Notiziario religioso 12-14 Aprile
2010
Lunedì 12. Il commento al Vangelo. Nicodemo da Gesù di notte
"Dacci oggi
il nostro pane quotidiano". Il Pane della Parola di Dio. Il vangelo della
liturgia odierna (Gv 3,1-8) commentato da P. Lino Pedron
1 C'era tra i
farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei
Giudei. 2 Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno
infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui». 3 Gli rispose Gesù:
«In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce
dall'alto, non può vedere il regno di Dio». 4 Gli disse Nicodèmo:
«Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse
entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». 5 Gli rispose Gesù: «In verità,
in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel
regno di Dio. 6 Quel che è nato dalla carne è carne e
quel che è nato dallo Spirito è Spirito. 7 Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto. 8 Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove
viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».
Dopo la
descrizione dei rapporti di Gesù con i giudei, il vangelo introduce il
personaggio che ne è il rappresentante tipico: Nicodemo. Egli è un uomo
ragguardevole che in seguito prenderà le difese di Gesù (cfr Gv 7,50ss) e darà onorata sepoltura al corpo di Cristo (cfr
Gv 19,39ss).
L’incontro di
Nicodemo con Gesù avviene di notte, forse per timore dei giudei, forse perché i
rabbini studiavano la Legge nelle ore notturne. Ma più probabilmente il cenno alla notte vuole alludere alle tenebre dell’incredulità di
Nicodemo. Al contrario, il dialogo di Gesù con la samaritana avviene nell’ora
sesta (Gv 4,6), in pieno meriggio, nell’ora in cui il
sole sfolgora maggiormente. Nel vangelo di Giovanni le indicazioni cronologiche
possono avere un significato teologico.
Per scoprire il
mistero di Gesù e aderire alla sua persona è necessario essere generati
nuovamente dall’alto. L’avverbio ànothen è
intenzionalmente ambiguo. Il dialogo con Nicodemo si sviluppa su questo
equivoco: nascere di nuovo dalla madre e nascere
dall’alto, da Dio.
"Vedere il
regno di Dio" ed "entrare nel regno di
Dio" nel vangelo di Giovanni sono espressioni che significano sperimentare
la presenza salvifica di Gesù, entrare in comunione vitale con la sua persona,
riconoscerlo nella fede come Messia e Figlio di Dio.
Gesù spiega a
Nicodemo che la vita nuova non è una seconda nascita dalla madre, ma una nascita dallo Spirito. Questa persona divina, suscitando nel
cuore la fede profonda ed esistenziale nel Figlio incarnato, trasforma le
creature umane in figli di Dio (cfr Gv 1,12-13). La
carne, ossia la natura umana nella sua fragilità e caducità, può generare solo
esseri carnali. Lo Spirito Santo invece genera degli esseri spirituali, che
sono i figli di Dio.
La fede
esistenziale in Gesù, Figlio di Dio, è il prodotto dell’azione dello Spirito.
L’esempio del vento, che per gli antichi rappresentava un autentico mistero,
serve come illustrazione del tema della necessità della
rinascita dallo Spirito.
Anche in natura
esistono misteri che superano la mente umana; non deve
meravigliare che esistano dei misteri nell’agire di Dio. Il frutto dello
Spirito sorpassa tutte le capacità della natura umana. I figli di Dio
trascendono la carne, quanto lo Spirito supera le leggi della natura. De.it.press
Martedì
13. Il commento al Vangelo.
“Dovete rinascere dall'alto”
"Dacci oggi
il nostro pane quotidiano". Il Pane della Parola di Dio. Il vangelo della
liturgia odierna (Gv 3,7b-15) commentato da P. Lino Pedron
7 Non ti
meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere
dall'alto. 8 Il vento soffia dove vuole e ne senti la
voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo
Spirito». 9 Replicò Nicodèmo: «Come può accadere
questo?». 10 Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in
Israele e non sai queste cose? 11 In verità, in verità ti dico,
noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma
voi non accogliete la nostra testimonianza. 12 Se vi ho parlato di cose della
terra e non credete, come crederete se vi parlerò di
cose del cielo? 13 Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio
dell'uomo che è disceso dal cielo. 14 E come Mosè innalzò il serpente nel
deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, 15
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
La riflessione di
Gesù sulla nascita dallo Spirito non è priva di qualcosa di misterioso, che
trascende la mente umana. E Gesù previene Nicodemo avvertendolo di non
meravigliarsi di questo cambiamento radicale che lo Spirito produce. Esso è
certo misterioso, ma non per questo se ne deve negare l’esistenza.
