Notiziario religioso  29-31  Marzo  2010

Archivio

Inhaltsverzeichnis

1.       Lunedì 29. Il commento al Vangelo. Gesù a Betania, da Lazzaro Marta e Maria  1

2.       Martedì 30. Il commento al Vangelo. “Uno di voi mi tradirà”  1

3.       Mercoledì 31. Il commento al Vangelo. Gesù celebra la Pasqua con gli apostoli 2

4.       Tornare pellegrini. L'Europa ha smesso di essere cattolica?  2

5.       Vescovi francesi: "Proviamo vergogna al Papa il nostro sostegno"  3

6.       Mons. Girotti: «Non insabbiammo ma la sensibilità è cresciuta nel tempo»  4

7.       Il Papa nella domenica delle Palme "Da Dio la forza per non farsi intimidire"  4

8.       La forza della verità  4

9.       Pedofilia, «efficace» la linea Ratzinger. «Negli Usa accuse diminuite del 30%»  5

10.   L'editoriale. Chi imponeva l'omertà  5

11.   Squadra anti-molestie voluta dai vescovi «per agire insieme»  5

12.   Pedofilia, il Vaticano: modo in cui Chiesa affronterà abusi cruciale per credibilità  6

13.   Austria, la Chiesa nomina una donna per dirigere indagini su preti pedofili 7

14.   Mons. Girotti «regge» la Penitenziera,  fu indagato con banda della Magliana  7

15.   La strada sbagliata del diritto canonico  7

16.   Il trauma e il coraggio  8

17.   Abusi, padre Lombardi: "Chiesa li affronti. è cruciale per la sua credibilità morale"  8

18.   Avvenire attacca Feltri: «Affermazioni di gravità intollerabile contro la Chiesa»  9

19.   Ratzinger, nuove accuse dal New York Times: «Sapeva del prete pedofilo tedesco»  9

20.   «Vero, a volte si è taciuto. Ratzinger ha rotto il silenzio»  9

21.   Il sindaco adotta il parroco  10

22.   Consiglio diritti umani: adottata risoluzione contro diffamazione religioni 10

23.   Abusi nella Chiesa, è bufera sul Papa. La Svizzera: un registro per i pedofili 10

24.   Fermezza e perdono, così la Chiesa respinge la ferocia giacobina  11

 

 

1.       Papst eröffnet Karwoche mit Palmsonntagsprozession  11

2.       „Lasst Euch trotz der Schwierigkeiten nicht entmutigen“  12

3.       Papstsprecher: „Weg für innere Reinigung ist bereitet“  12

4.       Schon als Kardinal hat er nach neuen und schärferen Regeln gerufen  12

5.       Seligsprechungsdekrete für die Ordensgründerin Barbara Maix und Gerhard Hirschfelder 13

6.       Analyse. Schwarzer Petrus  13

7.       Verfassungsrichter lobt Urteil zum Gebetsraum   13

8.       Abt Werlen: „Es geht nicht um Sexualität“  13

9.       EU: Initiative für freien Sonntag  14

10.   Erzbischof Tomasi an die UNO: „Religionsfreiheit schützen!“  14

11.   Kindesmissbrauch. Missliche Fragen an den Vatikan  14

12.   Diskussion um aktive Sterbehilfe Das Recht auf Tod  14

13.   Deutschland: „Unaufgeregt und aufmerksam Vertrauen wieder gewinnen"  15

14.   Missbrauch. So steht es geschrieben: Vorwürfe gegen den Papst 15

15.   „Papst hat jeden Missbrauchsfall verfolgt“  16

16.   Missbrauch in der "Legion". Orden entschuldigt sich  16

17.   EKD-Chef Schneider kritisiert deutsches Islambild  16

18.   Dokumentarfilm. Der geteilte Himmel 17

19.   Der ÖKT, die Ökumene und der Papst – Ein Gespräch mit Eckhard Nagel 17

 

 

 

 

Lunedì 29. Il commento al Vangelo. Gesù a Betania, da Lazzaro Marta e Maria

 

"Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Il Pane della Parola di Dio. Il vangelo della liturgia odierna (Gv 12,1-11) commentato da P. Lino Pedron

 

  1 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro,

  che egli aveva risuscitato dai morti. 2 E qui gli fecero una cena: Marta

  serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 3 Maria allora, presa una libbra di

  olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li

  asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo

  dell'unguento. 4 Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva

  poi tradirlo, disse: 5 «Perché quest'olio profumato non si è venduto per

  trecento denari per poi darli ai poveri?». 6 Questo egli disse non perché

  gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa,

  prendeva quello che vi mettevano dentro. 7 Gesù allora disse: «Lasciala fare,

  perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. 8 I poveri infatti li

  avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

  9 Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e

  accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva

  risuscitato dai morti. 10 I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere

  anche Lazzaro, 11 perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e

  credevano in Gesù.

In questo brano è accentrato il contrasto tra la generosa dimostrazione d’amore

di Maria e la gretta irritazione di Giuda Iscariota.

Gesù era stato a Betania qualche giorno prima per risuscitare Lazzaro e se ne

era allontanato dopo la decisione del sinedrio di ucciderlo. Ora la famiglia

degli amici fa una cena un onore di Gesù. Maria, ungendo i piedi di Gesù, fa un

gesto di squisita cortesia, secondo l’usanza giudaica, come segno di omaggio

all’ospite.

Una libbra corrisponde a 330 grammi e il prezzo di trecento denari allo

stipendio di trecento giornate lavorative.

L’intervento di Giuda mette in risalto la fede e l’amore di Maria per il

Signore. Questa donna, in uno slancio di generosità, si è prodigata in un gesto

di tenerezza senza badare a spese; al contrario Giuda Iscariota; con la sua

contestazione, manifesta la grettezza del suo cuore. Egli non era preoccupato

delle necessità dei poveri, ma desiderava che quella somma finisse nella cassa

comune della comunità di Gesù, di cui era amministratore, per rubarla (v. 6).

"Lasciatela fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura" (v. 7)

Con questa frase Gesù vuole spiegare che il gesto della donna ha un significato

profetico, perché preannuncia l’unzione del suo corpo prima della sepoltura.

"I poveri li avete sempre con voi". Con queste parole Gesù non vuole scoraggiare

l’assistenza e il soccorso ai poveri, ma vuole ricordare il primato che si deve  riservare a Dio in tutte le circostanza della vita.

Con la frase "non sempre avete me" (v. 8) evidentemente Gesù parla della sua

vita terrena che avrà termine tra qualche giorno. La sua presenza come risorto,

invisibile ma reale, non cesserà mai (cfr Gv 14,16; Mt 28,20).

Dinanzi al comportamento del popolo che crede in Gesù, la reazione dei sommi

sacerdoti rasenta la follia, perché decretano di uccidere anche Lazzaro per far

scomparire questa testimonianza così eloquente a favore della divinità di Gesù.

L’ostinazione dei capi nel male raggiunge il parossismo. De.it.press

 

 

 

Martedì 30. Il commento al Vangelo. “Uno di voi mi tradirà”

 

"Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Il Pane della Parola di Dio. Il vangelo della liturgia odierna (Gv 13,21-33.36-38) commentato da P. Lino Pedron 

 

  21 Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità,

  in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». 22 I discepoli si guardarono gli

  uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. 23 Ora uno dei discepoli, quello

  che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. 24 Simon Pietro gli

  fece un cenno e gli disse: «Dì, chi è colui a cui si riferisce?». 25 Ed egli

  reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». 26 Rispose

  allora Gesù: «E' colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E

  intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone.

  27 E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse:

  «Quello che devi fare fallo al più presto». 28 Nessuno dei commensali capì

  perché gli aveva detto questo; 29 alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda

  la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa»,

  oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. 30 Preso il boccone, egli

  subito uscì. Ed era notte.

  31 Quando egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato

  glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. 32 Se Dio è stato

  glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà

  subito. 33 Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come

  ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete

  venire.

  36 Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io

  vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». 37 Pietro disse:

  «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». 38 Rispose

  Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il

  gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte.

Gesù aveva già parlato in modo enigmatico dell’amico intimo che lo avrebbe

tradito (cfr Gv 13,18), ma ora che denuncia chiaramente il traditore è preso da

un turbamento profondo. Questa denuncia così chiara del traditore provoca grande costernazione nel gruppo dei discepoli: essi ignorano di chi stia parlando Gesù.

Il discepolo, "quello che Gesù amava" (v. 23) si trovava a mensa a fianco del

Signore. Secondo l’usanza greco-romana, diffusa anche in Palestina, i commensali stavano adagiati sui divani, poggiandosi sopra il gomito sinistro, mentre con il braccio destro prendevano i cibi e le bevande.

In questo brano appare per la prima volta sulla scena questo discepolo

innominato, del quale si parlerà anche nel seguito del vangelo: nel brano della

morte di Gesù (19, 26ss), nella scoperta della tomba vuota (20,2ss) e nel brano

della pesca miracolosa (21,7).

Gesù accoglie la richiesta del discepolo e indica il traditore. Satana entrò nel

cuore di Giuda dopo che questi ha mangiato il boccone offerto da Gesù. Il nemico di Dio si impossessa del traditore, immergendolo nelle tenebre dell’incredulità e dell’odio, fino alla consumazione del delitto più grande: l’uccisione del Figlio di Dio (19,11).

Con l’ingresso di satana nel cuore di Giuda, gli eventi precipitano; per questo

Gesù esorta il traditore ad affrettarsi nell’attuare il suo disegno criminoso.

Il traditore esce dalla luce, abbandona il Cristo luce del mondo (8,12) e si

immerge nelle tenebre della notte (v. 30). Nel cuore di Giuda si è spenta la

luce della fede; in lui regnano le tenebre dell’incredulità e dell’odio. E’

notte!

Appena il traditore è uscito, Gesù apre il cuore ai suoi amici che lo

circondano. Egli è consapevole di essere giunto alla vigilia della sua morte e

per questo si premura di spiegare loro il vero significato della sua partenza da

questo mondo. La sua morte in croce non è la sua sconfitta, ma il suo trionfo,

la sua glorificazione e il suo ritorno al Padre. Con la sua passione e morte

Gesù esegue con obbedienza eroica il piano di salvezza voluto dal Padre e

dimostra fino a che punto ama Dio e gli uomini.

Attraverso la glorificazione di Gesù si compie anche la glorificazione del

Padre. Dio è glorificato per mezzo di Gesù e in Gesù. Il Padre è glorificato dal

Figlio con l’esaltazione di Gesù sul trono regale della croce. Da questo trono

Gesù manifesta in pienezza la sua divinità (8, 28) e attira tutti a sé (12,32).

L’appellativo "figlioli" (v. 33), usato da Gesù, esprime tutto l’amore e la

confidenza per i suoi discepoli. Gesù avverte i suoi amici che sta per

lasciarli. In questo momento essi non possono seguirlo; lo raggiungeranno più

tardi.

Il ritorno di Gesù al Padre non è un viaggio di piacere, ma di dolore: egli

allude alla sua passione e morte. Pietro al momento presente non è in grado di

imitare Gesù, nonostante la sua protesta di fedeltà fino al sacrificio della

vita; egli lo seguirà con la prigionia e la morte, ma in seguito.

Data l’insistenza di Pietro nell’affermare la sua fedeltà a Gesù fino al

sacrificio della vita. Il Signore gli predice l’imminente rinnegamento. Il

riferimento al canto del gallo vuole indicare con chiarezza che Pietro

rinnegherà tre volte Gesù proprio in quella stessa notte. De.it.press

 

 

 

 

Mercoledì 31. Il commento al Vangelo. Gesù celebra la Pasqua con gli apostoli

 

"Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Il Pane della Parola di Dio. Il vangelo della liturgia odierna (Mt 26,14-25) commentato da P. Lino Pedron 

 

  14 Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti

  15 e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli

  fissarono trenta monete d'argento. 16 Da quel momento cercava l'occasione

  propizia per consegnarlo.

  17 Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli

  dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». 18 Ed egli

  rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire:

  Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». 19 I

  discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

  20 Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. 21 Mentre mangiavano disse:

  «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». 22 Ed essi, addolorati

  profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io,

  Signore?». 23 Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel

  piatto, quello mi tradirà. 24 Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di

  lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe

  meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». 25 Giuda, il traditore, disse:

  «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».

Giuda, non avendo potuto intascare i soldi del prezzo dell’unguento (Mt 26,8-9),

ha rimediato alla meglio vendendo Gesù al prezzo di uno schiavo (cfr Es 21,32):

trenta denari. Pessimo commerciante! "L’attaccamento al denaro è la radice di

tutti i mali" (1Tim 6,10).

L’indeterminatezza dell’indicazione: "Andate in città, da un tale…" (v. 18) è

voluta certamente da Gesù per non fornire indicazioni al traditore prima del

tempo stabilito.

E’ anzitutto nella comunità dei discepoli che si gioca la passione di Gesù: è

che viene "consegnato" e che egli "consegna" se stesso, donando il suo corpo e

il suo sangue.

All’annuncio del tradimento da parte di uno di loro, i discepoli si addolorano

profondamente. Ognuno è toccato da questo annuncio perché ognuno si sente capace di tradire, come lo evidenzia la loro domanda: "Sono forse io, Signore?" (v. 22) ripresa come eco da Giuda con una variante significativa: "Rabbì, sono forse io? (v. 25). Per gli undici discepoli Gesù è il Signore, per Giuda è un semplice maestro di dottrina.

A Giuda Gesù risponde come risponderà al sommo sacerdote (v. 64) e al

governatore Pilato (27,11): "Tu l’hai detto" (v. 25). E’ l’uomo infatti che

giudica se stesso attraverso il suo rapporto con il Cristo: "Poiché in base alle

tue parole sarai giudicato e in base alle tue parole sarai condannato" (Mt

12,37).

La lamentazione di Gesù su Giuda (v. 24) non è una profezia sulla dannazione

finale del traditore, ma un invito a ciascuno a esaminare la propria coscienza.

"Noi tutti, così come siamo, potremmo inserire nel vangelo il nostro nome al

posto di quello di Giuda" (J. Green). De.it.press

 

 

 

 

Tornare pellegrini. L'Europa ha smesso di essere cattolica?

 

Fino a poco fa, si poteva far riferimento ad alcuni Paesi europei aggiungendo al loro nome la qualifica di "cattolico", come esempio del contributo della Chiesa all'identità nazionale. Così, si parlava della cattolica Irlanda, della cattolica Polonia, della cattolica Spagna… Invece, da un po' tempo a questa parte, le agenzie di stampa seminano il web di cronache più o meno preoccupanti che sembrano mettere in questione il patrimonio culturale tradizionale di tanti popoli. In Polonia, per esempio, un settimanale cattolico è stato appena condannato per aver messo in questione la decisione della Corte Europea dei Diritti dell'uomo che ha multato lo stato polacco per non soddisfare il "diritto" di una donna ad abortire; anche la repubblica irlandese si è seduta sul banco degli imputati della stessa Corte di giustizia per mancanza degli strumenti giuridici necessari a garantire lo stesso "diritto" a tre donne irlandesi; in questo senso, il Portogallo ha oggi una delle legislazioni abortiste più "all'avanguardia" e da poco ha approvato il cosiddetto "matrimonio"  omosessuale; e pure la Spagna ha appena approvato una legge che istituzionalizza di fatto l'aborto libero poiché nelle farmacie si vende, ormai senza l'obbligo di ricetta medica, la pillola abortiva del giorno dopo.

Che sta succedendo? Sembra come se l'asse geografico della secolarizzazione che quarant'anni fa era posizionato nei Paesi nordici, si sia spostato verso le nazioni che tradizionalmente vantavano una maggior presenza della Chiesa cattolica. In uno dei suoi ultimi viaggi in Polonia, Papa Giovanni Paolo II, essendo informato dei cambiamenti sociali che stava subendo il suo Paese d'origine, esordì: "Ma non così!" Ed è vero: non così, così no. 

In Spagna aspettiamo la prossima visita di Benedetto XVI che sarà ormai la terza al nostro Paese durante il suo pontificato, se teniamo in considerazione anche l'Incontro Mondiale con le Famiglie nel 2006 e la Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Madrid nel 2011: a nessuno sfugge la preoccupazione del Santo Padre per il capovolgimento culturale che la nostra società sta sperimentando. Poche settimane fa, venne alla luce la notizia che in Spagna il suicidio ha sorpassato gli incidenti stradali come causa di morte, aggiudicandosi il secondo posto dopo il cancro - e l'aborto, naturalmente, ma questo è un dato di fatto che nessuno vuol riconoscere -. Il Papa riflette su tutto ciò quando guarda ai Paesi come la Spagna, che si sono nutriti per secoli dalla fede cattolica per costruire un'Europa moderna, stabile e libera e che ora sembrano essere invece l'avamposto della secolarizzazione, del materialismo e del relativismo.

E allora, che fare? Come ricostruire nuovamente ciò che in pochi anni è andato a rotoli? A poco serve rimpiangere i bei tempi andati; bisogna guardare ancora più lontano: alle radici dell'Europa, uno dei temi che più stanno a cuore al Papa e di cui ha parlato spesso nei suoi libri e discorsi. L'Europa è stata costruita con il pellegrinaggio alle radici della fede cattolica, alla Terra del Signore ed ai sepolcri degli Apostoli Pietro e Giacomo. Precisamente a Santiago de Compostela arriverà il Papa il prossimo novembre, come un pellegrino qualsiasi, indicando la strada da seguire.

Forse tutto questo clima che soffoca la vita e che si diffonde in Europa ha la sua origine in una certa secolarizzazione interna che ha coinvolto tutti questi Paesi di grande tradizione cattolica. Forse i figli della Chiesa hanno abbassato la guardia e si sono fermati per troppo tempo senza essere coscienti del pericolo in agguato. Forse hanno dimenticato, in definitiva, di essere pellegrini. Non importa, ora  occorre tornare, come il Papa, sui propri passi, seguire la strada alla ricerca di radici che non sono altro che l'amore alla fede e alla verità. Il "camino de Santiago" è la prova di come la fede diventa cultura, arte e vita e di come il Vangelo, interpretato nella sua radice più profonda, è capace di costruire un intero continente. Bisogna impegnarsi e non soccombere a una delle maggiori tentazioni: la mancanza di speranza. Se l'Europa è stata costruita una volta, si può ricostruirla di nuovo.

Il resto rimane, come sapevano bene gli antichi pellegrini, nelle mani di Dio. Ultreya!

JUAN LUIS VÁZQUEZ DÍAZ-MAYORDOMO, Spagna

 

 

 

 

Vescovi francesi: "Proviamo vergogna al Papa il nostro sostegno"

 

L'assemblea plenaria a Lourdes invia un messaggio di solidarietà a papa Benedetto XVI - "Fatti abominevoli perpetrati da alcuni preti, proviamo amarezza"

 

PARIGI - "Proviamo tutti vergogna e amarezza davanti ai fatti abominevoli perpetrati da alcuni preti e religiosi", scrivono i vescovi di Francia in una lettera al Papa, Benedetto XVI, in relazione ai fatti di pedofilia emersi nella chiesa. Riuniti a Lourdes, in Francia, per l'Assemblea plenaria di primavera, i vescovi hanno indirizzato "un messaggio cordiale di sostegno" al pontefice "nel difficile periodo che attraversa la nostra chiesa".

