerfen, denn von denen hatten sich seit vergangener Woche ohnehin genügend ergeben, so dass das Kloster auf Drängen der Erzdiözese München und Freising den Rechtsanwalt Thomas Pfister in Ettal als Sonderermittler eingesetzt hatte.

Prügel mit Bambusstöcken

Pfister trug am Freitag vor Journalisten seinen in den vergangenen zehn Tagen recherchierten Bericht vor, in dem neben vielen anderen Grausamkeiten auch die brutalen Unterrichtsmethoden des mittlerweile vom Schuldienst entfernten Pater R. beschrieben wurden. Daraufhin meldete sich Wolf Rall, der kommissarische Schulleiter Ettals, aus dem Publikum zu Wort und sprach von „leichten Kopfnüssen“ eines lediglich überforderten Paters, die auch die Schüler für Späße gehalten hätten. Die Schüler seien überdies sehr traurig, jetzt, wo der Pater nicht mehr da sei.

„So geht es ja wirklich nicht“, antwortete Pfister erbost, Rall habe ihm selbst berichtet, dass Schüler zu Hause geweint hätten und manche wegen der Brutalität des Lehrers zu Bettnässern geworden seien. Rall, der sich inzwischen wieder hinter den Säulen der Aula verbarg, solle wieder „aus der Deckung kommen“.

Pfisters Unmut ist verständlich, sind es doch Bagatellisierung, Wegschauen und Vertuschung, wovon sein Bericht über die Vergangenheit des Klosters handelt. Etwa hundert Opfer hätten sich in den Tagen seines Einsatzes gemeldet und mindestens zehn Klosterangehörige des sexuellen Missbrauchs oder der Gewalt beschuldigt. Ehemalige Schüler hätten ihm von Annäherungen der Patres erzählt, von stundenlangem Stehen im Gang als Strafe und von Prügeln mit Bambusstöcken, bis diese brachen und die Schüler danach in der Krankenstation behandelt werden mussten.

Mönch unter potentiellen Opfern

Auch ein Mönch sei unter den potentiellen Opfern. All das sei offen und mit Wissen der Schulleitung geschehen. Ein Opfer nennt das Kloster einen „hermetischen Staat im Staat“. Auch dass der 2009 verstorbene Pater Magnus an den Klosterschülern seine pädophilen Neigungen ausgelebt habe, sei bekannt gewesen. Dennoch habe er über Jahre mit Kindern und Jugendlichen arbeiten dürfen.

Die meisten der geschilderten Taten seien in den sechziger, siebziger und achtziger Jahren begangen worden, bevor 1990 mit einem neuen Schuldirektor eine Zäsur stattgefunden habe, sagte Pfister. Dennoch gibt es derzeit drei Fälle, in denen die Staatsanwaltschaft München tätig ist: Gegen einen Pater, von dessen Streicheleien Schüler schon 2005 der Schulleitung berichteten, ermittelt die Staatsanwaltschaft wegen sexuellen Missbrauchs. Er war bis zuletzt im Kloster Wechselburg beschäftigt, wohin er nach den ersten Anschuldigungen versetzt worden war - der inzwischen zurückgetretene Abt Barnabas Bögle hatte 2005 ein psychiatrisches Gutachten über den Pater in Auftrag gegeben, das keine Bedenken gegen dessen weiteren Einsatz in der Seelsorge beinhaltet.

 

Blankes Entsetzen: Thomas Pfister, Pater Johannes Bauer und Generalvikar Peter Beer am Freitag im Kloster Ettal

Zusammen mit zwei ebenfalls aus Ettal nach Wechselburg versetzten und nun beschuldigten Mitbrüdern wurde der Pater vergangene Woche von seinen Aufgaben entpflichtet. Gegen einen weiteren dieser Patres ermittelt die Staatsanwaltschaft, weil er Schüler misshandelt haben soll. Der dritte Pater, gegen den ermittelt wird, hat sich vergangene Woche freiwillig Pfister anvertraut, da er kinderpornographisches Material besitze. Auch habe er in der Vergangenheit Fotos von leichtbekleideten Schülern auf einschlägige Internetseiten gestellt.

Staatsanwaltschaft durchsucht Rechner

 

Die von Pfister informierte Staatsanwaltschaft durchsuchte daraufhin am Mittwoch den Rechner des Paters im Kloster. Der Benediktiner wurde mit sofortiger Wirkung von allen pädagogischen und seelsorgerischen Aufgaben entbunden. Am Ende seiner Ausführungen bedankte sich Pfister für die gute Zusammenarbeit mit den Klosterangehörigen, aber da wusste er noch nicht, was Rall dem Thema hinzuzufügen hatte.

 

Rall leitet die Schule kommissarisch, da vergangene Woche neben Bögle auch Prior Maurus Kraß auf Drängen des Generalvikars des Erzbistums München und Freising, Peter Beer, zurücktreten musste. Beide haben ihnen bekannte Missbrauchsvorwürfe nicht der Erzdiözese gemeldet und damit nach Ansicht Beers gegen bischöfliche Leitlinien verstoßen. Weiterhin im Amt ist hingegen Wirtschaftsverwalter Pater Johannes Bauer, der das Kloster auf der Pressekonferenz vertrat.

Er bat die Opfer des Klosters um Verzeihung, auch die, die unter ihm selbst zu leiden hatten - mit Tränen in den Augen gab er zu, in den achtziger Jahren Schüler mit einem Bügel geschlagen zu haben. Bei der Neuorientierung des Klosters soll nun eine Apostolische Visitation helfen, die die Ettaler Benediktiner erbaten. Ob der Vatikan tatsächlich einen Abgesandten schicken wird, ist noch unklar. Der Vatikan nehme den Skandal um die Missbrauchsfälle in deutschen katholischen Einrichtungen jedoch „sehr ernst“, sagte ein Sprecher. Kurz vorher waren Hinweise auf Missbrauchsfälle beim weltberühmten Knabenchor Regensburger Domspatzen vor mehr als 40 Jahren bekannt geworden. Martin Wittmann Faz 6

 

 

 

 

Kloster Ettal. "Zu meiner eigenen Schande"

 

Kloster Ettal. Jahrzehntelang haben die Mönche weggesehen und geschwiegen. Jetzt kommen immer mehr Details im Skandal um sexuellen Missbrauch im bayerischen Kloster Ettal ans Licht. Es geht um brutale körperliche und seelische Gewalt, das Ausmaß der Taten nimmt bislang ungeahnte Dimensionen an.

 

Der Sonderermittler Thomas Pfister, ein von der Benediktinerabtei beauftragter Münchner Jurist, sprach am Freitag in seinem Zwischenbericht von mindestens hundert Opfern und mehr als zehn Patres, die systematisch geprügelt oder auch Schüler sexuell missbraucht haben sollen. Auch berichtete Pfister von einem aktuellen Fall, in dem ein Klostermitglied sich selbst angezeigt hätte. Er hätte gestanden, kinderpornografisches Material aus dem Internet auf seinen privaten Computer heruntergeladen und Fotos von Klosterschülern mit nacktem Oberkörper auf Homosexuellen-Seiten ins Netz gestellt zu haben.

 

Computer gesichert - Deshalb sei auch diese Woche die Staatsanwaltschaft im Kloster erschienen. "Es war aber keine Razzia, wie man sie sich landläufig vorstellt", so Pfister, vielmehr hätten die Rechner von "ausgewiesenen Experten gesichert werden müssen." Der Sonderermittler unterschied in seinem Bericht zwischen dem "Kloster von gestern" und dem "Kloster der Gegenwart". Bei dem ihn in zahlreichen Gesprächen und E-Mails berichteten Fällen handele es sich überwiegend um Taten aus den 60er bis 80er Jahren.

 

Was er aus dieser Zeit erfahren habe, sei erschütternd. Er sprach von "körperlichen Übergriffen", "sadistischen Veranlagungen", "impulsiven Schlägen" und "Bloßstellungen". Er bestätigte auch die bereits bekanntgewordenen sexuellen Übergriffe des mittlerweile verstorbenen Pater M. Er sei ein Mann mit zwei Gesichtern gewesen, der einerseits als sehr hilfsbereit galt, aber zahlreiche sexuell motivierte Straftaten begangen habe, so Pfister.

