Notiziario religioso 10-11 Maggio
2010
Lunedì 10 maggio. Il commento al Vangelo. “Quando verrà il Consolatore”
"Dacci oggi
il nostro pane quotidiano". Il Pane della Parola di Dio. Il vangelo della
liturgia odierna (Gv 15,26—16,4a) commentato da P.
Lino Pedron
26 Quando verrà il
Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal
Padre, egli mi renderà testimonianza; 27 e anche voi
mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.
16 1 Vi ho detto
queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. 2 Vi scacceranno
dalle sinagoghe; anzi, verrà l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di
rendere culto a Dio. 3 E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre
né me. 4 Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora,
ricordiate che ve ne ho parlato.
Gli amici di Gesù
non saranno lasciati soli nelle persecuzioni e nelle circostanze dolorose: lo
Spirito Santo li renderà abili alla testimonianza, confonderà i nemici del
Cristo e lo glorificherà.
La missione
specifica dello Spirito consisterà nel rendere testimonianza al Cristo, nel
glorificarlo e nel prendere le sue difese davanti al mondo (Gv
16,8 ss).
Nel mandare il Paraclito, Cristo non opera in modo autonomo o
indipendente, perché egli lo invia "da presso il Padre" e questa
persona divina "procede da presso il Padre". Egli, venendo sui
discepoli, svolgerà la sua missione a favore di Gesù, rendendogli
testimonianza. Il Paraclito è chiamato "Spirito
della verità" perché è lo Spirito di Cristo che è la verità (Gv 14,6) e perché svolge la sua missione a favore di Cristo
che è la verità.
I discepoli potranno
testimoniare la loro fede in Cristo perché riceveranno nel cuore la
testimonianza interiore dello Spirito. Questa persona divina suscita l’adesione
vitale al Figlio di Dio (Gv 3, 5
ss) e conferma la fede profonda mediante la quale si riporta vittoria sul mondo
incredulo (1Gv 5,5-6).
Gli apostoli
potranno rendere testimonianza alla divinità del Cristo perché sono stati con
lui fin dall’inizio. Fortificati nella fede dallo Spirito Santo, saranno
testimoni del Cristo dinanzi al mondo (Lc 24,48; At 1,8.22).
Con la sua
rivelazione sul Paraclito, Gesù vuole prevenire lo
scandalo dei discepoli in tempo di prove e di persecuzioni. L’emarginazione
dalla società civile e religiosa sarà il primo passo contro i cristiani. L’odio
dei nemici di Gesù si manifesterà anche in atti di violenza che giungeranno
fino all’assassinio; anzi, chi ucciderà i discepoli del Cristo penserà di
rendere culto a Dio, perché non hanno conosciuto né il
Padre né il Figlio.
Gesù ha rivelato
in anticipo ai suoi amici le persecuzioni degli uomini e la testimonianza dello
Spirito perché non si meraviglino e non si spaventino di tanto odio del mondo. De.it.press
Martedì
11 maggio. Il commento al Vangelo. “Quando me ne sarò andato, ve lo
manderò”
"Dacci oggi
il nostro pane quotidiano". Il Pane della Parola di Dio. Il vangelo della
liturgia odierna (Gv 16,5-11) commentato da P. Lino Pedron
5 Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi
domanda: Dove vai? 6 Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha
riempito il vostro cuore. 7 Ora io vi dico la verità:
è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il
Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. 8 E quando sarà
venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al
giudizio. 9 Quanto al peccato, perché non credono in me; 10
quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; 11 quanto al
giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.
Gesù sta per
tornare al Padre e sente il bisogno di premunire i discepoli dalle tentazioni
dello sconforto e dell’apostasia. In tali circostanze dolorose i discepoli
sperimenteranno angoscia e sofferenza, simili alle
doglie del parto, ma la loro tristezza si trasformerà in gioia quando Gesù
tornerà a prenderli con sé (Gv 16,21-22). Questa
felicità sarà pregustata parzialmente in occasione dell’apparizione del Risorto
ai Dodici (Gv 20,20).
Il cuore dei
discepoli non deve turbarsi per l’annuncio della partenza di Gesù perché egli
farà ritorno ad essi mediante il suo Spirito. La
funzione dello Spirito Santo consiste nel convincere il mondo di peccato, di
giustizia e di giudizio. Egli fornirà ai discepoli, nell’intimo della loro
coscienza, la prova irrefutabile del grave delitto commesso dal mondo incredulo,
rifiutando la rivelazione di Gesù e uccidendolo.
Lo Spirito
convincerà il mondo di peccato perché non crede in Gesù: il peccato del mondo è
l’incredulità. Convincerà il mondo di giustizia perché Gesù ha fatto ritorno al
Padre e perché mostrerà che il passaggio di Gesù da questo mondo al Padre non è
una sconfitta, ma il trionfo del Cristo sul mondo che l’ha crocifisso
pensando di sconfiggerlo per sempre.
Lo Spirito della
verità farà giustizia a Gesù facendo rivedere il
processo ingiusto nel quale il Cristo è stato condannato iniquamente, anzi, ne
capovolgerà la sentenza a suo favore. L’apparente sconfitta di Cristo sulla
croce costituisce il suo ritorno glorioso presso Dio, il suo ingresso trionfale
nella gloria del Padre.
Lo Spirito infine
convincerà il mondo di giudizio "perché il principe di questo mondo è
giudicato". Con la revisione del processo di Gesù
nell’intimo delle coscienze, lo Spirito della verità mostrerà ai discepoli,
nella fede, che il responsabile principale della passione e morte del Cristo,
il diavolo, è stato giudicato e condannato proprio quando sembrava che avesse
riportato vittoria completa su Gesù facendolo morire.
Il principe di
questo mondo è stato sconfitto e cacciato fuori dal mondo con l’esaltazione del
Figlio di Dio (Gv 12,31). De.it.press
In Portogallo l’11-14
maggio. Nel segno di Maria. L'attesa per la visita di Benedetto XVI
Cresce l’attesa
nel Paese lusitano per la visita di Benedetto XVI (11-14 maggio). Nelle scorse
settimane, i vescovi portoghesi avevano pubblicato una nota pastorale, nella quale auspicavano che la visita non rimanesse “un
avvenimento passeggero, ancorché partecipato e festivo”, ma che al contrario
rappresentasse “il seme di un rinnovamento spirituale, apostolico e sociale”.
Parole che sembrano essere state ben recepite dai
portoghesi, tant’è che il coordinatore generale della visita, mons. Carlos Azevedo, dal sito ufficiale www.bentoxviportugal.pt, ad una
settimana dall’arrivo del Papa, parla già di “frutti”.
Primi frutti. “Si
nota – afferma mons. Azevedo – un’onda di dinamismo
crescente e questo è gratificante. Le
persone telefonano dicendo che vogliono esserci, vogliono aiutare, vogliono
partecipare e sebbene le loro proposte adesso non possano più essere accolte,
ciò che importa è l’entusiasmo che si sta generando”. “C’è qualcosa che
risuona dentro le persone quando vedono qualcuno che è diverso, perché quel
qualcuno non ha solo un peso di governo, ma porta con
sé il peso di ciò che rappresenta – dichiara il vescovo ausiliare di Lisbona –
e questo è qualcosa che si sente e le persone vibrano, non si sa spiegare come,
esplodono di gioia e vibrano e questo può ricrearle. Speriamo che questo
entusiasmo non venga indebolito dalle difficoltà
economiche che sappiamo in questi giorni preoccupano la vita delle persone”.
Per mons. Azevedo, “sarà molto interessante
analizzare l’impatto che questa cosa produrrà in molte persone che lavorano nei
media e che potranno vedere che c’è un salto qualitativo d’organizzazione della
stessa Chiesa e anche della formazione delle persone che adesso stanno
diventando più attente e in modo nuovo considereranno ciò che avviene da parte della Chiesa”. Tra gli altri frutti di
questi mesi di preparazione anche “la maggior conoscenza che le persone, in
generale, ed il popolo cristiano, in particolare,
hanno cominciato ad avere attorno alla figura di papa Benedetto XVI”, dice il
vescovo, ricordando che “le librerie hanno attualmente circa 50 titoli su
Benedetto XVI, tradotti in portoghese”. “Il Papa è stimato ed è apprezzato per le
idee. La preparazione già ha reso molte parrocchie e molti cristiani
consapevoli di ciò e questo è un frutto che stiamo già
raccogliendo prima del suo arrivo”.
Parole di
speranza. Parole di “speranza” e di “spinta per il
futuro”. È quanto si attende il Portogallo da questa visita del Pontefice. Ne è
convinto il portoghese padre Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee,
il Consiglio delle Conferenze episcopali europee. “Negli
ultimi tempi – spiega a SIR Europa – il Portogallo è un Paese depresso, sia per
la crisi economica sia per la progressiva mancanza di fede. È un popolo
che sta perdendo la speranza. La gente ha quindi bisogno di ritrovare motivi di
gioia. Ha bisogno di parole di realismo ma anche di spinta
per il futuro”. Da poco rientrato dal Portogallo e in attesa
di ripartire proprio per seguire il viaggio apostolico, padre Da Cunha conferma quanto il suo Paese “stia prendendo molto
seriamente questo viaggio e non solo tra i fedeli della Chiesa ma anche
nell’opinione pubblica e a livello statale. Si vede un grande entusiasmo
e questa accoglienza è visibile nei cartelloni già
messi sulle strade. Si avverte insomma un atteggiamento
onesto, non critico”. Padre Duarte da Cunha ritiene inoltre che “la scelta di Benedetto XVI di
andare a Lisbona, Fatima e Porto non è casuale.
Lisbona è la capitale del Portogallo e qui è previsto l’incontro del Santo
Padre con il mondo della cultura al quale si guarda con grande aspettativa soprattutto per quello che il Papa dirà. A
Fatima, invece il Papa si farà pellegrino tra i pellegrini,
mentre Porto, la capitale del Nord, è la zona del Paese che maggiormente ha
risentito della crisi economica. Anche i giovani si stanno mobilitando per
accogliere il Papa. Lo faranno dall’aeroporto, seguendo poi
Benedetto XVI in tutti gli appuntamenti”. L’11 maggio, giorno del suo
arrivo, “hanno addirittura organizzato per il Papa una serenata sotto la nunziatura dove sarà ospite”.
Un accento
mariano. Il mondo della cultura, i membri del clero e la pastorale sociale
saranno questi i tre incontri particolari che Benedetto XVI presiederà nel suo
viaggio che avrà come tema "Insieme a te,
camminiamo nella speranza". La conferma viene da padre Federico Lombardi,
portavoce della Santa Sede, che il 4 maggio ha illustrato il programma del 15° viaggio
apostolico fuori dall'Italia del Pontefice. Nella visita, che avrà un accento
spiccatamente mariano, il Papa celebrerà i 10 anni
della beatificazione dei pastorelli Jacinta e
Francisco Marto, che insieme alla cugina Lúcia dos Santos furono i testimoni
delle apparizioni della Madonna di Fatima nel 1917. Per padre
Lombardi, Fatima è “un santuario mariano in cui ci sono stati degli eventi di
cui Benedetto XVI si è occupato in modo molto approfondito, personalmente,
anche proprio dal punto di vista della teologia e della spiritualità e
naturalmente. Fatima è un luogo in cui lo sguardo si
allarga per una meditazione sulla storia". Benedetto XVI è il terzo Papa a visitare Fatima dopo Paolo VI (1967) e Giovanni Paolo II (1982, 1991 e 2000). sir
Congresso Europeo sulle Migrazioni. Le Conferenze episcopali europee per una Europa accogliente
Malaga – “Aprire i
canali della carità di Cristo a quella che è già una moltitudine di nostri fratelli, gli emigranti”. Con queste parole il card.
Antonio Maria Rouco Varela,
Arcivescovo di Madrid e Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola (CES),
si è espresso nella omelia che ha concluso il 1 maggio
scorso a Malaga l’VIII Congresso Europeo sulle
Migrazioni.
Il Congresso ha
affrontato, con una riflessione realistica e minuziosa, la problematica della migrazioni in Europa, nella prospettiva e alla luce
dell'antropologia cristiana.
L’arcivescovo di
Madrid ha esortato le Chiese d’Europa a fare in modo che la vita degli
immigrati e quella delle loro famiglie “si sviluppino con quel minimo di
benessere che è proprio della dignità umana, in condizioni più propizie di
quelle che riescono a ottenere nei loro paesi di provenienza”.
L’incontro si era
aperto con un messaggio di Benedetto XVI (ne abbiamo riferito nel numero
scorso) letto dal Presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli
Itineranti, mons. Antonio Maria Vegliò, che intervenendo successivamente
ha parlato di una specie di “deriva etnica istituzionalizzata, che certamente
non favorisce né l’approccio sereno degli autoctoni verso gli immigrati e
neppure il processo di integrazione degli immigrati nel tessuto delle società
di arrivo”. Ciò che preoccupa mons. Vegliò è che “l’Europa
sentendosi fortezza assediata, affronta sulla difensiva il fenomeno della
mobilità. Viene, così, proposta e ribadita la
trilogia inaccettabile immigrazione-criminalità e terrorismo-insicurezza”.
“Ecco allora - ha
proseguito - che l’obiettivo della politica europea appare quello di limitare
il numero degli immigrati, rendendo difficile e quasi impossibile l’arrivo di
quelli regolari, e di eliminare gli irregolari”. Il Presidente del dicastero
vaticano ha quindi ammonito che le misure “punitive non bastano, spesso nemmeno
scoraggiano nuove partenze, le rendono solo più pericolose o costose”. Per
mons. Vegliò è ancora “più dannoso portare avanti una strumentalizzazione
politica delle migrazioni senza davvero prendere i provvedimenti necessari,
anzi scatenando risentimenti xenofobi nella popolazione locale e, di
conseguenza, anche reazioni violente che possono trovare addirittura
giustificazioni nelle parole di questo o quel politico come 'ci vuole cattiveria con i clandestini'. Piuttosto
- ha quindi osservato mons. Vegliò - ci si dovrebbe chiedere come far
incontrare la domanda e l'offerta di manodopera senza che i lavoratori
stranieri debbano sempre passare per la porta dell'irregolarità”. Il
rappresentante del dicastero vaticano ha quindi suggerito una “visione nel
segno della positività”, ammonendo che “più le misure sono restrittive e più
aumenta il numero dei migranti irregolari e dei trafficanti di manodopera
straniera”.
“Il cristiano - ha
detto il card. Josip Bozani?, Arcivescovo di Zagabria e vice-Presidente del Ccee - non teme l’incontro con persone, culture e
religioni. Egli per primo si riconosce raggiunto, incontrato
da Cristo”. Il quadro che emerge dai flussi migratori
in Europa “è complesso, in alcuni casi si fa addirittura preoccupante.
Sorgono domande, dinanzi a questa nuova configurazione dei nostri Paesi e si
hanno atteggiamenti diversi: accanto alla presenza di interventi
di accoglienza generosa”, “si registrano purtroppo anche atteggiamenti di
rifiuto, paure, timori, chiusure”. Ma il cristiano
“non teme l'incontro” e la sua testimonianza “passa sempre attraverso l'esigente
cammino di ricerca del bene per i fratelli, che ci spinge a conformare il
nostro comportamento in base ai principi di fraternità e responsabilità, a
promuovere l'incontro, il dialogo, l'accoglienza, l'ospitalità e a guardare
soprattutto al bene integrale della persona, al bene della famiglia, alla
ricerca della vera pace”. (Migranti-press)
La memoria e l'impegno. Due date storiche per il futuro
Le celebrazioni di
eventi che hanno cambiato la direzione della storia non possono essere
considerate "tempo perso". Nel ricordarlo riferendosi ai 150 anni
dell'Unità d'Italia, il presidente della Repubblica, preceduto nella stessa
linea di pensiero dal card. Angelo Bagnasco, ha posto all'attenzione
dell'opinione pubblica la memoria come valore grande e irrinunciabile per
costruire il bene comune e il futuro.