 

I presuli francesi, nella loro lettera, si rivolgono al Papa: ''Abbiamo letto la vostra lettera ai cattolici irlandesi ed abbiamo capito che è anche un appello rivolto agli altri paesi''. Riferendosi poi al documento del 2000 messo a punto proprio dalla conferenza episcopale francese sulla pedofilia, aggiungono: "Abbiamo confermato le disposizione prese dieci anni fa e continueremo ad esercitare vigilanza. Noi tutti - prosegue il messaggio - sentiamo vergogna e rammarico per gli atti abominevoli perpetrati da alcuni sacerdoti e religiosi. Ci uniamo alle vostre parole forti destinate alle vittime di questi crimini. Coloro che hanno commesso questi atti sfigurano la nostra Chiesa, feriscono le comunità cristiane ed estendono il sospetto su tutti i membri del clero".

 

E ancora: "Anche se queste azioni sono commesse da un piccolo numero di sacerdoti - ed è già troppo - quelli che vivono con gioia e fedeltà il loro impegno a servire la Chiesa sono comunque danneggiati nella comunione del sacerdozio''.  ''Constatiamo anche - scrivono poi i vescovi al Papa - che questi inaccettabili fatti sono utilizzati in una campagna volta ad attaccare la vostra persona e la vostra missione al servizio del corpo ecclesiale. Noi tutti soffriamo per questi attacchi sleali e indegni e ci teniamo a dirvi che portiamo con lei la pena che provocano queste calunnie che vi colpiscono ed esprimiamo la nostra comunione e il nostro sostegno''.

 

 

Altre reazioni: Schifani. "Un fatto inaccettabile e indegno - ha detto Renato Schifani, presidente del Senato, rispondendo ai giornalisti a margine della consegna della nave da crociera "Azura" realizzata per P&O Cruisess negli stabilimenti Fincantieri di Monfalcone - "Già ieri ci siamo espressi -ha aggiunto Schifani - su questo lanciare attacchi contro la figura del Santo Padre, che è un fatto senza precedenti. Con il Santo Padre sono state adottate recentemente delle misure decisive contro la pedofilia: ha assunto della posizioni rigorosissime che vanno rispettate e apprezzate. Ecco perchè non capisco e non capiamo - ha concluso Schifani - il motivo di questi attacchi che avrebbero potuto rimanere nell'ambito dei paesi dai quali sono venuti".

 

Casini. "Chiedo a tutti gli esponenti politici di esprimere solidarietà al Papa e alla Chiesa, non possiamo dividerci su questo". Il leader Udc, Pierferdinando Casini, durante una conferenza stampa per la chiusura della campagna elettorale risponde alle domande sulla querelle tra Osservatore Romano e New York Times e afferma che "l'evocazione del complotto è sempre antipatica, ma nessuno come il Santo Padre è stato più inflessibile nel condannare questi comportamenti anomali. Più di così cosa si può chiedere alla Chiesa? Se non è sufficiente questo, è tutta una manovra che nessun atteggiamento rigoroso della Chiesa può sconfiggere".

 

D'Alema. "Sono questioni che vanno seguite con rispetto. Non è materia da mescolare alla campagna elettorale". Così Massimo D'Alema, impegnato a Foggia in un tour elettorale, ha risposto ad un giornalista che gli chiedeva un commento sullo scandalo pedofilia che sta coinvolgendo la Chiesa cattolica.

 

Ferrero. "Invece di fare la vittima, il Papa faccia sposare i preti. Il fatto che non si sposino crea pericolosità sociale". Lo ha detto il portavoce della Federazione della sinistra, Paolo Ferrero, che oggi ha partecipato alla chiusura della campagna elettorale per le regionali del partito nel Lazio, intervenendo in merito alle polemiche sugli scandali della pedofilia che hanno coinvolto il Vaticano.

 

Monsignor Betori. Si tratta di "una strategia per staccare il popolo dai propri pastori": così l' arcivescovo di Firenze, mons. Giuseppe Betori, ai microfoni della Radio Vaticana , controbatte alla campagna mediatica sulla pedofilia e sulle presunte responsabilità di Ratzinger. Le notizie del New York Times sono "un evidente manipolazione dei dati", incalza il vescovo, che testimonia come - in un caso di prete pedofilo a Firenze - la Congregazione per la Dottrina della Fede si sia mossa con il massimo rigore e severità. Perchè sta dunque accadendo tutto ciò? "Mi sembra - risponde Betori - che il mondo occidentale contesti alla Chiesa di essere un soggetto che abbia un ruolo all'interno della società. Quello che dà fastidio, mi sembra, è che la Chiesa sia un soggetto, come agenzia educativa, riconosciuto dalla gente per la sua autorevolezza, e questo dà fastidio a chi vorrebbe invece spadroneggiare in queste nostre società occidentali, senza alcuna remora e alcun riferimento etico. E' importante secondo me - conclude - non cedere alla strategia di chi vuole staccare il popolo dai pastori, perché il tentativo è chiaramente questo". LR 26

 

 

 

 

 

Mons. Girotti: «Non insabbiammo ma la sensibilità è cresciuta nel tempo»

 

L’intervista - Monsignor Girotti, all’epoca affiancava il cardinale Ratzinger e Bertone

 

CITTÀ DEL VATICANO — Eccellenza, a quelle riunioni lei era presente. Avete insabbiato?

«Guardi, parlare di insabbiamento è davvero assurdo. Un polverone. Non è mai, dico mai stata la politica della Congregazione, tanto meno col cardinale Ratzinger, si figuri...».

Monsignor Gianfranco Girotti, francescano, ora è vescovo reggente della Penitenzieria Apostolica, «il tribunale delle anime» che da otto secoli abbondanti—è il più antico dicastero della Curia romana — si occupa dei segreti più gravi rivelati in confessione. Per trent’anni è stato alla Congregazione per la dottrina della Fede. Anche nell’ultima riunione all’ex Sant’Uffizio sul caso Murphy, il 30 maggio ’98, padre Girotti affiancava come sottosegretario l’allora segretario Bertone. L’accusa è di non avere agito.

Perché il reverendo Murphy non fu processato dalla Chiesa?

«Stava morendo, e infatti morì di lì a pochi mesi: a che scopo, ormai? In questi casi si limita il male. L’essenziale è questo: che alla persona non sia data la possibilità di fare del male. In isolamento, non poteva continuare».

La Congregazione fu avvertita più di due decenni dopo gli abusi. Ma non avevate modo di sapere?

«Non è che tutti i crimini di questo genere, allora, si risolvessero al centro, in Vaticano. In molti casi se ne occupavano i vescovi diocesani. Quando la Congregazione fu avvertita, dopo così tanto tempo, il caso era evidentemente così grave che non si tenne in conto la prescrizione e si decise di procedere lo stesso».

L’atteggiamento dell’allora cardinale Ratzinger qual era?

«Ah, lui era inflessibile dinanzi al peccato, pur avendo un’attenzione particolare per le persone che tuttavia, nei provvedimenti, non gli impediva di essere intransigente nel perseguire ogni reato. È la sua indole, lo stesso Santo Padre diceva pochi giorni fa: impariamo ad essere intransigenti con il peccato, a partire dal nostro, e indulgenti con le persone».

Ma i processi «segreti»?

«È chiaro che la Chiesa non possa mettere in piazza certi processi: ma questo a tutela delle persone coinvolte. C’è anche una discrezione a tutela dell’accusato: non si può rovinare la reputazione di chi magari potrebbe risultare innocente. Si deve verificare. Ma, sia chiaro, questo nel processo canonico: non sono mai esistite norme che chiedano di tacere o vietino di denunciare».

 

Però il clima era questo: si tendeva a sopire, a nascondere, no?

«È evidente che la sensibilità è cresciuta nel tempo. Il fenomeno ora ha dimensioni pubbliche, una rilevanza che allora non c’era. È cambiata la mentalità. Prima, di tutte queste cose, non si era a conoscenza: sapevamo dei casi segnalati. E di questi mai nessuno è stato insabbiato. In trent’anni posso escludere che la Congregazione sia mai stata sfiorata dal pensiero di mettere il fuoco sotto la cenere. Si è sempre intervenuto per fermare questi misfatti orrendi».

Gian Guido Vecchi CdS 26

 

 

 

 

Il Papa nella domenica delle Palme "Da Dio la forza per non farsi intimidire"

 

Benedetto XVI alla messa di San Pietro: "Siamo tutti in una cordata, occorre umiltà"

I fedeli pregano "per i giovani e per coloro che si adoperano per educarli e proteggerli" -  Il pontefice parla anche delle tensioni a Gerusalemme: "I responsabili intraprendano vie coraggiose"

 

CITTA' DEL VATICANO - Da Dio viene il "coraggio che non si lascia intimidire dal chiacchiericcio delle opinioni dominanti": è quanto ha detto Benedetto XVI durante la messa delle Palme celebrata oggi in Piazza San Pietro. Cristo - ha detto ancora il pontefice - conduce "verso la bontà che non si lascia disarmare neppure dall'ingratitudine". "L'umiltà è essenziale per l'ascesa" e anche "nei sacramenti ci lasciamo sempre di nuovo prendere per mano dal signore" e "ci lasciamo purificare e corroborare", ha detto papa Ratzinger.

 

"Il cammino fino alla vita vera - ha sottolineato il pontefice - fino ad un essere uomini conformi al modello del figlio di Dio Gesù Cristo supera le nostre proprie forze". E infatti "questo camminare è sempre anche un essere portati: ci troviamo, per così dire, in una cordata con Gesù Cristo, insieme con lui nella salita verso le altezze di dio. Egli ci tira e ci sostiene".

 

"Fa parte della sequela di Cristo che ci lasciamo integrare in tale cordata - ha rilanciato il Papa - che accettiamo di non potercela fare da soli. Fa parte di essa questo atto di umiltà, l'entrare nel 'noi' della chiesa; l'aggrapparsi alla cordata, la responsabilità della comunione il non strappare la corda con la caparbietà e la saccenteria". "Di questo essere nell'insieme della cordata - conclude il pontefice - fa parte anche il non comportarsi da padroni della parola di Dio, il non correre dietro un'idea sbagliata di emancipazione".

 

Durante la messa si è anche pregato - durante le invocazioni lette dai fedeli - "per i giovani e per coloro che si adoperano per educarli e proteggerli, affinchè possano crescere in generosità nel loro servizio a Dio e alla società".

 

Il Papa ha poi parlato durante l'Angelus della crisi in Medio Oriente, riferendosi ai recenti incidenti a Gerusalemme e tornando a lanciare un appello perché i "responsabili" delle sorti di quella città "intraprendano con coraggio la via della pace e la seguano con perserveranza". "In questo momento - ha detto -  il nostro pensiero e il nostro cuore si dirigono in modo particolare a Gerusalemme, dove il mistero pasquale si è compiuto. Sono profondamente addolorato per i recenti contrasti e per le tensioni verificatisi ancora una volta in quella città, che è patria spirituale di cristiani, ebrei e musulmani, profezia e promessa di quell'universale riconciliazione che Dio desidera per tutta la famiglia umana". "La pace  - ha aggiunto - è un dono che Dio affida alla responsabilità umana, affinché lo coltivi attraverso il dialogo e il rispetto dei diritti di tutti, la riconciliazione e il perdono. Preghiamo, quindi - ha concluso - perché i responsabili delle sorti di Gerusalemme intraprendano con coraggio la via della pace e la seguano con perseveranza". LR 28

 

 

 

 

La forza della verità

 

Dopo la lettera agli irlandesi, in cui il Papa manifesta la indignazione e la condanna della Chiesa per gli episodi di pedofilia imputati a sacerdoti cattolici, dopo le manifestazioni di sfiducia dei cattolici tedeschi nei confronti della Chiesa cui si rifiuta la destinazione dell’otto per mille, sopraggiunge, propalato dal New York Times, il caso del sacerdote americano Lawrence C. Murphy, che avrebbe abusato di bambini affidati ad una scuola per sordi e dunque menomati tra il 1950 ed il 1974. Il sacerdote non avrebbe mai ricevuto sanzioni, ma sarebbe stato soltanto trasferito in segreto in varie parrocchie e scuole, finché non è morto nel 1998. Sul caso, intervistato dal quotidiano di New York, padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, ha fornito elementi di conoscenza in fatto e in diritto, escludendo peraltro che siano intervenuti divieti di denuncia. Lo scandalo dei preti pedofili, che sta attraendo l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, va presentando diversi profili quanto ai suoi effetti. Il primo è quello di suscitare indignazione e allarme generale per la sorta di minori, che portano poi nell’età adulta e fino alla fine della vita il marchio indelebile di una esperienza subita di depravazione e di violenza. La pietà qui si combina con la richiesta della massima possibile tutela della integrità dei minori. La punizione dei colpevoli perché eserciti una funzione preventiva di deterrenza deve essere tempestiva, e considerata credibile ed affidabile solo se realizzata dall’autorità civile. Il secondo profilo è quello di eccitare, tra i non credenti, avversione verso la fede cattolica, le sue istituzioni educative, i metodi di governo della sua autorità sollecita più della immagine pubblica della religione, protetta dalla riservatezza se non talora dal segreto su comportamenti riprovevoli di appartenenti al clero. Il terzo si muove all’interno della comunione ecclesiale. La sofferenza per quanto si sta ingiustamente abbattendo sull’attuale pontefice, proprio sull’uomo che ha più vibratamente stigmatizzato la sporcizia nella Chiesa, è diffusa e profonda in tutto il popolo di Dio, che lo ama ed è da lui guidato. Ma questo dolore dei fedeli non è soltanto un dato sentimentale. Contiene anche riflessioni ed argomenti critici. La vita cristiana appare troppo disarticolata tra quotidiano richiamo all’esercizio di virtù, sino a pienamente realizzarsi nell’amore del prossimo spinto all’abnegazione e sacrificio di ogni personale interesse, e le logiche giuridiche di identificazione del lecito, dell’illecito, della gravità delle trasgressioni, ora come peccato, ora come delitto, della persecuzione del reo e del suo perdono. Quando si violano diritti nella persona di cittadini deve intervenire l’autorità civile. La Chiesa dovrebbe ritrarsi dinanzi ad una competenza altrui. Quanto ai sacerdoti colpevoli, fermo restando che trasferimenti, isolamenti, esoneri dalle funzioni sono misure motivate dall’intento di preservare con il segreto la dignità del sacerdozio, parti non minime dell’opinione pubblica, raggiunta sia dalla cultura laica che libera, sia da quella maturata nella tradizione cristiana, ritengono che essi siano sconfessati dai loro propri comportamenti, di cui devono render conto fuori della comunità da cui non sono più degni di ricevere ulteriore tutela. Forse occorreranno predisposizioni di nuove norme canoniche o di governo pastorale, forse no. La Chiesa è vissuta, lungo i millenni del suo cammino, anche di persuasioni morali delle moltitudini che hanno in lei creduto. Le società del mondo contemporaneo sono le meno idonee a rispettare i segreti. La verità non può nascondere la realtà. Se taluno immagina di servire la verità, tacendo la realtà, si rende responsabile di un errore contro la verità, esponendosi ad un giudizio di riprovazione della comunità di fede, senza appello. Svilendo nel contempo l’autorità della Chiesa come maestra di verità e di vita, anche nelle coscienze dei non credenti. Perché una delle fonti della morale sociale è stata ed è storicamente la Chiesa cattolica, insieme alle altre confessioni cristiane, soprattutto in questa parte del pianeta che chiamiamo Occidente. Per superare dunque l’angoscia delle vicende ora venute alla luce, occorre che la luce non si spenga, non solo su altre che potessero accadere, ma proprio perché altre non ne accadano mai più.

FRANCESCO PAOLO CASAVOLA IM 26

 

 

 

 

 

Pedofilia, «efficace» la linea Ratzinger. «Negli Usa accuse diminuite del 30%»

 

Il Vaticano: questione cruciale per la credibilità morale della Chiesa. «Buoni risultati con la prevenzione» - Il portavoce padre Lombardi: maggior parte dei casi risale a oltre trent'anni fa

 

MILANO - La linea della «tolleranza zero» verso gli abusi sessuali commessi da sacerdoti, promossa da Joseph Ratzinger fin da quando era prefetto della Congregazione della Santa Sede e tenacemente perseguita da quando è diventato Papa, sta dando buoni risultati. Lo sottolinea il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ai microfoni della Radio Vaticana. Dagli Stati Uniti, rileva il gesuita, arrivano notizie positive. «Senza indulgere a compiacimenti fuori luogo, non si può non riconoscere sforzo straordinario di prevenzione compiuto con numerosissimi corsi di formazione e training sia per i giovani sia per tutto il personale pastorale ed educativo, e si deve prendere atto che il numero delle accuse di abuso è sceso nell'ultimo anno di oltre il 30%. Si deve riconoscere che le misure decise e in corso di attuazione si stanno manifestando efficaci». Inoltre, osserva padre Lombardi, la maggior parte delle accuse «riguarda fatti di oltre trent'anni fa. La Chiesa americana, sostenuta dal papa che ha dedicato a questa dolorosa questione gran parte del suo viaggio del 2007 in Usa, per padre Lombardi «ha preso la strada buona per rinnovarsi». «Questa - ha sottolineato il portavoce vaticano - ci pare una notizia importante nel contesto dei recenti attacchi mediatici, che hanno provocato indubbiamente dei danni».

 

QUESTIONE CRUCIALE PER LA CHIESA - Il direttore della Sala stampa della Santa Sede ha ribadito inoltre l'importanza «cruciale», per la Chiesa, di affrontare nel modo giusto il dramma della pedofilia che coinvolge il clero. «La questione degli abusi sessuali su minori da parte di membri del clero cattolico - si legge nel testo di padre Lombardi - ha continuato ad essere largamente presente sui media di molti Paesi, in particolare in Europa e in America del nord anche negli ultimi giorni, dopo la pubblicazione della Lettera del Papa ai cattolici irlandesi». «Non è una sorpresa - prosegue il testo - l'argomento è di natura tale da attirare di per sé l'attenzione dei media, e il modo in cui la Chiesa lo affronta è cruciale per la sua credibilità morale». E a proposito della lettera alla Chiesa d'Irlanda, padre Lombardi afferma che la missiva del pontefice «contribuisce a preparare il futuro attraverso un cammino di guarigione, rinnovamento, riparazione». «Con umiltà e con fiducia, in spirito di penitenza e di speranza, la Chiesa entra ora nella Settimana Santa e domanda la misericordia e la grazia del Signore che soffre e risorge per tutti», ha concluso il portavoce vaticano. CdS 27

 

 

 

 

L'editoriale. Chi imponeva l'omertà

 

Se mai il comportamento di un vescovo è stato irreprensibile di fronte ai doveri della coscienza verso la verità e verso la Chiesa sugli abusi sessuali del clero, questo è il caso dell'arcivescovo di Milwaukee monsignor Weakland, una delle figure più luminose del cattolicesimo degli Stati Uniti d'America.