Con le parole al
plurale: "Dovete nascere dall’alto" (v. 7), Gesù non parla più solo a
Nicodemo, ma a tutti coloro che egli rappresenta. In
sintesi, la fede adulta nel Figlio di Dio è frutto dell’azione della Spirito Santo e non può scaturire dalla debolezza del
cuore umano o dall’intelligenza che sa riconoscere i segni operati da Gesù.
A questo punto,
l’esempio del vento è assai istruttivo al riguardo e l’evangelista lo utilizza
anche per il significato che la parola vento, pneuma,
contiene, cioè quello di "spirito". L’uomo è convinto dell’esistenza
del vento dai suoi effetti, nonostante che il fenomeno sfugga al suo controllo
ed egli non conosca né da dove il vento venga, ossia l’origine, né dove vada,
ossia la destinazione. Altrettanto è vero sul piano della fede in questo nuovo
modo di essere che è opera dello Spirito Santo.
L’uomo nuovo
"nato da Dio" (cfr Gv 8,41; 1Gv 3,9; 4,7;
5,1.14.18) manifesta gli effetti misteriosi di questa nascita, che sono la
gioia, la pace, l’equilibrio, la donazione, il servizio amoroso…,
mentre l’uomo nato dalla carne agisce solo sul piano terreno e non può
percepire la realtà dello Spirito e la stessa origine del mistero della persona
di Gesù.
Dopo questa ampia rivelazione di Gesù, Nicodemo ripropone la sua
difficoltà di uomo razionalista e terreno, che non riesce a fare il salto della
fede appoggiandosi a Gesù e credendo in lui: "Come possono accadere queste
cose?" (v. 9). Per passare dalla fede elementare a quella
adulta Nicodemo deve imparare prima ad essere umile davanti al mistero,
a farsi piccolo davanti all’unico Maestro che è Gesù. E come lui ogni uomo che
voglia scoprire il mistero della persona del Figlio di
Dio deve mettersi in ascolto silenzioso e adorante dello Spirito di Dio.
Il lungo monologo
di Gesù che segue subito dopo, sembra mettere in luce che Nicodemo si pose in
ascolto del vero Maestro per diventare suo discepolo (cfr Gv
7,50-51; 19,39).
Gesù avvia la
terza rivelazione, presentandosi come testimone autentico dei misteri di Dio:
"In verità, in verità ti dico, noi parliamo di
quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto" (v. 11). Ma la
constatazione di Gesù: "voi non accogliete la
nostra testimonianza" (v. 11b) è un’amara conclusione.
Le "cose del
cielo" sono la rivelazione dell’amore di Dio che Gesù manifesterà in
seguito; le "cose della terra" sono quanto egli ha rivelato sulla
rinascita dell’uomo. Infatti, la generazione spirituale, anche se è compiuta
dallo Spirito, riguarda l’uomo e le sue fondamentali aspirazioni di felicità e
di liberazione.
Gli uomini sanno
che la loro vita è senza prospettive e destinata al non senso, se non giungono
a rendersi conto della necessità di un’elevazione spirituale e di un rinnovamento
interiore che solo Dio può operare. Essi devono prestare fede a Gesù, anche se
nessuno di loro è salito al cielo per capire i misteri celesti, perché lui
solo, che è disceso dal cielo (v. 13), è in grado di annunciare la realtà dello
Spirito, ed è il vero mediatore dell’uomo con Dio.