 

Alle Erwachsenen hätten gewusst, dass er seine pädophilen Neigungen auslebte, "dennoch ließ man ihn gewähren". Erst durch systematisches Wegschauen und Schweigen sei dies möglich gewesen. Zwar soll sich laut Pfister ab dem Jahr 1990 vieles im Klosterinternat Ettal verändert haben. Doch ermittelt die Staatsanwaltschaft noch immer in einem Fall von 2005, in dem es um den Vorwurf von möglichem sexuellen Missbrauch eines inzwischen nach Wechselburg versetzten Paters handelt.

Kopfnüsse und Tritte

 

Auch berichtete Pfister von einem Fall von 2009, in dem ein Lehrer zwei Schülern der fünften Klasse Kopfnüsse gegeben und auf den kleinen Zeh getreten haben soll. Der Mann soll für seine Prügelstrafen bekanntgewesen sein und hatte deshalb eigentlich nicht mehr bei den Jüngsten eingesetzt werden sollen. Der kommissarische Schulleiter Wolf Rall wollte dies so nicht stehen lassen und meldete sich zu Wort. Es habe sich nur um "leichte Kopfnüsse" und "um einen Spaß" gehandelt, sagte er und löste damit Empörung bei Sonderermittler Pfister aus. Dieser unterstrich erneut, dass die Schläge sehr schmerzhaft gewesen seien und Kinder teilweise dadurch wieder eingenässt hätten.

 

Der für das Personal zuständige Cellerar des Klosters, Pater Johannes Bauer, betonte, dass die Mönche "einen Neuanfang finden" wollten. Er hatte selbst eingeräumt, während seines Einsatzes im Internat in den 80er Jahren "ebenfalls Kinder brutal körperlich misshandelt und gedemütigt" zu haben, "das muss ich zu meiner eigenen Schande offen sagen". Das tue ihm sehr leid und er bitte um Verzeihung. VON IRIS HILBERTH FR 6

 

 

 

 

 

Missbrauch in Ettal und Regensburg. Wie sich der Schulleiter nachts die Knaben holte

 

Die Missbrauchsfälle im Kloster Ettal und bei den Regensburger Domspatzen erschüttern die Schüler, Eltern und Lehrer von heute – während die Opfer von einst weiter leiden. Sie brechen nun ihr Schweigen und berichten von den Taten. "Er hatte ein Schweinegesicht und stank nach Zigarren", erzählt ein ehemaliger Schüler.

Vater unser im Himmel, geheiligt werde Dein Name. Dein Reich komme, Dein Wille geschehe.

Die Turmuhr des Klosters Ettal schlägt zur Mitternacht. Felsengleich steht die barocke Kirche vor der Kulisse einer sternklaren Nacht im Werdenfelser Land. Keine stolzen Scheinwerfer. Kein Laut. Ein Licht brennt im Klostertrakt. Es ist nicht die Kälte des noch einmal Kraft holenden Winters, der eine Gruppe von Schülerinnen und Schülern des Kloster-Gymnasiums davon abgehalten hat, auf den 18. Geburtstag ihres Freundes anzustoßen. Es ist die gefühlte Kälte, die seit zwei Wochen das Leben, die Gespräche einfriert. „Wir hatten uns alle zum Feiern in der Klosterkneipe verabredet“, sagt Martina*, die Freitagabend die letzten Gäste in einem der vielen Gasthäuser im vier Kilometer von Ettal entfernten Oberammergau bewirtet. „Einer der Fratres hat uns um halb zwölf nach Hause geschickt, er hat nicht gesagt, warum.“

Martina und ihre Mitschüler kennen die Antwort auf dieses Warum. Seit zwei Wochen kennt sie jeder, der sie kennen will. In Ettal, der Eliteschule, auf die 450 Schüler aus ganz Deutschland wegen ihres exzellenten Rufs gehen, wurden vor allem Jungen jahrzehntelang geschlagen, gedemütigt und sexuell missbraucht. So dokumentiert es der Bericht des Münchner Strafverteidigers Thomas Pfister. Von 100 Jungen und Mädchen sprach er, für die Ettal bis in die 90er-Jahre, nach den Worten eines Betroffenen, die „Hölle“ war.

In der unbeheizten Aula des Klosters, dort, wo sonst Big Band und Schultheater auftreten, zitierte Pfister am Freitag aus E-Mails und Briefen, die ihn erreichten. Von sadistischen Patres ist die Rede, von Mönchen, die sich Jungen ins Bett holten, von Prügel, deren Wunden auf der Krankenstation geheilt wurden. Ähnliche Berichte gibt es aus katholischen Einrichtungen in Berlin, Münster, Burghausen, Regensburg. Und es fallen immer neue Namen. Ettal muss mit der Schande klarkommen – einer Schande, über die zwischen Garmisch-Partenkirchen und Oberammergau, dem Landstrich, aus dem die meisten Schülerinnen und Schüler kommen, alle sprechen; ganz offen, immer, überall, aber ohne ihre Namen zu nennen.

Wie im Himmel so auf Erden

„Mäuschen, bist du schon im Himmel?“ Lachend springt Ulrike Händel* auf ihre kleine Tochter zu. Die Kälte der Nacht hat nachgelassen, dafür schneit es seit Samstagfrüh ohne Unterlass. Der viereckige Ettaler Klosterhof ist zu einer nur von ein paar Bäumen und Kreuzen strukturierten Fläche erstarrt. Ideal, um auf dem Rücken liegend einen Engel nach dem anderen in den Schnee zu zeichnen. „Du erfrierst“, sagt Ulrike Händel, während ihr neunjähriger Sohn seine Schwester freischaufelt.

Heute ist Schnupperunterricht. „Dafür haben die staatlichen Schulen keine Zeit, hier kann sich mein Sohn mal ansehen, wie das ist mit Latein“. Der Sohn wünsche sich, in Ettal aufs Internat zu gehen. „Wegen der Gemeinschaft“, sagt die Mutter. Ob sie ihm diesen Wunsch erfüllen will? Sie hadert mit sich. Sie spüre, wie ihr Sohn unter dem Gerede der Leute leide, aber trotzig bleibe. „Viele Eltern, die ich heute getroffen habe, wollen auch ihr zweites oder drittes Kind nach Ettal schicken. Was ich höre, ist, dass die Kinder hier glücklich sind.“ Ettal, das stünde für die ideale Verbindung von Konservatismus und Abenteuer. „Das ist doch ein zutiefst menschlicher Ort.“

Auch bei den Domspatzen in Regensburg stehen an diesem Samstag die Türen offen. Probesingen, Lehrer kennenlernen. Die Presse hat der Knabenchor allerdings ausgeladen. Missbrauchsfälle, die 50 Jahre zurückliegen und in der vergangenen Woche bekannt wurden, haben für Aufregung an höchster Stelle gesorgt. 1964 trat Papst-Bruder Georg Ratzinger das Amt des Domkapellmeisters an. Sein Bruder Joseph folgte 1969 als Professor in die Domstadt. Sie hätten nichts gewusst, heißt es.

Unser tägliches Brot gib uns heute

Es ist Mittagszeit. Im „Gasthaus zum Stern“ in Oberammergau sitzen drei ältere Herren am Stammtisch. Lange Haare tragen sie, dichte, wuchernde Bärte. Es ist das Jahr der Passionsspiele, und die Oberammergauer wollen wie Menschen aus der Zeit Christi aussehen.

Während sie die Kreuzigung des Herrn und damit die fernste Vergangenheit selbstverständlich nachspielen, fällt es den Rentnern schwer, die Ereignisse der jüngeren Zeit gelten zu lassen. „Das ist doch 30, 40 Jahre her“, sagt einer. „Zuhauen war doch damals ganz normal, ich bin doch auch daheim geschlagen worden.“ Nur weil irgendwer jetzt Alkoholiker sei, könne man doch die Schuld nicht den Mönchen von damals geben und das Kloster verdammen. Das Kloster von heute sei nicht mehr das von früher, vor Beginn der 90er-Jahre, das hatte auch der Sonderermittler Thomas Pfister hervorgehoben.