Le difficoltà, le
crisi, le fatiche che si stanno vivendo anche in Italia e in Europa non sono
motivo per cancellare ma per purificare le manifestazioni celebrative, per dare
loro significato e prospettiva dal momento che vengono
liberate da formalità e luoghi comuni.
Porsi con
indifferenza di fronte a ricorrenze che hanno segnato, anche con il dolore, la
vita di persone e popoli, è commettere "il peccato più grande",
diceva nei giorni scorsi al Parlamento europeo Wladyslaw
Bartoszewski, segretario di Stato della Polonia,
sopravvissuto ad Auschwitz.
La memoria non è
la nostalgia del passato, ricordare non è fermarsi a un album di fotografie
ingiallite.
C'è un travaglio
intellettuale che viene avviato da un calendario fatto
di date scolpite nel cuore e nella mente. Date del passato, date
per il futuro.
Così è anche per
l'Europa che il 9 maggio ricorda la Dichiarazione di Schuman
mentre in Grecia divampa un incendio che rischia di estendersi ad altri Paesi.
"L'Europa -
si legge nella Dichiarazione letta a Parigi alle ore 16 del 9 maggio 1950,
nella Sala dell'orologio al ministero degli Esteri in Quai
d'Orsay - non potrà farsi in una sola volta, ne sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni
concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto".
Che valore possono
avere queste parole in un'Unione europea messa a dura prova dalla crisi economica
e da comportamenti non del tutto tesi alla costruzione della casa comune?
Utopia, ingenuità,
astrattezza?
Le celebrazioni
del 60° anniversario della Dichiarazione Schuman ripropongono il "sogno" dei padri fondatori della
Comunità europea, quel "sogno" non era fuga dalla realtà ma fuga
dalla guerra, dalla distruzione, dall'odio.
Era la grande
visione di cui oggi la politica appare priva, di cui ci si sente orfani con il
rischio che la rassegnazione vinca il coraggio e faccia dimenticare le tappe di
un percorso, quello europeo, che è unico nella storia.
Come accade,
purtroppo, per molti media italiani che ancora pongono l'informazione europea
nelle pagine degli esteri, come se in questi sessant'anni non fossero state
superate le frontiere, non fossero caduti tanti muri, non fosse sorta una casa
comune.
È il momento
dell'audacia non della resa, lo ricordava il 3 maggio il
cardinale Bagnasco a Genova riferendosi ai 150 anni dell'Unità d'Italia:
"Servono grandi visioni per nutrire gli spiriti e seminare nuovo ragionevole
ottimismo".
Ciò vale anche per
l'Unione europea che sempre il presidente della Cei accostava felicemente
all'Italia offrendo ancor più forza e prospettiva all'appello per "un
nuovo innamoramento del nostro essere italiani".
Innamorati
dell'Italia e innamorati dell'Europa.
Come Jean Monnet, uno degli ispiratori della Dichiarazione Schuman: poco prima della morte ai giornalisti che gli
chiedevano cosa fare per l'Europa rispondeva: "Continuer,
continuer, continuer".
Andare avanti,
nonostante tutto: questa é la bella avventura, anche per l'oggi.
Da vivere
soprattutto con i giovani, per incoraggiarli ad avere pensieri grandi, a
guardare oltre gli scetticismi e gli egoismi che nella storia hanno sempre
aperto la strada a brutte avventure. Paolo Bustaffa
Ccee.
La famiglia è la realtà sociale più fortemente colpita e ferita dalla migrazione
Malaga - La
famiglia? È la realtà sociale più fortemente colpita e ferita dalla migrazione.
Le comunità cristiane? Le prime ad impegnarsi per
testimoniare che la fratellanza universale è possibile anche a costo di essere
oggetto di stupore e di contestazione. La società? Deve prendere atto che il
fenomeno migratorio non è una fase passeggera di un processo di
integrazione ma un fenomeno permanente. È quanto è emerso a Malaga
durante il Congresso promosso dal CCEE.
“In alcuni Paesi,
come quelli recentemente usciti dalla dittatura o
quelli della regione balcanica (Sud-Est Europa) - ha detto il vescovo ausiliare
di Bucarest, mons. Cornel Damian
- la famiglia è solitamente numerosa e di conseguenza povera, senza prospettive
di miglioramento delle condizioni di vita”. In genere, e sempre più spesso “è
la giovane madre ad emigrare”: “spesso poi cade nelle
mani dei trafficanti”. Povertà, violenza in famiglia,
mancanza di un'educazione adeguata, l'influsso negativo di alcune persone.
“Sono tante le cause che feriscono la famiglia”. Per queste ragioni, ha detto
mons. Damian, “la famiglia richiede in genere una
cura pastorale speciale sia nel Paese d'origine, sia nel luogo d'arrivo”. Al
congresso di Malaga è intervenuto anche padre Gianromano
Gnesotto che ha trattato il tema della famiglia
migrante a partire dal diritto soggettivo dell’unità
familiare (ne parliamo nell’articolo successivo, ndr)
Una Chiesa che
vuole essere accogliente nei confronti delle persone immigrate - ha detto mons.
Jean-Luc Brunin, Vescovo di Ajaccio - diventa, nelle
nostre società europee, “oggetto di stupore, talvolta di incomprensione
e di contestazione”. Ciò nonostante, “la Chiesa intende assumersi la propria
responsabilità per elaborare una parola di speranza e promuovere un approccio
positivo al fenomeno migratorio”. Per mons. Brunin,
le Chiese possono trovarsi “oggetto di accuse quando scelgono di fare eco alle
parole di sofferenza e di disperazione dei migranti in situazioni difficili
presso i responsabili politici, i servizi amministrativi o l'opinione
pubblica”. Tuttavia - ha proseguito il presule francese - “i cristiani devono
avere il coraggio di trasformare la prova della migrazione in un'opportunità da
cogliere per un avvenire armonioso, anche se questo discorso rischia
di non essere immediatamente compreso”. Ed ha concluso:
“La credibilità della proposta del Vangelo nelle nostre società europee esige
questa apertura e questa volontà tenace di vivere insieme nella Chiesa, senza
limiti di frontiera, anche se è difficile e va controcorrente rispetto alle
opinioni pubbliche ed alle posizioni politicamente corrette”. (Migranti-press)
Per una libertà responsabile. Con una visione unitaria della vita
“La formazione di una identità può avvenire nella misura in cui le principali
realtà educanti (dalla famiglia alla scuola, agli ambienti di socializzazione)
non cadono vittima del paradigma della neutralità e della frammentarietà”, ma
offrono “una proposta educativa sorretta da una visione globale e unitaria
della realtà”. Lo ha detto don Andrea Toniolo, preside della Facoltà Teologica del Triveneto,
inaugurando il 7 maggio a Padova, presso l’Istituto, il convegno “La questione
educativa e la crisi della trasmissione della fede”. Solo in questo modo, ha sottolineato, “le varie spinte educative possono essere
raccolte in unità, incidere, sedimentarsi, e i diversi codici di comportamento”
possono essere vagliati.
Un visione
unitaria. Per don Toniolo, “l’educazione nella fede” offre una “possibilità
di visione unitaria” e “non asettica” che riesce a “unificare la frammentarietà
della vita, e allo stesso tempo promuove la libertà” provocandola a “prendere posizione”. Una dinamica che “sembra innestarsi nel
rapporto fra tradizione e identità personale, fra trasmissione di valori” e
“scelta personale”. Di qui l’importanza di “una differenziazione maggiore dei
progetti educativi” e di “uno stile di comunicazione della
fede chiaro e allo stesso tempo attento” alla persona. Per Giuseppe Angelini, docente alla Facoltà Teologica dell’Italia
Settentrionale di Milano, “la crisi presente impone” di chiarire il rapporto
“tra educazione e fede”. “Nessuno educa nessuno; ci si educa
insieme”. Per questo “c’è bisogno di animatori più che di educatori”.
“Ingrediente essenziale è l’autorità”, appannatasi soprattutto dopo la
“tendenziale scomparsa” della figura del padre, “ingenuamente auspicata nel
momento in cui ancora sfuggiva la consistenza
effettiva del compito educativo”. Tra le “emergenze” odierne Angelini indica “la pretesa” dei figli di approvazione di
ogni loro comportamento da parte dei genitori, “solo per il
fatto che essi sono figli”, l’adolescenza “interminabile”, e “il difetto
di speranza dei giovani” di fronte al quale “gli adulti fondamentalmente
fuggono”. “Occorre – conclude il teologo - smentire il
pregiudizio” secondo il quale “per educare occorrerebbe avere occhi soltanto
per il minore e trattenere le proprie convinzioni”, e bisogna “sottrarre i
genitori alla solitudine nella quale vivono la loro responsabilità educativa”.
Nuovi media e
annuncio. Oggi i segni linguistici “sono sostituiti dalle immagini mediatiche e
di massa”, “la capacità di linguaggio viene decurtata”
e “il repertorio spirituale di cui ogni parola del linguaggio religioso si
nutre” viene “manipolato e a lungo termine distrutto”. Secondo Klaus Müller, docente all’Università di Münster,
con la scomparsa della “sensibilità per i riferimenti e le sfumature”, anche i
contenuti “divengono più superficiali” e l’informazione “consumabile”. Ciò
rappresenta una seria “sfida per l’annuncio”, resa ulteriormente complessa
dall’attuale “processo di estetizzazione del mondo e
della vita”. In tale orizzonte, pur sapendo che “il mezzo è il messaggio”,
“l’annuncio mediale” non “si lascia sedurre dalla formalità del bello”.
Richiamando le controverse foto con le quali Oliviero Toscani affermava di
“voler combattere la bugia e le false immagini”, Müller
ne ha citato la celebre dichiarazione: “Le chiese, con
la croce, possiedono un Logo da nulla superabile ma che siamo del tutto
incapaci di usare”. “Qualcosa di questa ‘camminata in cresta’ – conclude Müller – dovrà anche
impararlo chi si mette al servizio dell’annuncio cristiano, se desidera, in
modo responsabile, prendere parola nell’areopago dei nuovi media”.
Un’alleanza
“promettente”. Nella vita dei credenti “formazione cristiana e formazione umana
procedono insieme e tendono ad essere un'unica cosa. I cristiani offrono con ciò un contributo educativo a chiunque, per
l'intrinseco potenziale di umanizzazione connesso alla pratica e al discorso”
di fede. Lo ha detto concludendo il convegno
Roberto Tommasi (Facoltà Teologica del Triveneto),
secondo il quale “un'alleanza educativa tra l'istituzione cristiana e gli altri
agenti - familiari, culturali, sociali - dell'educazione, alleanza che rispetti
le caratteristiche e l'autonomia di ciascuno e nello stesso tempo sappia
mettere a confronto e in rete le diverse esperienze educative, si rivela
propizia e promettente per tutti”. Di fronte all’odierna “fragilità delle
identità”, sempre “in trasformazione, riprese e rielaborate dai singoli in
prima persona perché non derivano più principalmente da prescrizioni e
trasmissioni fissate”, educare non è possibile,
avverte il teologo, “se non a condizione di attestare e testimoniarsi
reciprocamente ciò in cui si crede per vivere”. Spetta ai
genitori, primi educatori, “rendere ragione ai figli del carattere promettente
della vita che hanno loro dato. Ai cristiani poter
dire Dio come promessa per il cammino degli uomini”. Dalla fede che
illumina “l'apertura del nascere e del morire” e “l’apertura alle relazioni con
l’altro”, emerge “una speranza per la propria vita che è anche speranza per la
vita degli altri”. Prospettive dalle quali, conclude Tommasi, “l'educazione esce trasfigurata”. Sir 7
Mci-Germania.
Pubblicati gli atti del convegno nazionale 2009
Tenuto a Ludwigshafen sdal 14 al 18 settembre
sul tema “Le nostre Missioni verso una nuova missione”
Francoforte –
“Stiamo scoprendo che proprio la nostra condizione di migranti può diventare
profezia e chanche di una Chiesa che si fa
missionaria, partendo dalle diversità che in Cristo si compongono in evangelica
comunione”. É quanto afferma don Pio Visentin,
delegato nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e
Scandinavia, parlando della pubblicazione degli atti del
convegno nazionale svoltosi lo scorso mese di settembre - dal 14 al 18 - sul
tema “Le nostre Missioni verso una nuova missione”.
“É stato - spiega
don Visentin - il convegno con una chiara apertura ai
laici, non per aver parlato di loro, ma per aver riflettuto insieme con loro,
sulla Chiesa composta di sacerdoti e laici che si sentono investiti tutti del
mandato, con compiti comuni e specifici, di portare la Buona Notizia”.
Affrontando il
tema “Le nostre Missioni verso una nuova missione” - aggiunge il delegato delle
MCI - “abbiamo tentato di dare risposta ai segni dei tempi, che chiedono la
riscoperta di una Chiesa, non ripiegata su se stessa e appagata dell’esistente, ma mobilitata per una nuova evangelizzazione”. (Migranti-press)
Santa eppure mescolata ai peccatori: la Chiesa del papa teologo
Divampa la
polemica sui peccati della Chiesa. Ecco come Ratzinger, da giovane professore,
spiegava perché "il divino si presenta così spesso in mani indegne". Una pagina scritta più di quarant'anni fa, ma attualissima - di
Sandro Magister
ROMA – Il servizio
di www.chiesa della scorsa settimana sul concetto di
"Chiesa peccatrice" ha suscitato vivaci consensi e dissensi.
Tra chi dissente
c'è Joseph A. Komonchak, sacerdote dell'arcidiocesi
di New York, storico e teologo, curatore dell'edizione americana della
"Storia del Vaticano II" diretta da Giuseppe Alberigo,
firma di prestigio della rivista "Commonweal".
Egli ci ha
scritto: Caro Sandro Magister,
Nel suo recente
post, lei ha affermato che l'attuale papa non ha mai fatta
propria l'idea che la Chiesa possa essere definita peccatrice. Ma in realtà, nella sua "Introduzione al
cristianesimo", naturalmente scritta prima di diventare papa, egli usa
questa formula. Parla anzi del Vaticano II come "troppo timido" nel
parlare non più soltanto della Chiesa santa ma della Chiesa peccatrice,
"tanto profonda è nella coscienza di noi tutti la
sensazione della peccaminosità della Chiesa" (p. 329 dell'ultima edizione
italiana). Egli segue qui, credo, la visione di sant'Agostino, ripresa in san Tommaso d'Aquino, secondo cui la Chiesa non sarà
"senza macchia o ruga" fino alla fine dei tempi. Entrambi i grandi
santi citano la prima lettera di Giovanni 1, 8:
"Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non
è in noi". Ed ogni giorno ed ovunque la Chiesa
prega: "Rimetti a noi i nostri debiti". Il cardinale Biffi è nel
giusto circa l'uso della frase "casta meretrix",
ma, naturalmente, la questione non si riduce a questo. In ogni caso, almeno in una occasione, in una visita a Fatima, papa Giovanni Paolo
II parlò della Chiesa come "santa e peccatrice". Sinceramente suo,
Joseph A. Komonchak
Padre Komonchak ha ragione quando cita Giovanni Paolo II. Nel
primo dei suoi tre viaggi a Fatima, quello del 1982, e nel primo dei sette
discorsi da lui pronunciati in quella città, egli in effetti
disse di essere arrivato lì "pellegrino tra pellegrini, in questa
assemblea della Chiesa pellegrina, della Chiesa viva, santa e peccatrice".
Ma va notato che, nella mole sterminata dei discorsi di
questo papa, questa è l'unica volta in cui si trova l'aggettivo
"peccatrice" applicato direttamente alla Chiesa. Una prudenza tanto
più rimarchevole in quanto adottata da un papa passato
alla storia come colui che chiese ripetutamente e pubblicamente perdono per i
peccati dei figli della Chiesa.
Sia per Giovanni
Paolo II che per il suo prefetto di dottrina cardinale Joseph Ratzinger,
infatti, la formula "Chiesa peccatrice" era ritenuta
pericolosamente equivoca, per la sua non risolta contraddizione con la
professione di fede del Credo nella "Chiesa santa".