Egli, pur
continuando ad avere la sua dimora nel Padre, si è incarnato per comunicare
agli uomini la vita divina. Questo mistero di abbassamento e di rivelazione
sarà portato alla perfezione sulla croce, quando Gesù sarà innalzato nella
gloria, perché "chiunque crede il lui, abbia la vita eterna" (v. 15). La salvezza è sottomettersi a Dio e rivolgere lo
sguardo a Gesù crocifisso, vero atto di fede che
comunica la vita eterna (cfr Gv 19,37).
La rinascita
spirituale dell’uomo che vive nel "deserto" della vita, minacciato
dalla morte, è legata alla croce, perché questo è il luogo dove Gesù
manifesterà al mondo la sua obbedienza radicale e la sua unità con il Padre, e
rivelerà, con il sacrificio della sua vita, l’amore che Dio nutre per ogni
uomo. De.it.press
Mercoledì 14. Il commento al Vangelo. “Dio ha tanto amato il mondo da dare
il suo Figlio”
"Dacci oggi
il nostro pane quotidiano". Il Pane della Parola di Dio. Il vangelo della
liturgia odierna (Gv 3,16-21) commentato da P. Lino Pedron
16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio
unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. 17 Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il
mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è
condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel
nome dell'unigenito Figlio di Dio. 19 E il giudizio è questo: la luce è venuta
nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro
opere erano malvagie. 20 Chiunque infatti fa il male,
odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. 21 Ma
chi opera la verità viene alla luce, perché appaia
chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.
Questi pochi
versetti esprimono molto bene il carattere universale della salvezza operata
dal Cristo, che trova la sua origine nell'iniziativa misteriosa dell'amore di
Dio per gli uomini. Il fatto che il Padre ha mandato a noi il
suo Figlio per salvarci è la più alta manifestazione di Dio che è Amore
(cfr 1Gv 4,8-16).
La missione di
Gesù è quella di portare agli uomini la salvezza:
"Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chi
crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (v.16). La scelta
fondamentale dell'uomo è questa: accettare o rifiutare l'amore del Padre che si
è rivelato in Cristo. Questo amore non giudica e non
condanna il mondo, ma lo salva: "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo
per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui"
(v. 17).
Il giudizio è un
fatto attuale: avviene nel momento in cui l’uomo si incontra
con Gesù. Chi crede, aderendo esistenzialmente alla
persona del Figlio di Dio, non è giudicato; chi lo rigetta è già giudicato e condannato al presente, perché ha rifiutato Dio.
Chi accetta Gesù
evita la perdizione e ottiene la vita, chi invece lo rifiuta è già condannato perché si autoesclude dalla salvezza eterna. Chi
rifiuta il Salvatore, rifiuta la salvezza.
Le opere del mondo
sono malvagie perché ispirate dal maligno. Il mondo è completamente in balia
del maligno se non va verso Gesù. La radice di queste opere maligne è la
mancanza di fede in Gesù. Chi è sotto l’influsso del maligno odia Gesù, luce
del mondo, e non vuole aderire alla sua persona perché aderisce
al demonio.
"Chi fa la
verità" è l’opposto di "chi fa il male". Fare la verità è
assimilare la rivelazione di Gesù. La fede in Gesù è dono del Padre e ha come
scopo la vita di comunione con Dio. Le opere del discepolo sono fatte in Dio
(v. 21) perché hanno la loro origine nel Padre. Dio è l’origine e il fine della
vita di fede. De.it.press
Ratzinger convoca i cardinali a Roma. "Fare quadrato intorno al
pontefice"
Scandalo molestie,
summit dei porporati. I cattolici in piazza a maggio
Una riunione
straordinaria il 19 aprile per il quinto anniversario dell'elezione -
di ORAZIO LA ROCCA
CITTA' DEL
VATICANO - "Calore, solidarietà, amore fraterno per il Papa in un momento
tanto delicato per lui e per tutta la Chiesa". Questi i sentimenti con cui i cardinali di Santa Romana
Chiesa si riuniranno in un summit straordinario in Vaticano il 19 aprile
prossimo, giorno del quinto anniversario del pontificato di
Benedetto XVI. Occasione che al Collegio cardinalizio - guidato dal decano
Angelo Sodano - offrirà lo spunto per esprimere al Papa "vicinanza e
affetto" per gli attacchi di chi lo accusa di non aver vigilato con più
attenzione sui preti pedofili quando era prefetto dell'ex Sant'Uffizio. I
cardinali si ritroveranno nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico dove il Papa li ha invitati con una lettera per
un incontro conviviale che culminerà con un intervento dello stesso Pontefice,
preceduto da un discorso tenuto, presumibilmente, dal cardinale decano.