Johann*, der vor seinem dritten Glas alkoholfreiem Bier sitzt, fasst sich in den Bart. „Aber man hat schon immer wieder was gehört, ich hab lang im Kirchenchor gesungen, ich kenn das Kloster. Da sind auch mal Patres weggekommen und alle waren's froh.“ Tatsächlich wurden einige schuldbeladene Mönche zwangsversetzt. Andere blieben.

Und vergib uns unsere Schuld

Pater Magnus war Mitte der 40er-Jahre in den Orden der Benediktiner eingetreten. Im Dezember 2008 tippte er wenige Monate vor seinem Tod ein Dokument in seinen Computer, das er mit „Bekennen“ überschrieb. Es dokumentiert Fälle sexuellen Missbrauchs, die er in den Jahrzehnten zuvor begangen hatte. Öfter hatten sich Schüler bei der Internatsleitung gemeldet, ohne Folgen. Erst 1984 wurde er aus dem Schuldienst entfernt, nicht jedoch aus dem Kloster. Er leitete die Schul-Cafeteria. Als der mittlerweile zurückgetretene Schulleiter „Bekennen“ im Januar auf dem Desktop des Rechners seines toten Mitbruders fand, fiel gleißendes Licht auf lang zurückliegende Ereignisse. Die Opfer sollen sich nun melden. Sie tun es – und nicht nur die Opfer von Ettal.

„Bisher wissen wir nicht, wen Friedrich Z. missbraucht hat“, ließ das Bistum Regensburg Ende der Woche verlauten. Es ist ein alter Fall, mit dem sich die Regensburger Domspatzen derzeit konfrontiert sehen; er geht zurück auf die Zeit zwischen 1953 und 1958.

Manfred van Hove weiß, wer von Friedrich Z. missbraucht wurde. Er gehörte dazu. „Er hatte ein rosiges, dickes Schweinegesicht und stank immer nach Zigarren“, sagt er mit belegter Stimme. Noch immer träume er von Z. „Ich sehe ihn dann aufgeschwemmt und mit seiner Baskenmütze auf dem Kopf. Er grinst nur. Und ich wache auf.“

Z. hatte eine Wohnung, die direkt mit den Schlafsälen verbunden war. Man lag zu sechst in den Zimmern. Doch der Internatsleiter hatte seine Lieblingsknaben: Manfred van Hove, er war damals zehn oder elf, und mit ihm zwei andere Buben. „Wir wurden immer unter einem Vorwand zu ihm gerufen. Da hieß es, er will mit einem über die Zeugnisnoten sprechen. Und wenn man dann in der Wohnung war, zog er einen oft aus.“

Es gibt ein Foto aus jenen Tagen, es zeigt den Internatsleiter mit seinen drei Knaben im Kreise einer Reisegruppe vor Schloss Versailles in Paris. Die Jungen sind ordentlich gekleidet. Von hinten lugt der Priester mit seiner Baskenmütze hervor. „Wir dachten damals, ein Priester kann nichts Falsches tun.“ In van Hoves Zeugnis aus dem Jahr 1955 heißt es: „Manfreds Trotz und seine Verspieltheit wurden durch bessere Nachgiebigkeit abgelöst.“

Wie auch wir vergeben unseren Schuldigern

Friedrich Z. immerhin ist irgendwann aufgeflogen. Er bekam zwei Jahre Gefängnis und wurde in die Schweiz versetzt – an eine Mädchenschule. Dort arbeitete er bis 1982, zwei Jahre später starb er. Missbrauch verjährt nach dem Gesetz zehn Jahre nach Volljährigkeit des Opfers. In den Herzen verjährt er nie. „Ich habe vier Kinder. Wie soll ich denen erklären, was damals passiert ist?“, fragt van Hove.

 

 „Pater Magnus wird seine Strafe erhalten, ich glaube, auch der Krebs war schon eine Strafe Gottes“, sagt Martina und lehnt sich an den Tresen des Gasthauses in Oberammergau. Die junge Frau ringt um Worte, viel kommt hoch. Immerhin werde im Unterricht, wann immer es die Schüler wollen, über die Ereignisse geredet. „Aber ich könnte kotzen“, wird sie laut und fragt sich bekümmert, wer die Mitschüler wohl sind, die im Internet ohne Wissen mit freiem Oberkörper ausgestellt wurden. Ein weiterer Pater hat sich vor wenigen Tagen der Staatsanwaltschaft offenbart, Bilder von einer Bergwanderung mit seinen Schutzbefohlenen auf eine Seite für Schwule gestellt zu haben.

Auch wenn Martina sich bemüht, von ihm und Pater Magnus mit Abscheu zu sprechen, es fällt ihr nicht leicht. „Pater Magnus hatte auch so viel Gutes bewirkt, ein Mensch ist nie nur böse.“ Als seine große Leistung gilt die Etablierung des Altettaler Rings. Altettaler nennen sich die Ehemaligen, viele sind es, und Namhafte sind dabei, wie der ehemalige bayerische Ministerpräsident Max Streibl oder der frühere Hamburger Bürgermeister Klaus von Dohnanyi.

Aus staubigen Listen hat Pater Magnus eine Datenbank erstellt und die Altettaler angehalten, Schüler, die sich etwa das Schulgeld nicht leisten konnten, zu unterstützen. „Einige haben es ihm wohl zu verdanken, dass sie überhaupt ihr Abitur machen konnten“, sagt Martina und beißt sich auf die Lippen.

Und führe uns nicht in Versuchung, sondern erlöse uns von dem Bösen

Auf den Stufen zur Ettaler Klosterkirche bekämpft ein junger Mönch mit einer Schaufel den Schnee. Immer wieder gehen Touristen vorbei. Sie lachen, der Schnee macht Laune. „Schlimme Tage sind das“, klagt der Mönch, der noch in den Schuldienst eintreten wird. „Ich hoffe, dass das viele Gute, das wir hier tun, weiter getan werden darf. Beten Sie für uns.“

(* Namen geändert)  Thomas Vitzthum DW 7

 

 

 

 

Schweiz: Heiliger Krieg ist nicht möglich

 

Die Schweiz wird das Thema des Umgangs mit den Muslimen wohl so schnell nicht los. Das zeigt nicht zuletzt der Angriff des libyschen Staatspräsidenten Muhammar Gaddafi gegen das Land in der letzten Woche. Er erklärte der Eidgenossenschaft bei einer Rede in der Stadt Benghasi kurzerhand den Heiligen Krieg. Begründung: Die Schweiz sei wegen des Minarettverbots „ungläubig“ und „abtrünnig“. Da bestehe allerdings eine Differenz in der Bewertung, sagt uns Erwin Tanner von der Schweizer Bischofskonferenz. Die in der Schweiz lebenden Muslime würden die Situation nämlich völlig anders einschätzen.

 

„In den Augen Gaddafis gelten die Schweizer Muslime als abtrünnige Muslime. Das können die hier in der Schweiz lebenden Muslime selbstverständlich nicht annehmen. Sie versuchen, in Übereinstimmung mit dem islamischen Glauben zu leben. Sie versuchen, mit bestem Wissen und Gewissen ihren Glauben hier zu praktizieren. Sie können den Aufruf zum Heiligen Krieg auch nicht ernst nehmen. Erstens deshalb, weil Gaddafi überhaupt keine Befugnis hat, zum Heiligen Krieg aufzurufen. Das können allein die religiösen Führer. Diese Rolle kommt ihm in seinem Kontext nicht zu. Weder von der Verfassung Libyens, noch von der islamischen Religion her.“

 

Auch nach objektiven Maßstäben des islamischen Rechts verfehle der Aufruf Gaddafis die faktische Situation in der Schweiz. Keine der durch die Scharia festgelegten Indikationen treffe auf das Land zu.