La prova di questo
timore è nella nota su "La Chiesa e
le colpe del passato" pubblicata il 7 marzo 2000 dalla commissione
teologica internazionale sotto l'egida di Ratzinger, a commento e
chiarificazione delle richieste di perdono fatte da Giovanni Paolo II in
quell'anno giubilare.
In essa, c'è un
passaggio dedicato proprio a spiegare perché la Chiesa "è in un certo
senso anche peccatrice" e a suggerire come esprimere questo concetto con
parole non equivoche.
È il paragrafo
iniziale della terza sezione della nota, dedicata ai "fondamenti
teologici" della richiesta di perdono:
"È giusto
che, mentre il secondo millennio del cristianesimo volge al termine, la Chiesa
si faccia carico con più viva consapevolezza del peccato dei suoi figli nel
ricordo di tutte quelle circostanze in cui, nell'arco della storia, essi si
sono allontanati dallo spirito di Cristo e del suo Vangelo, offrendo al mondo,
anziché la testimonianza di una vita ispirata ai valori della fede, lo
spettacolo di modi di pensare e di agire che erano vere forme di controtestimonianza e di scandalo. La Chiesa, pur essendo santa per la sua incorporazione
a Cristo, non si stanca di fare penitenza: essa riconosce sempre come propri,
davanti a Dio e agli uomini, i figli peccatori" (Tertio
millennio adveniente, 33).
Queste parole di Giovanni Paolo II sottolineano come
la Chiesa sia toccata dal peccato dei suoi figli: santa, in quanto resa tale
dal Padre mediante il sacrificio del Figlio e il dono dello Spirito, essa è in
un certo senso anche peccatrice, in quanto assume realmente su di sé il peccato
di coloro che essa stessa ha generato nel battesimo, analogamente a come il
Cristo Gesù ha assunto il peccato del mondo (cfr. Romani 8, 3; 2 Corinzi 5, 21;
Galati 3, 13; 1 Pietro 2, 24). Appartiene peraltro
alla più profonda autocoscienza ecclesiale nel tempo il convincimento che la
Chiesa non sia solo una comunità di eletti, ma comprenda nel
suo seno giusti e peccatori del presente, come del passato, nell'unità
del mistero che la costituisce. Nella grazia, infatti, come nella ferita del
peccato, i battezzati di oggi sono vicini e solidali a quelli di ieri. Perciò
si può dire che la Chiesa – una nel tempo e nello spazio in Cristo e nello
Spirito – è veramente "santa e insieme sempre bisognosa di
purificazione" (Lumen gentium, 8). Da questo paradosso – caratteristico del mistero
ecclesiale – nasce l'interrogativo su come si concilino i due aspetti: da una
parte, l'affermazione di fede della santità della
Chiesa; dall'altra, il suo incessante bisogno di penitenza e di purificazione.
Nel paragrafo ora
citato si richiama anche il passaggio nel quale il Concilio Vaticano II parla
dei peccati dei figli della Chiesa. È nel paragrafo 8 della costituzione "Lumen gentium".
Dove di nuovo si evita di definire "peccatrice" la Chiesa in quanto tale:
"Mentre
Cristo, 'santo, innocente, immacolato' (Ebrei 7, 26),
non conobbe il peccato (cfr. 2 Corinzi 5, 21) e venne solo allo scopo di
espiare i peccati del popolo (cfr. Ebrei 2, 17), la Chiesa, che comprende nel
suo seno peccatori ed è perciò santa e insieme sempre bisognosa di
purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del
rinnovamento".
E allora perché il
teologo Ratzinger, nella sua "Introduzione al cristianesimo" del 1968
che è ancora oggi il suo libro di teologia più letto in tutto il mondo, lamentò
– come ricorda Komonchak – che il Concilio Vaticano
II fu "troppo timido" nel parlare della "peccaminosità della
Chiesa", cioè di questa "sensazione tanto profonda nella coscienza di
noi tutti"?
Per rispondere a
questa domanda non resta che rileggere ciò che Ratzinger scrisse in quel suo
libro, nell'ultimo capitolo, dedicato proprio a spiegare perché la Chiesa è
"santa" pur essendo fatta di peccatori.
In effetti, è
proprio nel suo rapporto con il peccato e la "sporcizia" del mondo
che più risplende la santità della Chiesa. Scritte più di quarant'anni fa,
queste argomentazioni di Ratzinger sono di un'attualità stupefacente. Anche nel richiamare il senso e il limite delle accuse portate
contro la Chiesa, allora come oggi.
Eccone i passaggi
principali, ripresi dalle pagine 330-334 dell'ultima edizione italiana di
"Introduzione al cristianesimo", Queriniana,
Brescia, 2005.
Passaggi nei quali, ancora una volta, non compare mai la formula "Chiesa
peccatrice". L’Espresso on line 6
"Credo la santa
Chiesa cattolica”"
La santità della
Chiesa sta in quel potere di santificazione che Dio esercita malgrado
la peccaminosità umana. Ci imbattiamo qui nella caratteristica propria della
Nuova Alleanza: in Cristo, Dio si è spontaneamente legato agli uomini, si è
lasciato legare da loro. La Nuova Alleanza non poggia
più sulla mutua osservanza di un patto, ma viene
invece donata da Dio come grazia, che permane anche a dispetto dell'infedeltà
dell'uomo. Dio continua, nonostante tutto, a essere buono con lui, non cessa di
accoglierlo proprio in quanto peccatore, si volge
verso di lui, lo santifica e lo ama.
In virtù del dono
del Signore, mai ritrattato, la Chiesa continua a essere quella che egli ha
santificato, in cui la santità del Signore si rende presente tra gli uomini. Ma è sempre realmente la santità del Signore che si fa qui
presente, e sceglie anche e proprio le sporche mani degli uomini come
contenitore della sua presenza. Questa è la figura paradossale della Chiesa,
nella quale il divino si presenta così spesso in mani indegne. [...] Lo sconcertante intreccio di fedeltà di Dio e
infedeltà dell'uomo, che caratterizza la struttura della Chiesa, è la
drammatica figura della grazia. [...] Si potrebbe dire
addirittura che la Chiesa, proprio nella sua paradossale struttura di santità e
di miseria, sia la figura della grazia in questo mondo.
Invece, nel sogno
umano di un mondo salvato, la santità viene immaginata
come un non essere toccati dal peccato e dal male, un non mescolarsi con esso. [...] Nell'odierna critica della società e nelle azioni in
cui essa sfocia, questo tratto spietato, che molto spesso contraddistingue gli
ideali umani, è anche troppo evidente. Ciò che veniva
percepito come scandaloso della santità di Cristo, già agli occhi dei suoi
contemporanei, era proprio il fatto che ad essa mancava del tutto questo
aspetto di condanna: il fatto che egli non faceva scendere il fuoco su chi era
indegno, né permetteva agli zelanti di strappare dal campo la zizzania che vi
vedevano crescere. Al contrario, la santità di Gesù si manifestava proprio come
mescolarsi con i peccatori, che egli attirava a sé; un
mescolarsi fina al punto di farsi egli stesso "peccato",
accettando la maledizione della legge nel supplizio capitale: piena comunanza
di destino con i perduti (cfr. 2 Corinzi 5, 21; Galati
3, 13). Egli ha preso su di sé il peccato, se ne è
fatto carico, rivelando così che cosa sia la vera santità: non separazione ma
unificazione; non giudizio ma amore redentivo.
Ebbene, la Chiesa
non è forse semplicemente la prosecuzione di questo abbandonarsi di Dio alla
miseria umana? Non è forse la continuazione della comunione di mensa di Gesù con i peccatori, del suo mescolarsi con la povertà
del peccato, tanto da sembrare addirittura di affondare in esso? Nella santità
della Chiesa, ben poco santa rispetto all'aspettativa
umana di assoluta purezza, non si rivela forse la vera santità di Dio che è
amore, amore però che non si tiene arroccato nel nobile distacco
dell'intangibile purezza, ma si mescola con la sporcizia del mondo per così
ripulirla? Tenendo presente questo, la santità della Chiesa può mai essere
qualcosa di diverso dal portare gli uni i pesi degli altri, che ovviamente
scaturisce per tutti dal fatto che tutti vengono
sorretti da Cristo? [...]
In fondo, è sempre
all'opera un malcelato orgoglio quando la critica alla Chiesa assume quel tono
di aspra amarezza che oggi incomincia ormai a diventare un gergo usuale. A
essa, purtroppo, si aggiunge poi sin troppo sovente un vuoto spirituale, in cui
non si scorge assolutamente più lo specifico della Chiesa, sicché essa viene considerata soltanto come una formazione politica che
persegue i suoi interessi, e se ne percepisce l'organizzazione come miseranda o
brutale, quasi che la peculiarità della Chiesa non stia oltre l'organizzazione:
nella consolazione della Parola di Dio e dei sacramenti che essa assicura nei
giorni lieti e tristi. I veri credenti non danno mai eccessivo peso alla lotta
per la riorganizzazione delle forme ecclesiali. essi
vivono di ciò che la Chiesa è sempre. E se si vuole sapere che cosa sia
realmente la Chiesa, bisogna andare da loro. La Chiesa, infatti, non è per lo
più là dove si organizza, si riforma, si dirige, bensì è presente in coloro che credono con semplicità, ricevendo in essa il dono
della fede, che diviene per loro fonte di vita. [...]
Ciò non vuol dire
che bisogna lasciare sempre tutto così com'è e sopportarlo così com'è. Il
sopportare può essere anche un processo altamente
attivo, un lottare per far sì che la Chiesa sempre più diventi essa stessa
capace di sorreggere e sopportare. La Chiesa, infatti, non vive che in noi, vive della lotta di chi non è santo per la santità, come del
resto tale lotta vive, a sua volta, del dono di Dio, senza il quale non sarebbe
nemmeno possibile. Ma la lotta risulterà fruttuosa,
costruttiva, soltanto se sarà animata dallo spirito del sopportare, da un
autentico e reale amore.
Eccoci così
arrivati anche al criterio al quale deve sempre commisurarsi la lotta critica
per una migliore santità: questa lotta non solo non è
in contrasto con il sopportare, ma è da esso esigita.
Questo criterio è il costruire. Una critica amara, capace solo di distruggere,
si condanna da sé. Una porta violentemente sbattuta può sì essere un segnale
che scuote coloro che sono dentro, ma l'illusione che
si possa costruire più nell'isolamento che attraverso la collaborazione è
appunto un'illusione, esattamente come l'idea di una Chiesa "dei
santi" invece di una Chiesa "santa", la quale è santa perché il
Signore elargisce in essa il dono della santità, senza alcun merito da parte
nostra. Joseph Ratzinger
CEI: Giornata del creato. Il futuro della terra. Necessaria una conversione
ecologica
“La celebrazione
della 5ª Giornata per la salvaguardia del creato
costituisce per la Chiesa in Italia un’occasione preziosa per accogliere e
approfondire, inserendolo nel suo agire pastorale, il profondo legame che
intercorre fra la convivenza umana e la custodia della terra, magistralmente
trattato dal Santo Padre Benedetto XVI nel messaggio per la 43ª Giornata
mondiale della pace (1° gennaio 2010), intitolato ‘Se vuoi coltivare la pace,
custodisci il creato’”. È l’incipit del messaggio
della Conferenza episcopale italiana per la Giornata per la salvaguardia del
creato 2010, diffuso il 6 maggio. “Custodire il creato, per coltivare la pace”,
il titolo del messaggio, che si può scaricare da Agensir.it
(clicca qui – formato .pdf).
Equa distribuzione
dei beni. “La Sacra Scrittura – si legge nel testo, a firma della Commissione
episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e la
Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo – ha uno dei punti focali
nell’annuncio della pace, evocata dal termine shalom
nella sua realtà articolata: essa interessa tanto l’esistenza
personale quanto quella sociale e giunge a coinvolgere lo stesso
rapporto col creato”. L’uno e l’altro Testamento convergono “nel sottolineare lo stretto legame che esiste tra la pace e la
giustizia”. Nella prospettiva biblica, dunque, “l’abbondanza dei doni della
terra offerti dal Creatore fonda la possibilità di una vita sociale
caratterizzata da un’equa distribuzione dei beni”. “Benedetto
XVI – ricordano i vescovi – ha segnalato più volte quanti ostacoli incontrino
oggi i poveri per accedere alle risorse ambientali, comprese quelle
fondamentali come l’acqua, il cibo e le fonti energetiche. Spesso,
infatti, l’ambiente viene sottoposto a uno
sfruttamento così intenso da determinare situazioni di forte degrado, che
minacciano l’abitabilità della terra per la generazione presente e ancor più
per quelle future. Questioni di apparente portata locale si rivelano connesse
con dinamiche più ampie, quali per esempio il mutamento climatico, capaci di
incidere sulla qualità della vita e sulla salute anche nei contesti
più lontani”. Bisogna anche rimarcare il fatto che in
anni recenti “è cresciuto il flusso di risorse naturali ed energetiche che dai
Paesi più poveri vanno a sostenere le economie delle Nazioni maggiormente
industrializzate”, come denunciato anche nella recente Assembla speciale del
Sinodo dei vescovi per l’Africa.
Bene comune e
dimensione ambientale. Anche le guerre – come del resto la stessa produzione e
diffusione di armamenti, con il costo economico e ambientale che comportano –
“contribuiscono pesantemente al degrado della terra, determinando altre
vittime, che si aggiungono a quelle che causano in maniera diretta”. Pertanto,
“pace, giustizia e cura della terra possono crescere solo insieme e la minaccia
a una di esse si riflette anche sulle altre”. È in questo contesto
che va letto il richiamo del Papa a una responsabilità ad ampio raggio, al
“dovere gravissimo di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato
tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente coltivarla”.
Tale dovere, osserva la Cei, “esige una profonda revisione
del modello di sviluppo, una vera e propria ‘conversione ecologica’”. È
impossibile, infatti, “parlare oggi di bene comune senza considerarne la dimensione
ambientale, come pure garantire il rispetto dei diritti fondamentali della
persona trascurando quello di vivere in un ambiente sano”. Si tratta di “un
impegno di vasta portata, che tocca le grandi scelte politiche e gli
orientamenti macro-economici, ma che comporta anche una radicale dimensione
morale: costruire la pace nella giustizia significa infatti
orientarsi serenamente a stili di vita personali e comunitari più sobri,
evitando i consumi superflui e privilegiando le energie rinnovabili. È un’indicazione da realizzare a tutti i livelli, secondo una
logica di sussidiarietà: ogni soggetto è invitato a farsi operatore di pace
nella responsabilità per il creato, operando con coerenza negli ambiti che gli
sono propri”.
Impegno ecumenico.
Tale impegno personale e comunitario per la giustizia ambientale potrà trovare
consistenza “contemplando la bellezza della creazione, spazio in cui possiamo
cogliere Dio stesso che si prende cura delle sue
creature. Siamo, dunque, invitati a guardare con amore
alla varietà delle creature, di cui la terra è tanto ricca, scoprendovi il dono
del Creatore, che in esse manifesta qualcosa di sé”. “Questa spiritualità della
creazione – evidenziano i vescovi – potrà trarre alimento da tanti elementi
della tradizione cristiana, a partire dalla
celebrazione eucaristica”. “Oggi la stessa pace con il creato
è parte di quell’impegno contro la violenza che costituirà il punto focale
della grande Convocazione ecumenica prevista nel 2011 a Kingston, in Giamaica.
Celebriamo, dunque, la 5ª Giornata per la salvaguardia
del creato in spirito di fraternità ecumenica, nel dialogo e nella preghiera
comune con i fratelli delle altre confessioni cristiane, uniti nella custodia
della creazione di Dio”, concludono i vescovi. sir
Vangelo dei migranti, con prefazione del Card. Roger Etchegaray
Nel contesto dell’anno 2010, proclamato dalle Nazioni Unite “Anno
internazionale per l’avvicinamento delle culture” e dalla Conferenza delle
Chiese Europee (Kek)
“Anno europeo per le migrazioni”, un libro che raccoglie le meditazioni
di un missionario dei migranti.