 

Egli non avrebbe meritato uno solo dei rimproveri mossi di recente da Benedetto XVI ai vescovi irlandesi. Fin dagli anni Novanta aveva tentato di tutto per fare breccia nelle maglie procedurali del Vaticano in modo da fare entrare nel sistema un approccio più chiaro, realistico e insieme evangelico del trattamento della piaga della pedofilia del clero. Ciò che ha portato alla luce il New York Times della storia di questo pastore, morto con parole di perdono per coloro che lo avevano ingiustamente coinvolto in accuse infamanti, testimonia con chiarezza ciò da cui alcuni circoli cattolici tentano di difendersi. Cioè, che la questione soggiacente alle perversioni dei singoli riguarda alcuni dei funzionamenti strutturali della Chiesa. Alcune buone prove e buone fedi al servizio della missione del vangelo non la rendono immune da deficit di sistema sui quali ha finito per infrangersi la rivolta di vescovi consci della loro vocazione. È troppo evidente che l'omissione di una seria riforma della Chiesa ha fatto marcire i problemi al coperto di palliativi illusori.

 

"È una conversione strutturale che si impone" ha dichiarato al giornale cattolico francese La Croix la psicologa Isabelle De Gaulmyn, augurandosi che la Chiesa possa servirsi degli scandali per interrogarsi su alcune sue distorsioni istituzionali. Nella stessa logica della verità che Benedetto XVI pone a fondamento della morale, la Chiesa dovrebbe esprimere la propria gratitudine ai media che l'hanno aiutata a far cadere le maschere, invece di attaccarli come aggressori dell'autorità. Ma se è plausibile far risalire a un fallimento di sistema il circuito letale instauratosi fra il crimine di una minoranza del clero e la generale omertà del sistema ecclesiastico, ben prima del fantasma del liberalismo sessuale sessantottino, diverrebbe ben provata la ragione per cui neanche gli sforzi dei più lucidi fra i pastori siano riusciti a rompere questo blocco in cui la considerazione dell'autodifesa istituzionale, la cultura del segreto e della negazione, un concetto idolatrico dell'autorità hanno finito per sottomettere i valori della giustizia, della trasparenza e dei diritti umani degli innocenti.

 

Quanti guardano alla Chiesa con ammirazione pari alla sincerità, sanno che essa conserva, malgrado le deviazioni di alcuni uomini e dei suoi apparati, le risorse sufficienti per scrutare con lucidità le cause istituzionali della crisi. La "Lettera ai cattolici d'Irlanda" potrebbe essere un primo passo. È possibile presumere che lo stesso papa Ratzinger, al tempo in cui era capo della Congregazione per la Dottrina, avesse fatto l'esperienza del dramma tra la forza della verità e le pressioni istituzionali per il suo insabbiamento. Di fronte alla vastità del fenomeno egli ha finito per prorompere nel grido del Venerdì Santo del 2005 sulla "sporcizia nella Chiesa", che era già la promessa di un programma di moralizzazione presto legato alla sua candidatura alla successione era una denuncia forse a lungo repressa, il segnale di quanto fosse faticoso anche per lui liberare delle linee guida efficaci senza intaccare a fondo la logica del sistema. Non si può dire che non abbia mantenuto le promesse: la bonifica è in corso. D'altra parte, solo annettendo il giusto valore al peso lordo del sistema sarebbe possibile separare ciò che è di Benedetto XVI da ciò che era del cardinale Ratzinger alla testa dell'ex Sant'Uffizio.

 

L'operazione verità potrebbe essere fruttuosa solo a patto di aprire ogni sipario sui gangli del sistema che l'hanno lungamente inibita. Delle due l'una: o il cardinale Ratzinger aveva gestito il dossier sporco utilizzando da solo o coi suoi propri stretti collaboratori la delega papale, all'insaputa del suo superiore Giovanni Paolo II. Oppure, come è consuetudine specie per i casi più gravi, il prefetto della Congregazione per la Dottrina è andato a riferirne al Papa in una delle sue udienze settimanali di tabella. E ha ricevuto da lui carta bianca per agire nel senso in cui ha agito. Un'ipotesi forse più verosimile ma le cui conseguenze difficilmente lascerebbero indenne la responsabilità di Wojtyla, alla vigilia della sua beatificazione. Anche se proprio quel Papa fu inesorabile coi vescovi americani e il loro clero pedofilo e le coperture del sistema. GIANCARLO ZIZOLA LR 26

 

 

 

Squadra anti-molestie voluta dai vescovi «per agire insieme»

 

L’essenziale è «stabilire una linea comune». L’idea della diocesi di Bolzano, che invitava a denunciare gli abusi sul suo sito, è stata accolta dal gelo. Così la Cei ha deciso di creare una task force sul tema pedofilia. La «commissione» antipedofilia della Cei sarà composta da vescovi ed esperti, filtra dal consiglio permanente che si è chiuso ieri, e avrà l’incarico di «studiare un fenomeno così complesso»: in altre parole, dovrà definire la linea di comportamento per affrontare casi e polemiche. È «impensabile », spiega un vescovo, «che di una faccenda simile possano parlare 250 pastori senza un criterio di riferimento». Già nella prossima assemblea generale di vescovi italiani, a maggio, la Cei stabilirà le «linee comuni» di intervento. E più in là verrà organizzato un seminario.

Del resto, il cardinale Angelo Bagnasco aveva aperto il consiglio dei vescovi scandendo: «La Chiesa impara dal Papa a non avere paura della verità, anche quando è dolorosa e odiosa, a non tacerla o coprirla. Questo, però, non significa subire strategie di discredito generalizzato». In questi giorni i vescovi hanno discusso, c’è chi è arrivato a definire troppo «politically correct» l’iniziativa di Bolzano, chi ritiene sia «una follia mettere sotto accusa gli episcopati».

 

Alla Cei, in questi giorni, si ripete che «il problema non è mai stato sottovalutato» e «la prevenzione c’è da tempo». Certo, la lettera del Papa agli irlandesi testimonia di «una Chiesa che non sta sulla difensiva » e invita a «non nascondere nulla», diceva Bagnasco. Ma con criterio. «Fino a che punto ci dobbiamo spingere nella trasparenza?», si chiede un altro vescovo. «E la discrezione necessaria quando la chiedono le stesse vittime? E le persone chiaramente malate? ». E poi d’accordo la «tolleranza zero», ma questo non al prezzo «di farsi prendere a sberle: la pedofilia va ben oltre la Chiesa».

Anche in Vaticano, d’altra parte, non è che ci sia un senso d’accerchiamento, la percezione di un attacco concentrico: «Ma quale percezione: l’accerchiamento c’è, è nei fatti». Se le reazioni ufficiali sono dure, quelle sottotraccia, ai piani alti della Santa Sede, arrivano a definire «sconcia» l’idea che Ratzinger e Bertone abbiano potuto «insabbiare» un caso di venticinque anni prima già archiviato dalla giustizia civile e affrontato dall’ex Sant’Uffizio derogando alla prescrizione. E ricordano il titolo d’un libro di Jean-Marie Guénois: «Il Papa che non avrebbe dovuto essere eletto». C’è l’idea che Benedetto XVI disorienti e dia fastidio «a tutti coloro cui fa comodo dipingere la Chiesa come retrograda, omertosa e quant’altro: con il suo pontificato, Benedetto XVI sta smentendo nella realtà tutti questi cliché». A cominciare dalla pedofilia, «la Chiesa è l’unica istituzione che stia facendo davvero i conti con questo fenomeno ». E i dati dei vescovi Usa «dimostrano quanto si stia riducendo proprio negli ultimi anni, grazie alle misure già prese ». Certo, «il clima è cambiato: sta cambiando tutto, e proprio su impulso di Ratzinger».

Una volta non era così, e forse qualche traccia della mentalità passata si può rintracciare in una frase sfuggita ieri davanti ai giornalisti al cardinale in pensione José Saraiva Martins, che nel parlare di una «macchinazione complessiva» ha aggiunto: «Perché dei vescovi hanno taciuto? Cerchiamo solo d’essere intelligenti e onesti: se in una famiglia c’è un membro mascalzone, chi è che in quella famiglia va in piazza a denunciare e metterlo alla berlina? Semmai si cerca di salvaguardare il buon nome della famiglia». Certo, ha chiarito, «sono il primo a dire che i vescovi non devono coprire, che i preti pedofili devono essere processati, tuttavia invito all’obiettività». Lavare i panni sporchi in famiglia? Benedetto XVI ha detto una cosa ben diversa: «C’è stata una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali ». Il Papa è sereno, ieri ha incontrato 50 mila giovani in piazza San Pietro. E l’unica reazione agli «attacchi» sarà proseguire nella linea di «trasparenza e chiarezza».  Gian Guido Vecchi CdS 26

 

 

 

 

Pedofilia, il Vaticano: modo in cui Chiesa affronterà abusi cruciale per credibilità

 

«L'autorità del Papa non è stata indebolita» - La Cei: il New York Times vuole licenziare la Chiesa

 

ROMA - I recenti attacchi mediatici hanno provocato «indubbiamente dei danni», ma l'autorità del Papa e l'impegno della Congregazione per la Fede contro gli abusi sessuali sui minori non ne escono «ibdeboliti» ma «confermati»: è quanto afferma padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, in una nota per la Radio vaticana. Il modo in cui la Chiesa affronta la questione degli abusi sessuali sui minori da parte del clero cattolico, ha poi aggiunto Lombardi, «è cruciale per la sua credibilità morale».

 

Lombardi è intervenuto questa mattina sulla vicenda dello scandalo degli abusi sessuali che ha colpito la Chiesa. Nel testo il portavoce della sala stampa vaticna sottolinea che «i casi portati all'attenzione del pubblico sono avvenuti generalmente diverso tempo fa, anche anni addietro, ma riconoscerli e farne ammenda nei confronti delle vittime è il prezzo del ristabilimento della giustizia e di quella "purificazione" della memoria che permette di guardare con rinnovato impegno, e insieme con umiltà e fiducia al futuro».

 

«A questa fiducia - si legge ancora nella nota - contribuiscono i numerosi segnali positivi venuti da diverse conferenze episcopali, vescovi e istituzioni cattoliche di vari Paesi nei diversi continenti: le direttive per la corretta gestione e la prevenzione degli abusi aggiornate e rinnovate in Germania, Austria, Australia, Canada e così via».

 

Intanto il vertice della chiesa cattolica in Irlanda, il Cardinale Sean Brady, è oggetto di pressioni da parte del Vaticano affinché lasci in seguito allo scandalo pedofilia. Lo riferisce il quotidiano britannico Times. «Solo le dimissioni del cardinale Sean Brady riusciranno a placare la furia ai massimi livelli dei vertici di Roma per il suo ruolo nel coprire i preti pedofili», scriveil quotidiano di Londra che cita fonti a Roma.

 

La Cei: il New York Times vuole licenziare la Chiesa. Oggi Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, interviene sul caso-pedofilia e su quelli che definisce gli attacchi della stampa Usa. La campagna «andrà avanti» perché «c'è da scommetterci» la «posta in gioco» rischia di non essere «più soltanto la tutela delle vittime ma lo statuto stesso della Chiesa»: dal «punto di vista del Nyt, probabilmente, c'è un solo modo per uscirne» . E cioè che la «Chiesa smetta di essere Chiesa» e si «conformi in tutto alle regole del mondo». Così sostiene Alessandro Zaccuri nel suo editoriale. Stigmatizzando che «questo non accadrà» - la «Chiesa non rinuncerà ad essere eccezione» - il giornale dei vescovi italiani sottolinea «la volontà di moralizzare la Chiesa dal suo interno , rimuovendo ogni deposito di sporcizia » che ha caratterizzato sin dall'inizio il pontificato di Ratzinger, testimoniata anche dalla Lettera ai vescovi irlandesi che rappresenta una «condanna innappellabile».

 

Ma «ancora non basta»: «negli ultimi giorni il New York Times ha alzato ripetutamente il tiro, cercando di colpire direttamente lo stesso Pontefice», sottolinea l'editoriale. «Ieri come oggi si sono azzardate interpretazioni al limite del complotto» prosegue il giornale citando «un certo establishment Usa» contro i cattolici per la loro vicinanza a Bush o per le «critiche di una consistente parte dell'episcopato» alla riforma sanitaria di Obama.

 

«Agli occhi dei suoi detrattori la Chiesa ha l'imperdonabile difetto di rendere evidente ciò che la cultura contemporanea, al contrario, cerca con ogni mezzo di nascondere. E cioè l'esistenza di un ordine gerarchico e morale connaturato alla realtà, così come connaturato all'umano è la natura oscura del peccato»: «tutto questo risulta inaccettabile per certa mentalità e certi circoli ed per questo che la Chiesa deve essere licenziata, per questo il suo messaggio va insabbiato. A meno che la Chiesa non smetta di essere Chiesa. A quel punto, forse solo a quel punto, perfino il Nyt potrà ritenersi soddisfatto. Ma questo - conclude l'editoriale - non accadrà».

 

Nel frattempo un altro sacerdote è indagato in Francia. Si tratta del parroco di Marcilly-le-Hayer, un villaggio dell'Aube, nel nord est, indagato da mercoledì per «violenza sessuale e detenzione di immagini pedopornografiche». La denuncia nei suoi confronti è stata depositata da un giovane maggiorenne. Fermato dai gendarmi, padre Jacques Breton è da due giorni in libertà vigilata stretta. Gli è vietato entrare in contatto con minorenni. Gli inquirenti hanno trovato sul computer del religioso «foto ricordo di momenti trascorsi in compagnia di adolescenti. Immagini a carattere pedopornografico sulle quali i bambini comparivano nudi», secondo il giornale locale L'Est Eclair. Il prete avrebbe ammesso di aver scattato le foto. Sempre secondo il quotidiano, il giovane che ha sporto denuncia sarebbe egli stesso stato vittima di violenza sessuale, una circostanza però che padre Breton avrebbe negato. «Aspettiamo di conoscere la verità dei fatti», ha commentato il vescovo di Troyes, il capoluogo della regione, Marc Stenger, che si è impegnato ad allontanare il sacerdote dal villaggio durante l'istruttoria.

 

Card Levada: compassione ma fermezza e chiarezza. «Nel trattare i casi di abusi di minori da parte del clero quando giungono all'attenzione della Congregazione della Dottrina della Fede, cerchiamo di essere il più compassionevoli possibile ma anche fermi e chiari quanto necessario». Lo spiega in una lunga intervista ad una tv cattolica canadese, Salt and Light, il cardinale americano William Levada, attuale prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. Secondo Levada, sulla questione della pedofilia la svolta si è verificata sotto Giovanni Paolo II (e quanto Ratzinger era suo predecessore al•la Dottrina della Fede). Papa Woityla - spiega il cardinale - «ha creato la cornice per affrontare questa sfida molto difficile per la vita della Chiesa, l'abuso di minori da pare del clero», giudicando di una gravità estrema questo tipo di violazione. In precedenza - ricorda Levada - la Congregazione si occupava solo di casi che comportavano la profanazione del sacramento dell'Eucarestia, la simulazione della Messa, o la violazione del sacramento della Confessione. IM 27

 

 

 

 

 

Austria, la Chiesa nomina una donna per dirigere indagini su preti pedofili

 

Waltraud Klasnic «rappresentante indipendente» delle vittime di abusi. Il primate britannico difende il papa

 

MILANO - La Chiesa cattolica austriaca ha deciso di nominare una donna come «rappresentante indipendente» delle vittime, per indagare sui casi di abusi sessuali commessi da esponenti del clero. Lo ha detto alla tv di Stato l'arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn, annunciando che il ruolo sarà affidato a Waltraud Klasnic, ex governatrice regionale. «Vogliamo far uscire le indagini dalla Chiesa ed affidarle ad un rappresentante indipendente», ha detto il vescovo. La rappresentante - è stato spiegato - assumerà l'incarico quanto prima e provvederà a nominare una equipe, di cui non potrà far parte nessun ecclesiastico, per il lavoro di indagine. «In primo luogo - ha sottolineato infatti il vescovo - vogliamo garantire l'indipendenza di chi conduce le indagini». La signora Klasnic lavorerà parallelamente agli uffici della Chiesa che finanzierà il lavoro della sua squadra. Tra i suoi compiti ci sarà anche quello di individuare i risarcimenti per le vittime, ha precisato il cardinale. La Chiesa «può e deve imparare ad essere più trasparente», ha aggiunto Schoenborn, sottolineando che «tutti i tentativi per coprire questi abusi sono incompatibili con gli insegnamenti del Vangelo».

IL PRIMATE BRITANNICO DIFENDE IL PAPA - Si leva intanto a difesa del Papa, di fronte alle accuse di non aver fatto abbastanza contro la pedofilia, la voce della Chiesa britannica, secondo cui non ci sono «motivi forti» per chiedere le sue dimissioni. «Il Papa non si dimetterà - ha detto alla Bbc il Primate di Gran Bretagna e Galles, l'arcivescovo di Westminster Vincent Nichols - e francamente non c'è alcun motivo forte perché lo faccia. La realtà è che le cose stanno esattamente al contrario: lui è l'unico che ha affrontato questo genere di cose e per quanto riguarda il ruolo che ha avuto quando era cardinale, non è stato coinvolto in nessun insabbiamento. In verità è stato il cardinal Ratzinger a promuovere sostanziali mutamenti nel codice vaticano», tra cui una corsia preferenziale per sospendere dall'ordine sacerdotale i preti pedofili.

 

ATTIVISTI: «NON E' IL BENVENUTO» - In contemporanea, però, un gruppo di manifestanti si è dato appuntamento davanti alla cattedrale cattolica di Westminster a Londra per chiedere le dimissioni di papa Benedetto XVI. Peter Tatchell, uno degli attivisti che hanno organizzato la manifestazione, ha accusato il pontefice di aver ordinato la copertura degli abusi in un editto inviato ai vescovi cattolici nel mondo nel 2001. «Non ha permesso che i preti che hanno violentato e molestato sessualmente i giovani fossero denunciati alla polizia. Per questo motivo non è benvenuto in Gran Bretagna e non vogliamo che venga onorato con una visita di Stato a settembre, in particolare una visita di Stato finanziata dai contribuenti», ha dichiarato Tatchell.

 

SVIZZERA: «LISTA NERA» - Sempre tra le iniziative comunicate oggi, la proposta del presidente elvetico Doris Leuthard di creare una «lista nera» di sacerdoti che si sono macchiati di pedofilia, perché sia garantito che non abbiano più contatti con i bambini. «È importante che i pedofili - che siano preti, insegnanti o abbiano in qualunque modo a che fare con i minori - non possano più avere contatti con i bambini - ha detto al quotidiano svizzero Le Matin Dimanche -. Dovrebbe esistere per i preti un registro centralizzato come quello che esiste per gli insegnanti». Sulla stessa linea Martin Werlen, membro della Conferenza episcopale elvetica, il quale teme che la gerarchia cattolica non abbia preso abbastanza sul serio gli scandali in Irlanda, Germania e Stati Uniti. Werlen, in un'intervista al quotidiano Sonntagsblick, ha sottolineato la necessità di creare a Roma un «registro» di religiosi il cui comportamento sia stato denunciato.  CdS 28

 

 

 

 

 

Mons. Girotti «regge» la Penitenziera,  fu indagato con banda della Magliana

 

Sua Eccellenza monsignor Gianfranco Girotti, attuale reggente della Penitenzieria Apostolica Vaticana, cioè l’alto prelato che il 30 Maggio del ’98, come rivelato dal New York Times, partecipò con Bertone alla riunione che di fatto insabbiò il caso del reverendo Lawrence Murphy, gratta-gratta, è un sacerdote dall’imbarazzante passato giudiziario. Il Vaticano ha scelto come rappresentante della massima autorità morale della Chiesa, dopo il Papa (in pratica la Penitenzieria è il tribunale che decide su grazie e indulgenze) un uomo che nel 1985 fu inquisito - e poi prosciolto - perché sospettato di fare arrivare in carcere cocaina, farmaci, radioline e altri oggetti proibiti ai componenti della banda della Magliana. All’epoca Girotti, che ora ha 77 anni, faceva infatti il cappellano nel penitenziario romano di Regina Coeli.