 

„Die Muslime in der Schweiz finden sich nicht in einer Lage der Bedrängnis. Sie können ihren Glauben nach wie vor völlig unbedrängt ausleben und sie sind nicht gezwungen, ihren Glauben aufzugeben. Die Muslime können das auch nicht annehmen, weil sie sich nicht auf Abwegen befinden. Nach der islamischen Tradition kann der Heilige Krieg ausgerufen werden, wenn es einerseits eine Spaltung innerhalb der Muslime gibt oder wenn Muslime von Nichtmuslimen in Bedrängnis geraten sind und ihren Glauben aufgeben müssen. Doch eben diese Voraussetzungen sind in der Schweiz nicht gegeben.“ (rv 5)

 

 

 

Kindesmissbrauch in katholischer Kirche. Dutzende Opfer, ein Dutzend Verdächtige

 

Kinder in Schule und Internat des bayerischen Klosters Ettal sind jahrelang körperlicher Züchtigung und sexuellem Missbrauch ausgesetzt gewesen. Das hat der von der Benediktiner-Abtei eingesetzte Sonderermittler Thomas Pfister am Freitag in Ettal in einem erschütternden Bericht geschildert. Die Vorwürfe richteten sich gegen mindestens 10 Patres, man müsse von rund 100 Opfern ausgehen. Im Skandal um sexuellen Missbrauch bei den Regensburger Domspatzen ging es um zwei frühere leitende Geistliche des Knabenchors. Die beiden Männer, die 1984 gestorben sind, sollen wegen der Taten zu Haftstrafen verurteilt worden sein, berichtete der Sprecher des Bistums Regensburg, Clemens Neck.

Unabhängig von Pfisters internen Ermittlungen laufen strafrechtliche Ermittlungen der Münchner Staatsanwaltschaft. Im aktuellen Fall geht es um einen inzwischen suspendierten Ettaler Pater, der Fotos von halbnackten Klosterschülern auf Homosexuellen-Seiten im Internet veröffentlicht hat. Der beschuldigte Pater habe die Fotos der Buben mit freiem Oberkörper bei Bergwanderungen gemacht, berichtete Pfister. Die zuständige Staatsanwaltschaft habe zur Aufklärung der Vorwürfe am vergangenen Dienstag mehrere Rechner in dem Kloster sichergestellt.

Vatikan nimmt Vorwürfe „sehr ernst“

Der Vatikan nimmt den Skandal um die Missbrauchsfälle in deutschen katholischen Einrichtungen „sehr ernst“. Das hat der stellvertretende Vatikan-Sprecher Ciro Benedettini in Rom versichert. Zu dem möglichen Kindesmissbrauch bei den Regensburger Domspatzen sagte Benedettini, der Vatikan wolle in diesen Fall nicht direkt eingreifen. Er machte nicht klar, ob der Vatikan der Bitte des Benediktinerklosters Ettal um eine Apostolische Visitation - eine Untersuchung durch einen päpstlichen Sonderbeauftragten - wegen der Missbrauchsfälle dort nachkommen werde oder nicht. Benedikt XVI. erhält am 12. März vom Vorsitzenden der Deutschen Bischofskonferenz, Robert Zollitsch, einen Bericht über die Welle von Missbrauchsfällen.

Die Ettaler Vorgänge in vergangenen Jahrzehnten seien verjährt, sagte Sonderermittler Pfister. Wenn sie aber von weltlichen Gerichten verhandelt worden wären, hätten sie wahrscheinlich zu jahrelangen Haftstrafen geführt. Eine systematische Kultur des Wegschauens und Verschweigens im Kloster sowie eine falsch verstandene Solidarität habe den Tätern ihr Treiben erleichtert. Es habe sich bei den Vorfällen um Verfehlungen Einzelner gehandelt, man dürfe sich die Benediktiner-Abtei deshalb nicht als Gemeinschaft prügelnder und missbrauchender Klosterbrüder vorstellen, sagte der Sonderermittler. Vor allem müsse man scharf zwischen dem Kloster von gestern und dem von heute unterscheiden.

Pfister machte deutlich, dass die katholische Kirche in Bayern die Vorwürfe zu Missbrauchsfällen schonungslos aufklären will. Er selbst sei bei seinen Untersuchungen keinerlei Beschränkungen unterworfen. Auch im Bistum Regensburg rief die Beauftragte zur Aufklärung sexuellen Missbrauchs, Birgit Böhm, alle Betroffenen auf, sich zu melden.

Zwei Geistliche in Regensburg unter Verdacht

Pfister ist Strafverteidiger in München und wurde von der Ettaler Abtei mit der Prüfung der Vorwürfe gegen mehrere Mönche beauftragt. Er zitierte aus mehreren Schreiben, in denen frühere Schüler von ihren traumatisierenden Erfahrungen berichteten. Möglicherweise wurde auch ein Pater missbraucht. Er sei mit einem früheren Ettaler Pater im Gespräch, der sich an ihn gewandt habe, berichtete Pfister.

Im Skandal um sexuellen Missbrauch bei den Regensburger Domspatzen gibt es einen konkreten Verdacht gegen zwei frühere leitende Geistliche des Knabenchors Regensburg. Der eine Verdächtige, ein ehemaliger Religionslehrer und stellvertretender Institutsleiter, wurde 1958 aus dem Dienst am Domspatzen-Gymnasium entfernt. Der andere Geistliche war wenige Monate auch Internatsleiter, er soll 1971 verurteilt worden sein.

Ratzinger angeblich ohne Kenntnis über Missbrauchsfälle

Aktuelle Fälle lägen der Diözese Regensburg nicht vor, hieß es. Es sei aber nicht ausgeschlossen, dass es weitere Täter gebe und diese noch im Dienst seien.

Der frühere Leiter der Regensburger Domspatzen, Georg Ratzinger (86), hat nach eigenen Angaben keine Kenntnis über Missbrauchsfälle bei dem weltberühmten Knabenchor. Das sagte der Bruder von Papst Benedikt XVI. dem Bayerischen Rundfunk in Regensburg. Georg Ratzinger leitete die Domspatzen von 1964 bis 1994.  dpa 5

 

 

 

Wie kommt die katholische Kirche aus dem Stimmungstief. Es fehlt der Ritus

 

Mit den Missbrauchsfällen steht die ganze katholische Kirche an der Wand, auch wenn die Fehlgriffe 30 Jahre zurückliegen. Es scheint sogar, dass die sexuellen Übergriffe erst kürzlich passiert sind, auch wenn das nur auf einige wenige zutrifft. Hartnäckig bohrt die Justizministerin nach, dass die Fälle öffentlich gesühnt werden. Sühneinstanz wäre ihr Einflussbereich, nämlich die Staatsanwaltschaft. Auch wenn sie sogar inzwischen zur Kenntnis genommen hat, dass für die kirchlich Verantwortlichen der Kirche keine gesetzliche Anzeigepflicht gibt und Täter vielleicht durch eine Anzeige sogar in den Selbstmord getrieben werden könnten, beharrt sie auf einem öffentlichen Verfahren – und findet die Zustimmung der Bevölkerung. Sie trifft die katholische Kirche in einem ihrer Kernbereiche. Denn es geht im Streit zwischen Ministerin und Deutscher Bischofskonferenz um Ritenkompetenz.

 

Es gibt eine öffentliche Entschuldigung durch den Vorsitzenden der Bischofskonferenz, die dann auch von der Bundeskanzlerin lobend herausgestellt wird. Aber es fehlt noch etwas. Es fehlt nicht an Pressearbeit, sondern an Ritus. Durchläuft die Kirche diesen nicht selbst, kann die Justizministerin immer die staatlich inszenierte Entsühnung über ein Gerichtsverfahren einfordern. Setzt die Kirche dem keinen religiösen Ritus entgegen, bleibt bei den Menschen das Gefühl, dass die Sache noch nicht bereinigt ist.

 

Bereinigt werden kann sie nicht durch Verjährung. Auch die Verbrechen in Konzentrationslagern werden noch heute entsühnt, auch wenn der Täter so krank ist, dass er eine Strafe gar nicht mehr wird antreten können. Die Taten verlangen eine Sühne. Wenn in Sachen Missbrauch die Kirche den Ritus nicht selbst vollzieht, kann man sie immer an die staatlichen Rituale verweisen.

 

Dass der Kirche im Rituellen noch eine öffentliche Kompetenz zuerkannt wird, zeigen Gottesdienste für Opfer von Katastrophen. Ob Seilbahnunglücke oder Hurrikans, der Gottesdienst ermöglicht es den Menschen, ihrer Trauer Ausdruck zu geben, aber auch, die Zeit der Erstarrung abzuschließen und sich wieder dem Leben zuzuwenden.