I pensieri
diventano qui pagine vive, che nascono giorno dopo giorno
dall’esperienza della sua parrocchia londinese. È un vero microcosmo. Sono gli
emigrati italiani, la cui vita si intreccia, oltre che
con quella del Paese ospite, anche con le comunità portoghese, filippina. Per gli uni e per gli altri – per tutti – “emigrare è sempre una
lotta. Lo è per il pane e la dignità.”
Impegno pastorale
e sfida del “vivere insieme” si rivelano particolarmente vivi, stimolanti e attuali. Una lettura tra prosa e poesia che
rinvia il lettore alla realtà degli immigrati in Italia oggi e porta a
riflettere sulla nostra
condizione attuale di popolo che accoglie. Uno strumento prezioso per capire il
mondo multiculturale in cui viviamo..
La congregazione scalabriniana è fondata da Mons. G.B.
Scalabrini alla fine Ottocento, per sostenere
socialmente e spiritualmente i numerosissimi emigrati italiani. Ora i suoi
missionari e missionarie sono inviati nel mondo alle comunità di migranti di
ogni cultura e nazione, per costruire attraverso le loro vicende causate da
ingiustizie o squilibri economico-demografici la solidarietà tra tutti gli
uomini.
Renato Zilio, nato a Dolo (VE), nel 1950 è missionario scalabriniano con una lunga esperienza al servizio dei
migranti. Ha fondato il Centro Interculturale Giovanile di Ecoublay
nella Regione Parigina, ha diretto a Ginevra la rivista della comunità italiana
Presenza Italiana, ha lavorato presso il Centro Studi Migrazioni Internazionali
di Parigi e svolto attività di missione a Gibuti, nel Corno d’Africa. Vive attualmente a Londra presso il Centro Interculturale Scalabrini di Brixton Road.
I suoi ultimi
libri: Lettere da Gibuti (Ed. Messaggero Padova, 2008), Parole dal deserto (Ed.Paoline, 2009)
La prefazione del
Card. Roger Etchegaray
Come lo proclama
la Bibbia (Deuteronomio 24,17), ecco un problema antico quanto l’umanità. Il termine «imbrogliare
» è duro, ma esprime bene come un diritto può essere bassamente manipolato quanto lo può essere un semplice gioco.
A dire il vero,
l’emigrazione è diventata oggi di una complessità crescente o piuttosto di un’ampiezza tale… da non essere sufficiente l’imbroglio! Si dibatte
molto in questi tempi, soprattutto in Europa, non senza fatica per cercare un
consenso. La riflessione è necessaria per meglio scoprire le radici delle
nostre solidarietà universali e questa riflessione deve inglobare gli emigranti. Ma
questo non lo si può fare se non in un clima di
reciproca fiducia. L’originalità del libro di Renato Zilio
è di analizzare coraggiosamente l’emigrazione in Terra Inglese, terra ideale
per trovarvi degli immigrati di tutti i continenti: ciò fa dire al religioso scalabriniano che la sua parrocchia è il mondo e la sua terra è
stata la prima ad accogliere quelli dell’Estremo Oriente. Oggi, ovunque,
infatti, Oriente e Occidente si incontrano e si
intrecciano insieme. Non dimentichiamo che l’immigrato, come ogni uomo, non
vive di solo pane. Per molte famiglie maghrebine, ad esempio, nonostante il contesto di una società secolarizzata, la fedeltà alla loro
fede, l’educazione religiosa dei loro
bambini, la celebrazione delle feste religiose sono altrettanto importanti di
un contratto di lavoro o di un alloggio decente. Dobbiamo fare il possibile per
creare un clima favorevole che permetta loro di darsi dei luoghi di preghiera e
di insegnamento coranico. È venuto il momento di
prendere coscienza del carattere permanente e non più provvisorio della
popolazione straniera. È un fatto nuovo che bisogna affrontare con lucidità.
Come altri paesi d’Europa, l’Italia sta diventando una nazione dove differenti razze,
differenti culture, differenti religioni devono avere il loro pieno e legittimo
posto. Invece di cedere a un istinto di ripiegamento su noi stessi e di
autodifesa di fronte agli stranieri è insieme che dobbiamo scrivere questa
nuova pagina della storia del nostro paese.
Non solo a causa
del debito di riconoscenza che abbiamo nei loro riguardi, ma prima ancora per
senso di giustizia e di solidarietà e in uno spirito di partners,
di fratellanza. Il compito è
impegnativo. Comprendiamo meglio, così, la parola della Bibbia:
«Non imbroglierai sui diritti di un
immigrato». Che la contemplazione dell’amore infinito di Dio per
tutti ci aiuti ad impegnarci risolutamente sulla via della vita, dove ogni
compagno di viaggio, ogni straniero sarà riconosciuto in parole e in atti come
un fratello, il nostro fratello.”
Cardinal Roger Etchegaray (de.it.press)
Pedofilia, cardinale di Vienna attacca Sodano: «Ha insabbiato e offeso vittime»
L'arcivescovo di
Vienna, il cardinale Christoph Schoenborn,
ha accusato, facendo nome e cognome, l'ex segretario di Stato vaticano Angelo
Sodano, di aver offeso le vittime degli abusi sessuali, definendo la vicenda
«un chiacchericcio» e lo ha
rimproverato di aver insabbiato a suo tempo l'inchiesta sugli atti di pedofilia
compiuti dall'allora capo della diocesi viennese, Hans Hermann Groer. Il porporato, allievo e amico di papa Ratzinger, ha
parlato durante un incontro informale con rappresentanti dei media austriaci,
di cui riferisce l'agenzia Kathpress.
La conversazione
con i giornalisti, avvenuta il 28 aprile scorso, è stata riportata, oltre che
dalla Kathpress, anche da giornali austriaci e
stranieri. In essa , Schoenborn
ha definito una «pesante offesa per le vittime» l'affermazione fatta il giorno
di Pasqua dal cardinale Angelo Sodano, ex segretario di Stato Vaticano, secondo
il quale le informazioni sugli abusi sessuali su minori perpetrati da preti
pedofili sarebbero solo «un chiacchiericcio».
Schoenborn ha anche ribadito -riferisce
sempre la Kathpress - che Sodano avrebbe impedito 15
anni fa la creazione di una commissione di indagine sul «caso Groer». Già lo scorso 28 marzo, l'attuale arcivescovo di
Vienna aveva formulato una simile accusa, senza però citare esplicitamente l'ex
segretario di Stato vaticano. In un'intervista al canale televisivo austriaco Orf, aveva sostenuto che nel 1995 Ratzinger si era
adoperato energicamente affinchè il Vaticano
conducesse un'indagine su Groer: una richiesta che
era stata vanificata «dall'altra parte» quella che faceva capo alla diplomazia
vaticana. L’U 8
Ökumenischer Kirchentag in München. Das Klima ist rauer geworden
Für den Kirchentag werden rund 100.000
christliche Laien erwartet. Trotz hunderter Veranstaltungen werden die Themen
Ökumene und Missbrauch im Vordergrund stehen. VON PHILIPP GESSLER
BERLIN - Was war das für eine
Aufregung. Schon Wochen vor dem 1. Ökumenischen Kirchentag (ÖKT) 2003 geisterte
durch die Medien der Plan eines gemeinsamen Abendmahls von Katholiken und
Protestanten auf dem großen Christentreffen in Berlin. Kirchenkritische Gruppen
hatten angekündigt, diesen - zumindest für die katholische Hierarchie -
gezielten Tabubruch am Rande des ÖKT wagen zu wollen.
Tatsächlich fanden die beiden
Gottesdienste dann statt, heftige Medienpräsenz eingeschlossen. Die damals
daran teilnahmen, erzählen davon, es habe bewegende Momente dabei gegeben. Die
zuständigen katholischen Bischöfe aber reagierten knallhart: Die zwei daran
beteiligten Priester, einer davon war der Theologe Gotthold Hasenhüttl, wurden
später streng gemaßregelt. Auf das bewegte Treffen von über 200.000 einfachen
Christinnen und Christen der beiden Volkskirchen war ein mächtiger Schatten
gefallen.
Deshalb war klar: Ein gemeinsames
Abendmahl würde bei dem am Mittwoch beginnenden 2. ÖKT in München nicht geben -
weder im offiziellen Programm, noch am Rande. Einerseits weil man nicht wieder
das große Glaubensfest durch diese Frage geprägt sehen wollte. Andererseits
wohl auch, um nicht wieder katholische Priester zu halb freiwilligen, halb
unfreiwilligen Opfern der Kirchenoberen machen zu wollen.
Zum Kirchentag wird es auch drei
Sonderausgaben in der taz geben. Informieren Sie sich hier über die Inhalte.
Der große Eklat wird in München aller
Voraussicht also nicht stattfinden, die Spannung ist geringer. Es werden auch
weniger Teilnehmerinnen und Teilnehmer erwartet als vor sieben Jahren in
Berlin. Die Organisatoren, der Evangelische Kirchentag und das Zentralkomitee
der deutschen Katholiken, rechnen mit mindestens 100.000 Gästen. Ist das ein
Zeichen, dass die Ökumene den Christen hierzulande nicht mehr so auf den Nägeln
brennt?
Geht man nach der Masse an
Veranstaltungen auf dem ÖKT zum Thema Ökumene spricht wenig dafür: Nach
Schätzungen von Rüdiger Runge, (evangelischer) Pressesprecher des ÖKT, gibt es
auf den knapp 3.000 Veranstaltungen in München mehrere Hundert zu Fragen der
Ökumene. Zwei Zentren des Kirchentags beschäftigen sich nur oder hauptsächlich
mit diesem Thema.
Und tatsächlich gibt es da immer noch
einiges zu besprechen: Da ist das Papst-Schreiben "Dominus Jesus" aus
dem Jahr 2000, das den protestantischen Kirchen aus katholischer Sicht ihr
Kirche-Sein schlicht absprach - ein Papier, das der heutige Papst Benedikt XVI.
sogar unnötiger Weise noch einmal bekräftigte. Das Schreiben schmerzt nicht nur
die Landesbischöfe der protestantischen Kirchen noch beträchtlich.
Hinzu kam im vergangenen Herbst ein
interner Text aus der Zentrale der Evangelischen Kirche in Deutschland (EKD) in
Hannover zum Stand der Ökumene. Ziemlich abschätzige Bemerkungen fanden sich
darin zur Lage der katholischen Kirche in Deutschland und zu Robert Zollitsch, der der Erzbischof von Freiburg und Vorsitzender
der deutschen Bischofskonferenz ist. Das hat auf der anderen Seite doch ein
wenig weh getan.
Keine Frage: Das ökumenische Klima ist
seit dem letzten ÖKT rauer geworden - und es wird spannend sein zu sehen, ob
die in München versammelten "Laien" ihren Kirchenoberen in dieser
Hinsicht wieder etwas Dampf machen können. Oder ob der gelegentlich
anzutreffende Frust, ja der Rückzug auf das alt Bekannte der eigenen Konfession
zugenommen hat. Eine große Vesper nach orthodoxem Ritus an 1.000 Tischen mit
gemeinsamen Essen gesegneten Brotes auf dem Odeonsplatz
in München soll am Freitagabend zumindest für ein Bild der ökumenischen
Verbundenheit sorgen.
In jedem Fall steht zu erwarten, dass
der Missbrauchsskandal der vergangenen Monate eine große Rolle in den
Diskussionen, Gebeten und Meditationen auf dem Kirchentag spielen wird. Es gibt
zwar nur wenige Veranstaltungen direkt dazu, nämlich gerade mal eine Handvoll.
Das aber ist vor allem der langen Vorlaufzeit bei der Planung des ÖKT
geschuldet, wie von den Organisatoren glaubhaft versichert wird. Und absehbar
ist auch, dass diese Missbrauchs-Veranstaltungen mit ziemlicher Sicherheit
überlaufen sein werden.
Dennoch: Der große Aufstand gegen die
(katholische) Hierarchie ist auf dem ÖKT kaum zu erwarten - vor allem weil es
ja die Laien sind, die sich hier treffen, die Wut, die Scham und die Empörung
über den Skandal werden also kein direktes Gegenüber in München finden, von den
paar anreisenden Bischöfen mal abgesehen. Aber ein Stimmungsbarometer auch in
dieser Frage wird der Kirchentag sicherlich sein.
Diese beiden schweren Themen, die
Ökumene und der Missbrauchsskandal, werden also aller Voraussicht nach den ÖKT
in München bestimmen. Und dennoch wird man vor allem den christlichen Glauben
über die Konfessionsgrenzen hinweg zu feiern wissen. Die Themen Krieg in
Afghanistan und die Krise der Finanzmärkte werden intensiver diskutiert werden,
aber es ist unwahrscheinlich, dass sie die Menschen noch so bewegen werden, wie
es noch am Anfang des Jahres schien. Insofern hat der Missbrauchsskandal doch
schon jetzt den Kirchentag geprägt – zumal seit Freitag nun auch erstmals gegen
einen katholischen Oberhirten, den Augsburger Noch-Bischof Walter Mixa, Vorermittlungen der Staatsanwaltschaft wegen des
Verdachts sexuellen Missbrauchs begonnen haben.
Und leider ist zu befürchten, dass auch
dieses Mal, die Nabelschau der Christen wie schon beim 1. ÖKT in Berlin im
Vergleich zur Auseinandersetzung mit den anderen Religionen und Kulturen
dominieren wird. Es sieht nicht danach aus, dass diese neuen Wege des
intensiveren Dialogs mit den anderen Religionen in München so häufig gegangen
werden, wie es erforderlich wäre. Vielleicht wird man dafür ja auf den 3. ÖKT
warten müssen. Wenn es denn in sieben Jahren wieder einen gibt. Taz 7
Vatikan/Deutschland: Papst nimmt Mixas Rücktritt an
Papst Benedikt XVI. hat an diesem
Samstag den Rücktritt Walter Mixas angenommen. Damit
ist Mixa nicht mehr Bischof von Augsburg. Auch ist er
nicht mehr Militärbischof der Bundeswehr. Der Papst habe Mixas
Rücktrittsgesuch „gemäß Artikel 401, Paragraph 2 des kanonischen Rechts“
angenommen, erklärte der vatikanische Pressesaal. Dieser Paragraph sieht den
Ruhestand eines Geistlichen wegen Krankheit oder „anderer schwerwiegender
Gründe“ vor.
Zum Rücktritt Mixas
erklärte der Generalvikar des Bistums Augsburg, Prälat Karlheinz Knebel: „Das
Augsburger Domkapitel wird sich an diesem Samstagnachmittag zur Wahl des
Diözesanadministrators zusammenfinden, der dann umgehend die Bistumsleitung
während der Sedisvakanz übernehmen wird. Das gilt, bis ein neuer Bischof vom
Papst ernannt wird. Damit ist die Bistumsleitung bis zur Ernennung eines
Nachfolgers für den Augsburger Bischofssitz gewährleistet.“
Mittlerweile wurde der
Diözesanadministrator des Bistums Augsburg gewählt: Es handelt sich um
Weihbischof Josef Grünwald. Das Bistum Augsburg habe Vorwürfe, die gegen
Bischof Mixa erhoben werden, bereits vergangene Woche
der Generalstaatsanwaltschaft in München zur Kenntnis gebracht. Über die
Zukunft von Bischof Mixa könne erst nach Prüfung und
Klärung der gegen ihn in letzter Zeit erhobenen Anschuldigungen entschieden
werden, so Knebel.