 

E peraltro nel carcere lavorava a fianco, in qualità di suo aiutante, del noto don Piero Vergari, lo stesso sacerdote che caldeggiò la scandalosa sepoltura del bandito Enrico De Pedis nella basilica monumentale di Sant’Apollinare. Girotti fu formalmente accusato di favoreggiamento personale e interessi privati in atti d’ufficio insieme a un altro ex cappellano, don Pietro Prestinizi, che venne addirittura arrestato: dalle intercettazioni telefoniche la polizia scoprì che padre Girotti parlava al telefono, «apparentemente in amicizia», con Enrico Nicoletti, il “banchiere” della banda della Magliana attualmente sotto processo per associazione mafiosa, mentre Prestinizi conversava con uomini vicini a Pippo Calò. «Non sono in grado di dire, almeno per quanto concerne l’hashish e la cocaina, se padre Gianfranco conoscesse il contenuto dei pacchetti che consegnava. Chi teneva dall’esterno i rapporti con lui era Sestili (un affiliato alla banda, ndr) il quale lo andava a trovare nel suo ufficio presso il carcere e gli consegnava i pacchetti e gli oggetti da recapitare a me e a Lucioli... In uno di questi pacchetti c’era l’offerta per la chiesa... Per quanto ho potuto constatare... dei favori di padre Gianfranco beneficiava anche Massimo Carminati, che era detenuto in una cella contigua alla mia...» dirà Maurizio Abbatino nel suo verbale del 2 luglio 1993. Ad Abbatino, raccontarono i pentii, Girotti avrebbe consegnato di nascosto anche dei semi di ricino: servirono al bandito per simulare una malattia agli occhi, escamotage grazie al quale riuscì ad essere trasferito in una clinica da cui evase.

Angela Camuso L’U 27

 

 

 

 

La strada sbagliata del diritto canonico

 

Povera Chiesa. Si sente ingiustamente attaccata, diffamata, umiliata per comportamenti che essa stessa considera orribili peccati. Si sente colpevolizzata per aver cercato di arginare in silenzio il male commesso da alcuni suoi rappresentanti, per aver tentato di contenerne gli effetti nefasti. Per aver tentato di isolare i responsabili senza infierire su di essi. In breve, si sente vittima di un inatteso rigurgito antireligioso.

 

È questo ciò che pensano le autorità ecclesiastiche, che prendono la parola pubblicamente in queste settimane, di fronte all’inarrestabile torrente di rivelazioni sugli abusi e le violenze contro i minori, in tutte le parti del mondo. È sorprendente però che in questo contesto non sia emerso che cosa la Chiesa abbia fatto per risarcire (spiritualmente!) le vittime. Ma supponiamo che lo abbia fatto con umiltà e generosità. In silenzio.

 

Eppure c’è un terribile equivoco in questo comprensibile atteggiamento. Il silenzio non è più una virtù. Gli uomini di Chiesa non capiscono che hanno a che fare con un profondo mutamento della sensibilità pubblica. Con un’etica pubblica che essi - convinti di essere esperti di comunicazione sociale - non hanno saputo cogliere né tanto meno interpretare. È penoso sentir dire che i comportamenti patologici denunciati sono gli effetti del «relativismo» e del «permissivismo amorale», alludendo in particolare all’apertura verso l’omosessualità.

 

Nei casi di pedofilia si tratta invece di fenomeni radicati antropologicamente, che sono esaltati, se non prodotti, da particolari condizioni ambientali e istituzionali (di istituzioni più o meno chiuse) ma sono presenti nello stesso ambito familiare.

 

Povera Chiesa, se per reagire a tutto questo - oltre ad assicurare per il futuro assoluta inflessibilità, e chiedere scusa per lo scandalo dato ai fedeli - continuerà ad avere come criterio primario di orientamento la difesa ad oltranza delle istituzioni coinvolte. E come strumento di giudizio il codice di diritto canonico. In altre parole se continuerà a considerare la problematica che è esplosa come una questione trattabile con gli strumenti della legislazione ecclesiastica interna.

 

In questi mesi i non esperti di diritto canonico hanno appreso con stupore l’assoluta inadeguatezza di tale codice nella definizione del crimine (o se vogliamo, del peccato) della pedofilia e della fenomenologia connessa. Come si può punire un crimine (o un peccato) anzi individuarne l’eccezionale gravità morale, se mancano gli strumenti della sua definizione? Senza contare la posizione di insindacabile potere discrezionale e decisionale della massima autorità della Chiesa su questa tematica.

 

Ma - ripeto - la questione non è giuridica bensì di sensibilità morale. E qui tocchiamo un punto cruciale. A una malriposta, anche se soggettivamente benintenzionata disponibilità a non infierire (uso questo termine soltanto per capire le autorità ecclesiastiche giudicanti) contro i preti pedofili, corrisponde un atteggiamento assolutamente inadeguato verso la sessualità come tale.

 

L’associazione che è stata fatta nelle settimane scorse - anche a livelli alti della gerarchia - tra la questione della pedofilia, il celibato dei preti e la posizione della donna è un’associazione impropria. Ma in modo improprio appunto segnala l’enorme rilevanza della problematica della sessualità che la Chiesa cattolica non sa ancora affrontare in modo maturo.

 

Si tratta invece di una questione di importanza pedagogica, pubblica e civile di prima grandezza. Anche in Italia dove, più che altrove, alla Chiesa è di fatto demandato informalmente (ma quotidianamente confermato dalla classe politica al governo) il ruolo di garante ed espressione dell’etica pubblica. Dove la Chiesa con la sua rete di istituzioni di ogni ordine e grado si presenta come il modello educativo per eccellenza. Il fatto che sinora in Italia non si sia verificato (nei fatti o nelle denunce - poco importa) nulla di paragonabile a quanto è accaduto in Irlanda, negli Stati Uniti o nelle vicine Germania e Austria, non è un buon motivo per assumere un atteggiamento tra il vittimistico e il risentito.

 

In Germania il governo ha preso la coraggiosa iniziativa di riconoscere l’esistenza di un’emergenza pedagogica il cui decorso non può essere lasciato agli scoop mediatici, alle contestazioni contro il Papa o alle transazioni private tra vittime, avvocati e istituzioni coinvolte. Si è davanti a una situazione che esige la piena e leale collaborazione dell’istituzione ecclesiale con la magistratura e con le autorità scolastiche. Il governo ha incaricato collegialmente tre delle sue ministre (Educazione, Famiglia, Giustizia) a gestire l’operazione.

 

Non oso pensare a un’iniziativa analoga nel nostro Paese. Eppure è anche così che si misura la maturità o l’immaturità di una società civile.

 

Non so come la gerarchia della Chiesa si comporterà nelle prossime settimane soprattutto se l’ondata delle denunce non dovesse diminuire. Il coinvolgimento diretto di alcune alte personalità in alcuni episodi passati, a motivo del loro ruolo d’autorità allora svolto, solleva la questione della insindacabilità e della discrezionalità assoluta dell’autorità ecclesiastica, ricordata sopra parlando del codice di diritto canonico. Invece soltanto la piena trasparenza dei processi decisionali e l’approfondimento radicale della tematica della sessualità sarebbero la risposta adeguata - almeno per il futuro - a molte obiezioni. Ma una Chiesa che ha paura del fantasma del Concilio Vaticano II ha la forza di fare questa piccola rivoluzione?

GIAN ENRICO RUSCONI LS 26

 

 

 

 

 

Il trauma e il coraggio

 

La Chiesa di Roma sta vivendo forse il momento più difficile del pontificato di Benedetto XVI. Nella sua accorata Lettera pastorale ai cattolici d’Irlanda papa Ratzinger aveva affrontato con ammirevole coraggio la «vergogna» e il «senso di tradimento» per i sacerdoti che hanno commesso abusi sessuali nei confronti di giovani e bambini. Ma una valanga di accuse, dalla Germania e adesso dal New York Times fino all’inedita e traumatica scena del volantinaggio antipedofilia fin sotto le finestre di San Pietro, ha scaraventato sull’immagine del Vaticano un marchio infamante. Tra i due eventi c’è una connessione evidente: quanto più la Chiesa scommette sulla trasparenza e ha l’audacia di genuflettersi nel mea culpa, tanto più si spalancano i varchi per la riemersione del rimosso, per la fuoruscita pubblica di casi finora sepolti nelle catacombe dell’oblio.

Il ritmo delle rivelazioni si sta facendo troppo tambureggiante per non alimentare i sospetti di una crociata contro una Chiesa descritta come un ricettacolo di pedofili. E il reiterato tentativo di coinvolgere la stessa figura di Joseph Ratzinger in questa triste e imbarazzante storia dei cattolici di tutto il mondo sembra troppo corale e insistito per non ravvisare un’atmosfera di ostilità dichiarata nei confronti dell’attuale Pontefice: dello stesso Pontefice (ecco il paradosso) che nella sua Lettera agli irlandesi non ha nascosto l’auspicio secondo il quale i sacerdoti coinvolti negli abusi rispondano dei loro atti davanti a Dio ma anche nei «tribunali» della giustizia terrena. Ma è naturale che i nemici del Papa e della Chiesa romana approfittino del troppo prolungato silenzio, della troppo tollerata omertà con cui nei decenni passati le autorità ecclesiastiche hanno soffocato lo scandalo di sacerdoti colpevoli di aver tradito la fiducia di tanti ragazzi e tante famiglie. E in taluni casi, se sono vere le circostanze denunciate dal New York Times sulle decine di bambini sordomuti abusati dal reverendo Murphy, macchiandosi di un sovrappiù sconcertante di ignominia.

È il silenzio del passato, rotto con encomiabile forza morale da Benedetto XVI, a generare e alimentare le campagne ostili di oggi. E i fatti nascosti, quando sono scoperti, sono destinati a deflagrare con inaudita forza distruttiva. La scelta peggiore, per il mondo cattolico, sarebbe quello di gridare al complotto della «lobby laicista internazionale». Di rispondere agli attacchi con la tentazione di rinchiudersi in una fortezza assediata. Di non proseguire sulla stessa linea indicata da Ratzinger nella sua lettera all’Irlanda cattolica. Irrompono solo ora i ricordi di episodi che risalgono addirittura a molti decenni fa. Ma il passato riemerge con la violenza di una verità troppo a lungo insabbiata. Sarà compito e missione della Chiesa non nascondere più nulla, non farsi tentare dalla reticenza, ma vincere una delle battaglie più difficili con le armi della verità e della trasparenza, lungo la strada tracciata dallo stesso Benedetto XVI. Pierluigi Battista CdS 26

 

 

 

 

Abusi, padre Lombardi: "Chiesa li affronti. è cruciale per la sua credibilità morale"

 

Per il direttore della sala stampa vaticana gli "attacchi mediatici" hanno "provocato danni" -  Da questi eventi però "l'autorità del Papa" esce rafforzata, non indebolita

Negli Usa accuse di pedofilia in calo del 30%. "La strada buona per rinnovarsi"

Osservatore Romano: "Ratzinger ha agito contro abusi più di ogni altro"

 

CITTA' DEL VATICANO - Il modo in cui la Chiesa affronta la questione degli abusi sessuali sui minori da parte del clero cattolico "è cruciale per la sua credibilità morale": è quanto afferma padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, in un commento alla Radio Vaticana.

 

Secondo il direttore della sala stampa vaticana gli "attacchi mediatici" delle ultime settimane - in primo luogo i reportage del New York Times - hanno "provocato indubbiamente dei danni" ma da questi eventi "l'autorità del Papa" esce rafforzata, non indebolita. "A un osservatore non superficiale - sostiene infatti padre Lombradi - non sfugge che l'autorità del Papa e l'impegno intenso e coerente della Congregazione per la dottrina della fede" escono dai "recenti attacchi mediatici, non indeboliti, ma confermati nel sostenere e orientare gli episcopati nel combattere ed estirpare la piaga degli abusi dovunque si manifesti".

 

"La recente lettera del Papa alla Chiesa di Irlanda - prosegue il gesuita - ne è una testimonianza intensa che contribuisce a preparare il futuro attraverso un cammino di guarigione, rinnovamente e riparazione. Con umiltà e con fiducia - conclude il direttore della sala stampa vaticana - in spirito di penitenza e di speranza, la Chiesa entra ora nella Settimana Santa e domanda la misericordia e la grazia del Signore che soffre e risorge per tutti".

 

Nel testo della nota per la Radio vaticana, con la quale padre Lombardi è intervenuto sulla vicenda dello scandalo degli abusi sessuali che ha colpito la Chiesa e che è stata diffusa in vista della Settimana Santa, il direttore della Sala Stampa vaticana sottolinea che "i casi portati all'attenzione del pubblico sono avvenuti generalmente diverso tempo fa, anche anni addietro, ma riconoscerli e farne ammenda nei confronti delle vittime è il prezzo del ristabilimento della giustizia e di quella purificazione della memoria che permette di guardare con rinnovato impegno, e insieme con umiltà e fiducia al futuro".

 

"A questa fiducia -si legge nella nota- contribuiscono i numerosi segnali positivi venuti da diverse conferenze episcopali, vescovi e istituzioni cattoliche di vari Paesi nei diversi continenti: le direttive per la corretta gestione e la prevenzione degli abusi aggiornate e rinnovate in Germania, Austria, Australia, Canada e così via". Dagli Stati Uniti, rileva poi padre Lombardi, arrivano notizie positive. Infatti il numero di accuse di abusi è sceso nel corso dell'ultimo anno del 30 per cento. Quindi in relazione alle misure prese dalla Chiesa americana, la nota afferma: "Si deve riconoscere che le misure decise e in corso di attuazione si stanno manifestando efficaci. La Chiesa negli Stati Uniti ha preso la strada buona per rinnovarsi".

 

Anche l'Osservatore Romano oggi torna a scendere in campo a difesa del pontefice. "Contro gli abusi sui minori, nessuno ha fatto quanto Benedetto XVI", scrive il quotidiano ufficiale della Santa Sede. A suffragare l'affermazione, l'Osservatore riporta la testimonianza dell'arcivescovo di Westminster e primate ingelse tratta dal sito internet della diocesi, e apparsa sul "Times" del 26 marzo. "Nulla nel diritto canonico - scrive il card. Vincent Nichols - proibisce o impedisce di riferire i reati alla polizia. Dal 2001 la Santa Sede, attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede, ha incoraggiato questo tipo di azione nelle diocesi che hanno ricevuto le prove di reati di abuso su bambini, reati che le autorità diocesane hanno il dovere di perseguire. E' una responsabilità delle diocesi".

 

Secondo il primate, Ratzinger "quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede introdusse importanti cambiamenti nel diritto della Chiesa: l'inclusione nel diritto canonico dei reati contro i bambini commessi attraverso internet, l'estensione dei reati di abuso su bambini fino a includere l'abuso sessuale su tutti i minori di diciotto anni, la rinuncia caso per caso alla prescrizione e l'elaborazione di un sistema di rapida rimozione dallo stato clericale degli accusati". "Il Papa - scrive il porporato - non è un osservatore ozioso. Le sue azioni parlano quanto le sue parole". LR 27

 

 

 

 

 

Avvenire attacca Feltri: «Affermazioni di gravità intollerabile contro la Chiesa»

 

Il direttore de «Il Giornale» aveva detto di non godere protezioni in quanto non è «un prete pedofilo»

 

MILANO - Le affermazioni fatte ieri dal direttore del Il Giornale Vittorio Feltri, al momento di essere sospeso dall'Ordine dei giornalisti per il caso Boffo, sono «di una gravità intollerabile» e «peccato» per gli uomini di governo che gli hanno tenuto bordone: è quanto si legge oggi, sul quotidiano cattolico Avvenire, in un editoriale firmato dal direttore Marco Tarquinio. Feltri aveva fatto ieri una battuta sul fatto che non godeva protezioni in quanto non era «un prete pedofilo». «Ieri - sottolinea l'articolo - sulla bocca di Feltri sono tornate sconcezze e oscene allusioni, anche contro la Chiesa. E questo è di una gravità intollerabile». «Eppure Feltri dovrebbe averlo capito: il tempo è un giudice morale inesorabile, esalta i galantuomini ed è inflessibile con gli spacciatori di fango e di menzogne», prosegue l'editoriale firmato da Marco Tarquinio. «Peccato per gli uomini politici e di governo che ieri sono stati così avventati da tenere bordone» a Feltri «finendo per difendere la sua pretesa d'impunità e dimenticando che in questa storia l'unica vittima è stato Boffo».

«NON TROPPO PRESTO» - «L'Ordine dei giornalisti milanesi avrebbe forse potuto evitare di sentenziare su un caso così emblematico alla vigilia di una consultazione elettorale, ma nessuno può dire che questo giudizio sia arrivato troppo presto», prosegue il giornale cattolico, osservando che se per il direttore del Giornale «c'è "solo" una pesante sospensione» inflitta dall'Ordine dei giornalisti «e non una definitiva radiazione dalla professione giornalistica, non è per le cortine fumogene, ma perché in qualche modo a dicembre provò in parte a rimediare al malfatto».

LA VICENDA - L'Ordine dei giornalisti della Lombardia aveva comminato venerdì sei mesi di sospensione a Vittorio Feltri per la vicenda relativa a Dino Boffo e per aver continuato a far scrivere Renato Farina dopo la sua radiazione dall'Ordine. Farina era chiamato «agente Betulla» dai servizi segreti che ne che ne pilotavano gli articoli. Nessuna sanzione invece al direttore del Giornale per i suoi attacchi a Gianfranco Fini perché «nel caso specifico, ha agito nell'ambito del diritto di cronaca e di critica». CdS 27

 

 

 

Ratzinger, nuove accuse dal New York Times: «Sapeva del prete pedofilo tedesco»

 

Il futuro papa Benedetto XVI, quando era arcivescovo di Monaco, era al corrente del trasferimento in un'altra parrocchia di padre Peter Hullermann, già accusato di pedofilia. Sono le nuove accuse pubblicate oggi sul sito del New York Times, all'indomani dell'inchiesta sui suoi presunti silenzi sul caso di un prete americano. Secondo il giornale americano, che cita due prelati, il cardinale Ratzinger «era stato messo a conoscenza che il prete, che lui stesso aveva approvato fosse mandato in terapia per curarsi dalla pedofilia, sarebbe invece tornato a un lavoro pastorale a pochi giorni dall'inizio del trattamento psichiatrico. Il prete - prosegue il quotidiano - fu poi dichiarato colpevole di aver molestato ragazzini in un'altra parrocchia».

 

Nelle scorse settimane un comunicato delle arcidiocesi di Monaco e Frisinga aveva attribuito la piena responsabilità della decisione che permetteva al prete di riprendere l'incarico pastorale all'allora vice di Ratzinger, reverendo Gerhard Gruber. «Ma una nota - scrive il New York Times - la cui esistenza è stata confermata da due prelati, dimostra che il futuro papa non solo gestì un incontro il 15 gennaio del 1980, in cui fu approvato il trasferimento del prete, ma fu anche informato della riassegnazione del prete» a un'altra parrocchia.