 

Die katholische Kirche befindet sich offensichtlich in einer Starre, die sie blind macht für ihre eigenen Möglichkeiten. Man meint offensichtlich, dass eine gut geölte Pressearbeit das Problem mit der Zeit schon lösen wird. Aber ist es nicht theologisch sehr bedenklich, Schuld mit PR-Strategien aufzuarbeiten. Als die Kirche mit der Gesellschaft noch rituell umgehen konnte, hatte sie auch Entsühnungsriten. Kaiser Heinrich IV. stand eine Nacht lang als Büßer vor dem Haus, in dem Papst Gregor XIII. in Canossa Unterkunft gefunden hatte. Andere haben eine Wallfahrt angetreten. Auf jeden Fall gab es in Entsühnungsritualen immer den Bezug auf Gott. Dieser wurde nie ausgesprochen, sondern nur die Schuld gegenüber den Opfern. Überangepasst an die Gesetzmäßigkeiten von Presserklärungen und Talkrunden im Fernsehen kommt die katholische Kirche auf keine andere Idee, als die Vorfälle öffentlich bekannt zu geben. Aber damit ist es nicht getan. Ohne einen eigenen Sühneritus wird es über kurz oder lang zu einem Prozess kommen. Das staatliche Ritual wird dann einen Schuldigen brauchen. Wenn der abgeurteilt ist, wird das Drama beendet sein und man kann sich dann wieder auf den Kölner U-Bahn-Bau oder andere, noch nicht entsühnte Vorfälle konzentrieren.

 

Vielleicht wird man sagen, dass die säkularisierte Gesellschaft unsensibel für die Schuldfrage geworden ist und man nur warten muss, bis neue Skandale den eigenen vergessen macht. Die Stimmen in der Kirche mehren sich ja, dass es jetzt langsam genug sein muss. Aber warum haben die Fälle nach dreißig Jahren plötzlich eine solche Aufmerksamkeit bekommen? Und warum braucht das deutsche Fernsehen soviel Krimis in der Woche? So säkularisiert die Gesellschaft sich darstellt, das Thema Schuld verlangt Sühne in einem Ritus. Die Chance der Verantwortlichen wäre es, mit gutem Beispiel voran zu gehen. Eine Wallfahrt nach Telgte oder Altötting stünde den Ordensoberen wie auch den Bischöfen gut an. Sollten die Fachleute für Liturgie das Thema für sich entdecken, könnte vielleicht sogar ein Neuanfang für das Bussakrament gefunden werden.

Eckhard Bieger S.J., Redaktion kath.de

 

 

 

 

Vatikan: Fastenpredigt über „Verwalter der Geheimnisse Gottes“

 

In Gegenwart von Papst Benedikt XVI. und vieler Vatikanmitarbeiter hat an diesem Freitagmorgen der Prediger des Päpstlichen Hauses P. Raniero Cantalamessa (OFMCap) in der Kapelle „Redemptoris Mater“ die erste Fastenpredigt gehalten. Das Thema der diesjährigen Betrachtungen lautet: „Verwalter der Geheimnisse Gottes – Der Priester: Diener des Wortes und der Sakramente“.

Der Päpstliche Hausprediger erläuterte die wesentlichen Aufgaben der Priester des Neuen Testaments im Licht des Wortes aus dem ersten Brief an die Korinther (4,1): „Als Diener Christi soll man uns betrachten und als Verwalter von Geheimnissen Gottes.“

 

„Im Kirchenlatein wird das griechische Wort „Mysterion“ mit „Sacramentum“ übersetzt. Sakrament und Mysterium sind also zwei Schlüsselbegriffe und erläutern das Wesen des Priesterseins. Die Essenz des Priesters besteht also in der Verkündigung des Evangeliums und in der Spendung der Sakramente. Diese entsprechen den beiden Bedeutungen des Wortes „Geheimnis" als offenbarte Wahrheit und als wirksames Zeichen der Gnade.“

Die fastenzeitlichen Betrachtungen bilden eine Fortsetzung der Reflexionen über das Bischofs- und Priesteramt, die P. Cantalamessa im Advent 2009 im Rahmen des Priesterjahres begonnen hatte. (zenit 5)

 

 

 

Lombardi: „Der Papst auf dem Weg“

 

Für viele kam es überraschend, dass der Papst in dieser Woche auch die Spanienreise bestätigt hat. Das stellt Vatikansprecher P. Federico Lombardi in seinem wöchentlichen Editorial für Radio Vatikan fest. Man sei davon ausgegangen, dass für 2010 die mittlerweile üblichen vier Auslandreisen bereits feststanden. Von der Reise nach Barcelona und Santiago de Compostela werde man sehr viel lernen, so Lombardi.

„Barcelona und die Sagrada Familia: Die Kathedrale ist eine originelle Synthese von Kunst und Glaube, die vom Genie Gaudí stammt. Dieser Ort wird dem Papst die wertvolle Möglichkeit bieten, seinen Dialog mit der Kunst weiterzuführen. Das ist ein Thema, das er kürzlich beim Treffen mit den Künstlern in der Sixtinischen Kapelle wieder neu lanciert hat.“

Auf den Spuren des Jakobswegs hingegen wird Benedikt ein weiteres Anliegen ansprechen, so Lombardi.

„Santiago de Compostela ist ein Pilgerort, der Menschen aus allen Ecken der Welt aufnimmt. Gleichzeitig ist dieser Ort ist auch ein Sinnbild für die christlichen Wurzeln Europas. Dort wird deutlich, dass es sich bei diesem Begriff nicht nur um eine abstrakte Idee handelt. Es geht um eine konkrete Erfahrung von so verschiedenen Menschen, die aber eine gemeinsame Spiritualität teilen. Der Papst wird gemeinsam mit den Pilgern auf dieser spirituellen Pilgerreise unterwegs sein und zu ihnen und mit ihnen über Gott sprechen.“ (rv 6)

 

 

 

 

Österreich: Neue Maßnahmen gegen Missbrauch

 

Österreichs Bischöfe wollen mit zusätzlichen Maßnahmen einen noch wirksameren Umgang der kirchlichen Verantwortungsträger mit Fällen von sexuellem Missbrauch sicherstellen. Bei ihrer Frühlingsvollversammlung in St. Pölten wurde von der Bischofskonferenz daher eine österreichweite innerkirchliche Regelung in Auftrag gegeben - das wird in einer am Freitag veröffentlichten Presseerklärung mitgeteilt.

Die Bischöfe räumen ein, dass in der Kirche in der Vergangenheit zu Unrecht die Täter oft mehr geschützt worden seien als die Opfer. Entscheidend sei nun aber ein klarer und konsequenter Umgang der kirchlichen Verantwortungsträger mit konkreten Verdachtsfällen und Vorwürfen. Das halten die Bischöfe als verbindliche Verhaltensregel bei Missbrauchsfällen fest. Die Sorge um die Opfer müsse an erster Stelle stehen. Entsprechende Konsequenzen für die Täter seien zu ziehen. Basis für die österreichweite Regelung sollen bereits bestehende Richtlinien sein, wobei die in der Erzdiözese Wien geltenden Bestimmungen Vorbildcharakter haben. Die Bischöfe verweisen darauf, dass die Diözesen in den vergangenen 15 Jahren eine Reihe von Maßnahmen zum Umgang mit sexuellem Missbrauch getroffen haben. In allen Diözesen bestünden Ombudsstellen für Opfer sexuellen Missbrauchs in der Kirche.

 

Verbesserung - Verbessert werden müsse allerdings noch die österreichweite Vernetzung und Zusammenarbeit der diözesanen Ombudsstellen. Auch die Männer- und Frauenorden in Österreich sollen in die Arbeit der diözesanen Ombudsstellen offiziell eingebunden werden. Zur Förderung von Bewusstseinsbildung und Prävention zur Verhinderung sexuellen Missbrauchs soll es außerdem vor allem eine verstärkte Aus- und Fortbildung der kirchlichen haupt- und ehrenamtlichen Mitarbeiter geben. Um all diese Maßnahmen rasch und effektiv umsetzen zu können, hat die Bischofskonferenz eine Projektgruppe eingesetzt, die bis zur Sommervollversammlung der Bischofskonferenz im Juni ein detailliertes Gesamtkonzept auszuarbeiten hat. (kap 5)

 

 

Vatikan: Kein Ja oder Nein zur Gentechnik

 

Der Vatikan befürwortet oder verurteilt nicht generell die Gentechnik. Das schreibt die Vatikanzeitung „L’Osservatore Romano“. Einzelne Kirchenvertreter hätten unterschiedliche Meinungen über Gentechnik. Medien hätten diese Stimmen mit offiziellen Erklärungen des Heiligen Stuhls oder der Kirche gleichgestellt. Dies sei aber ein Irrtum, heißt es in der Donnerstagsausgabe.