„Damit hat das Bistum, in
Übereinstimmung mit den Leitlinien der Deutschen Bischofskonferenz aus dem
Jahre 2002, die Verantwortung übernommen, gehandelt und einen Verdachtsfall
ohne Ansehen der Person zur Anzeige gebracht. Mit unserem Vorgehen folgen wir dem
Anspruch der deutschen Bischöfe nach Transparenz und Wahrheit. Ich bitte die
Gläubigen, den Klerus und alle Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter in dieser
schwierigen Zeit die Einheit der Kirche zu wahren. Wir sind an einem Neuanfang,
den wir gemeinsam versuchen müssen.“
Die Bistumsleitung werde generell vor
Abschluss aller Untersuchungen und staatsanwaltschaftlicher Ermittlungen keine
weiteren Stellungnahmen zu Bischof Mixa abgeben.
Zollitsch:
„Augsburg hatte es schwer“ - Das Bistum Augsburg hat schwere Tage und Wochen
hinter sich. Das sagte der Vorsitzende der Deutschen Bischofskonferenz,
Erzbischof Robert Zollitsch. Die zügige Entscheidung
des Papstes, Mixas Rücktritt anzunehmen, schaffe nun
die notwendige Klarheit: Sie gebe allen Beteiligten die Chance zum Neuanfang.
Wörtlich sagte Zollitsch:
„Ich danke Papst Benedikt für seine
Unterstützung der Kirche in Deutschland. Es war richtig, dass Hinweise, die
jetzt gegeben wurden, in Übereinstimmung mit den Leitlinien der Deutschen
Bischofskonferenz den zuständigen Stellen zur Kenntnis gebracht und angezeigt
wurden. Ich hoffe, dass die verschiedenen Vorwürfe in den unterschiedlichen
Bereichen von den zuständigen Stellen bald geklärt werden können.“
Die Vorgänge der letzten Zeit haben das
gesamte Bistum Augsburg und auch die katholische Kirche in Deutschland sehr
belastet, so Zollitsch weiter. Der Verlust der
Glaubwürdigkeit wiege schwer.
„Umso wichtiger ist es, dass wir den
eingeschlagenen Weg der Erneuerung fortsetzen. Gemeinsam mit dem gewählten
Diözesanadministrator und später mit einem neuen Bischof wollen wir den Weg der
inneren Heilung, Beruhigung und des Neuanfangs gehen. Er ist unerlässlich, um
Vertrauen und Glaubwürdigkeit zurückzugewinnen.“
Zollitsch
danke Bischof Walter Mixa „ für die Impulse, die er
als Priester und Bischof gegeben hat“. Er wünsche ihm für die Zukunft Gottes
stärkende Nähe und Hilfe.
„Wir stehen unmittelbar vor dem Zweiten
Ökumenischen Kirchentag; er steht unter dem Leitwort „Damit ihr Hoffnung habt“.
Ein Leitwort, das Mut macht und Zuversicht schenkt, Zuversicht, die wir aus dem
Glauben schöpfen und gerade derzeit gut gebrauchen können.“
Militärgeneralvikar dankt Mixa für Dienst unter Soldaten - Die Katholische
Militärseelsorge hat dem zurückgetretenen Militärbischof Walter Mixa „für seinen engagierten Dienst in der Kirche unter den
Soldaten“ gedankt. In einer am Samstag in Berlin verbreiteten Erklärung betonte
Militärgeneralvikar Walter Wakenhut, es gehe jetzt
darum, „Glaubwürdigkeit neu zu gewinnen und wieder Vertrauen zu schaffen“. Die
Vorgänge der vergangenen Wochen seien auch für die Katholische Militärseelsorge
belastend gewesen, so Wakenhut. Es sei zu hoffen,
dass die Vorwürfe in den unterschiedlichen Bereichen geklärt werden könnten.
Die Militärseelsorge wünsche Mixa „in diesen
schwierigen Tagen und Wochen Gottes stärkende Nähe und Hilfe“. Bis zur
Ernennung eines neuen Militärbischofs durch den Heiligen Stuhl übernimmt laut
Statuten der Generalvikar die Leitung der Katholischen Militärseelsorge. Pm/kna 8
Keine Kirchenzugehörigkeit zum Nulltarif
Das deutsche Kirchensteuersystem kippt
bis auf Weiteres doch nicht - Kirchenmitglieder können sich nicht mit einem
juristischen Trick um die Kirchensteuer drücken. Ein reiner
Kirchensteuer-Austritt ist nicht möglich. Das entschied der
Verwaltungsgerichtshof Baden-Württemberg am Dienstag dieser Woche in Mannheim.
Ein Kirchenaustritt, so das Gericht, könne nicht auf die Körperschaft des
öffentlichen Rechts beschränkt werden. Allerdings, so in der Urteilsbegründung
weiter, lege ausschließlich die Kirche fest, welche Folgerungen sie aus einer
gegenüber den staatlichen Stellen abgegebenen Kirchenaustrittserklärung zieht
(AZ: 1 S 1953/09).
Der emeritierte Freiburger Kirchenrechtler Hartmut Zapp war 2007 aus der Kirche als
Körperschaft des öffentlichen Rechts ausgetreten. Gleichzeitig hatte er der
Kirche gegenüber erklärt, Mitglied der römisch-katholischen
Glaubensgemeinschaft bleiben zu wollen. Zapp stellt den deutschen Sonderweg,
bei dem der Staat Steuergelder für die Kirchen einzieht, in Frage. Dieses
Procedere sei „eine unzulässige Vermischung zwischen der Kirche als
Religionsgemeinschaft und dem Staat als Steuereinzieher".
Zudem kämpft der Kirchenrechtler gegen die Sicht der
katholischen Kirche in Deutschland, wonach ein Kirchenaustritt, der vor einer
rein staatlichen Stelle erfolgt, generell als formaler Akt des Glaubensabfalls
gewertet wird, der automatisch die Tatstrafe der Exkommunikation nach sich
zieht, ohne dass seitens der Kirche eine Prüfung der Motive des Austritts
erfolgt ist.
Tatsächlich können Katholiken gemäß den
von Papst Benedikt XVI. approbierten Normen des Päpstlichen Rates für
Gesetzestexte vom 13. März 2006 trotz formalen Kirchenaustritts weiterhin den
Willen haben, der Glaubensgemeinschaft anzugehören. Der vor dem Staat erklärte
Austritt eines Katholiken aus der Kirche im Sinne einer Körperschaft
öffentlichen Rechts habe keineswegs immer die automatisch eintretende
Exkommunikation zur Folge.
Das vom Verwaltungsgerichtshof
verkündetet Urteil löst somit nicht das generelle kirchliche Dilemma: Die
deutschen Bischöfe halten an ihrer zuletzt noch im Jahre 2006 bestätigten
Sichtweise des Kirchenaustritts fest. Nach universalkirchlichem
Selbstverständnis und päpstlichem Recht jedoch verlässt nicht jeder, der vor
den Staat seinen Kirchenaustritt erklärt, automatisch auch die
Glaubensgemeinschaft der katholischen Kirche.
Hartmut Zapp hat verlauten lassen, dass
er sich mit dem Urteil des Verwaltungsgerichtshofes nicht abfinden werde. Er
wolle sich nun an Rom wenden. Formal gesehen ist dieser Weg kein Rechtsmittel,
sondern eine Bitte um Überprüfung, die das Kirchenrecht im Zweifelsfall
ausdrücklich vorsieht.
Zuständig ist der Päpstliche Rat für
die Gesetzestexte. Dieser höchste Gesetzgeber selber hat bereits vor vier
Jahren mit der erwähnten vom Papst approbierten authentischen Interpretation
allen untergeordneten Gesetzgebern den Auftrag erteilt, ihre Partikularnormen
bei Bedarf zu korrigieren. In Deutschland ist das bisher noch nicht geschehen -
anders als in Österreich und in der Schweiz. Eine von Kirchenrechtler
Zapp erbetene Überprüfung und eine Antwort Roms würde
somit ohne Frage zur Rechtssicherheit in Deutschland beitragen.
Keineswegs sind das alles nur
kirchenrechtliche Diskussionen und Theorien fernab des kirchlichen Alltags. Und
es wäre sicher gut, wenn die katholische Kirche in Deutschland das in dieser
Woche verkündete Urteil nicht unreflektiert und vorlaut als Erfolg verbuchen
würde, wie dies etwa der Vorsitzende des Zentralkomitees der deutschen
Katholiken, Alois Glück, tat. Kaum ein Zeitpunkt ist geeigneter, jetzt
tatsächlich neu über das Kirchensteuergesetz, das aus der Weimarer Zeit stammt,
nachzudenken. Denn Fakt ist: Nur wenige Austrittswillige lassen sich durch die
automatische Exkommunikation abschrecken. Oft genug ist die vorangegangene
Entfremdung von der Kirche dafür zu groß. Die Exkommunikation und der damit
verbundene Ausschluss vom sakramentalen Leben der Kirche trifft hingegen viele,
die ihre Enttäuschung, Verärgerung oder gar persönlichen Verletzungen durch die
Kirche mit ihrem Austritt zum Ausdruck bringen wollen, sich aber gleichwohl der
Glaubensgemeinschaft verbunden und zugehörig fühlen. Und die Zahl solch
motivierter Austritte sollte nicht unterschätzt werden.
Ohne Frage ist eine finanzielle
Unterstützung der Glaubensgemeinschaft sinnvoll und notwendig. Die Kirchen
leisten unter anderem auf sozialem Gebiet Wertvolles, auf das die Gesellschaft
nur unter großem Verlust an Vielfalt, Lebensqualität und Werten verzichten
kann. Und Kirche ist weit mehr als ein Verein, Kirchensteuer somit mehr als ein
Mitgliedsbeitrag. Sie ist vielmehr ein Ausdruck und eine Konkretisierung der
Solidarität, die Christen untereinander und auch über ihren Kreis hinaus üben.
Dass es einen Kirchenbeitrag geben muss, ist deshalb unbestritten. Jedoch muss
dieser vielleicht nicht zwingend wie eine andere Steuer vom Staat eingetrieben
werden. Die deutschen Diözesen informieren in größtmöglicher Transparenz
über die Verwendung der Kirchensteuereinnahmen. Dennoch tun sich selbst manche
Kirchenmitglieder schwer mit der Zwangsabgabe. Oft genug würden sie lieber
konkrete Projekte unterstützen.
Auch sorgt die fiskalische Symbiose von
Kirche und Staat nicht selten für kritische Stimmen innerhalb wie außerhalb der
Kirche. Gleichwohl gibt es eine Vielzahl von Verträgen, in denen sich der Staat
verpflichtet, die Kirchen zu unterstützen. Auch die Eintreibung der
Kirchensteuer durch die staatliche Finanzverwaltung kann in diesem Kontext
gesehen werden. Zudem verdient der Staat am Inkasso für die Kirchen nicht
schlecht. Drei Prozent der erhobenen Kirchensteuereinnahmen darf er für sich
behalten. Kein Wunder also, dass bislang noch keiner der Beteiligten einen
Anlass sah, das System zu ändern.
Fraglich aber ist es vor allem, die
Steuerpflicht mit religiösem Druck zu untermauern und sämtliche
Kirchenaustritte über einen Kamm zu scheren ohne kirchlicherseits
die Motive dieses Schrittes zu hinterfragen. Schon heute werden
Kirchenaustritte in vielen Pfarrgemeinden nicht schweigend übergangen und
Gespräche angeboten. Auch wenn dieses Angebot nicht oft genutzt wird, ist eine
solche Gesprächsbereitschaft ein erster Schritt hin zu einer differenzierteren
Sichtweise. Denn jeder Kirchenaustritt - aus welchen Gründen er auch
immer erfolgt - ist derzeit eine ernstzunehmende Anfrage an die
Glaubensgemeinschaft.
Andrea Kronsich,
kath.de-Redaktion
Bischof dementiert Missbrauch. Vatikan nimmt Mixa-Rücktritt an
Der zurückgetretene Bischof von
Augsburg, Walter Mixa, steht nun auch im Verdacht
sexuellen Missbrauchs Minderjähriger. Damit erreicht der Missbrauchsskandal in
der deutschen katholischen Kirche erstmals den Episkopat direkt. Die
Staatsanwaltschaft Ingolstadt leitete Vorermittlungen ein, nachdem das Bistum
Augsburg einschlägige Hinweise aus dem Umfeld des mutmaßlichen Opfers an die
Behörden übermittelt hatte - in Übereinstimmung mit den bischöflichen
Leitlinien, wie der Generalvikar des Bistums, Karlheinz Knebel, betonte.
Nach Informationen der Frankfurter
Rundschau steht unterdessen die Annahme des Rücktrittsgesuchs unmittelbar
bevor, das Mixa im April an Papst Benedikt XVI.
gerichtet hat. Mixa soll von seinem Amt entbunden
werden. Dem Papst lagen für seine Entscheidung auch die Informationen über den
Missbrauchsvorwurf vor. Dieser bezieht sich auf die Zeit zwischen 1996 und
2005, als der heute 69 Jahre alte Mixa Bischof von
Eichstätt war.
Mixa
bestreitet die Vorwürfe. Sein Anwalt Gerhard Decker sagte der Augsburger
Allgemeinen: "Mein Mandant weist die jetzt gegen ihn erhobenen Vorwürfe
mit aller Entschiedenheit zurück und wird nach Kräften mit der
Staatsanwaltschaft Ingolstadt zusammenarbeiten, um den Fall restlos
aufzuklären." Er bemühe sich derzeit um Akteneinsicht.
In der vorigen Woche reisten der
Vorsitzende der katholischen Deutschen Bischofskonferenz, Robert Zollitsch, und der Münchner Erzbischof Reinhard Marx zu
Gesprächen mit dem Papst in Rom. Wie es hieß, habe Papst Benedikt über ein
ganzes Bündel von Problemen zu befinden gehabt. Zum einen stehen die Vorwürfe
ehemaliger Heimkinder im Raum, Mixa habe sie in
seiner Zeit als Stadtpfarrer im bayerischen Schrobenhausen (1975 bis 1996)
systematisch geprügelt.
Mixa
bestreitet zwar nach wie vor vehement jegliche Anwendung von Gewalt, will aber
andererseits gelegentliche "Watsch´n" nicht
ausschließen. Diese als widersprüchlich empfundene Haltung trug dazu bei, dass Zollitsch, Marx und andere Bischöfe ihrem Mitbruder im
April eine Auszeit empfahlen und dieses Votum auch öffentlich machten.
Aufenthalt in Entzugsklinik - Daneben stellte ein unabhängiger
Sonderermittler Unregelmäßigkeiten im Umgang Mixas
mit dem Vermögen der Waisenhausstiftung fest. Die Augsburger Priesterschaft als
auch die Bistumsleitung machten dem Bischof in verschiedenen Gesprächen
deutlich, dass er unter diesen Umständen nicht im Amt bleiben könne. Mixa fasste daraufhin selbstständig den Entschluss
zurückzutreten.
Hinzu kommen dem Vernehmen nach
Probleme des Bischofs mit übermäßigem Alkoholkonsum, die nach Einschätzung von
Insidern eine medizinische Intervention notwendig gemacht hätten. Zurzeit hält
sich Mixa in einer Schweizer Fachklinik zum Entzug
auf. Dorthin hatte er sich auf Anraten seiner Umgebung direkt nach Einreichen
des Rücktrittsgesuchs am 21. April zurückgezogen.
Für einen psychisch labilen Zustand des
Bischofs spricht, dass er offenbar zeitweilig einen Rücktritt vom Rücktritt
erwog. Zollitsch und Marx reisten eigens in die
Schweiz, um Mixa von diesem Schritt abzubringen. Ob
er damit in Rom Erfolg gehabt hätte, ist freilich mehr als zweifelhaft.
Zur Unruhe und Besorgnis unter den
deutschen Bischöfe tragen nicht zuletzt Informationen über eine unangemessene
Nähe Mixas zu Priesteramtskandidaten und auch
Priestern bei, die - wie es heißt - die authentische Amtsführung eines Bischofs
als fragwürdig erscheinen ließen. In Medienberichten war dies wiederholt
angedeutet worden. Trotzdem lösten die nun bekanntgewordenen Vorwürfe mitsamt
den Ermittlungen der Staatsanwaltschaft eine Schockwelle in der Kirchenführung
aus.