 

«Quale ruolo Ratzinger abbia avuto nel prendere la decisione e quanto interesse abbia mostrato nel caso del prete pedofilo, che aveva molestato numerosi ragazzini nel suo precedente incarico, non è chiaro», ammette il giornale. Ma chi ha seguito il caso sin dall'inizio, il reverendo Friedrich Fahr, citato dal New York Times, è «sempre rimasto in contatto personalmente ed essenzialmente» con Ratzinger. L'altro prelato citato nell'articolo, il reverendo Lorenz Wolf, vicario dell'arcidiocesi di Monaco, difende il papa sostenendo che si trattava di «una nota di routine» e che «è improbabile che fosse arrivata sulla scrivania dell'arcivescovo». Tuttavia lo stesso padre Wolf - conclude il Nyt - non esclude che il cardinale Ratzinger l'abbia letta.

 

Intanto, in un messaggio inviato a papa Benedetto XVI e pubblicato al termine dell'assemblea generale, i vescovi di Francia esprimono «vergogna e rimorso davanti agli abominevoli atti» di pedofilia in seno alla Chiesa cattolica.

  Il Vaticano smentisce Il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, interrogato da giornalisti a proposito di un nuovo articolo sul 'New York Times' di oggi, con riferimento al periodo in cui il card. Joseph Ratzinger era arcivescovo di Monaco di Baviera, «ha rinviato alla smentita pubblicata questa mattina in un Comunicato dell`Archidiocesi di Monaco»: lo riferisce la sala stampa vaticana. La nota della diocesi di Monaco riportata dalla nota vatican recita: «L`articolo del New York Times non contiene alcuna nuova informazione oltre a quelle che la Archidiocesi ha già comunicato sulle conoscenze dell`allora Arcivescovo sulla situazione del sacerdote H. L`Archidiocesi conferma quindi la sua posizione, secondo cui l`allora Arcivescovo non ha conosciuto la decisione di reinserire il sacerdote H. nell`attività pastorale parrocchiale. Essa rifiuta ogni altra versione come mera speculazione. L`allora Vicario generale, Mons. Gerhard Gruber, ha assunto la piena responsabilità della sua propria ed errata decisione, di reinserire H. nella pastorale parrocchiale». L’U 26

 

 

 

 

«Vero, a volte si è taciuto. Ratzinger ha rotto il silenzio»

 

Il cardinale tedesco Walter Kasper: chi guidava le grandi diocesi poteva non sapere

L’intervista - «Nella Chiesa è cresciuta la consapevolezza, come in tutta la società»

«Vero, a volte si è taciuto

 

CITTÀ DEL VATICANO—Eminenza, c’è stato, nella Chiesa, il riflesso condizionato di chi tace per difendere l’istituzione?

«Bisogna essere onesti e dire che c’era, almeno in alcuni casi, come del resto ha ricordato lo stesso Papa nella lettera agli irlandesi, un testo molto coraggioso». Il cardinale Walter Kasper, 77 anni, grande teologo tedesco chiamato da Giovanni Paolo II e poi confermato da Benedetto XVI alla guida del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani e il dialogo con gli ebrei, non si capacita delle accuse al pontefice e premette: «Lui è il primo che già da cardinale ha sentito la necessità di regole nuove, più severe, che prima non esistevano. Che ora alcuni giornali strumentalizzino dei casi terribili per attaccarlo frontalmente è una cosa che oltrepassa ogni limite di giustizia e di lealtà».

In questi giorni c’è chi ha alluso a responsabilità di papa Wojtyla...

«Guardi, dato il mio ruolo non mi è mai capitato di parlare di questi temi con Giovanni Paolo II. Ma a chi lo conosce e a chi considera la sua figura e il suo pontificato è evidente che il suo giudizio fosse chiarissimo e netto. Non si può dubitare del suo pensiero».

Però c’è stato uno sviluppo, nella Chiesa, no?

«Questo sì, è ovvio. La prima preoccupazione è per le vittime, bisogna cambiare rotta ed essere più vigilanti: abbiamo bisogno di una cultura di attenzione e di coraggio, di fare pulizia. La strada intrapresa è ormai irreversibile ed è bene che sia così. Ma non si può immaginare che la consapevolezza che abbiamo oggi potesse esserci trenta o quarant’anni fa, all’epoca di molti dei casi di cui si parla ora».

E perché?

«Perché c’è stata una maturazione della consapevolezza, e non soltanto nella Chiesa. Qui non si tratta di relativizzare le responsabilità ecclesiastiche — questi scandali sono dolorosi e tristissimi—né di accusare nessuno. Ma la Chiesa fa parte della società e questo problema non riguarda solo lei, ma l’intera società. Nel mondo occidentale, ancora negli anni 70 e 80, si parlava di sessualità dei ragazzi con leggerezza, anche tra gli esperti non c’era una chiara coscienza degli abusi».

Si dice che Ratzinger doveva sapere cosa accadeva nella sua diocesi. Lei è stato vescovo di Rottenburg- Stoccarda, che ne dice?

«Soprattutto nelle grandi diocesi, io ho l’impressione che spesso i vescovi non fossero tenuti informati, purtroppo. È un’altra delle cose da cambiare, come la selezione nei seminari ».

Eminenza, lei fu assistente di Hans Küng. Che effetto le fa ciò che ripete in questi giorni? Ha chiesto un «mea culpa» del Papa, detto che Benedetto XVI ha nascosto informazioni...

«Cosa vuole che dica, non è accettabile. È tutto esagerato. Fa affermazioni delle quali non offre nessuna prova, perché non possono esserci: mai il Papa ha vietato di denunciare questi preti, mai ha dato ordine di nascondere. Si possono avere opinioni diverse, è normale, ma non si parla così, erano anche colleghi: mi sembra una mancanza di rispetto e di lealtà ».

Ma perché crede si attacchi il Papa?

«Per attaccare la Chiesa e quindi i fedeli. La Chiesa cattolica non è una realtà astratta, e a differenza di altre ha un volto definito: il pontefice. L’unico modo di reagire è andare avanti nella trasparenza. E poi lo sappiamo dal Vangelo: la Chiesa avrà sempre dei nemici» Gian Guido Vecchi CdS 27

 

 

 

 

Il sindaco adotta il parroco

 

La montagna perde gli asili, gli uffici postali, gli ambulatori. Ora anche le parrocchie: mancano i sacerdoti (e non è una novità), e in molti Comuni il parroco è a rischio. Quello fisso, per lo meno.

 

È la solita storia della coperta troppo corta: tiri da una parte, e scopri l’altra, tutto qui. A Rubiana però non ci stanno, e di farsi sfilare la coperta (e il parroco) da sotto il naso, proprio non ne vogliono sentir parlare. Così, nel Comune valsusino - duemilacinquecento abitanti a metà strada tra la pianura e il Col del Lys -, hanno deciso di adottare il loro parroco. Adottarlo, proprio così. La proposta verrà presentata al prossimo Consiglio comunale dal sindaco Gianluca Blandino.

Che dice: «Padre Sergio è uno di noi; da oltre tredici anni segue la nostra comunità con passione instancabile.

 

Gli mancano pochi anni alla pensione, trasferirlo adesso sarebbe un duro colpo per la nostra comunità. Siamo disposti a pagare noi tutte le spese necessarie per il suo mantenimento, lo decideremo già nel prossimo Consiglio». Da qualche settimana, infatti, in paese corre voce che il parroco di Sant’Egidio (ma anche delle parrocchie di Monpellato, Celle e Favella) potrebbe presto essere spostato.

 

Sono solo voci e nulla di più, per carità, che hanno però destato la preoccupazione dei tantissimi fedeli e amici del religioso. I quali hanno inviato lettere, preparato petizioni, raccolto le firme casa per casa e nei gazebo montati in paese tutte le domeniche mattina. Si è mosso all’unisono un intero paese, una comunità, insomma. La sua amarezza, Padre Sergio, la trattiene con grande compostezza: settant’anni, 44 di sacerdozio, due anni fa ha addirittura lasciato l’ordine francescano «perché qui c’era bisogno di me».

 

«Ho un solo sogno - dice il religioso - terminare i progetti che ho iniziato e la mia vita sacerdotale tra la mia gente. L’ho chiesto anche al nostro vescovo, Monsignor Badini Confalonieri». Che non gli ha mai risposto: Susa e il suo Vescovo, se possibile, appaiono ancora più distanti che Roma. «Se non mi sarà consentito di restare quassù a Rubiana, tornerò tra i miei fratelli francescani» allarga le braccia don Sergio. Nel frattempo lui, da inguaribile ottimista, preferisce guardare in avanti.

 

E sull’ultimo bollettino parrocchiale ha fatto stampare la frase: «Dununsë da farë ansema», diamoci da fare insieme. Il sindaco e la sua comunità lo hanno preso sul serio: la delibera per l’«adozione» di questo «giovane» settantenne verrà discussa il prossimo mese. Auguri, Padre Sergio. LS 28

 

 

 

 

Consiglio diritti umani: adottata risoluzione contro diffamazione religioni

 

“Una risoluzione che condanna la diffamazione e la discriminazione delle minoranze religiose è stata approvata dal Consiglio dell’Onu per i diritti umani con una maggioranza di 20 voti a favore, 17 contrari e otto astenuti. Il documento, proposto dal Pakistan a nome dell’Organizzazione della conferenza islamica (Oci) sottolinea che “il rispetto per la diversità culturale, etnica, religiosa e linguistica è essenziale per la pace globale e la comprensione tra i popoli, mentre le manifestazioni di intolleranza e i pregiudizi etnici e religiosi sono fonte di odio e violenza fra le nazioni”. Evidenziando l’importanza del ruolo dell’istruzione nella promozione della tolleranza, “che comporta l’accettazione dell’altro e il rispetto per la diversità”, il documento “rileva con profonda preoccupazione l’intensificarsi della diffamazione delle religioni e dell’incitamento all’odio religioso, in particolare delle minoranze musulmane in seguito dei tragici eventi dell’11 Settembre 2001”. Più in generale il documento deplora il fatto che “sempre più spesso l’Islam sia erroneamente associato a violazioni dei diritti umani e al terrorismo e, critica “le disposizioni legislative o amministrative specificamente progettate per controllare e monitorare le minoranze musulmane, stigmatizzandole e favorendo la discriminazione di cui sono oggetto”. Al riguardo, il Consiglio “condanna il divieto di costruzione di minareti di moschee e altri recenti provvedimenti discriminatori, che sono manifestazioni di Islamofobia in contraddizione con i diritti umani internazionali” e sottolinea che tali misure discriminatorie favoriscono il diffondersi di “estremismi e fraintendimenti […] dalle pericolose e imprevedibili conseguenze”. Misna 25

 

 

 

 

Abusi nella Chiesa, è bufera sul Papa. La Svizzera: un registro per i pedofili

 

La Leuthard: «Anche i clericali devono rispondere alle leggi di Berna». Gli Usa: Ratzinger usò l'immunità in un processo in Texas

 

ROMA - Pedofilia, bufera su Ratzinger. Dopo gli attacchi dagli Stati Uniti anche altri Paesi hanno alzato il tiro sul caso degli abusi all’interno della Chiesa. La presidente svizzera Doris Leuthard ha sollecitato la creazione di un registro centrale dei preti pedofili, per impedire che abbiano ulteriori contatti con minori, proprio mentre la polizia svizzera sta indagando su presunti abusi nel paese alpino. «Se gli esecutori del reato vengono dal mondo civile o clericale non fa differenza. Entrambi sono sottoposti alla legge svizzera, senza se ma», ha detto la presidente.

 

Leuthard ha detto che è importante assicurare che i pedofili non abbiano più contatti con i bimbi e che va considerata la possibilità di istituire un registro dei sacerdoti pedofili, come per gli insegnanti. Il settimanale svizzero di lingua tedesca SonntagsZeitung ha scritto che la conferenza episcopale svizzera sta valutando se tenere una riunione d’urgenza, nella quale potrebbe essere discussa la questione del registro, prima della seduta annuale del 31 maggio - 2 giugno.

 

Negli Stati Uniti, intanto, due corti federali, in Oregon e in Kentucky, hanno ammesso la possibilità di azioni legali contro il Vaticano per dei casi di abusi sessuali, sulla base - sostengono gli avvocati in Oregon - che i preti nel mondo sono «impiegati» del papa e per questo lui ne è responsabile. Dai documenti pubblicati da alcuni quotidiani statunitensi emerge un retroscena: nel 2005 Joseph Ratzinger, citato in giudizio - quando era ancora Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede - per intralcio alla giustizia nell’ambito di un processo, in Texas, su tre casi di abusi su minori commessi da un seminarista colombiano, si avvalse dell’immunità diplomatica in quanto nel frattempo era diventato papa ed evitò così di andare a deporre. L’avvocato Daniel Shea, che assisteva la parte lesa, denunciò l’allora prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede sulla base di due documenti che istruiscono il clero su come trattare i casi di abusi e violenze su minori.

 

Il primo è il Crimen Sollicitationis, del 1962. Il secondo è la lettera De delictis gravioribus, redatta nel 2001 e indirizzata a tutte le gerarchie ecclesiastiche. Il testo, firmato proprio da Ratzinger, modifica quello del 1962, e in un passaggio afferma che i casi di delitti più gravi, tra cui gli abusi sui minori, «sono soggetti al segreto pontificio» nella normativa canonica. La lettera, secondo l’accusa di Shea, costituiva un intralcio alla giustizia ordinaria. Denunciato nel gennaio 2005, Ratzinger nell’aprile dello stesso anno divenne papa. La Santa Sede chiese e ottenne così dal governo degli Stati Uniti l’immunità diplomatica per il pontefice, in quanto capo di Stato.  LS 28

 

 

 

Fermezza e perdono, così la Chiesa respinge la ferocia giacobina

 

Il Pontefice accusa i traditori ma apre alla speranza - Papa attaccato dall’esterno per «non aver agito» e dall’interno per «aver agito troppo»

 

Né l’uomo Joseph Ratzinger né il papa Benedetto XVI hanno di certo bisogno della nostra difesa. La stima e il rispetto di cui quest’uomo gode anche tra i laici testimoniano che in lui vive al meglio quella sintesi cattolica che rifiuta ogni aut aut ed è retta dalla «legge dell’et et», la coincidentia oppositorum, l’unione degli opposti. Chi lo conosce bene sa fino a che punto nel Ratzinger professore, poi cardinal prefetto, infine Pontefice, convivano severità e misericordia, rigore e comprensione, rispetto della norma e attenzione alla singola situazione umana. C’è, in lui, l’umanità dei vecchi uomini di Chiesa che, dal pulpito, denunciavano a voce alta il peccato; ma poi, nel confessionale, a tu per tu col peccatore concreto, interpretavano con larghezza l’invito del Cristo a capire e perdonare.

Di una durezza inaudita la sua lettera alla Chiesa d’Irlanda: il dolore e lo sdegno per i tradimenti del Vangelo non sono attenuati da alcuna ipocrisia teologicamente corretta. In quella pagine drammatiche, Benedetto XVI non tenta neppure di diminuire la colpa, ricordando quanto siano sospetti tanti pulpiti da cui giungono le prediche. Neanche una sua parola sulla ipocrisia dei vecchi apostoli sessantottardi della «rivoluzione sessuale», che hanno vestito nuovi abiti da moralisti scandalizzati e arcigni. Silenzio papale sulla difesa dei piccoli da parte di chi predica come un diritto intoccabile l’eliminazione a piacimento degli ancora più piccoli. Neanche un accenno, nella lettera, agli appetiti economici che hanno portato grandi studi legali anglosassoni a pubblicare annunci sui media: «Vuoi diventare milionario? Metti tuo figlio in seminario per un anno e poi passa da noi». La common law, in effetti, permette agli avvocati di dividere a metà con il cliente gli enormi risarcimenti stabiliti dai tribunali.

Agenti degli studi legali utilizzano a tappeto liste di vegliardi per convincerli a denunce miliardarie. Meglio se gli accusati sono morti: tanto, vescovi e superiori di congregazioni pagano comunque, per evitare scandali maggiori. Il «cattolico pederasta » è da anni, negli Stati Uniti, il protagonista di un business enorme, tanto da avere portato alla bancarotta diocesi e ordini opulenti.

Eppure, Benedetto XVI non cerca alcuna attenuante, pur legittima e fondata: il suo dito accusatore non si rivolge verso l’esterno della Chiesa ma solo verso quei suoi figli che l’hanno tradita. Per essi, ha parole terribili, in cui vibra lo sdegno dei profeti biblici. Ma, dopo la condanna, ecco la speranza, ecco il richiamo alla misericordia di un Dio che sa trarre il bene anche dal male, esortando i colpevoli a pagare il prezzo dovuto ma a non disperare del perdono del Cristo. Nessun peccato è tanto grande da esaurire la misericordia divina, pentimento e penitenza possono aprire a chi lo voglia la via della riconciliazione. In questo figlio della vecchia Baviera cattolica, c’è quanto ha contrassegnato, appunto, il cattolicesimo autentico: il rifiuto della disumana ferocia «giacobina», il rigetto della condanna senza appello, della giustizia che non fa posto anche alla comprensione, dello ius, il diritto, senza la pietas per la condizione umana. I tentativi attuali di trascinarlo sul banco degli imputati nulla sanno, tra molti altri errori e manipolazioni, di questa sapienza che è quella stessa che marca l’esperienza bimillenaria della Chiesa. Una sapienza «dal volto umano» che però —lo dicevamo—segue l’aurea legge dell’et et e, dunque, sa far posto al contempo alla sferza, come ben sa proprio la Chiesa che è in Irlanda. E a coloro che vorrebbero accusare il già cardinal prefetto della Congregazione per la Fede di avere rimosso e taciuto, va ricordato, tra l’altro, quel «mistero doloroso » che è il caso di Marcial Maciel Degollado.

 

La Congregazione dei «Legionari di Cristo », fondata da questo messicano, era cara a Giovanni Palo II: mentre le vecchie famiglie religiose si estinguono o vivacchiano, ecco una schiera di giovani entusiasti e difensori dell’ortodossia. Le voci che giungevano a Roma sulle molestie di don Marcial ai seminaristi erano vagliate con prudenza da papa Wojtyla, che ricordava come anche in Polonia simili accuse fossero usate dai comunisti per infangare la Chiesa. Ebbene, tra le prime misure di Ratzinger giunto al papato ci fu la sospensione a divinis di quel fondatore, imponendogli di chiudersi in clausura, dedicando il tempo che gli restava alla preghiera e alla penitenza. Non solo: Benedetto XVI si affrettò ad abolire il quarto voto dei Legionari, quello detto «di discrezione», che imponeva il silenzio sui superiori e ostacolava così le indagini della Santa Sede. Tanto che, tra i Legionari, c’è chi sospetta papa Ratzinger di essere mal consigliato o, addirittura, di far parte di un complotto contro la già potente Congregazione. Dunque, l’uomo accusato dall’esterno di «non avere agito», all’interno della Chiesa è accusato di «avere agito troppo». E non solo verso i Legionari, ma in tanti altri casi, non appena il sospetto di abusi sessuali si faceva certezza. Un paradosso tanto ignorato quanto significativo.