Ma non saranno solo i cardinali a solidarizzare col Papa.
Un analogo meeting si terrà quasi certamente il 16 maggio prossimo in piazza
San Pietro su iniziativa della Consulta nazionale delle aggregazioni
laicali (Cnal), organismo Cei che raggruppa oltre 70
sigle, dall'Azione cattolica italiana alle Acli, dall'Agesci
alla Fuci, dalla Comunità di Sant'Egidio a Focolarini, Cl, Mcl. "Ci
ritroveremo tutti, con le nostre bandiere e i nostri simboli, a piazza San
Pietro, per pregare, per solidarizzare col Santo Padre e per esprimergli tutta
la riconoscenza per la grande prova a cui, con dignità e mitezza, sta facendo
fronte in questi ultimi tempi", preannuncia Salvatore Martinez,
presidente di Rinnovamento dello Spirito, membro del Cnal
e uno degli organizzatori dell'iniziativa varata ieri dopo una riunione della
Consulta. "Sarebbe stato bello riunirci il 19 aprile, ma per motivi
organizzativi abbiamo dovuto optare per domenica 16
maggio", spiega Martinez, il quale, però,
assicura che "il giorno del quinto anniversario del pontificato, il Papa
sarà ugualmente festeggiato nelle parrocchie e nelle diocesi con novene,
rosari, veglie di preghiera". Farà altrettanto, da oggi fino al 19 aprile,
anche la Fondazione dei Cavalieri di Colombo, organismo cattolico tra i più
potenti degli Usa, che ha invitato i suoi membri presenti anche in Europa a
"dare vita a speciali preghiere - si legge in una
nota - per Benedetto XVI in questo momento per lui di considerevoli
sfide".
La Chiesa, dunque,
scende in campo per difendere il Papa, mentre in Vaticano la tensione è sempre
alta. In particolare c'è la preoccupazione che, durante il viaggio a Malta di
sabato e domenica prossimi, il Pontefice possa essere
contestato da ex vittime di preti pedofili. Ieri nell'isola sono apparsi sui
manifesti di benvenuto a Ratzinger ingiurie e baffetti alla Hitler,
subito rimossi dalle autorità locali. Continuano, infine, le rivelazioni su
nuovi casi di pedofilia. E non solo all'estero. Dall'Italia, Francesco Zanardi
ha rivelato in una lettera al Papa di essere stato violentato da un insegnante
di religione, prete della diocesi di Savona-Noli,
"ma i tre vescovi a cui denunziai la violenza non
hanno mai preso provvedimenti e non si sono mai rivolti alle autorità
giudiziarie". LR 11
Migranti, critiche dal Vaticano: «Gli accordi con la Libia violano i
diritti»
«Nessuno può
essere estradato dove c'è il pericolo che la persona
sarà condannata a morte o torturata» parla mons. Marchetto,
numero due del dicastero vaticano dei migranti
MILANO - «Nessuno
può essere trasferito, espulso o estradato verso uno Stato
dove esiste il serio pericolo che la persona sarà condannata a morte,
torturata o sottoposta ad altre forme di punizione o trattamento degradante o
disumano». A ricordarlo è monsignor Agostino Marchetto,
segretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale delle Migrazioni, che
contesta la decisione italiana di intercettare in mare gli immigrati
«respingendoli forzatamente in Libia, come previsto da un accordo bilaterale
con quel Governo, e ciò senza valutare la possibilità che vi fossero
fra di loro rifugiati o persone in qualche modo vulnerabili».