Italienische Medien hatten den Kanzler der Päpstlichen Akademie für die Wissenschaften mit der Aussage zitiert, der Einsatz gentechnisch veränderter Agrarpflanzen sei grundsätzlich eine „positive Sache“. Insbesondere könne Gentechnik der Bekämpfung des Hungers und nicht allein wirtschaftlichen Interessen dienen. Kritisch gegen Gen-Pflanzen äußerte sich hingegen der für Entwicklungsfragen zuständige Kurienkardinal Peter Kodwo Appiah Turkson.

Die katholische Kirche könne keine „technischen Lösungen“ anbieten, sondern habe den Auftrag, für eine menschenwürdige Gesellschaft einzutreten, schreibt nun „L’Osservatore Romano“ unter Berufung auf die Sozialenzyklika „Caritas in veritate“ von Papst Benedikt XVI. Dazu gehöre auch die Anklage gegen den „Skandal des Hungers in der Welt“. Dessen Ursache liege weniger in einer Knappheit materieller Ressourcen als in einem Mangel an Solidarität und institutionellen Lösungen, so das Blatt.

Die Europäische Kommission hatte am Dienstag den Anbau der gentechnisch veränderten Kartoffelsorte Amflora genehmigt. Entwickelt wurde die Pflanze von dem deutschen Chemiekonzern BASF. kna 4

 

 

 

 

Missbrauch im Kloster. Pater gesteht Nutzung von Kinderpornos

 

 

Ettal. Im Zusammenhang mit den Ermittlungen um sexuellen Missbrauch am Benediktiner-Internat Kloster Ettal hat ein Pater das Herunterladen von kinderpornografischen Filmen aus dem Internet eingeräumt. Wie der vom Erzbischöflichen Ordinariat München und Freising mit der internen Aufklärung der Vorwürfe beauftragte Rechtsanwalt Thomas Pfister am Freitag sagte, fanden die Durchsuchungen der Münchner Staatsanwaltschaft im Kloster am Mittwoch wegen der Ermittlungen um Kinderpornos statt.

 

Nach Angaben des Benediktinerpaters Johannes Bauer wurde der beschuldigte Geistliche "mit sofortiger Wirkung von allen pädagogischen und seelsorgerischen Aufgaben entbunden". Er wolle sich von einem "namhaften Spezialisten" untersuchen lassen und anschließend in Therapie gehen.

 

Gegen Ordensbrüder aus Ettal gibt es bislang Vorwürfe von etwa 20 Personen, die angegeben hatten, als Schüler geschlagen oder missbraucht worden zu sein. Einem mittlerweile gestorbenen Pater, der trotz der Beschuldigungen noch bis 2004 an der Klosterschule unterrichtet hatte, werden Übergriffe in den 70er und 80er Jahren vorgeworfen.

 

Bei zwei anderen Mönchen sollen sich die Übergriffe bis 1990 ereignet haben. Ein Ordensbruder soll 2005 Schüler im Gesicht, am Oberkörper, den Armen und Beinen gestreichelt und sie auf seinem Schoß sitzengelassen haben. Er wurde daraufhin nach Wechselburg versetzt, wo er aber dennoch in der Jugendarbeit eingesetzt wurde.

 

Kinder in Schule und Internat des bayerischen Klosters Ettal sind früher oftmals jahrelang körperlicher Züchtigung und sexuellem Missbrauch ausgesetzt gewesen. Das hat der von der Benediktiner-Abtei eingesetzte Sonderermittler Thomas Pfister am Freitag in Ettal mitgeteilt.

 

Die erschütternden Vorgänge in vergangenen Jahrzehnten seien zwar verjährt. Wenn sie aber von weltlichen Gerichten verhandelt worden wären, hätten sie wahrscheinlich zu jahrelangen Haftstrafen geführt. Eine systematische Kultur des Wegschauens und Verschweigens im Kloster habe den Tätern ihr Treiben erleichtert. (ddp/dpa 5)

 

 

 

 

Chile: Umfangreicher Hilfseinsatz

 

Kirchliche Hilfswerke bereiten sich auf einen umfangreichen Hilfseinsatz für Chile vor. Nach dem Erbeben der Stärke 8,8 am Wochenende sprechen chilenische Behörden inzwischen von mehr als 800 Toten, viele gelten noch als vermisst. Das Hauptproblem sei, angesichts zerstörter Straßen, Brücken und Flughäfen die Hilfe zu den Opfern zu bringen, sagte Staatspräsidentin Michelle Bachelet am Mittwoch. Das bestätigt uns auch Pater Modesto Venturini in Chile. Er befindet sich in der zerstörten Stadt Talca etwa 250 Kilometer südlich der Hauptstadt Santiago.

 

„Ich habe viele zerstörte Kirchen gesehen. Viele alte Häuser waren aus Lehm. Die sind jetzt alle zermalmt. Die Schwierigkeiten bestehen also einerseits darin, dass man nicht zu den Opfern hingehen kann, weil die Zugangswege nicht passierbar sind. Und andererseits wissen viele Erdbebenopfer selber nicht, wohin sie gehen sollen. Wir sind Missionare der Kongregation der Heiligen Familie Nazareths und führen zwei Schulen in Talca. Uns zerbricht das Herz, wenn wir jetzt auch noch mit ansehen müssen, wie hier geplündert wird.“

 

Das Militär gehe aber mit harter Hand gegen Plünderer vor, so Pater Venturini.

 

„Doch vorerst müssen wir alles dafür tun, dass die Menschen hier Nahrung bekommen. Das scheint mir das Hauptproblem zu sein. Wir sind als Gläubige nicht pessimistisch. Es gibt ohne Zweifel Schwierigkeiten, mit denen wir uns auseinandersetzen müssen, aber wenn wir gemeinsam den Wiederaufbau angehen, dann bin ich sehr zuversichtlich, dass wir etwas Positives bewirken können.“ (ap/zenit 4)

 

 

 

 

Großbritannien: Bischöfe für breite Wertedebatte

 

Die katholischen Bischöfe von England und Wales wollen die britischen Parlamentswahlen für eine breite Wertedebatte nutzen. In einer am Mittwoch in London vorgelegten Erklärung mit dem Titel „Das Gemeinwohl wählen“ appellieren die Kirchenführer an die Bevölkerung, zum Aufbau einer gerechten Gesellschaft beizutragen. Das Papier sei keine Wahlempfehlung, sondern wolle lediglich einen Hintergrund schaffen, um Fragen zu behandeln, die die Wahl dominieren werden, so der Vorsitzende der Bischofskonferenz von England und Wales, Erzbischof Vincent Nichols.

 

„Die zentrale Botschaft ist, dass die kommenden Wahlen dazu genutzt werden sollten, das Positive in der englischen Gesellschaft hervorzuheben. Die Engländer sind großzügig und immer darauf bedacht, sich für das Gemeinwohl einzusetzen. Das muss aber kontinuierlicher geschehen als bisher. Und das wollen wir mit unserem Papier bewirken. Gerade in einer Zeit der globalen Krise ist es wichtig, dass Vorschläge erarbeitet werden, die der Zeit, in der wir leben, einen Sinn geben.“ kna 4

 

 

 

 

 

Anklage will siebeneinhalb Jahre Haft. Früherer Rentamtsleiter bietet Bistum 3,8 Millionen Euro

 

Die Limburger Staatsanwaltschaft fordert siebeneinhalb Jahre Haft für einen ehemaligen Bistums-Mitarbeiter, der mehrere Millionen Euro Kirchengeld veruntreut haben soll. Der Angeklagte haben gewerbsmäßig Geld entwendet und sich ein beträchtliches Vermögen verschafft, sagte der Staatsanwalt in seinem Plädoyer vor dem Landgericht.