Der Rücktritt eines Bischofs wird nach
dem Kirchenrecht erst wirksam, wenn der Papst es annimmt. Bis zur Ernennung
eines neuen Bischofs wählt das Domkapitel einen
"Diözesanadministrator", der dann die Amtsgeschäfte führt.
JOACHIM FRANK FR 8
Missbrauchsvorwurf. Kardinal Lehmann begrüßt Absetzung Mixas
Ungewöhnlich schnell nahm Papst
Benedikt XVI. den Rücktrittsgesuch des Augsburger
Bischofs Walter Mixa an. Kardinal Lehmann begrüßte
den Entschluss und will nun einen Neuanfang. Mixa
lässt über seinen Anwalt verkünden, dass der Missbrauchsvorwurf
"unzutreffend" sei und befindet sich angeblich in einer speziellen
Schweizer Klinik.
Schluss für Walter Mixa:
Papst Benedikt XVI. hat den Rücktritt des umstrittenen Augsburger Bischofs
angenommen. Das teilte der Vatikan am Samstag mit. Der 69-Jährige bleibt damit
zwar formell geweihter Bischof auf Lebenszeit, hat aber keine Diözese mehr und
ist auch nicht länger Militärbischof der Bundeswehr.
Nach wochenlanger Kritik und
Gewaltvorwürfen früherer Heimkinder hatte Mixa am 21.
April Rom seinen Rücktritt angeboten. Der Vorsitzende der Deutschen
Bischofskonferenz (DBK), Robert Zollitsch, begrüßte
die zügige Entscheidung des Papstes.
Zollitschs
Vorgänger, der Mainzer Bischof Kardinal Karl Lehmann erhob schwere Vorwürfe
gegen Mixa. Es gebe leider immer wieder Menschen, die
ihren Aufgaben in der Kirche nicht genügten. „Es bleibt eine erhebliche
Verletzung des Vertrauens“, sagte er dem ZDF-„heute journal“.
Auch die Reformbewegung „Wir sind Kirche“ zeigte sich von der Papst-
Entscheidung erleichtert. Weihbischof Josef Grünwald wird das Augsburger Bistum
vorläufig leiten.
Am Freitag war bekanntgeworden, dass
die Staatsanwaltschaft Ingolstadt Vorermittlungen wegen des Verdachts auf
sexuellen Missbrauch gegen Mixa eingeleitet hat. Nach
Medienberichten soll es sich dabei um einen Missbrauchsfall aus Mixas Zeit als Eichstätter Bischof zwischen 1996 bis 2005
handeln.
Damit steht erstmals in Deutschland ein
katholischer Bischof unter dem Verdacht des sexuellen Missbrauchs. Der Papst
soll von den neuen Vorwürfen gegen Mixa gewusst
haben, bevor er seine erwartete Entscheidung traf.
Mixa
ließ die Vorwürfe über einen Augsburger Anwalt als unzutreffend zurückweisen
und erklärte sich zur Zusammenarbeit mit den Ermittlern bereit. Nach
Informationen aus Kirchenkreisen soll sich der 69-Jährige in der Schweiz
aufhalten, um sich wegen eines angeblichen Alkoholproblems behandeln zu lassen.
Der damalige Papst Johannes Paul II.
hatte Mixa im August 2000 zum katholischen Militärbischof
für die Bundeswehr ernannt; im Juli 2005 berief ihn Papst Benedikt XVI. zum
Bischof von Augsburg. Benedikt verwies bei der Annahme des Rücktrittsgesuchs
auf einen Paragrafen des kanonischen Rechts, der den Ruhestand eines
Geistlichen wegen Krankheit oder „anderer schwerwiegender Gründe“ vorsieht.
Ein Bischof kann seinen Rücktritt nur
anbieten, der Papst muss dem Schritt zustimmen. Das Kirchenoberhaupt hatte am
29. April mit DBK-Chef Zollitsch im Vatikan über den
Fall Mixa beraten. Diese Begegnung dürfte den
Grundstein für die Annahme des Gesuchs gelegt haben. Damit handelte Benedikt
vergleichsweise rasch – in der Vertuschungsaffäre des irischen
Missbrauchsskandals dauerte es teilweise Monate, bis der Papst
Rücktrittsgesuche annahm. Zollitsch: Wir brauchen
Neuanfang
Zollitsch
sagte, die Entscheidung gebe allen Beteiligten die Chance zum Neubeginn: „Einen
Neuanfang, den wir dringend brauchen.“ Die Vorgänge der jüngsten Zeit hätten
das Bistum Augsburg und auch die katholische Kirche in Deutschland sehr
belastet. „Der Verlust der Glaubwürdigkeit wiegt schwer“, sagte der Erzbischof.
„Wir wollen den Weg der inneren Heilung, Beruhigung und des Neuanfangs gehen“,
erklärte Zollitsch weiter, der sich auf eine
schriftlich vorbereitete Erklärung stützte und keine Fragen beantwortete.
Der Erzbischof von München und
Freising, Reinhard Marx, zeigte sich ebenfalls erleichtert. Damit werde eine
Zeit der Unsicherheit im Bistum Augsburg beendet, sagte Marx laut Mitteilung in
München. Die Bewegung „Wir sind Kirche“ forderte eine umfassende und rasche
Prüfung aller Vorwürfe gegen den Mixa. „Dabei darf es
keinen Bischofs-Bonus geben, auch wenn zunächst von der Unschuldsvermutung
auszugehen ist – die das römisch-katholische Kirchenrecht selber allerdings
nicht kennt.“
Auf die Frage, ob schon die Berufung Mixas zum Bischof ein Fehler gewesen sei, wies Lehmann
Verantwortung der Deutschen Bischofskonferenz zurück, deren Vorsitzender er von
1987 bis 2008 war. „Da ist unmittelbar der Papst über den Apostolischen Nuntius
zuständig, und da wird es schwer, das bis ins Einzelne zu kontrollieren“. Er
selbst müsse gestehen, von Gerüchten über Mixas
Lebenswandel gehört zu haben, aber „die waren in Teilen so unbestimmt und
verunglimpfend, dass ich mir selbst kein Bild machen konnte“, sagte Lehmann.
Das Domkapitel der Diözese Augsburg
wählte den Weihbischof Grünwald am Samstagnachmittag zum sogenannten
Diözesan-Administrator, wie das Ordinariat mitteilte. Grünwald wird bis zu
einer Neubesetzung des Bischofsstuhls in Augsburg die Diözese leiten.
Erfahrungsgemäß dauert es rund zwölf Monate bis zur Ernennung eines neuen
Bischofs. Der 73-Jährige bestellte den bisherigen Generalvikar der Diözese,
Domkapitular Karlheinz Knebel, zu seinem Vertreter. Knebel rief die Gläubigen
zum Zusammenhalt in „dieser schwierigen Zeit“ auf: „Wir sind an einem
Neuanfang, den wir gemeinsam versuchen müssen.“
Der Vorsitzende des Augsburger
Diözesanrates, Helmut Mangold, sagte, der Fall Mixa
sei zu einem logischen Abschluss gekommen. Nun müsse man einen Neuanfang im
Bistum organisieren. Dazu gehöre die umfassende Aufklärung aller Vorwürfe gegen
Mixa. „Das darf nicht so stehen bleiben, alles muss
ganz klar auf den Tisch gelegt werden“, sagte Mangold. Dpa 9
Erzbischof stellt Priester-Zölibat in Frage
Bamberger Erzbischof Ludwig Schick:
"Die Kirche insgesamt muss offener werden"
Kritik am Zölibat aus höchsten
Kirchenkreisen: Der Bamberger Erzbischof Schick fordert im Gespräch mit dem
SPIEGEL eine Diskussion über das Ende der Enthaltsamkeit für Priester. Unterdessen
steht die Ablösung des Augsburger Bischofs Walter Mixa
von seinem Amt offenbar unmittelbar bevor.
Augsburg/München - In der Debatte um
sexuellen Missbrauch in der katholischen Kirche kommt immer wieder auch der
Zölibat ins Spiel: Ist die verordnete Enthaltsamkeit für Priester einer der
Gründe für die in den vergangenen Monaten bekannt gewordenen Fälle? Jetzt
fordert ein hoher Würdenträger eine Diskussion über den Zölibat: "Ich wäre
dafür, dass man darüber nachdenkt", sagte der Bamberger Erzbischof Ludwig
Schick im Gespräch mit dem SPIEGEL. Sein Vorschlag: Nur Bischöfe, Ordensleute
und Domkapitulare sollten sich zur Ehelosigkeit verpflichten.
Als Lehre aus dem Missbrauchskandal
verlangt Schick generell einen Kurswechsel im Klerus: "Die Kirche
insgesamt muss offener werden." Dazu gehöre mehr Verantwortung für die
Laien. "Sie müssen von den Amtsträgern mehr einbezogen und gehört werden.
Und sie müssen mehr in Entscheidungsgremien mitwirken", sagt Schick,
"da muss in den Bistumsleitungen und sicherlich auch auf Weltkirchenebene
mehr geschehen." Auch sollten "Frauen mehr in der Kirche mitwirken,
und zwar in der Pastorale als Gemeindereferentinnen und Pastoralreferentinnen -
aber auch in unseren Leitungsgremien".
Schick, der sich als katholischer 68er
versteht, rät besonders seinen konservativen Amtsbrüdern zum Kurswechsel.
"Es hat in der Kirche auch Rückschritte gegeben. Es gab Verfestigungen und
Verkrustungen, Angst vor der bösen Welt." Konservativen und Liberalen in der Kirche sei es "in den letzten Jahren
nicht gelungen, gut im Dialog zu sein. Den Dialog müssen wir
wiederaufnehmen".
Entscheidung des Vatikans über Mixa steht bevor
Unterdessen wird mit Spannung das weitere
Vorgehen des Vatikans im Fall des Augsburger Bischofs Walter Mixa erwartet. Nach Medienberichten hat Papst Benedikt XVI.
das Rücktrittsangebot angenommen, das Mixa am 21.
April eingereicht hatte. Eine Bestätigung aus Rom gab es dafür zunächst nicht.
Den Berichten zufolge will der Vatikan die Entscheidung am Samstagmittag
bekanntgeben. Mixa hatte nach wochenlanger Kritik um
eine Prügel- und Finanzaffäre seinen Rücktritt angeboten. Am Freitag waren
zusätzlich Vorwürfe des sexuellen Missbrauchs gegen den Augsburger Oberhirten
bekannt geworden.
Unmittelbar nach einer Annahme des
Rücktritts muss das Augsburger Domkapitel zusammentreten und einen sogenannten
Diözesan-Administrator aus seinen Reihen wählen, der das Bistum bis zur
Ernennung eines neuen Bischofs leitet. Als aussichtsreicher Kandidat wird
Weihbischof Anton Losinger gehandelt. Gleichzeitig
verlieren dann nach dem Kirchenrecht der Priesterrat und Generalvikar Karlheinz
Knebel automatisch ihre Funktionen, da sie unmittelbar dem Bischof unterstellt sind.
Erfahrungsgemäß dauert die Neubesetzung eines Bischofsstuhls rund ein Jahr.
Die Ingolstädter Staatsanwaltschaft
hatte Vorermittlungen wegen sexuellen Missbrauchs eines Minderjährigen gegen Mixa aufgenommen. Inzwischen sind weitere belastende
Details bekannt geworden. Nach Informationen des SPIEGEL soll der 69-Jährige in
seiner Zeit als Bischof von Eichstätt häufig junge Seminaristen des
Priesterseminars "Collegium Willibaldinum"
mit in seine Privaträume im Bischofshaus eingeladen und mit ihnen gemeinsame
Saunabesuche unternommen haben.
Mixa,
der für eine Stellungnahme nicht zu erreichen war und über seinen Augsburger
Anwalt die Vorwürfe "mit aller Entschiedenheit" zurückweisen ließ,
soll, so heißt es in Kirchenkreisen, homosexuelle Neigungen gehabt haben. In
der Szene wurde über seinen Spitznamen "Monsi"
- abgeleitet von Monsignore - gespottet.
Schon seit längerem hatte im
Kirchenmilieu darüber Verwunderung geherrscht, wie es Mixa
gelang, auffallend viele junge Männer in seine Priesterseminare zu locken,
selbst solche, die in anderen Bistümern als ungeeignet abgelehnt worden waren. Mixa, von 1996 bis 2005 Bischof in Eichstätt, hatte in
öffentlichen Appellen jungen Seminaristen geraten, "auf sexuelle Kontakte,
sei es mit Andersgeschlechtlichen oder Gleichgeschlechtlichen, zu
verzichten".
Überdies hatte Mixa
wiederholt die Lesben- und Schwulenparade "Christopher Street Day"
und Lebensgemeinschaften von Schwulen und Lesben kritisiert. Mixas mögliche sexuelle Verfehlungen sollen vorvergangene
Woche bereits beim Gespräch zwischen dem Papst und drei ranghohen deutschen
Kirchenvertretern in Rom eine Rolle gespielt haben, da man innerhalb der
Augsburger Kirche offenbar schon länger darüber Bescheid wusste. mbe/dpa 8
Gefallener Bischof Mixa. Vom Papstliebling zum Paria
Als Augsburger Bischof vertrat Walter Mixa eine Kirche, wie sie sich Papst Benedikt XVI. wünscht:
fundamentalistisch, Rom ergeben, rückwärtsgewandt. Der Staat muss sich fragen,
wie lange er eine katholische Parallelwelt dieses Zuschnitts noch alimentieren
will.
So, das war dann das Kapitel Walter Mixa, oder? Mit der Annahme des Rücktrittsgesuches hat der
Papst seine Kirche heute von einer schwärenden Wunde erlöst. Wirklich?
Die Hütte brennt, die Flammen sind
gelöscht, ja, aber es schwelt noch weiter im Gebälk, und die Brandursachen sind
noch längst nicht wirklich klar. Derselbe Papst, der Mixa
jetzt entlassen hat, der hat ihn auch vor fünf Jahren zum Bischof von Augsburg
ernannt, zum Chef über 1,5 Millionen Katholiken. Es war die erste Personalentscheidung
des deutschen Papstes in seiner Heimat.
Empfohlen hatte sich Mixa damals durch seine besondere Liebe zur Förderung
junger Priester und durch die Disziplinierung eines Pfarrers, der beim
Ökumenischen Kirchentag an einem evangelischen Abendmahl teilgenommen hatte -
trotz großer Widerstände der Kirchenbasis. Noch zwei Wochen vor der Beförderung
durch den Papst im Juli 2005 war der gebürtige Schlesier in seinem Wohnhaus die
Treppe heruntergestürzt und hatte sich die Nase gebrochen. Heute muss seine
Exzellenz die Entscheidung des Papstes im derzeitigen Refugium, einer Klinik
für Alkoholiker in der Schweiz, entgegennehmen.
Scheinheilig in einer vergoldeten
Parallelwelt
Bischof Walter Mixa
war für Benedikt XVI., alias Joseph Ratzinger, ein wichtiger Mann zur
Durchsetzung seiner kirchenpolitischen Linie in Deutschland. Er bezeichnete
sich selbst als "kultivierten Konservativen". Mixa
verkörperte eine Kirche, wie sie der Papst will. Ein Fundamentalist, ein
Hardliner, ein Rückwärtsgewandter - doch der papsttreue Stadtpfarrer von
Schrobenhausen hat sich als Scheinheiliger enttarnt.
Je frommer und schriller seine Sprüche
wurden, desto größer wurde die Kluft zu Mixas
Parallelwelt, in der er lebte und sich dazu auch noch ganz komfortabel mit
Wein, Solarium und Blattgold eingerichtet hatte. Bischöfe wie Mixa sind das Ergebnis einer negativen Auslese: Nicht
seelsorgerliche oder theologische Qualifikationen entschieden über ihren
Aufstieg, sondern Papsttreue und blindes Befolgen römischer Anweisungen.