«CONDIZIONI
DISUMANE» - «In Libia - ricorda Marchetto - esistono
centri di detenzione e di rimpatrio dove le condizioni
variano da accettabili a disumane e degradanti. E l'accesso a questi centri è
difficile per cui è arduo monitorare il rispetto in essi dei diritti umani,
tenendo poi conto che tale Paese non ha aderito alla Convenzione di Ginevra del
1951, nè al relativo Protocollo del 1967, e non
riconosce l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati». «Confermo - ha sottolineato
l'arcivescovo in una nota - la mia posizione di condanna a chi non osserva il
principio di 'non-refoulement', che sta alla base del trattamento da farsi a
quanti fuggono da persecuzione. E mi domando se in tempo di pace non si riesce
a far rispettare tale principio fondamentale del diritto internazionale
umanitario, come si farà a richiederne l'osservanza in tempo di guerra. E la
domanda si può estendere alla questione della protezione dei civili durante i
conflitti, che viene così indebolita nella sua radice,
comune, umanitaria». Secondo il presule, «un altro diritto violato nell'atto di
intercettare e respingere i migranti sulle coste africane del Mediterraneo è
quello al "giusto processo", che comprende il diritto a difendersi, a
essere ascoltato, a fare appello contro una decisione amministrativa, il
diritto ad ottenere una decisione motivata, e quello
di essere informati sui fatti su cui si basa la sentenza, il diritto ad una
corte indipendente ed imparziale». Secondo monsignor Marchetto,
inoltre, «le intercettazioni addirittura vanno contro allo
stesso Codice frontiere Schengen, dove si dichiara che tutte le persone alle
quali è stato negato l'ingresso al territorio avranno il diritto di appello».
«Le persone respinte - spiega il presule citando un recente rapporto dell'Human Rights Watch
che denunciava l'intercettazione da parte delle guardie costiere italiane di migranti e richiedenti asilo africani che navigavano nel
Mediterraneo - non hanno possibilità di esercitare questo diritto d'appello,
non sono informate su dove e come esercitare questo diritto, e ancor più, non
esiste per loro nemmeno un atto amministrativo che proibisca ad essi di
proseguire nel loro viaggio di disperazione per raggiungere acque
internazionali e che disponga il ritorno al luogo di partenza o ad un altro
destino sulla costa africana».
LE VIOLAZIONI -
«Altri diritti violati - elenca il numero due del
dicastero vaticano per i migranti - sono quelli all'integrità fisica, alla
dignità umana e persino alla vita», come dimostrano i tanti che non superano la
traversata dei quali il Mediterraneo è diventata la tomba, ma anche quelli che
muoiono nella traversata del deserto per tentare la sorte partendo da Paesi affacciati
sul Mediterraneo meno severi della Libia. Nella lotta contro l'immigrazione
irregolare non bisogna dimenticare che «circa tre-quarti degli immigrati in
situazione irregolare arrivano di fatto con un visto o
permesso d'ingresso valido, e poi rimangono nel Paese scelto dopo la sua
scadenza, confermano i dati in nostro possesso relativi a Italia e Spagna,
principali Paesi di prima destinazione in Europa mediterranea». E in ogni caso
- conclude mons. Marchetto -
si «devono rispettare la Convenzione di Ginevra del 1951, e il relativo
Protocollo del 1967, sullo status dei rifugiati, i trattati interni sulla
estradizione, transito e riammissione di cittadini stranieri e asilo (in modo
particolare la Convenzione di Dublino del 1990) e quella del 1950 sui Diritti
Umani». Agi 9
L'uomo che soffre si specchia nella sindone
«Specchiatevi
nella Sindone»: lo slogan coniato dal cardinal Poletto
per questa Ostensione della Sindone può valere non
soltanto per i pellegrini credenti, ma per molti altri visitatori. Anche chi
non crede che quel lino abbia avvolto il corpo di Cristo, anche chi è mosso
alla visita da curiosità turistica o culturale non
potrà fare a meno di essere colpito dai segni di passione e morte impressi su
quel telo. L’immagine si svela a poco a poco al visitatore, e con essa il volto
di un uomo a un tempo severo e sereno, la figura di una persona crocifissa, che è stata flagellata, incoronata di spine,
inchiodata su una croce. Al di là che si pensi o no che si tratti dell’ «Ecce Homo» dei Vangeli, questa è la forza di
attrazione che da secoli viene esercitata dall’icona di dolore conservata nel
Duomo di Torino.