Seine Vertrauensstellung als Leiter eines kirchlichen Rentamts habe der 55 Jahre alten Angeklagten grob missbraucht. Für Untreue sieht das Strafgesetzbuch bis zu fünf Jahre Haft vor, in schweren Fällen können zehn Jahre verhängt werden.

Zuvor hatte der Angeklagte dem katholischen Bistum 3,8 Millionen Euro als Wiedergutmachung angeboten. Das berichtete ein Notar als Zeug. Bei ihm hatten der Rechtsbeistand des früheren Rentamtsleiters und das Bistum eine Einigung vorbereitet. Die Kirche will so einen teuren Zivilprozess vermeiden, um wieder an ihr Geld zu kommen.

Der Angeklagte hofft auf Milde, denn wegen der Veruntreuung in Millionenhöhe drohen ihm zehn Jahre Haft. Für den Freitagnachmittag waren die Plädoyers geplant. Faz.net 5

 

 

 

Deutschland: Islamrat nicht mehr bei Islamkonferenz

 

Der Islamrat scheidet aus der Deutschen Islamkonferenz (DIK) aus. Das Bundesinnenministerium hatte dem Islamrat nur eine „ruhende Mitgliedschaft“ ohne aktive Teilnahme an den Diskussionen angeboten. Dies komme für den Verband „nicht in Frage“. Man wolle keine Ergebnisse mittragen, an denen man nicht mitgewirkt habe. Laut Islamrat begründete das Bundesinnenministerium seinen Schritt mit dem laufenden Ermittlungsverfahren gegen die türkisch-nationalistische „Islamische Gemeinschaft Milli Görüs“ (IGMG), die bei weitem größte Mitgliedsorganisation des Verbands. Dabei geht es um zweifelhafte Geldgeschäfte von IGMG-Funktionären.

Die Islamkonferenz braucht nun eine Neustrukturierung, sagt SPD- Bundestagsabgeordnete Lale Akgün, im Domradio-Interview.

 

„Die vergangenen Jahre haben gezeigt, dass die Islamkonferenz eigentlich mehr eine Plauderstunde war. Inhaltliches Arbeiten fehlte weitgehend. Es ist gut, dass man miteinander gesprochen hat. Doch jetzt ist es wichtig, dass man sich konkreten Fragen zuwendet. Die Positionen sind ja klar. Es gibt Islam-Kritiker und es gibt sozusagen orthodoxe Muslime. Daran wird sich nichts ändern. Wir müssen aber schauen, wie wir aus diesem Engpass rauskommen.“ (domradio 4)

 

 

 

 

Misshandlungen im Kloster Ettal. Kinderpornos, Prügel und sexueller Missbrauch

 

Mindestens hundert Opfer, mehr als zehn Patres, die systematisch geprügelt haben, Kinderpornos aus dem Netz: Die Missbrauchsfälle im Kloster Ettal nehmen immer gewaltigere Dimensionen an. Ein Pater räumt ein, selbst Kinder "brutal körperlich misshandelt" zu haben - lehnt aber Konsquenzen ab.

Das Ausmaß des Missbrauchsskandals am Klosterinternat Ettal wird immer erschreckender. Auf einer Pressekonferenz zeichnet der externe Ermittler Thomas Pfister das Bild eines Klosters, in dem systematische Gewalt und sexueller Missbrauch in einem rechtsfreien Raum gedeihen konnten.

Pfister sagt, er habe viele erschütternde E-Mails von früheren Klosterschülern erhalten. Kinder und Jugendliche berichten darin davon, wie sie in der Schule und im Internat des Klosters systematisch körperlicher und seelischer Misshandlung sowie sexuellem Missbrauch ausgesetzt waren. Der Ermittler sagt, ihm lägen Berichte von mindestens hundert Opfern vor.

Zudem berichtete Pfister von einem aktuellen Fall, in dem ein Klostermitglied gestand, Kinderpornos aus dem Internet heruntergeladen und früher Fotos halbnackter Schüler ins Internet gestellt zu haben. Dies sei der Hintergrund der staatsanwaltschaftlichen Ermittlungen im Kloster Mitte der Woche gewesen. Offenbar wurde auch ein Pater sexuell missbraucht. Er sei dazu mit einem früheren Ettaler Ordensmitglied im Gespräch, der sich an ihn gewandt habe, berichtete Pfister.

 

Der Sonderermittler sagte, es habe früher deutlich mehr als zehn Patres gegeben, die systematisch geprügelt hätten. Die Mehrzahl der Geistlichen im Kloster habe zwar nicht selbst geprügelt, durch ihr systematisches Schweigen hätten sie den anderen aber erst einen rechtsfreien Raum für ihre Vergehen geschaffen. Pfister sprach von schweren Schlägen, Massenbestrafungen und anderen massiven Vergehen.

Opfer hätten von schweren, "voll durchgezogenen" Schlägen, Massenbestrafungen für Nichtigkeiten und anderen massiven Vergehen berichteten. Ein Opfer sei nach eigenen Angaben mit einem Bambusstock geschlagen worden, bis dieser abbrach. Der Junge habe danach auf die Krankenstation gemusst. Ein anderer Ehemaliger sagte, er habe manche Patres als Sadisten oder krankhaft impulsive Schläger in Erinnerung.

 

Eklat bei der Pressekonferenz - Den Berichten zufolge befand sich auch ein ehemaliger amerikanischer Soldat unter den Patres. Dieser sei als Marine im Koreakrieg gewesen und dort traumatisiert worden. Ein Schüler bezeichnete ihn als „den Schlimmsten von allen“. Zur Frage der Glaubwürdigkeit der Vorwürfe sagte Pfister, er werde Tag und Nacht von Nachrichten überhäuft. Bisher sei noch keine Einzige dabei gewesen, bei der er hätte sagen müssen, dies sei offensichtlicher Unsinn.

Pater Johannes Bauer, der Cellerar des Klosters - eine Art Wirtschaftsverwalter -, räumte auf der Pressekonferenz ein, selbst in den 1980er Jahren Kinder "brutal körperlich misshandelt" zu haben. Er habe Kinder mit der Hand aber auch mit einem Bügel verprügelt. Bauer bat um Vergebung, einen Rücktritt lehnte er aber ab. Seine Aufgaben hätten nichts mehr mit Kindern zu tun.

Zu einem Eklat bei der Pressekonferenz kam es, als der kommissarische Schulleiter sich zu Wort meldete und sagte, die Kopfnüsse seien nur leicht und mehr zum Spaß gewesen. Pfister widersprach ihm entschieden und warf ihm Vertuschung vor. Der Sonderermittler betonte, er habe selbst mit den Kindern gesprochen und diese hätten ihm gesagt, dass die Schläge sehr weh getan hätten.

Die Ettaler Vorgänge in vergangenen Jahrzehnten sind nach den Worten des Sonderermittlers zwar verjährt. Wenn sie aber von weltlichen Gerichten verhandelt worden wären, hätten sie wahrscheinlich zu jahrelangen Haftstrafen geführt, sagte Pfister.

Derzeit ermittle die Staatsanwaltschaft in drei Fällen, sagte er. Dabei gehe es um einen Fall aus dem Jahr 2005, bei dem aber noch unklar sei, ob sich der Vorwurf des sexuellen Missbrauchs erhärte. Daneben nannte Pfister die Kinderpornografie, und einen Fall von Körperverletzung aus dem Jahr 2009. Dabei soll ein früher für Prügel bekannter Lehrer zwei jungen Schülern Kopfnüsse gegeben haben und einem von ihnen auf den Zeh getreten sein.

Der Missbrauchsskandal in der katholischen Kirche zieht auch andernorts immer weitere Kreise. Bei den Regensburger Domspatzen sind offenbar zwei ehemalige leitende Geistliche verwickelt. Die beiden Männer, die bereits 1984 gestorben sind, sollen für ihre Taten seinerzeit zu Haftstrafen verurteilt worden sein, sagte der Sprecher des Regensburger Bistums, Clemens Neck.