Für den verstoßenen Papstliebling ist
die Sache nicht ausgestanden. In der Causa Mixa wird
vielerorts weiter ermittelt: Ein Sonderermittler soll nächste Woche Neues über
Griffe in die Kinderheimkasse von Schrobenhausen berichten und auch über Mixas Gewalt gegen Kinder. Ein Staatsanwalt in Ingolstadt
muss klären, ob er ein Sexualstraftäter ist.
Doch die katholische Kirche muss noch
etwas anderes klären: Warum konnte sich das System Mixa
so lange halten? Warum gab und gibt es eine nahezu irrationale Angst, Probleme
in der Kirche offen auszusprechen und anzugehen? Über Mixa
und seine Umtriebe gab es seit Jahren Gerede nicht nur in den bayerischen
Gemeinden, sondern auch in der Bischofskonferenz. Doch das von Mixa geschaffene System, auf das man auch bei anderen Bischöfen
stoßen kann, tastete niemand an.
Ein eitler, selbstherrlicher Kaiser
ohne Kleider
Er machte aus dem Haus des Bischofs ein
"Bischofspalais", aus Terminen wurden "Audienzen", und er
umgab sich mit einem Hofstaat von Jasagern, selbstherrlich und unangreifbar.
Niemand wagte zu sagen, dass der Kaiser in Wahrheit gar keine Kleider trug.
Noch heute feiern ihn Rechtskatholiken und Weihrauchnostalgiker als
"Märtyrer" und wollen die Wahrheit nicht wissen, nur "zur Kirche
halten".
Wie groß ist eigentlich die Angst vor
Hierarchie und falscher Amtsautorität, die in der Kirche endlich überwunden
werden muss?
Die Gesellschaft und der Staat aber
sollten sich fragen, warum sie einem wie Mixa aus
Steuergeldern eigentlich das Gehalt bezahlt haben und wie lange man noch die
Parallelwelt der katholischen Kirche alimentieren will - eine Institution, in
der es nach eigenem Selbstverständnis keine Demokratie gibt, keine Frauen in
Leitungsämtern, keine wirkliche finanzielle Transparenz - dafür aber
Ausgrenzung und Diffamierung von ganzen gesellschaftlichen Gruppen wie
Homosexuelle und obendrein noch geheimgehaltene
schwarze Kassen wie die des "Bischöflichen Stuhls".
Die Politik muss die Implementierung
gesellschaftlicher Standards in der katholischen Kirche verlangen - warum
sollte man sonst eine zentralistisch bestimmte Parallelwelt weiter bezahlen?
Das Ende des Systems Mixas könnte für die Kirche mehr als das Scheitern der
Personalpolitik des Papstes signalisieren. Zwangsläufig geraten auch andere
Vertreter eines autoritären Kirchenbildes in Konflikt mit den Gläubigen an der
Kirchenbasis und mit der offenen, demokratischen Gesellschaft.
"Eine Grundsanierung des gesamten
Systems" steht auf der Tagesordnung - beim Ökumenischen Kirchentag, der in
wenigen Tagen in München beginnt, dürfte nicht nur bei der "Kirche von
unten" darüber gesprochen werden. Eine Kirche, die sich von Mixas verblieben Freunden im Geiste weiterhin prägen lässt,
verspielt mehr als ihre Glaubwürdigkeit, sie verspielt ihre Zukunft. Peter Wensierski Der Spiegel 9
Gemeinsam beim Ökumenischen Kirchentag: WECF, Mütter gegen Atomkraft e.V. und projekt21plus
Nachhaltiges Leben, Wirtschaften und
der Klimawandel sind Schwerpunktthemen auf dem ökumenischen Kirchentag in
München. Mit einem Gemeinschaftsstand auf dem Messegelände zeigen drei
Umweltgruppen, wie ökologische Gefahren und deren Lösungswege miteinander
vernetzt sind. In einer großen Postkartenaktion an Bundeskanzlerin Angela
Merkel können die Besucherinnen und Besucher ihre Meinung in der aktuellen
Energiedebatte einbringen. Die Umwelt- und Frauenorganisation Women in
Europe for a Common Future (WECF) setzt sich dafür
ein, osteuropäische Staaten nicht als künftige Atommüll-Lager für
westeuropäische Atomkraftwerke zu degradieren. Denn die Gefahr besteht, dass
die wirtschaftlich mächtigen Atomkraftwerks-Betreiber sich das ungelöste
Problem der Endlagerung mit viel Geld aber ohne Verantwortung vom Hals schaffen
wollen. Wer würde von einer Laufzeitverlängerung für deutsche Atomreaktoren
profitieren, will der Verein Mütter gegen Atomkraft e.V. von den politisch
Verantwortlichen wissen. Eine atomare Katastrophe, wie sie 1986 im ukrainischen
Tschernobyl passierte, könnte jederzeit auch in einem gealterten Reaktor mitten
in Deutschland, Frankreich oder der Schweiz geschehen – mit noch
schrecklicheren Folgen. Vulkanasche legte den europäischen Flugverkehr lahm.
Doch eine atomare Wolke würde dicht besiedelte Regionen unbewohnbar machen.
Auch darum erachtet die dritte gemeinschaftliche Gruppe, Projekt21plus, die
weitere Entwicklung bei den Erneuerbaren Energien für absolut notwendig. Als
Beraterin für Ökostrom und nachhaltige Investitionen sieht Trudel Meier-Staude
den umweltpolitischen Crashkurs der Bundesregierung als verhängnisvollen
Schritt in die falsche Richtung.
Eine der sieben Selbstverpflichtungen
für Besucher des Kirchentages bezieht sich auf den Bibelsatz „Wir wissen, dass
die gesamte Schöpfung bis zum heutigen Tag seufzt“ (Röm. 8,22). Darüber in
einen Dialog zu treten, bietet sich an den drei Tagen vom 13. bis 15. Mai am
Stand E 25 in Halle B4 auf der Messe Riem eine günstige Gelegenheit. De.it.press
Verdacht auf sexuellen Missbrauch. Vorermittlungsverfahren gegen Bischof Mixa
Die Staatsanwaltschaft Ingolstadt hat
nach Angaben des bayerischen Justizministeriums Vorermittlungen wegen des
Verdachts des sexuellen Missbrauchs Minderjähriger gegen Bischof Walter Mixa eingeleitet. Von Daniel Deckers und Albert Schäffer,
München
Die Staatsanwaltschaft Ingolstadt hat
Vorermittlungen gegen den Bischof von Augsburg, Mixa,
wegen des Verdachts sexueller Übergriffe auf Minderjährige aufgenommen. Dieser
hat die Vorwürfe am Freitag bestritten. Nach Informationen der Frankfurter Allgemeinen Zeitung hat das Bistum Augsburg die
Staatsanwaltschaft zu Beginn dieser Woche über entsprechende Vorwürfe in
Kenntnis gesetzt. Wegen der öffentlichen Stellung des Beschuldigten wurde auch
die Münchner Generalstaatsanwaltschaft informiert.
Zuvor waren dem für Fälle sexuellen
Missbrauchs in der Diözese Augsburg zuständigen Arbeitsstab Hinweise zugetragen
worden, die diesen Schritt nach den Leitlinien der katholischen Kirche unausweichlich
machten. Mixa hatte Papst Benedikt XVI. schon in der
vorvergangenen Woche den Amtsverzicht angeboten. Dem 67 Jahre alte Geistlichen
wurde zu diesem Zeitpunkt vorgehalten, als Stadtpfarrer von Schrobenhausen
Kinder geschlagen und Geld einer Waisenhausstiftung veruntreut zu haben.
Die Zuständigkeit der
Staatsanwaltschaft Ingolstadt deutet darauf hin, dass sich die Vorwürfe gegen
den Bischof auf den Zeitraum zwischen 1996 und 2005 beziehen. 1996 war der
gebürtige Oberschlesier von Papst Johannes Paul II. zum Bischof von Eichstätt
ernannt worden. Die Versetzung aus dem Bistum Eichstätt in die größere Diözese
Augsburg im Sommer 2005 war die erste Bischofsernennung in Deutschland, die
Papst Benedikt XVI. vornahm.
Der Höhepunkt einer Serie von
Mutmaßungen
Benedikt XVI. hatte sich am Freitag
vergangener Woche in einem Gespräch mit dem Vorsitzenden der Deutschen
Bischofskonferenz, Zollitsch, dem Münchner Erzbischof
Marx und dem Augsburger Weihbischof Losinger ein Bild
von den Umständen gemacht, die Mixa veranlasst
hatten, um Amtsverzicht nachzusuchen. Dabei kam dem Vernehmen nach auch der
Verdacht sexueller Übergriffe zur Sprache. Gemeinsam mit unübersehbaren
Hinweisen auf übermäßigen Alkoholgebrauch bildet der Verdacht sexueller
Übergriffe den Höhepunkt einer Serie von Mutmaßungen über einen eines
Geistlichen unwürdigen Lebensstil, in die sich Mixa
durch Leugnen und Eingeständnisse immer tiefer verstrickt hat.
Angesichts des Schadens, den die Kirche
zu nehmen drohte, brachen Zollitsch und Marx am
Mittwoch vorvergangener Woche ein Tabu und forderten Mixa
öffentlich auf, sein Amt ruhen zu lassen. Sie taten dies im Einvernehmen mit
dem Kölner Kardinal Meisner, der 1996 zusammen mit dem damaligen Bischof von
Fulda, Dyba, maßgeblich dazu beigetragen hatte, dass Mixa
Eichstätter Bischof wurde. Mixas erster Versuch,
Bischof zu werden, war 1993 am Widerstand des Augsburger Domkapitels und des
damaligen Nuntius Lajos Kada gescheitert.
Über die Vorhaltungen gegen den
früheren Schrobenhausener Stadtpfarrer, die in den vergangenen Wochen laut
wurden, war dem Domkapitel zu Beginn der neunziger Jahre nach Aussage eines
Zeitzeugen nichts bekannt. Der Ernennung Mixas zum
Militärbischof im Herbst 2000 wie auch der Beförderung nach Augsburg fünf Jahre
später standen offenbar keine in der Lebensführung wurzelnde
Gründe entgegen.
Nach der Bitte um Amtsverzicht, an
deren Formulierung Mixa selbst mitwirkte, begab sich
dieser am Donnerstag vorvergangener Woche in eine Schweizer Klinik. Von dort
aus hielt er Kontakt mit Vertrauten und wurde von diesen auf dem Laufenden
gehalten. Die Einflussnahme auf den psychisch wie physisch labilen Mann ging so
weit, dass Zollitsch und Marx vor wenigen Tagen in
die Schweiz reisten, um Mixa davon abzuhalten, an die
Öffentlichkeit zu gehen und womöglich seine Bitte um Amtsverzicht
zurückzuziehen. Jetzt ist damit zu rechnen, dass Papst Benedikt den
Amtsverzicht Mixas binnen kurzem annehmen wird.
Faz.net 7
Kommentar. Walter Mixa, der Fall
Von einem Bild zu reden, das sich
rundet, läge nahe. Schließlich sprach schon die hilflose, ja
selbstzerstörerische Vorwärtsverteidigung, mit der Walter Mixa
den Prügel- und Untreuevorwürfen zu begegnen suchte,
für eine Form von Wirklichkeitsverweigerung. Nun kommt zu alledem der Verdacht
des sexuellen Missbrauchs. Wenn der Bischof auch nur im Ansatz geglaubt haben
sollte, er würde genau dieser Eskalation entgehen können, müsste er ein Meister
des Verdrängens sein - oder eben des Realitätsverlusts.
Damit aber wird die kühle Metapher vom
"runden Bild" dem Sturz eines Mannes nicht gerecht, der sich als
konservative Galionsfigur profilieren, mit provokativen Thesen Krawall schlagen
und doch irgendwie als liebenswürdig erscheinen wollte. Mixa
ist kein "tragischer Fall", wohl aber einer, bei dem nun ein wenig
die Beißhemmung der Kritiker einsetzen könnte. Der Papst wird sein
Rücktrittsgesuch binnen kürzester Zeit annehmen. Die deutschen Bischöfe werden
erleichtert sein, dass ein Teil des Drucks aus dem Skandalkessel entweicht -
praktischerweise wenige Tage vor dem Münchner Kirchentag. Und die Schar von Mixas Getreuen wird unter dem Eindruck der neuen Vorwürfe
weiter schwinden.
Der "Fall Mixa"
indes ist nicht erledigt. Wenn ein Mann mit solcher Vorgeschichte, die offenbar
allzu vielen kein Geheimnis war, in höchste Ämter gelangen konnte, dann haben
Rekrutierung und Rekruteure der kirchlichen Führung
versagt. Wieder fällt dabei ein Schatten auf Benedikt XVI.: Die erste
Personalentscheidung des deutschen Papstes für sein Heimatland war - die
Ernennung Walter Mixas zum Bischof von Augsburg.
Joachim Frank FR 8
Vatikan/Belgien: Bischöfe bekräftigen Null-Toleranz-Politik bei Missbrauch
Der Schock des Rücktritts des Bischofs
von Brügge in Belgien sitzt noch tief; in diesen Tagen ist die
Bischofskonferenz des Landes zum Ad-Limina-Besuch in
Rom, turnusgemäß und nicht außerplanmäßig. Aber natürlich spielt der Fall des
als Priester und auch noch als Bischof Täter gewordene Roger Vangheluwe eine prägende Rolle.
In einem Interview für der
Vatikanzeitung „L’Osservatore Romano“ äußerte sich
der Vorsitzende der belgischen Bischofskonferenz und Bischof von Brüssel,
André-Mutien Joseph Léonard, an diesem Freitag zu der
Null-Toleranz-Politik, zu der er stehe und die sich vollständig mit der Politik
des Papstes in diesen Fragen decke.
Aber man müsse auch in die Zukunft
blicken, und vor allem in die Zukunft des Priesteramtes, das stark in der
Kritik stehe. Das zu Grunde liegende Problem bei sexuellem Missbrauch sei in
der persönlichen Entwicklung des Individuums zu suchen, bei der Beurteilung von
Kandidaten für das Priestersamt müsse aufmerksam auf das seelische
Gleichgewicht geachtet werden. (or 7)
Streit der Woche. „Der Steuerzahler zahlt Mixas Pension“
Staat und Kirche sind zu eng
verflochten, sagt SPD-Politikerin Ingrid Matthäus-Maier. Stimmt nicht, die
Kirche will unsere Freiheit bewahren, antwortet Günther Beckstein (CSU). VON
JOHANNES GERNERT
BERLIN - Wenige Tage vor dem Beginn des
Ökumenischen Kirchentags kritisiert die frühere SPD-Finanzpolitikerin und
Bankmanagerin Ingrid Matthäus-Maier den Einfluss der Kirchen auf den deutschen
Staat. Gott regiere zwar nicht selbst, „denn es gibt ihn nicht“, schreibt
Matthäus-Maier im Streit der Woche der sonntaz. Dafür
sei aber sein „selbsternanntes Bodenpersonal“ viel zu einflussreich.
Der Staat besolde nach wie vor
Bischöfe. „Mixas Gehalt und Pension zahlt der
Steuerzahler“, schreibt Matthäus-Maier. Gegen den scheidende Augsburger Bischof
Walter Mixa, der nach einem Misshandlungs-Skandal
seinen Rücktritt angeboten hatte, werden nun auch Vorwürfe wegen sexuellen
Missbrauchs erhoben. Matthäus-Maier weist in der sonntaz
darauf hin, dass sie das Ende dieser Besoldungs-Praxis schon 1974 in einem
FDP-Papier gefordert habe. Die Privilegien für Kirchen widersprächen dem
Verfassungssatz "Es besteht keine Staatskirche", moniert
Matthäus-Maier, die im Beirat der humanistischen Giordano-Bruno-Stiftung sitzt.