Ovviamente i
sentimenti cambiano a seconda degli stati d’animo e
delle motivazioni che spingono la gente a non mancare a un appuntamento assai
raro nel tempo. Chi sono e che cosa cercano i pellegrini della Sindone? Il
popolo che più si mobilita è certamente quello della
devozione popolare, in gran parte veicolata dalle diocesi e dalle parrocchie,
che è alla continua ricerca di volti e segni di una fede religiosa sensibile e
«concreta». Questo popolo, che in genere affolla i molti santuari disseminati
nel Paese, è particolarmente attratto dall’icona della Sindone, in cui vede i
segni tangibili di una passione di Cristo che è al centro del suo sentire
religioso. La «sacra Sindone» non è pregata da questi fedeli (anche se molti di
essi ne conservano un’immagine in casa), ma
costituisce per i più una prova di seconda mano della trascendenza. Il Dio che
non si vede, si manifesta in un lino che rispecchia i racconti del Vangelo.
Finalmente è
possibile incontrare «la faccia» di Gesù, verificare i segni della sua
sofferenza umana, dare un volto a un Dio che la teologia cattolica ha reso nel
tempo impalpabile e indefinibile. A fianco dei fedeli più devoti, vi è poi un
vasto insieme di visitatori - rappresentato da credenti più moderni, ma anche
da non credenti o da persone in ricerca - che si recano alla Sindone per vivere
un’esperienza significativa sia dal punto di vista
umano che spirituale. Per costoro il lenzuolo di Torino ha un carattere sacro,
anche se non è riconducibile alla vita di Cristo. Si tratta di un reperto umano
così raro, serio e impegnativo da giustificare un incontro ravvicinato, che è a
un tempo di conoscenza e di contemplazione. La sacralità sta nell’uomo dei
dolori impresso in quel lino, capace di richiamare la gente al senso della
finitudine umana, al mistero della sofferenza e della passione, alle cose che
contano; tutti sentimenti che affollano molti uomini e donne del nostro tempo
in particolari circostanze, quando di fronte a casi limiti si riflette maggiormente sulle questioni ultime.
Infine, una parte
dei visitatori della Sindone è rappresentata dai turisti o dai curiosi, da
quanti entrano nel Duomo di Torino per la rarità o l’importanza dell’evento, il
richiamo dei mass media, la voglia di non perdersi la grande occasione, la
possibilità di dire ai nipoti «c’ero anch’io». E’ in questo gruppo che
prevalgono gli atteggiamenti più disincantati, anche se il linguaggio evocativo
del «sacro lino» può operare qualche «conversione». La Sindone dunque è in
grado di richiamare pubblici diversi, i cui sentimenti variegati sono stati ben
descritti da un’indagine condotta durante l’Ostensione di oltre dieci anni fa.
Pochi sono rimasti freddi o insoddisfatti, mentre i più di fronte a questa
icona del dolore umano si sono commossi, emozionati, hanno provato stupore e
angoscia, si sono identificati. Per molti la visita è stata un’intensa
esperienza religiosa, altri sono stati scossi umanamente. Ovviamente gli
scettici se ne staranno a casa o andranno al mare. Ma la maggior parte dei pellegrini della Sindone è ben
cosciente che sarà un’esperienza arricchente. Riflettere sul dolore di Cristo o
di un uomo antico può favorire una maggior comprensione di sé e delle sorti del
mondo. FRANCO GARELLI LS 11
Sindone, l'ira dei fedeli. "L'accesso è un caos". Il direttore:
da oggi più transenne all´ingresso
Partenza falsa per
l´ostensione. Alle 18 via alle visite, con mezz´ora di
anticipo rispetto al previsto, ma già alle 18.30 all´unico accesso dei Giardini
Reali scoppia il caos. Un po´ per colpa dei fedeli che, con prenotazione in
mano e senza rispettare gli orari previsti, si ammassano
attorno al gazebo dove i volontari controllano gli ingressi. Un po´ per colpa
dell´organizzazione che ha previsto un solo desk di accesso con due file che
cozzano l´una contro l´altra proprio davanti ai controlli. «Nel 2000 era
organizzata meglio - sostiene Antonio Visintin che arriva dal Veneto - era tutto più ordinato».