Vittorio Messori CdS 27

 

 

 

 

Papst eröffnet Karwoche mit Palmsonntagsprozession

 

Papst Benedikt XVI. hat an diesem Sonntag im Vatikan die Karwoche eröffnet. Bei der Palmsonntagsprozession zog er mit den Kardinälen und Bischöfen der römischen Kurie sowie zahlreichen Jugendlichen vom Obelisken über den Petersplatz zum Altar vor der Vatikan-Basilika. In seiner Predigt rief Benedikt XVI. die Jugendlichen zur Nachfolge Christi, zu Hilfsbereitschaft gegenüber dem Nächsten und zu Mut auch in schwierigen Situationen auf. Wörtlich sagte er bei strahlendem Frühlingswetter auf dem Petersplatz:

 

„Christus führt die Menschen zu einem Leben in Wahrheit; er führt sie zu dem Mut, der sich nicht vom Geschwätz der vorherrschenden Meinung einschüchtern lässt. Christus leitet die Menschen zu Geduld gegenüber den Mitmenschen sowie zu Hilfsbereitschaft vor allem gegenüber Leidenden und Alleingelassenen. Er führt die Menschen zur Treue, die sich auch in schwierigen Situationen standhält. Der Glaube an Jesus Christus ist keine Legende und Erfindung. Er gründet sich auf eine Geschichte, die tatsächlich stattfand.“

 

Benedikt besorgt über Lage im Heiligen Land - Papst Benedikt XVI. hat sich besorgt über die aktuelle Lage im Nahen Osten und vor allem in Jerusalem geäußert. Am Palmsonntag nach seinem Angelus-Gebet auf dem Petersplatz sagte er:

 

„Ich bin sehr betrübt über die jüngsten Zusammenstöße und Spannungen, die erneut um diese Stadt entstanden sind, die die geistige Heimat von Christen, Juden und Muslimen ist. Ich appelliere an die für das Geschick Jerusalems Verantwortlichen, mit Mut den Weg zum Frieden einzuschlagen und ihn mit Beharrlichkeit zu verfolgen.“

 

Frieden sei ein Geschenk Gottes, das Gott der Verantwortung der Menschheit anvertraut habe, damit sie es in Dialog und Respekt vor den Rechten aller verwirkliche, sagte der Papst. Und weiter hob er hervor:

 

„Jerusalem ist aber auch eine Prophezeiung und ein Versprechen der universalen Versöhnung, die Gott für die gesamte Menschheitsfamilie wünscht.“ kna 28

 

 

 

 

„Lasst Euch trotz der Schwierigkeiten nicht entmutigen“

 

Ein persönliches Zeugnis, das Hoffnung und Zuversicht wecken will

 

Der Missbrauchsskandal bewegt die Menschen und bestimmt seit Wochen die Medien. Auch an dieser Stelle wurde er schon mehrfach kommentiert. Als hauptamtlich Tätiger in der kirchlichen Pastoral erfüllen mich die aufgedeckten Fälle von körperlichem und sexuellen Missbrauch im kirchlichen Rahmen mit Schrecken und Traurigkeit. Das verlorengegangene Grundvertrauen der Menschen, und besonders der Gläubigen, wird nur in einem langwierigen Prozess wieder aufzubauen sein. Dazu braucht es eine ehrliche Aufarbeitung und Annahme des Vergangenen wie einen hoffnungsvollen Blick in die Zukunft.

 

Wie geht es weiter? Stellt das die ganze Arbeit der Kirche infrage?

Die Zuversicht, dass Gott als der Größere am Ende alle Wunden heilen wird, trägt mich in meiner Arbeit. Diese Hoffnung auf das Wirken Gottes bleibt auch angesichts der zunehmenden Meldungen von Missbrauchsfällen in der Kirche, die uns durch die Medien übermittelt werden. Das Leid ist groß und dennoch glaube ich daran, dass es Gott gibt und dass es die Kirche braucht, um seine Botschaft auf Erden sichtbar zu machen. In dieser Sicherheit empfehle ich Gott all jene an, die diese Sicherheit durch unsägliches Leid, verursacht von Geistlichen jener Kirche, verloren haben.

 

Es sind gibt auch andere Erfahrungen. Wenn es in den nächsten Tagen darum geht, das Kreuz zu verstehen, lehrte mich das ein kleiner Junge aus Ostdeutschland. Nach dem Bericht eines befreundeten Priesters besuchte der Junge gemeinsam mit seiner Mutter eine Kirche. Die beiden gingen als „Touristen“ durch den Kirchenraum und bestaunten die Ausschmückung. Am Altar angekommen, blieb der kleine Junge stehen und fragte seine Mutter: „Du Mama, wer hängt denn da vorne an dem Plus?“

Man könnte lächeln und fragen, wieso der Junge nicht wusste, dass es ein Kreuz ist. Aber nach 40 Jahren staatlich gefördertem Atheismus ist ihm wohl in der zweiten oder dritten Generation dieses Wissen nicht vermittelt worden. Sein Unwissen macht ihn mir aber zum wirklich Wissenden. Er hat den Kern der christlichen Kreuzesbotschaft erfasst. Gott macht am Kreuz durch seinen Sohn alles „Minus“ unseres Lebens zum Plus.

 

In dieser Hoffnung bestärkt suchte ich nach einer Meldung, die ermutigt und froh macht. Papst Benedikt XVI. veröffentlichte am vergangenen Freitag nicht nur seinen Brief an die irische Kirche. Nahezu zeitgleich erschien die deutsche Übersetzung seiner Botschaft zum 25. Weltjugendtag, der weltweit in den Diözesen am kommenden Palmsonntag gefeiert wird. Benedikt XVI. erinnert an die „prophetische Initiative“ von Papst Johannes Paul II., „die reiche Früchte hervorgebracht hat und den heranwachsenden Generationen die Chance bietet, sich zu treffen, miteinander auf das Wort Gottes zu hören, die Schönheit von Kirche zu entdecken und starke Erfahrungen im Glauben zu machen“.

 

Diese Früchte kann ich bestätigen. Im Sommer 1997 brach ich als Jugendlicher aus der Diaspora von Chemnitz nach Paris auf. Ein Pfarrer hatte mich zu einer Jugendfahrt überzeugt, die, wie ich meinte, mich billig zum Sightseeing nach Paris brachte. Louvre, Eifelturm und l’Arc de Triumphe stellte ich mir vor, rechnete aber nicht mit der Kraft des Heiligen Geistes, die von den Hunderttausenden von Jugendlichen ausging. Diese Kraft erfuhr ich intensiv in der Kathedrale von Chartres, die 60 km westlich von Paris erste Station unserer Reise war. Dort versammelten sich etwa 2500 Jugendliche zu einer Mitternachtsmesse in der weltberühmten Kathedrale. Ich war erschüttert und fasziniert von dieser Menge. Für mich hatte bis dahin eine katholische Jugendgruppe nicht mehr als 20 Mitglieder. Diese vielen Jugendlichen in der Kathedrale bewegten mich, weil es ihnen anzusehen war, dass sie freiwillig gekommen waren. Niemand hatte sie gezwungen, Mitternacht auf dem Fußboden einer Kirche eine Messe mitzufeiern.

 

Dieses Erlebnis war mein Schlüsselerlebnis, um später Theologie zu studieren. Ich war auch bis heute nicht im Louvre oder auf dem Eifelturm. Mir war es wichtiger, mit den Jugendlichen aus verschiedenen Ländern ins Gespräch zu kommen und zu erfahren, warum der Glaube ihnen Halt und Zuversicht gab. Letztlich ließen mich die Weltjugendtage nie los. An jedem der vier folgenden großen Weltjugendtage nahm ich teil. Die für mich persönlich schönste Frucht brachte der Weltjugendtag 2002 in Toronto/Kanada. Ich lernte dort meine Frau kennen.

 

Die Botschaft des Papstes zum diesjährigen diözesanen Weltjugendtag zeugt von Nähe zu den Jugendlichen. Der Papst greift ihre Fragen nach einem erfüllten Leben, nach Glück und nach Sinn auf und appelliert den Lebensweg mit Gott zu gehen. Nur mit ihm bekomme das Leben ein tiefes Fundament, das trägt. Dabei bleibt der Papst nüchtern und realitätsnah. Er schreibt: „Wer heute seine Jugend lebt, muss viele Probleme bewältigen, die sich aus der Arbeitslosigkeit oder aus dem Mangel an sicheren idealen Bezugspunkten und an konkreten Zukunftsperspektiven ergeben. Manchmal kann der Eindruck entstehen, angesichts der derzeitigen Krisen und negativen Tendenzen ohnmächtig zu sein. Lasst Euch trotz der Schwierigkeiten nicht entmutigen und gebt Eure Träume nicht auf!“

 

Diese Worte und meinem persönlichen Erfahrungen machen die Missbrauchsfälle nicht ungeschehen. Sie sind aber eine Hilfe, andere Aspekte zu sehen. Zugleich ist  festzuhalten, dass der Prozess der Sühne erst angefangen hat. Vergebung, die Christus durch sein Kreuz und seine Auferstehung geschenkt hat, verlangt innere Umkehr.  Sebastian Pilz kath.de-Redaktion

 

 

 

 

Papstsprecher: „Weg für innere Reinigung ist bereitet“

 

Der Vatikan sieht die einzelnen Länder und Bischofskonferenzen in Sachen Aufarbeitung der Missbrauchsfälle auf einem guten Weg. In seinem Kommentar für Radio Vatikan anlässlich des Beginns der Karwoche äußert sich Papstsprecher Pater Frederico Lombardi zuversichtlich, dass die vom Papst in seinem Hirtenbrief an die Katholiken in Irland intendierten Werke der „Heilung und Erneuerung“ Früchte tragen werden. Es sei kein Wunder, dass die Missbrauchsfälle in den letzten Wochen und Monaten in den Medien eine solch gewaltige Aufmerksamkeit erfahren hätten, so Lombardi. Er unterstreicht, dass es nun an der Kirche sei, Buße zu tun und gegenüber den Opfern Abbitte zu leisten. Nur so könne wirkliche Gerechtigkeit entstehen und die dringend nötige innere Reinigung stattfinden.

Gleichzeitig lobt Lombardi die Aufklärungsbemühungen in den einzelnen Ländern. Die vielfach erneuerten Richtlinien, unter anderem in Deutschland und Österreich, seien positive Zeichen. Die meisten der neu gemeldeten Missbrauchsfälle würden mittlerweile Geschehnisse vor über dreißig Jahren betreffen. Dieses Faktum unterstreicht Lombardi ausdrücklich, gerade im Angesicht gegenteiliger Medienberichterstattung in den letzten Wochen. Den Brief von Benedikt XVI. an die irischen Katholiken wertet er als einen entschlossenen Schritt, der den Aufklärungswillen des Papstes bezeuge. Benedikt habe mit dem Schreiben seine Autorität in dieser Angelegenheit gestärkt und den Weg für eine zukünftige Linie vorgegeben, die sich an den Parametern „Heilung, Erneuerung und Wiedergutmachung“ orientiere. (rv 27)

 

 

 

 

 

Schon als Kardinal hat er nach neuen und schärferen Regeln gerufen

 

Papst Benedikt war „der erste, der schon als Kardinal nach neuen und schärferen Regeln gerufen hat“: Das sagt der deutsche Kurienkardinal Walter Kasper zu den Vorwürfen gegen Benedikt im Umgang mit Missbrauchsfällen. „Dass jetzt einige Zeitungen diese furchtbaren Fälle instrumentalisieren, um den Papst frontal anzugreifen, überschreitet jede Grenze von Gerechtigkeit und Anstand“, so der Kardinal weiter im Gespräch mit der Tageszeitung „Corriere della Sera“. Kasper räumt ein, dass es „zumindest in einigen Fällen“ früher in der Kirche die Tendenz gegeben habe, Missbrauchsfälle zu vertuschen, um Schaden vom Image der Kirche abzuwenden. „Aber die Strasse, die wir mittlerweile eingeschlagen haben, ist irreversibel, und das ist auch gut so“, sagt der Kardinal. Man dürfe aber nicht so tun, „als hätte es das Bewußtsein, das wir heute haben, schon vor dreißig oder vierzig Jahren geben müssen, als viele der heute diskutierten Fälle passierten“. Kasper, der den päpstlichen Einheitsrat leitet, verteidigt auch Papst Johannes Paul II. gegen Vorwürfe. „Wer ihn kannte und wer seine Figur und seine Amtszeit als Ganzes sieht, kommt zu einem ganz klaren Urteil“, findet er. Man könne „an Johannes Pauls Denken nicht zweifeln“. (corriere della Sera 27)

 

 

 

 

Seligsprechungsdekrete für die Ordensgründerin Barbara Maix und Gerhard Hirschfelder

 

Papst Benedikt XVI. hat am Samstag Seligsprechungsdekrete erlassen, und zwar für die österreichische Ordensgründerin Barbara Maix (1818-1873) sowie für den in Dachau ermordeten deutschen Jugendseelsorger Gerhard Hirschfelder (1907-42). Der Seligsprechung der beiden ‚Diener Gottes’ stehe damit nichts mehr im Wege, teilte der Vatikan mit. Ein Termin für die offiziellen Feiern, die in Brasilien und in Deutschland stattfinden werden, wurde noch nicht bekannt. Barbara Maix gründete 1849 in Rio de Janeiro die KongregationIrmas do Imaculada Coracao de Maria”. Der Orden widmete sich der Arbeit mit Straßen- und Waisenkindern und dem Kampf gegen die Sklaverei. Für Schwester Barbara Maix bestätigte der Vatikan am Samstag auch ein Heilungswunder. Insgesamt erließ Benedikt XVI. am Samstag 16 Dekrete zu Heiligsprechungsverfahren. Bestätigt wurde dabei unter anderem auch das Martyrium für den in einem rumänischen Gefängnis gestorbenen Bischof Szilard Bogdanffy (1911-53). (kap 27)

 

 

 

 

Analyse. Schwarzer Petrus

 

Der Vatikan sitzt auf allen Fakten zu zahlreichen Fällen von Kindesmissbrauch - und er hält den Daumen auf den Informationsfluss. Was wusste der Papst, als er noch Kardinal Ratzinger war?  Von Joachim Frank

 

Wenn einer so an der katholischen Kirche gelitten hat wie Hans Küng, dann weiß er sehr genau, wo der Apparat selbst seine wunden Punkte hat. Der Schweizer Theologe, der 1979 auf Betreiben des Vatikans und seines obersten Glaubenshüters Joseph Ratzinger die kirchliche Lehrbefugnis verlor, betrachtet den Umgang Roms mit Kindesmissbrauch durch Geistliche als systematische Verschleierung - und Ratzinger als obersten Vertuscher.

 

Hat der heutige Papst Benedikt XVI. im Jahr 2001, damals noch als Chef der Glaubenskongregation, denn nicht das Dekret "De delictis gravioribus" (Über besonders schwere Vergehen) erlassen? Es schreibt den Bischöfen weltweit vor, jeden Fall von Kindesmissbrauch nach Rom zu melden. Es behält der Glaubenskongregation die Sanktionierung der Täter vor. Und es belegt das Verfahren mit dem "secretum pontificium", der höchsten Stufe strafbewehrter Geheimhaltung nächst dem Beichtgeheimnis.

 

Damit - und das weiß der beschlagene Theologe Küng - hat sich Ratzingers einstige Behörde den Schwarzen Petrus selbst in die Karten gesteckt: Der Vatikan sitzt auf allen Informationen, und er hält den Daumen auf den Informationsfluss. Da mögen Kirchenrechtler wie der Trierer Professor Peter Krämer noch so sehr darauf verweisen, dass die Meldepflicht Mauscheleien einzelner Bischöfe verhindern und das "secretum" den Opfern, aber auch Beschuldigten größtmögliche Vertraulichkeit sichern solle.

 

In der öffentlichen Wahrnehmung umgibt sich der Vatikan mit einer Mauer des Schweigens. Das lateinische Vokabular tut ein Übriges. Man muss nicht Dan Brown oder das Krimi-Duo MonaldoSorti gelesen haben, um beim Klang der Worte "secretum pontificium" einen leisen Schauer zu spüren. Zu dieser Selbstvernebelung passt auch, dass das von Küng erwähnte Dekret offiziell nur im lateinischen Original vorliegt. Wer bei der Deutschen Bischofskonferenz auch nur nach einer Arbeitsübersetzung fragt, beißt auf Granit.

 

Nun lassen weder Dekret noch Secretum zwingend den Schluss zu, die Kirche schotte sich als Parallelgesellschaft mit eigenen Rechtsnormen und eigener Strafverfolgung vom Rest der Welt ab. Das kirchliche Gesetzbuch zumindest verweist, wie Krämer betont, in Canon 22 auf die Zuständigkeit des Staats, wo dessen Normen im Raum der Kirche verletzt werden. Konkreteres zur Kooperationspflicht der Kirche aber fehlt ebenso wie eine echte Gewaltenteilung. Und was helfen am Ende die schönsten Paragrafen, wenn das Vertrauen in die Handelnden fehlt? Der Vatikan, sagt die Münsteraner Sozialethikerin Marianne Heimbach-Steins, habe den Schutz der Institution Kirche und des Klerus systematisch über die strafrechtliche Verfolgung der Täter und das Wohl der Opfer gestellt. Der jüngst bekanntgewordene Fall aus den USA belegt dies eindrucksvoll.

 

Noch unerbittlicher richtet Hans Küng die Spitze seines Angriffs auf den Papst persönlich: Kein anderer habe von Amts wegen so viel über die Missbrauchsfälle gewusst. Damit bringt Küng den einstigen theologischen Kumpanen und späteren Kontrahenten ins "Minister-Dilemma": Entweder Ratzinger wusste um das Ausmaß des Skandals, ohne mit aller Macht dagegen vorzugehen; dann ist er Teil eines Systems der Täter. Oder er wusste es nicht; dann hat er als Behörden-Chef versagt. Beides lässt den Mann in der weißen Soutane schlecht aussehen. Auch das weiß Küng. FR 26

 

 

 

 

Verfassungsrichter lobt Urteil zum Gebetsraum

 

Bundesverfassungsrichter Udo Di Fabio hat das erstinstanzliche Urteil zu islamischen Gebetsräumen an Berliner Schulen gewürdigt. Die Entscheidung des Verwaltungsgerichts "trifft den Grundton der Verfassung". Der Jurist stellt sich damit gegen die Haltung von Bildungssenator Zöllner. Von Jost Müller-Neuhof

 

BERLIN -   Das Grundgesetz sei religionsfreundlich und spreche sich für Liberalität und Toleranz in Glaubensfragen aus, sagte der Richter und Staatsrechtler Udo Di Fabio am Freitagabend bei der Auftaktveranstaltung zum diesjährigen Juristentag im Rathaus. Der Staat stehe den Religionen mit einer "wohlwollenden Neutralität" gegenüber. Nichtchristlicher Glaube dürfe nicht benachteiligt werden, auch wenn dies für manchen eine Versuchung darstelle, sagte der im Karlsruher Gericht als Vertreter einer konservativen Linie bekannte Di Fabio weiter. Der Jurist stellte sich damit gegen die Haltung von Bildungssenator Jürgen Zöllner (SPD). Zöllner hatte - trotz Kritik aus dem Senat - Berufung gegen das Urteil eingelegt. Eine Entscheidung des Oberverwaltungsgerichts steht noch aus.