Der CSU-Politiker Günther Beckstein
widerspricht: „Wer allen Ernstes behauptet, Kirche und Religion regierten
heimlich mit in Deutschland, der sei dezent auf die Gottesstaaten unserer
Gegenwart verwiesen: den Iran, den Jemen oder auch Katar.“ Dort sei die Scharia
die Basis einer mittelalterlichen Rechtssprechung. In
Deutschland wollten Kirchen nicht „Herrscher im Lande“ sein, „sondern
Volkskirche im Wortsinn und damit Lordsiegelbewahrer unserer Freiheit“, sagt
Beckstein, der auch Vizepräses der Evangelischen
Kirche in Deutschland ist. Er wird ab Mittwoch mit zehntausenden anderen
Christen in München auf dem Ökumenischen Kirchentag beten und diskutieren.
Den gesamten Streit der Woche lesen Sie
in der aktuellen sonntaz vom 8./9. Mai 2010 – ab
Sonnabend zusammen mit der taz am Kiosk. Foto: taz
In ihrem Beitrag in der sonntaz sieht die Sängerin Nina Hagen in Deutschland ein
„Volk Gottes“ an der Macht, das basisdemokratisch in seinem Geiste mitregiere.
Schon beim Mauerfall habe dieses Volk ein „wahres Wunder“ vom Stapel gelassen.
Im Streit der Woche diskutieren
außerdem Raju Sharma, der religionspolitische
Sprecher der Linken im Bundestag, der Vizevorsitzende der Allevitischen
Gemeinde in Deutschland, Ali Ertan Topra,
taz.de-Leser Dirk Ossenberg und Rudolf Ladwig, der
zweite Vorsitzende des Internationalen Bunds der Konfessionslosen und
Atheisten. Taz 7
Bischof Fürst: „Den Dialog mit Austrittswilligen suchen“
Der Anlass waren die Austrittszahlen
des Bistums Rottenburg Stuttgart für Februar und März dieses Jahres: 3.500
Menschen wollen keine Kirchenmitglieder mehr sein, eine erheblich höhere Zahl
als im letzten Jahr. Bischof Gebhard Fürst wollte das nicht einfach so stehen
lassen, sondern wissen, woran das liegt, wo die einzelnen Motivationen liegen:
„Jetzt habe ich alle angeschrieben, mit
persönlichem Namen und persönlicher Adresse, also keine anonyme Postwurfsendung
oder so etwas, sondern ich habe alle angeschrieben und sie eingeladen, zu einem
Gespräch mit dem Bischof – eines im Mai, ein Termin im Juni und im Juli, auch
an verschiedenen Orten unserer Diözese – um einfach zu hören, was sie auf dem
Herzen haben, was sie bewegt hat, der Kirche den Rücken zu kehren; um ihnen
auch zu signalisieren, dass ich das sehr ernst nehme. Es ist sicher auch über
die Personen, die ich eingeladen habe, hinaus ein Zeichen, dass ich mit dieser
Vertrauenskrise irgendwie umgehen möchte.“
Katholische Jugend berät auch zu
Missbrauchsfällen - 650.000 in Verbänden organisierte Jugendliche und junge
Erwachsene, das ist ein sehr großer Teil der kirchlichen Jugendarbeit in
Deutschland. Organisiert sind sie bei Pfadfindern, der Katholischen
Studierenden Jugend, der Katholischen Jungen Gemeinde, der Landjugend und
vielen anderen. Ihnen gemeinsam ist der Dachverband: der Bund der Deutschen
Katholischen Jugend (BDKJ). Mit den Missbrauchsfällen haben die Verbände ein
Pflicht-Thema bei ihrer diesjährigen Jahreshauptversammlung. Dazu sagt uns Dirk
Tänzler, Bundesvorsitzender des BDKJ: „Wir machen
schon seit etwa zehn Jahren eine - wie ich finde – hervorragende, aber leider
nie so groß wahrgenommene Präventionsarbeit in den Jugendverbänden, in der
DPSG, bei der KSJ, bei der KJG. Da kann Kirche auch von Jugendverbandsarbeit
lernen.“ (rv 7)
Papst: „Belgiens Kirche ist von Sünden geprüft“
Benedikt XVI. hat die Bischöfe Belgiens
dazu ermuntert, sich gegenseitig besser zu unterstützen. Das gelte insbesondere
in der gegenwärtigen schwierigen Zeit, so der Papst in einer Rede an die
belgischen Oberhirten. Diese besuchten an diesem Samstagmittag das katholische
Kirchenoberhaupt anlässlich ihres Ad Limina-Besuchs
im Vatikan. Die katholische Kirche in Belgien sei durch die Sünden der
Missbrauchsfälle beschädigt, so der Papst. Benedikt XVI. rief deshalb die
belgischen Bischöfe und die gesamte Kirche des Landes zu Mut und
Geschlossenheit in der aktuellen schwierigen Situation auf.
„Eure Kirche ist von Sünden geprüft.
Nur Christus kann wieder die Ruhe nach dem Sturm herbeiführen. Nur Er kann
wieder Mut und Kraft spenden. Ich bitte deshalb die Bischöfe darum, dass sie
den Priester und Ordensleuten, aber auch den Laien meine Ermutigung
weiterreichen.“
Beim Treffen wurden auch andere
Probleme angesprochen, wie der Rückgang an Taufen und der Mangel an
Priesterberufungen. Die Kirche Belgiens stehe derzeit vor einer Vielzahl von
Herausforderungen, führte Benedikt XVI. in seiner Ansprache aus.
„Der Rückgang an Priestern sollte aber
nicht als unausweichlicher Prozess angesehen werden. Das Zweite Vatikanische
Konzil hat ganz klar und bewusst festgehalten, dass die Kirche ohne die
Priester nicht auskommen kann. Deshalb ist es wichtig und dringend notwendig,
dass dem Priester seine wahre Stellung und seine sakramentale Bedeutung
zuerkannt wird.“
In seiner Grußadresse an den Papst
verwies Erzbischof Andre-Joseph Leonard von Brüssel ausdrücklich auf die
Missbrauchsfälle durch katholische Priester, an denen die Kirche Belgiens
leide. Besonders gravierend sei der nach einem schweren Skandal erzwungene
Rücktritt eines Mitbischofs, hob er hervor. Damit
meinte er den Bischof von Brügge, der den Missbrauch eines Jugendlichen
zugegeben hat. Die Kirche Belgiens leide, aber sie sei zugleich entschlossen,
diese Probleme entschieden und in Klarheit zu lösen, so Leonard.
Belgiens Bischöfe: „Wir sind mit dem
Papst einig“ - Die belgischen Oberhirten sind sich in Sachen
Missbrauchsbekämpfung mit dem Papst einig. Das betonte im Anschluss an das
Papsttreffen an diesem Samstag der Primas, Erzbischof Andre-Joseph Leonard von
Brüssel. Bei einem Treffen mit Journalisten im Vatikanischen Pressesaal sagte
er, dass der Papst wisse, wie gut die Kirche in Belgien auf die
Missbrauchsfälle reagiert habe. Mit Benedikt XVI. habe man nicht explizit auf
den Fall des Bischofs von Brügge gesprochen, so Leonard. Benedikt XVI. hatte am
23. April das Rücktrittsgesuch des Bischofs von Brügge, Roger Vangheluwe, angenommen. Vangheluwe
hatte zugegeben, vor und nach seiner Ernennung zum Bischof einen jungen Mann
aus seinem Umfeld über mehrere Jahre hinweg missbraucht zu haben.
Auf deutsch
sagte der Bischof von Lüttich, Aloys Jousten:
„Ich war sehr angetan von dem, was der
Heilige Vater sagte in Bezug auf das, was wir Bischöfe zu verwirklichen
versuchen. Es geht um das Wachsen im Glauben und die Katechese bei den
Erwachsenen. Mir ist des weiteren aufgefallen, dass er die Priester ermutigt;
ich hoffe, dass wir als Bischöfe ebenfalls den Priestern Mut zusprechen. Weiter
ist mir aufgefallen: Der Papst hat die Laien ermutigt, echte und erwachsene
Christen zu werden. Er ermutigt sie, in der Gesellschaft die Werte des
Evangeliums zu vertreten und daraus zu leben.“ (rv/kap 8)
Brasiliens Bischöfe verurteilen Pädophilie
Wenn sie sich treffen, brauchen sie
immer viel Platz: Die brasilianische Bischofskonferenz ist mit weit über
vierhundert Mitgliedern die größte der Welt. Und sie trifft sich derzeit in der
Hauptstadt Brasilia – aus zwei Gründen, wie Kardinal Odilo Scherer erzählt:
„Weil nach dieser Vollversammlung sofort auch der Eucharistische Kongress
beginnt. Und wir feiern auch mit der Kirche hier das fünfzigjährige Jubiläum
der Gründung dieses Erzbistums und auch dieser Stadt, die im Jahr 1960
eingeweiht worden ist.“
Offizielles Thema der Beratungen ist
„das Wort Gottes“ – ein Wort, das nicht nur der Kirche selbst gehört, wie der
Kardinal von Sao Paolo betont: „Wir wollen, dass das Wort Gottes in die
brasilianische Gesellschaft ausstrahlt, um die vielen Probleme zu lösen, die
wir haben. Das Sozial- und wirtschaftliche Leben wollen wir durch das Wort
Gottes beeinflussen – das Licht Gottes soll der ganzen Gesellschaft helfen,
nicht nur der Kirche als solcher!“
Allerdings hat auch die Kirche selbst
Hilfe nötig – denn auch in Brasilien steckt sie in Missbrauchs-Turbulenzen. Das
liegt u.a. am Erzbischof von Porto Alegre, Dadeus Grings. Dieser hielt zwar unmissverständlich fest, dass die
Kirche keine Toleranz mit Missbrauchs-Tätern kennt: „Das ist ein äußerstes
Verbrechen – besonders mit Kindern! Die Kinder werden dadurch in ihrer
Entwicklung gestört, sie verlieren sozusagen ihr Leben.“ (rv
6)
Katholiken hoffen nach Ablösung Mixas auf Neuanfang
Rom/Freiburg - Die deutschen Katholiken
haben die Ablösung des unter Missbrauchsverdacht stehenden Augsburger Bischofs
Walter Mixa als Schritt zur Klarheit und Chance zu
einem Neuanfang begrüßt.
Papst Benedikt XVI. akzeptierte am
Samstag das Rücktrittsgesuch Mixas, der nach
anfänglich geleugneten Prügel-Vorwürfen um die Entbindung vom Amt gebeten
hatte. Zuletzt war zudem der Verdacht publik geworden, der Bischof habe einen
Minderjährigen sexuell missbraucht. Hochrangige Katholiken sprachen sich
angesichts der Krise der Kirche für eine Debatte über des
Pflichtzölibats aus.
"Die Vorgänge der letzten Zeit
haben das gesamte Bistum Augsburg und auch die katholische Kirche in
Deutschland sehr belastet", erklärte der Vorsitzende der Deutschen
Bischofskonferenz, Erzbischof Robert Zollitsch. Der
dadurch erlittene Verlust der Glaubwürdigkeit wiege schwer. "Die zügige
Entscheidung des Papstes schafft die notwendige Klarheit. Sie gibt allen
Beteiligten die Chance zum Neuanfang."
Noch am Samstag wählte das Augsburger
Domkapitel den Weihbischof Josef Grünwald zum Diözesan-Administrator, der die
Bistumsleitung übernehmen soll, bis vom Papst ein neuer Bischof ernannt wird.
Grünwald kündigte an, "an der zügigen und besonnenen, klaren und
transparenten Aufarbeitung" der Vorwürfe gegen den Bischof mitzuwirken.
Nur so könne ein wirklicher Neuanfang gelingen.
Die Kirchenvolksbewegung "Wir sind
Kirche" nahm die Entscheidung des Papstes "mit Erleichterung"
zur Kenntnis. "Um den durch das lange Taktieren von Bischof Mixa entstandenen Ansehens- und Glaubwürdigkeitsverlust der
katholischen Kirche weit über das Bistum hinaus nicht noch zu vergrößern,
bleibt es notwendig, alle Vorwürfe umfassend und möglichst schnell
aufzuklären", teilte die Gruppe mit.
Der Bamberger Erzbischof Ludwig Schick
sprach sich im "Spiegel" dafür aus zu überlegen, ob man einfachen
Pfarrern die Ehe erlaube. "Ich wäre dafür, dass man ernsthaft darüber
nachdenkt", sagte er. Auch in der Kirchenführung werde darüber gesprochen:
"Ich bin nicht der Einzige." Das Zölibat gehöre aber zur Kirche und
müsse nach seiner Meinung von Bischöfen, Ordensleuten und Domkapitularen gelebt
werden. Laut dem ehemaligen Vorsitzende der Deutschen
Bischofskonferenz, Kardinal Karl Lehmann, ist derzeit zwar der falsche
Zeitpunkt für eine Debatte über den Pflichtzölibat. Er glaube aber, dass der
Papst längst über das Thema nachdenke, sagte Lehmann im ZDF.
Die Staatsanwaltschaft Ingolstadt hatte
am Freitag bestätigt, dass sie Vorermittlungen gegen Mixa
eingeleitet habe. Medienberichten zufolge ging es um den Vorwurf, Mixa habe als Eichstätter Bischof einen Jungen missbraucht.
Der Anwalt des Bischofs wies die Anschuldigungen zurück. Das Bistum Augsburg
erklärte, es habe die Vorwürfe dem Generalstaatsanwalt in München selbst zur
Kenntnis gebracht. Zollitsch bezeichnete dies
"in Übereinstimmung mit den Leitlinien der Deutschen
Bischofskonferenz" ausdrücklich als richtig.
Laut "Spiegel" soll Mixa in seiner Zeit als Eichstätter Bischof häufig junge
Seminaristen in seine Privaträume im Bischofshaus eingeladen und mit ihnen
gemeinsame Saunabesuche unternommen haben. Dem Kleriker seien homosexuelle
Neigungen nachgesagt worden, hieß es in dem Bericht unter Berufung auf
Kirchenkreise weiter. Dem Magazin zufolge wies sein Anwalt die Vorwürfe
"mit aller Entschiedenheit" zurück. Mixa
war von 1996 bis 2005 Bischof von Eichstätt, danach wurde er Bischof in
Augsburg.
Im April hatte Mixa
nach anfänglichem Leugnen zugegeben, als Stadtpfarrer von Schrobenhausen Kinder
geschlagen zu haben. Während der Kirchenmann von Ohrfeigen oder
"Watschen" sprach, werfen ihm ehemalige Heimkinder vor, er habe sie
teilweise mit voller Wucht ins Gesicht geschlagen. Der strikte
Abtreibungsgegner stand wegen seiner sehr konservativen Ansichten häufig in der
politischen Kritik. (Reuters 9)
Päpstliche Akademie warnt vor Krise des Sozialsystems
Die Weltgemeinschaft braucht eine neue
gerechtere soziale Ordnung. Das ist das Fazit der Päpstlichen Akademie für
Sozialwissenschaften zum Abschluss ihrer jüngsten Vollversammlung im Vatikan.
Die Präsidentin der Päpstlichen Akademie, Mary Ann Glendon,
warnte vor einer tief greifenden Krise staatlicher Sozialfürsorge. Angesichts
des Geburtenrückgangs und der Überalterung vieler Gesellschaften könne diese in
ihrem heutigen Umfang schon bald nicht mehr finanziert werden, sagte Glendon:
„Eine solche Krise der
Sozialversicherungssysteme wird nicht so dramatisch wie die gegenwärtige
Finanzkrise sein. Diese kann jedoch zu einem schwerwiegenden Konflikt zwischen
den Generationen führen. Zugleich ist auf die Schwierigkeiten einer politischen
Regulierung der Weltwirtschaft hinzuweisen. Die Wissenschaft kann in vielen
Fällen nicht zuverlässig vorhersagen, welche langfristigen Folgen ein
bestimmter Eingriff in das globale wirtschaftliche Gefüge hat. Wie wenig man
über die ökonomischen Mechanismen weiß, hat nicht zuletzt die Finanzkrise
gezeigt. Diese ist in ihrem Ausmaß auch von renommierten Fachleuten nicht
vorhergesehen worden.“ (kap 6)