 

Unter den fünf Fällen, die bereits an die Beauftragte für sexuellen Missbrauch des Bistums, Birgit Böhm, herangetragen wurden, stehen zwei in Verbindung mit dieser Einrichtung. Ein Geschädigter berichtet über Missbrauchsfälle Anfang der sechziger Jahre. Ein weiteres Opfer hat über eine Mittelsperson eine Aussage angekündigt.   apn/dpa 5

 

 

 

Schweiz: Besorgte Bischöfe

 

Die Schweizer Bischofskonferenz ist besorgt über die Lage in Haiti und Chile. Die Oberhirten sprachen darüber anlässlich ihrer Ordentlichen Vollversammlung, die an diesem Mittwoch in Lugano zu Ende gegangen ist. Erstmals leitete das Treffen der neue Präsident der Bischofskonferenz, der Bischof von Sitten Norbert Brunner. Er dankte im Namen der gesamten Konferenz dem abtretenden Präsidenten, Bischof Kurt Koch, für die großen Verdienste in diesem Amt.

 

Gewalt gegen Christen Die Schweizer Bischöfe teilen die Sorge über die Gewalt gegen Christen und andere Minderheiten im Irak und appellieren an Institutionen und Gruppierungen vor Ort, sich für den Schutz der Minderheiten des Landes zu engagieren und diesen wirksam zu garantieren. Das schreibt die Bischofskonferenz in einer Pressemitteilung an diesem Donnerstag. Dazu rufen sie die Christen in der Schweiz zum Gebet für den Frieden im Irak auf. Auch den Christen in anderen Ländern sichern die Bischöfe ihre Solidarität zu. In Ägypten befänden sich die Christen wie in Indien, Nigeria und andern Ländern in einer bedrängten Situation. In der Schweiz habe die Abtei Saint-Maurice besondere Beziehungen zu den Kopten Ägyptens.

Suizidbeihilfe - Bezüglich innerschweizerischer Themen beschäftigte sich die Versammlung mit dem Vernehmlassungsverfahren zur allfälligen Revision des Strafgesetzbuches betreffend die Beihilfe zum Selbstmord. Dabei machte sich die Bischofskonferenz die Stellungnahme der Experten der bischöflichen Bioethikkommission zu Eigen und sprach sich für ein Verbot der organisierten Suizidbeihilfe aus. (pm 4)

 

 

 

 

Missbrauch bei Regensburger Domspatzen. Zwei Geistliche bereits verurteilt

 

Hamburg. Der Missbrauchsskandal, der die katholische Kirche erschüttert, hat jetzt auch die weltberühmten Regensburger Domspatzen erreicht. Zwei frühere leitende Geistliche des Knabenchors sollen wegen sexuellen Missbrauchs zu Haftstrafen verurteilt worden sein. Beide Männer seien 1984 gestorben, erklärte ein Sprecher des Bistums Regensburg.

 

Dort soll eine Kommission jetzt alte Akten und Archive durchgehen. Insgesamt liegen dem Bistum mehrere Hinweise auf Fälle zwischen den Jahren 1958 und 1973 vor. An diesem Freitag sollen weitere Informationen bekanntgegeben werden.

 

Aktuelle Fälle lägen der Diözese aber nicht vor, hieß es. Es sei jedoch nicht ausgeschlossen, dass es weitere Täter gibt und diese noch im Dienst seien.

 

Der eine Verdächtige, ein ehemaliger Religionslehrer und stellvertretender Institutsleiter, wurde 1958 aus dem Dienst am Domspatzen-Gymnasium entfernt. Laut einem damaligen Zeitungsbericht soll er "mit zweien seiner Schützlinge bei unsittlichen Handlungen ertappt" worden sein, berichtete Bistumssprecher Clemens Neck.

 

Der andere Geistliche war wenige Monate auch Internatsleiter, er soll 1971 verurteilt worden sein. Er soll sich in der Zeit bis Ende der 1960er Jahre an mindestens einem Opfer vergangen haben. Ob dies im Internat der Domspatzen war oder an einem anderen Ort, ist indes noch unklar. Der 1916 geborene Mann war unter anderem auch in Straubing und Weiden tätig.

 

Mehrere Opfer haben sich inzwischen bei dem Bistum gemeldet. Neben den sexuellen Missbrauchsfällen gibt es Hinweise auf schwerste körperliche Misshandlungen in der früheren Domspatzen-Vorschule in Etterzhausen nahe Regensburg und im Weidener Studienseminar. Das Bistum will einen Rechtsanwalt mit der Aufklärung der Vorwürfe beauftragen. In zwei Wochen will das Ordinariat einen Zwischenbericht vorstellen. Betroffene sollen sich bei der von der Bistumsleitung eingesetzten Beauftragten für sexuellen Missbrauch melden.

 

Die Domspatzen, die weltweit auftreten, haben in Regensburg ein eigenes Musikgymnasium und Internat. Von 1924 bis 1963 war Theobald Schrems Domkapellmeister, von 1964 bis 1994 leitete der Bruder von Papst Benedikt XVI., Georg Ratzinger, die Domspatzen. Ratzinger (86), hat nach eigenen Angaben keine Kenntnis über Missbrauchsfälle bei dem weltberühmten Knabenchor. Das sagte der Bruder von Papst Benedikt XVI. dem Bayerischen Rundfunk in Regensburg.

Bericht zu Kloster Ettal erwartet

 

Ebenfalls an diesem Freitag wird mit Spannung der vorläufige Abschlussbericht zu den sexuellen Übergriffen im bayerischen Kloster Ettal erwartet. Nach Informationen des "Münchner Merkur" (Freitag) soll es bei der Razzia der Staatsanwaltschaft in dieser Woche in der Abtei um Kinderpornografie gegangen sein. Ein Mönch soll eingeräumt haben, dass er entsprechende Filme aus dem Internet geladen hat. Das Kloster, zu dem ein Internat und ein Gymnasium gehören, hatte mindestens zwei Missbrauchsfälle eingeräumt.

 

Der zurückgetretene Abt des Klosters Ettal, Barnabas Bögle, und der aus dem Amt geschiedene Schulleiter Maurus Kraß hatten Papst Benedikt XVI. um eine "Apostolische Visitation" gebeten. Diese Untersuchung eines päpstlichen Beauftragten ist eine eher seltene Maßnahme. Eine Entscheidung über das Gesuch stand in Rom noch aus.

 

Papst-Audienz für Zollitsch am 12. März - Der Vorsitzende der Deutschen Bischofskonferenz, Robert Zollitsch, wird am nächsten Freitag im Vatikan den Papst treffen. Das bestätigte ein Sprecher der Bischofskonferenz in Bonn. Es handele sich um eine der regelmäßigen Audienzen nach der alljährlichen Frühjahrskonferenz der deutschen Bischöfe. Diesmal werde auch über sexuellen Missbrauch gesprochen, sagte der Sprecher. Zollitsch werde vier Tage in Rom sein.

 

Schwerwiegende Fälle auch bei Kapuzinern - Auch der Direktor eines Studienseminars der Kapuziner im bayerischen Burghausen (Bistum Passau) soll sich an Jugendlichen vergangen haben. Das teilte die Provinz der Bayerischen Kapuziner in München mit. Bei den Fällen handle es sich um "schwerwiegende Übergriffe" aus dem Schuljahr 1984/85, sagte der Leiter des Ordens in Bayern, Pater Josef Mittermaier. Die Fälle wurden zwar 1991 juristisch verfolgt, waren aber bereits damals verjährt. Die Bistumsleitungen und der Vatikan seien informiert gewesen. Nach mehreren Versetzungen wurde der Pater 2009 von allen priesterlichen Aufgaben entbunden. Die Kapuziner gaben das Studienseminar in den 90er Jahren auf.

 

Im Bistum Limburg bekräftigte Bischof Franz-Peter Tebartz-van Elst noch einmal, "rückhaltlos alles für die Aufklärung" tun zu wollen.

Fünf Priester, von denen drei gestorben sind, sollen sich an Jungen und Mädchen vergangen haben. Die Fälle reichen bis in die 40er Jahre zurück.

 

Nach Angaben der Staatsanwaltschaft Limburg wurden gegen die zwei lebenden Verdächtigen Ermittlungsverfahren eingeleitet. Im ebenfalls hessischen Bistum Fulda gibt es zwei Verdachtsfälle, die schon länger zurückliegen, bestätigte die Bischöfliche Pressestelle. Die Staatsanwaltschaft sei eingeschaltet. Allerdings wusste die Behörde in Fulda nichts von Ermittlungen. (dpa 5)