 

Im seinem umstrittenen Urteil hatte das Verwaltungsgericht 2009 einem muslimischen Schüler an einem Weddinger Gymnasium das Recht eingeräumt, in der Pause auf dem Schulgelände zu beten. Zuvor hatte es dies bereits in einer Eilentscheidung im März 2008 angeordnet. Sollte die Religionsfreiheit nicht- oder andersgläubiger Schüler dadurch beeinträchtigt werden, habe die Schule "organisatorische Vorkehrungen" zu treffen, die dies verhinderten. In der Öffentlichkeit wurde daraus gefolgert, muslimischen Schülern stehe künftig ein eigener Gebetsraum an öffentlichen Schulen zu. Auch Di Fabio sprach von einem "Anspruch auf einen Gebetsraum".

 

Das Thema Religionskonflikte und staatliche Neutralität behandelt auch der Juristentag, der in diesem Jahr im September in Berlin stattfindet und hier, an seinem Ursprungsort, sein 150-jähriges Bestehen feiert. Der Juristentag ist ein Gremium aus Anwälten, Richtern, Hochschullehrern und Beamten, das alle zwei Jahre an wechselnden Orten zusammentritt, um Empfehlungen für die Gesetzgebung auszuarbeiten. Richter Di Fabio wird im September Vorsitzender der Abteilung sein, die sich mit den Religionsfragen befasst tsp 27

 

 

 

Abt Werlen: „Es geht nicht um Sexualität“

 

Über drei Monate nachdem der Jesuitenpater Klaus Mertes den „systematischen und jahrelangen“ sexuellen Missbrauch am Berliner Canisius-Kolleg publik machte, ebbt die Enthüllungswelle ebenso wenig ab wie die Empörung. So eine Zwischenbilanz der deutschen Zeitung „Die Welt“ an diesem Sonntag. In unserem Wocheninterview haben wir dem Schweizer Benediktinerabt Martin Werlen gefragt, ob sich die Fokussierung auf die Kirche nicht einfach eine Medienkampagne sei. Abt Werlen ist bei der Schweizer Bischofskonferenz für die Bereiche „Sexuelle Übergriffe in der katholischen Kirche“ sowie „Medien“ zuständig.

 

„Ganz entscheidend ist, dass wir als Kirche unseren Fokus von den Medien wegnehmen und auf die Schwierigkeiten, die wir tatsächlich in unserer Kirche haben, uns fokussieren und angehen. Das Problem, das wir haben sind nicht die Medien. Das Problem, das wir haben ist ein Problem in unseren eigenen Reihen unserer Kirche. Auch wie wir mit Übergriffen in der Vergangenheit umgegangen sind. Und auch wenn das nicht an die Öffentlichkeit gekommen wäre, ist das Problem da. Und diese ganzen Fragen haben unsere Glaubwürdigkeit in den vergangenen Jahrzehnten massiv auch beschädigt, auch wenn es nicht öffentlich war. Es ist eigentlich traurig, dass uns die Medien zu diesem Sprung helfen mussten, dass wir das angehen, aber jetzt sollten wir eigentlich dankbar sein und uns dieser Herausforderung stellen.“

 

In der Schweiz gibt es ein bischöfliches Fachgremium, das sich mit den Missbrauchsfällen auseinandersetzt.

 

„Diese Einrichtungen haben sich sehr bewährt. Allerdings ist mit einem Fachgremium oder einem Schreiben mit Richtlinien die Mentalität noch nicht geändert. Das braucht sehr viel Zeit. Das braucht sehr viel Überzeugungsarbeit und Sensibilisierungsarbeit. Und wie wenig diese Arbeit bis jetzt gelungen ist, zeigt sich auch in der Fokussierung auf die Sexualität. Bei einem Übergriff geht es nicht in erster Linie um Sexualität. Ein sexueller Übergriff ist immer sexualisierte Gewalt, sexualisierte Macht. Und das größte Problem, das wir in der Kirche haben und das fällt uns noch schwieriger, das anzugehen als die Sexualität, ist das Problem der Macht. Es ist ein Missbrauch von Macht und das ist ein Problem, das uns als Christen auch sehr beschäftigen müsste, weil es gerade das Problem (der Umgang mit Macht) ist, das Jesus Christus auch direkt anspricht.“ (rv 28)

 

 

 

 

EU: Initiative für freien Sonntag

 

Der arbeitsfreie Sonntag soll in der EU auch weiterhin gewahrt werden, hört man aus Brüssel. Im Europäischen Parlament hat deswegen an diesem Mittwoch die erste EU-Konferenz zum Schutz des arbeitsfreien Sonntags stattgefunden. Ein breites Bündnis von Kirchen, Gewerkschaften, Verbänden und Politikern hat dabei über Themen wie die Vereinbarkeit von Familie und Beruf und die Gesundheit der Arbeitnehmer beraten. Der CDU-Europaabgeordnete Thomas Mann hat die erste Europäische Sonntagsschutzkonferenz gemeinsam mit der italienischen EU-Parlamentarierin Patrizia Toia und der Konrad-Adenauer-Stiftung initiiert und erklärt im Gespräch mit Radio Vatikan sein Anliegen:

 

„Ich halte es für sehr wichtig, dass wir gerade jetzt, im Vorfeld einer Überarbeitung der Regelung zur europäischen Arbeitszeit, das Thema arbeitsfreier Sonntag mit einbeziehen. Was mit einem kleinen Kolloquium vergangenen Dezember begann, hat dazu geführt, dass wir gesagt haben, wir müssen zu diesem Thema eine gemeinsame Konferenz veranstalten. Womit wir nicht gerechnet hatten, war, dass der Zuspruch so groß sein würde. Denn es haben sich insgesamt 72 Organisationen daran beteiligt. Und als wir jetzt unser Hearing in einem der größten Säle des Parlamentes hatten, waren 400 Leute anwesend.“ (rv 27)

 

 

 

 

Erzbischof Tomasi an die UNO: „Religionsfreiheit schützen!“

 

Christen sind die weltweit am stärksten verfolgte religiöse Gruppe. Letztes schockierendes Beispiel dafür war die Verbrennung eines Christen in Pakistan, der sich weigerte, zum Islam überzutreten. Das Land liegt auf dem Weltverfolgungsindex der Hilfsorganisation „Open Doors“ im oberen Drittel, einige Stellen hinter Nordkorea (Platz 1), dem Iran (Platz 2), und Afghanistan (Platz 6). Auf einen stärkeren Schutz der Religionsfreiheit hat jetzt der Ständige Beobachter des Heiligen Stuhls bei den Vereinten Nationen in Genf, Erzbischof Silvano Tomasi, gedrängt. Anlässlich der 13. Sitzung des Menschenrechtsrates in Genf sagte er:

 

„Da geht es nicht nur um Karikaturen oder diffamierende Artikel, sondern um Leben oder Tod! Die internationale Gemeinschaft muss da Verantwortung übernehmen und diese Frage systematisch angehen. Es klafft ein Loch zwischen erklärten Rechten wie etwa den Menschenrechten und dem Alltag in so vielen Ländern. Wir müssen den politischen Willen erneuern, die Rechte aller Bürger zu schützen! Zum Beispiel durch Bildung: in den Schulen sollten keine Anweisungen oder Texte vorhanden sein, die fundamentalistische Positionen unterstützen oder zum Hass gegenüber anderen Religionen aufrufen. Das kann durch öffentliche Aufklärung passieren, auch über die Kommunikationsmittel.“ (opendoors 25)

 

 

 

 

Kindesmissbrauch. Missliche Fragen an den Vatikan

 

Die 25 Dokumente, die jetzt von der „New York Times“ aus den Akten eines 1998 verstorbenen Geistlichen veröffentlicht wurden, belegen ein nachgerade verbrecherisches Verhalten kirchlicher Oberer: Weil nicht die Sorge um die Opfer Vorrang hatte, sondern der Schutz des Ansehens der Kirche über alles gestellt wurde, hat man einen der Kinderschändung überführten Priester über Jahrzehnte der staatlichen Gerichtsbarkeit entzogen und nicht einmal kirchenrechtlich belangt.

Ähnliche Vorkommnisse gab es bis in die neunziger Jahre auch in Deutschland. Deshalb ist zu fragen, wie viele Fälle welchen vatikanischen Behörden wann unterbreitet wurden - und welche Instanz wie reagierte.

Dass es im „Fall Murphy“ fast ein Vierteljahrhundert dauerte, bis die Glaubenskongregation ins Bild gesetzt wurde, passt ins Bild - nämlich in das einer Ortskirche, die sich den Vatikan möglichst vom Leibe hält. Dieser auch hierzulande nicht unbekannte Reflex sollte jenen zu denken geben, die sich sonst über die wirkliche oder vermeintliche Allzuständigkeit Roms nicht genug echauffieren können. Daniel Deckers Faz 26

 

 

 

Diskussion um aktive Sterbehilfe Das Recht auf Tod

 

Als erstes Land der Welt haben die Niederlande schon vor Jahren aktive Sterbehilfe erlaubt - nun fordern viele einen gesetzlichen Anspruch Älterer auf eine Suizidpille. Von Siggi Weidemann

 

Amsterdam - Zur Begrüßung gibt es ein weißes Röllchen mit der Aufschrift "Laatstewilpil". Tabletten für den letzten Willen? Sterbepillen? "Aber nicht doch", wehrt Petra de Jong ab. Es handele sich nur um Pfefferminz und überdies um einen der Werbeträger, die man bei der Kampagne "Leben vollendet" einsetzen wolle. De Jong ist Direktorin der Niederländischen Vereinigung für ein freiwilliges Lebensende (NVVE), die in ihrer Heimat für einen gesetzlichen Anspruch von Menschen jenseits der 70 auf den Freitod wirbt - egal, ob sie krank sind oder nicht.

"Es ist die Forderung und der berechtigte Wunsch nach einem würdigen Tod," sagt de Jong, Ärztin und Spezialistin für Lungenkrankheiten. Für sie ist der Tod nicht etwas Abschreckendes, sondern der natürliche Schlusspunkt eines erfüllten Lebens. Es gehe ihr um einen Tod in Würde und in Freiheit, in der der Einzelne selbst bestimmen kann, wann er genug gelebt habe. De Jong erfährt viel Unterstützung für ihr Anliegen: Ihre einflussreiche Organisation hat inzwischen mehr als 110.000 Mitglieder, und in einer Umfrage im Februar befürworteten fast 70 Prozent der Niederländer die Letzte-Wille-Pille für Menschen über 70 Jahre. Die NVVE hat daraufhin die Aktion "Leben vollendet" organisiert und bisher das Dreifache an Unterschriften eingesammelt, die notwendig sind, damit das niederländische Parlament das Thema behandelt.

 

Parlamentarier von GrünLinks, den Sozialdemokraten sowie der Links- und Rechtsliberalen unterstützen die Aktion. Sollte bei der nächsten Wahl ein Linksbündnis die Mehrheit stellen, rechnet man beim NVVE damit, dass in zwei bis drei Jahre das Recht auf Freitod Älterer gesetzlich verankert ist. "Die Umfrage zeigt, dass die meisten Menschen zu Hause sterben möchten und nicht in einem Pflegeheim dahindämmern", sagt Petra de Jong. Der Wunsch, selbst den Zeitpunkt seines Todes zu bestimmen, sei dabei kein elitäres, sondern ein allgemeines gesellschaftliches Problem. So habe die Angst vor dem Sterben viel mit der Einsamkeit im Alter zu tun, mit den oft katastrophalen Zuständen in Alters-und Pflegeheimen, aber auch mit Krankheit.

Beim NVVE glaubt man, dass zwischen 75.000 und 200.000 Menschen über 75 Jahre den "ständigen Wunsch" haben, würdig zu sterben, weil "sie mit ihrem Leben abgeschlossen haben". Fast 22 Prozent aller Heiminsassen von 28 untersuchten Anstalten hätten in den vergangenen drei Jahren einen Suizid versucht, jeder zehnte ihn vollendet - mit teils grausamen Methoden", sagt de Jong. Menschen steckten sich vor Verzweiflung in Brand, rennen mit dem Kopf gegen die Wand. Das Gesetz verwehre ihnen einen würdigen Tod.

Unterstützt wird der Sterbehilfeverein von einer Gruppe prominenter Holländer, der etwa die frühere sozialdemokratische Bildungsministerin Hedy d'Ancona angehören. Die 72-Jährige sagte, das Recht, den Moment des Sterbens selbst zu wählen, auch wenn man nicht todkrank sei, passe in den Emanzipationskampf, den sie selbst ihr Leben lang geführt habe.

So lautstark die vielen Unterstützer für die Sterbepille werben, so erbittert argumentieren ihre Gegner in den Kirchen und bei den konservativen Parteien dagegen. Wie etwa, fragen sie, kann man Missbrauch verhindern, wenn beispielsweise wirtschaftliche Gründe im Spiel sind, etwa das Erbe? Dürfen auch demente und chronisch psychisch kranke Patienten die Pille bekommen? Und wie wird überhaupt ein "vollendetes Leben" definiert?

Die Idee der Letzte-Wille-Pille

Die Diskussion ist nicht neu. Bereits vor 20 Jahren wurde schon um die Einführung der Selbstmordpille gestritten. 1991 hat sich Hiub Drion, der ehemalige Vizepräsident des Hogen Raad, dem höchsten Gerichts des Königreichs, für eine Letzte-Wille-Pille ausgesprochen, mit der ältere Menschen über den Zeitpunkt des Todes selbst bestimmen könnten. Fortan sprach man von der Drion-Pille. Vor zehn Jahren hatte dann die liberale Gesundheitsministerin Els Borst erneut angeregt, älteren Menschen, die ihr Leben beenden wollen, nach eingehender Prüfung eine Tötungspille verschreiben zu lassen. Die Politikerin vertrat den Standpunkt, dass Lebensmüdigkeit keine Angelegenheit der Mediziner ist und daher auch nicht unter das Euthanasiegesetz fällt.

Die Einstellung der Niederlande zur Sterbehilfe ist sehr liberal. Als erstes Land der Welt wurde hier im April 2001 das Gesetz über die Legalisierung der Sterbehilfe mit klarer Mehrheit gebilligt. So sollte aktive Sterbehilfe weitgehend entkriminalisiert werden. Voraussetzung ist, dass der Patient aussichtslos leidet und den Willen zur Sterbehilfe ausdrücklich und frei geäußert hat. Im Jahr 2009 sind so 2700 Niederländer aus dem Leben geschieden. Befürchtungen, dass das Gesetz für Willkür und Missbrauch sorgen könne, haben sich bisher nicht bestätigt. SZ 26

 

 

 

 

Deutschland: „Unaufgeregt und aufmerksam Vertrauen wieder gewinnen"

 

Seit etwa acht Wochen wird in den deutschsprachigen Kirchen und in den Medien über Missbrauch gesprochen - seit einigen Wochen auch über den Umgang der Kirche mit Öffentlichkeit und den Umgang der Medien mit der Kirche. Der Medienbeauftragte der Deutschen Bischofskonferenz und Bischof von Rottenburg Stuttgart, Gebhard Fürst, zieht gegenüber Radio Vatikan einige Lehren aus den letzten Wochen:

 

„Ich habe gelernt oder eine Lernerfahrung bestätigt bekommen, dass wir auf Dinge, die in der Gesellschaft aufkommen, sehr zeitnah reagieren müssen. Wir müssen uns sehr früh in ein konstruktives Gespräch einklinken, damit wir im Gespräch an diesem Medienereignis beteiligt und damit verwoben sind.“

Es sei eine Medienkampagne gegen die Kirche gestartet worden, hat man in den vergangenen Tagen immer wieder mal gehört. Bischof Fürst sieht das differenzierter:

„Ich finde, dass es eine Atmosphäre ist, die sehr angespannt ist, voll hoher Erwartungen vieler Medien an die Kirche hinsichtlich sehr intensiver Mitarbeit, Kommunikationsarbeit, Interviews. Ich sehe aber auch, dass das eine sehr unterschiedliche Landschaft ist. Ich erlebe Medien und einzelne Redakteure und Journalisten, die sehr fair mit der Situation umgehen. Ich erlebe aber auch andere, die eine vorgefertigte Meinung haben, die in einer gewissen Ideologie verankert ist, in welche die ganzen Informationen hinein genommen werden. Es gibt einen breiten Fächer von verschiedenen Reaktionsweisen.“ (rv 27)

 

 

 

 

Missbrauch. So steht es geschrieben: Vorwürfe gegen den Papst

 

Dem Papst wird erneut Untätigkeit im Zusammenhang mit einem Missbrauchsfall vorgeworfen. Dabei gibt es Dokumente die belegen, dass er etwas gewusst haben muss. Was sind das für Dokumente? Von Claudia Keller

 

Mehr als hundert Jungen soll ein katholischer Priester in den 50er und 60er Jahren im amerikanischen Erzbistum Milwaukee missbraucht haben. Als der Fall Mitte der 90er Jahre der Glaubenskongregation im Vatikan gemeldet wurde, habe der damalige Chef der Kongregation, Kardinal Joseph Ratzinger, nichts unternommen, um den Priester vom Dienst zu suspendieren. Das berichtete die „New York Times“ am Donnerstag unter Berufung auf Dokumente, die die Zeitung von Anwälten der Opfer bekommen hat. Vatikansprecher Federico Lombardi wies den Vorwurf zurück, die Glaubenskongregation sei untätig geblieben. Mit Blick auf das Alter und die angeschlagene Gesundheit des Geistlichen habe der Vatikan auf eine kirchliche Strafe wie die Versetzung in den Laienstand verzichtet. Rom habe die Erzdiözese Milwaukee aber gebeten, geeignete Maßnahmen gegen den Geistlichen zu verfügen, der damals bereits in Klausur lebte und kurze Zeit später starb.

 

Den staatlichen Behörden wurde der Fall nicht angezeigt. Dies hatte der Vatikan auch nicht angeordnet. Und der Vatikan versteht sich spätestens seit 2001 als oberste Instanz bei Missbrauchsfällen. So hat es Papst Johannes Paul II. in seinem Apostolischen Schreiben „Über den Schutz der Heiligkeit der Sakramente“ vom 30. April 2001 verfügt. In der Ausführungsvorschrift „Über schwerwiegende Verstöße“ hat Kardinal Joseph Ratzinger dann am 18. Mai 2001 noch einmal deutlich gemacht, dass auch sexueller Missbrauch von Minderjährigen ein schweres Verbrechen ist, das künftig allein von der Glaubenskongregation zu beurteilen ist.

 

Zu dem Schreiben war es gekommen, weil 2001 hunderte Missbrauchsfälle in amerikanischen Diözesen öffentlich geworden waren. Bis 2001 waren die örtlichen Diözesen für die Aufklärung zuständig, wenn ein Priester beschuldigt wurde, übergriffig geworden zu sein. Doch Johannes Paul II. und Kardinal Ratzinger hatten das Gefühl, die amerikanischen Bischöfe würden den Vorwürfen nicht konsequent genug nachgehen und machten das Thema zur Chefsache. Mit dem Schreiben „Über den Schutz der Heiligkeit der Sakramente“ zogen sie die oberste Zuständigkeit an sich beziehungsweise an die Glaubenskongregation.

 

Die Glaubenskongregation ist der oberste Gerichtshof der katholischen Kirche, zuständig nicht nur für eine Million Kleriker, sondern auch für die rund eine Milliarde katholischer Christen. Oberster Richter ist der Präfekt der Kongregation. Von 1982 bis 2005 war das Kardinal Joseph Ratzinger. Somit hatte letztlich er seit 2001, seit dem Schreiben „Über den Schutz der Heiligkeit der Sakramente“, die oberste Verantwortung dafür, wie weltweit katholische Bistümer mit pädophilen Priester umzugehen hatten. Denn seit 2001 darf kein Bistum mehr eigenmächtig handeln, jeder begründete Verdachtsfall muss nach Rom gemeldet, die Diözesen müssen für das weitere Vorgehen auf die Weisung aus Rom warten. Die Glaubenskongregation behält sich auch vor, eigene Ermittlungen zu unternehmen. Seit 2001 hat der Vatikan nach eigenen Angaben von 3000 Verdachtsfällen erfahren, lediglich bei 20 Prozent wurden Strafen verhängt, in 60 Prozent wurde das Verfahren eingestellt. Wer als katholischer Priester ein Kind missbraucht, dem droht nach Kirchenrecht die Amtsenthebung oder die Höchststrafe, die Entlassung aus dem Klerikerstand.

 

Die römischen Schreiben aus dem Jahr 2001 zeigen aber deutlich, wie groß die Kluft zwischen kirchlichem und staatlichem Recht ist. So ist es zum Beispiel genauso schlimm, wenn ein Priester sexuellen Verkehr mit Kindern hat wie wenn er das Beichtgeheimnis bricht oder die Hostien der Eucharistiefeier wegwirft. Die schwerste Strafe trifft Priester, die einem „Mitschuldigen an einer Sünde gegen das sechste Gebot (Ehebruch) die Absolution erteilen“. Solch ein Priester wird anders als ein pädophiler Täter sofort mit der Tat exkommuniziert, ohne die Untersuchung und das Urteil abzuwarten. Der Missbrauch des Absolutionsrechts ist also gravierender als der Missbrauch eines Kindes.

 

In den kirchlichen Dokumenten ist auch nicht die Rede von der Kooperation mit staatlichen Behörden. Im Gegenteil: Diese schweren Verbrechen „unterliegen dem pontifikalen Geheimnis“, heißt es, der höchsten Stufe von Vertraulichkeit des Heiligen Stuhls. Außerdem führen die Schreiben von 2001 aus, dass niemand außer einem Priester mit einem Verfahren zu sexuellem Missbrauch befasst sein darf. Im Vatikan fallen eben Legislative, Judikative und Exekutive zusammen – nach demokratischem Rechtsverständnis ein absolutes Unding.  Tsp 26

 

 

 

„Papst hat jeden Missbrauchsfall verfolgt“

 

Ein früherer Mitarbeiter des jetzigen Papstes weist den Vorwurf zurück, Kardinal Joseph Ratzinger habe als Leiter der Glaubenskongregation Fälle sexuellen Missbrauchs vertuscht. Das sei „absurd“: Ratzinger habe jedes Delikt unnachgiebig verfolgt, sagte Bischof Gianfranco Girotti, Regent der Apostolischen Pönitentiarie, der seinerzeit Mitarbeiter der Glaubenskongregation war. In einem Interview mit der Mailänder Tageszeitung „Corriere della Sera“ verteidigt Girotti auch das vatikanische Vorgehen im Fall des US-Priesters Lawrence Murphy, der bis 1974 rund 100 Kinder missbraucht haben soll. Murphy habe bereits im Sterben gelegen, als die Glaubenkongregation 1996 von den Vorgängen Kenntnis erlangt habe, so der Kurienbischof.

 

US-amerikanische Medien hatten Papst Benedikt XVI. und der Glaubenskongregation eine Vertuschung des Falls „Murphy“ vorgeworfen. Als Erzbischof von München sei Ratzinger darüber auf dem laufenden gewesen, dass ein pädophiler Priester wieder in der Seelsorge eingesetzt wurde, hieß es zuletzt von Seiten der „New York Times“. Zwei damalige Mitarbeiter Ratzingers hätten das der Zeitung bestätigt, so die Zeitung weiter.

 

Die US-Opfergruppe „SNAP“, ein Netzwerk von Opfern des Missbrauchs durch Priester, hat den Papst unterdessen zur Veröffentlichung von Dossiers zu US-Missbrauchsfällen aufgerufen, die in der Glaubenskongregation lagern.

„Wir bräuchten einen Aufstand der Hoffnung“ Wie kommt die Kirche, wie kommen vor allem die Priester aus der gegenwärtigen Krise wieder heraus? Mit dieser Frage haben sich der Papst und die Spitze der römischen Kurie an diesem Freitag beschäftigt – bei der Fastenpredigt von Raniero Cantalamessa. Er habe kurz nach dem 11. September 2001 einmal in den USA gepredigt, erzählte Cantalamessa. Die dortige Kirche war damals von Missbrauchsskandalen schwer erschüttert; ihm sei es damals so vorgekommen, als liege die US-Kirche genauso in Trümmern wie das von Terroristen zerstörte „World Trade Center“.

 

„Wir bräuchten jetzt einen Aufstand der Hoffnung... Christus leidet noch mehr als wir unter der Demütigung seiner Priester und dem Niedergang der Kirche. Er lässt das nur zu, weil er weiß, dass das letztlich zu einer größeren Reinheit der Kirche führen kann. Wenn sie Demut aufbringt, wird die Kirche aus diesem Krieg strahlender hervorgehen als zuvor; dass sich die Medien in bestimmte Themen verbeißen, hat – wie wir auch außerhalb des kirchlichen Raums sehen – auf längere Sicht den gegenteiligen Effekt als den, den sie bewirken wollen.“ (kipa/nyt 26)

 

 

 

 

Missbrauch in der "Legion". Orden entschuldigt sich

 

Rom/Windsbach. Degollado habe zudem mit zwei Frauen mindestens drei Kinder gezeugt, hieß es in einer Erklärung der Legionäre. Erst eine "vatikanische Untersuchung" habe die Taten ans Licht gebracht. Auf Geheiß Papst Benedikts XVI. musste Degollado 2006 "ein zurückgezogenes Leben des Gebets und der Buße" führen; er starb 2008. Sein Orden wurde vom Vatikan jahrzehntelang intensiv gefördert. Er zeichnet sich durch ans Militärische erinnernde Strukturen und bedingungslose Loyalität zum Heiligen Stuhl aus.

 

Auch im Windsbacher Knabenchor, eine Einrichtung der Evangelisch-Lutherischen Kirche in Bayern, gab es Kindesmisshandlungen. "Wir bedauern dies zutiefst, entschuldigen uns und bitten um Vergebung", sagte Internatsleiter Thomas Miederer in Windsbach. Die Vorfälle hätten sich von den 1950er Jahren bis Ende der 1970er Jahre abgespielt. Schüler seien von einem damaligen Direktor hinter verschlossener Türe sogar mit Peitsche und Rohrstock geschlagen worden. Auch der Gründer und langjährige Leiter des Chores, Hans Thamm, habe Ohrfeigen verteilt und Schüler gedemütigt. (jf/dpa 27)

 

 

 

 

EKD-Chef Schneider kritisiert deutsches Islambild

 

Die Aktionen von "Pro NRW" und NPD gegen eine vermeintliche Islamisierung Deutschlands sorgen für Aufsehen. Der EKD-Ratsvorsitzende Nikolaus Schneider kann eine gewisse Skepsis zwar verstehen. Zugleich fordert er aber auf WELT ONLINE, auch die "sympathischen Seiten" des Islam zur Kenntnis zu nehmen.

 "Christenland in Christenhand“ – mit diesem Slogan demonstrieren die radikale Bürgerbewegung "Pro NRW" und die NPD vor Ruhrgebietsmoscheen gegen eine vermeintliche Islamisierung. Ein Gespräch mit Nikolaus Schneider, dem Ratsvorsitzenden der Evangelischen Kirche Deutschlands.

WELT ONLINE: Herr Ratsvorsitzender, je nach Umfrage sind 60 bis 90 Prozent der Deutschen besorgt über den hiesigen Islam. Laut Gruppen wie "Pro NRW" wird aber jeder, der diese Sorge artikuliert, als islamophob diffamiert. Stimmt das?

Nikolaus Schneider: Überhaupt nicht. Es ist festzustellen, dass in der Öffentlichkeit häufig kritisch über Muslime gesprochen wird.

WELT ONLINE: So oft, dass es islamophob wirkt?

Schneider: Der Begriff „islamophob“ impliziert ja eine krankhafte Angst vor dem Islam. Das sehe ich aber nicht. Es gibt Facetten des Islam, die Menschen fremd sind und ihnen daher Angst machen. Das muss man aussprechen können, ohne unter Verdacht zu geraten. Es gibt erschütternde Gewaltexzesse unter Muslimen – vom Terror bis zum Ehrenmord, oder nehmen Sie die Hinrichtung von Ehebrechern, Apostaten und Homosexuellen in Ländern wie Saudi-Arabien...

WELT ONLINE: ...für die es in der Prophetenüberlieferung legitimierende Stellen gibt.

Schneider: Das beunruhigt verständlicherweise viele Nichtmuslime. Hinzu kommt, dass sich gerade im Ruhrgebiet manche Alteingesessene als Fremde in der eigenen Heimat erleben. Diese Ängste sollten wir ernst nehmen. Unter Generalverdacht stellen sollten wir verängstigte Menschen nicht.

WELT ONLINE: Werden Sie von Sorge getrieben?

Schneider: Nein. Ich muss aber zugeben, dass durch die mediale Berichterstattung manchmal ein beängstigendes Islambild entsteht, von dem ich mich aber nicht leiten lasse, weil es verzerrt. Die überwältigende Mehrheit hiesiger Muslime will friedlich und gesetzestreu leben. Deshalb ist es eine Frage des Maßes, wie stark sich die Öffentlichkeit der Islamkritik widmet.

WELT ONLINE: Welche Faustregel haben Sie?

Schneider: Wir sollten auch die sympathischen Seiten des Islam zur Kenntnis nehmen. Nur ein Beispiel: Es gibt etwa im mystischen Islam eine beeindruckende Tradition der Gottesliebe, die sich in wunderschöner Poesie niedergeschlagen hat. Darum zu wissen rückt manche Ängste vor „dem Islam“ zurecht.

WELT ONLINE: An diese Seite zu denken ist nicht leicht, wenn man allerorten von Ehrenmorden und dergleichen liest.

Schneider: Gottesliebe und sogenannter Ehrenmord, der mit Ehre nichts zu tun hat, passen in der Tat nicht zusammen. Doch wir sollten uns hüten, alle Muslime in einen Topf zu werfen. Den ewig gewalttätigen und unveränderlichen Islam, der manchmal beschworen wird, sehe ich nicht.

WELT ONLINE: Islamkritiker sagen, der Islam sei eine Ideologie, die sich nicht reformieren lasse.

Schneider: Das ist reine Polemik. Keine Religion ist statisch, weder Islam noch Christentum. Im Alten Testament wurde die Steinigung von Ehebrechern angeordnet oder die Todesstrafe, wenn jemand sein Feld falsch bewirtschaftete. Und? Wer nimmt das heute noch wörtlich? Gottes Wort hat ewigen Anspruch, aber es ist immer auch zeitgebunden und interpretationsbedürftig.

WELT ONLINE: Wie kann man unter hiesigen Muslimen solch eine Sicht fördern?

Schneider: Es gibt längst reformerische islamische Gelehrte, die gewaltbejahende Passagen in Koran und Sunna konsequent historisieren und entschärfen. Diese Gruppe müssen wir unterstützen.

WELT ONLINE: Wodurch?

Schneider: Etwa durch die Einrichtung einer islamischen Hochschultheologie, in der Glaube wissenschaftlich reflektiert wird. Umgekehrt sollten wir aber auch hinschauen, ob in den Moscheen praktiziert wird, was muslimische Verbände verkünden: Werden vor Ort verfassungstreue Koranlesarten vorangetrieben – oder dominieren Reaktionäre? Wo erhebliche Zweifel bestehen, muss auch der Verfassungsschutz aktiv werden.

WELT ONLINE: Das verlangt Wachsamkeit. Wo schlägt die in einen Generalverdacht um?

Schneider: Ganz sicher bei dem Motto der Radikalen. Wer „Christenland in Christenhand“ fordert, handelt unchristlich, auch wenn in der Parole zweimal „Christen“ auftaucht. Denn dieser Slogan soll doch wohl in erster Linie heißen: Moslems raus. Solch eine Forderung kann kein Mensch, der sich dem christlichen Menschenbild verpflichtet weiß, akzeptieren. Abgesehen davon, dass es auch zu schlicht gedacht ist. Europa ist jüdisch-christlich geprägt. Aber nicht nur: Die heidnische Antike und der mittelalterliche Islam haben uns ebenfalls beeinflusst – denken Sie nur an Philosophie, Naturwissenschaften und Mathematik!

WELT ONLINE: Ist radikal, wer auch Europas christliche Identität bewahren will?

Schneider: Nein, das halte ich für legitim. Aber die Vertreibung von Muslimen wäre ein massiver Verstoß gegen diese christliche Prägung. Wir Christen glauben: Diese Welt ist Gottes Welt, und damit ist Europa auch Gottes Kontinent. Hier haben alle seine Kinder Platz. Und Muslime sind Gottes Kinder.  Till-Reimer Stoldt dw 27

 

 

 

 

Dokumentarfilm. Der geteilte Himmel

 

Kleinkrieg der Konfessionen: ein Film über die Jerusalemer Grabeskirche verleiht den Zaunstreitigkeiten der heiligen Nachbarschaftskriege einen ganz eigenen bitteren Humor. Von Silvia Hallensleben

 

Neben den Territorialkonflikten zwischen arabischen Einwohnern und jüdischer Stadtverwaltung ist Jerusalem seit Jahrhunderten auch von der Konkurrenz der dort ansässigen monotheistischen Weltreligionen geprägt. Mancher mag sich die dortigen heiligen Stätten des Christentums deshalb als Nische paradiesischen Friedens vorstellen. Wie weit das jedoch von der Realität entfernt ist, zeigt nun ein Dokumentarfilm über die Jerusalemer Grabeskirche, „Im Haus meines Vaters sind viele Wohnungen“. Der deutsche Regisseur Hajo Schumerus spiegelt im Mikrokosmos interkonfessioneller Grabenkämpfe um diese Kirche die großen religiösen Konflikte der Stadt.

 

335 nach Christus von Kaiser Konstantin erstmals am Ort der vermeintlichen Grabstätte Christi auf dem Golgathahügel geweiht, erhielt die Kirche vom heiligen Grab im Lauf der Jahrhunderte im Wechsel von Zerstörung und partiellem Wiederaufbau ihre heutige uneinheitliche Gestalt und gilt als größtes Heiligtum der katholischen Christenheit, tatkräftig befördert von Mythen und blühendem Reliquienhandel. Heute drängeln sich durch die in die Altstadt integrierte Basilika täglich Tausende von Touristen und Gläubigen, die goldgefasste Steinbrocken und Ikonen befingern, staunen und beten.

 

Bewirtschaftet wird das verwinkelte Gotteshaus von – ausnahmslos männlichen – Vertretern der sechs vorreformatorischen Konfessionen, die sich Rechte und Pflichten nach einem osmanischen „Status Quo“ aus dem 19. Jahrhundert teilen: einer detaillierten Hausordnung, die Gottesdienstzeiten, Zugangsrechte zu den einzelnen Kapellen regelt. Doch so penibel das Regelwerk auch ist, so hartnäckig die Versuche, es durch Dreistigkeit und die Kraft des Faktischen im jeweils eigenen Sinne neu zu deuten. Besonders im Trubel während kirchlicher Feste kommt es auch immer wieder zu gewalttätigen Übergriffen.

 

Wie draußen gibt es auch bei den patriarchalen Hahnenkämpfen der Grabeskirche Underdogs und Gewinner: Ganz oben in der Rangordnung stehen Griechisch- und Armenisch-Orthodoxe sowie Franziskaner, die sich das Langschiff mit dem Haupteingang zum Grab teilen. Dabei sind die Griechen im Besitz des Hausrechts und des Grabes selbst, während die Franziskaner mit der einzigen Orgel den akustischen Luftraum unter Kontrolle haben.

 

Die Kopten dürfen nur den Hintereingang zum Grab benutzen, während die Syrer wegen Steuerschulden irgendwann in eine mickrige Seitenkapelle verbannt wurden. Fast idyllisch haben es da die abessinischen Christen in einer spartanischen Enklave auf dem Dach, die ihnen allerdings von den Kopten streitig gemacht wird. Dazu kommen zwei muslimische Familien, die sich den täglichen Pfortenschließdienst teilen und ähnlich eifersüchtig ihre Pfründe hüten.

 

Auch in den heiligen Gefilden bestimmt das Sein das Bewusstsein, wie Statements der konfessionellen Repräsentanten in Schomerus’ Film zeigen. Da agieren der griechische Patriarch und der Franziskanerpater mit der lässigen Arroganz der Arrivierten, während der koptische Pater sich in sanftem Humor und der Abessinier in Messianismus flüchtet. Bis auf diese Interviews und einige erklärende Texttafeln begleitet der Film „In meinem Haus sind viele Wohnungen“ das Treiben kommentarlos in aufwändiger Breitwand-Bildgestaltung.

 

Dabei entfalten die Zaunstreitigkeiten der heiligen Nachbarschaftskriege ihren ganz eigenen bitteren Humor und bieten trotz der innerkirchlichen Düsternis auch beeindruckende visuelle Erlebnisse wie die von Schomerus’ Kamera grandios eingefangene orthodoxe Osterfeuerzeremonie mit ihren dicht gepackten Menschenmassen über flammenden Kerzenmeeren. So lässt sich das Wunder aus der sicheren Distanz des Kinosessels selbst von Klaustrophobikern schaudernd genießen.

Broadway, Filmtheater am Friedrichshain, OmU im Eiszeit und den Hackeschen Höfen  Tsp 27

 

 

 

Der ÖKT, die Ökumene und der Papst – Ein Gespräch mit Eckhard Nagel

 

Menschen aller Konfessionen können auf dem zweiten Ökumenischen Kirchentag gemeinsam das Brot brechen, um das zu feiern, was sie verbindet: Ihren Glauben. Dazu hat die orthodoxe Kirche in Deutschland eingeladen, die 2010 erstmals Mitglied im ÖKT-Präsidium ist. Bei einer orthodoxen Vesper in ökumenischer Gemeinschaft am 14. Mai auf dem Münchner Odeonsplatz können Gläubige an 1000 Tischen gesegnetes Brot miteinander teilen. Schon jetzt gilt die Vesper als einer der Höhepunkte des 2. ÖKT. Der orthodoxe Brauch bietet nach dem Dauerstreit um ein ökumenisches Abendmahl beim Kirchentag – das von katholischer Seite abgelehnt wird – einen willkommenen Kompromiss. Der evangelische ÖKT-Präsident Eckhard Nagel dazu im Gespräch mit unserer Kollegin Antje Dechert:

 

„Das ist ein ganz starkes Bild dessen, was uns möglich ist in der Ökumene, was wir tun können, ohne – im Respekt vor anderen Traditionen – Grenzen zu überschreiten, die verletzend wirken könnten, und deswegen ist es so wichtig, dass wir dieses Bild und diese Möglichkeit in München auch kenntlich machen und ich erwarte mir, dass das ganz viele Nachahmer haben wird in der Zukunft.“ rv 27