La file si allungano e ad un certo punto i volontari sono costretti a
far defluire: tutti in coda verso il cancello per entrare nei sotterranei della
manica lunga. C´è chi si lamenta anche delle
indicazioni per raggiungere corso Regina. «Veniamo da Milano - racconta Marta Zanotti - usciti dall´autostrada
ci aspettavamo qualche freccia, un itinerario. C´è solo l´immagine della
Sindone. E poi pensavamo che non ci fosse tutta questa coda. Non si prenota
on-line per avere un orario preciso ed evitare disagi? E poi non c´è nessuno
che dà informazioni nemmeno qui». Anche nel percorso
interno, del tutto nuovo, c´è qualche cosa da limare. Troppi stop. Non solo per i controlli delle forze dell´ordine e per scaglionare
i gruppi all´ingresso del Duomo. «Li prendono per sfinimento i
pellegrini», commentava Dario Cavio prima di salire
su una delle rampe montate davanti alla Sindone. Prenotato alle 18.30 è riuscito ad arrivare dentro San Giovanni un´ora
dopo, nonostante l´apertura dei cancelli in anticipo.
Il direttore del
Comitato organizzatore, Maurizio Baradello, assicura
che già oggi si aggiusteranno le magagne. Prima di tutto all´entrata: «Per
evitare che la gente si ammassi verranno aggiunte
transenne per incanalare solo chi è in orario per la visita - spiega -
eviteremo così che i problemi si ripercuotino su
tutto il percorso». Se ieri la macchina ha dovuto sopportare un impatto di poco
più di 12 mila visitatori in quattro ore, oggi è da
bollino rosso: 45 mila pellegrini dalle 7 alle 20.
Per il resto tutto
ha funzionato bene. Alle 16 il cardinale Severino Poletto con la messa concelebrata con i vescovi delle
diocesi di Piemonte e Valle d´Aosta ha aperto ufficialmente l´ostensione della
Sindone, la prima del Terzo millennio. Al mattino
l´anteprima per le autorità, i volontari e gli oltre 2 giornalisti accreditati
da tutto il mondo. Il numero delle prenotazioni è ormai vicino alla soglia del
milione e mezzo. Alle 13 di ieri le conferme
risultavano 1.473.561, il 93 per cento dall´Italia. Dall´estero
quasi 60 mila sono le richieste giunte dai paesi dell´Europa occidentale
(22 mila dalla Francia, 12 mila dalla Germania, 9 mila dalla Spagna, oltre 7
mila dalla Svezia), 30 mila dall´Europa orientale (10 mila dalla Polonia, 7
mila dalla Russia), 13 mila dall´America (9 mila dagli Stati Uniti, oltre mille
dal Messico). Qualche migliaio dall´Asia e dall´Africa.
Era la notte di 13 anni fa, tra l´11 e il 12 aprile 1997. Un incendio brillò
nella Cappella del Guarini e rischio di distruggere
anche la teca che custodiva la Sindone. Ieri pomeriggio alle 18,30, pochi
attimi prima che partisse il flusso dei pellegrini, quella storia si è
materializzata all´improvviso proprio davanti alla teca dell´Ostensione.
Quando, dietro un gruppo di dirigenti della Polizia, è entrato anche il pm
Pippo Ferrando, il magistrato che indagò sull´incendio. Dopo essersi
avvicinato, ha sostato per qualche minuto in preghiera e poi ha spiegato al
cronista: «Volevo esserci, la sento anche un po´ mia, a questo punto, la
Sindone».
DIEGO LONGHIN LR 11
Preti pedofili, la mossa del Vaticano. «Il Papa pronto a incontrare le
vittime»
«Molti non cercano
compensi, ma aiuto interiore e un giudizio nella loro
dolorosa vicenda personale». Lo ha reso noto il
portavoce padre Federico Lombardi
CITTÀ DEL VATICANO
- Papa Benedetto XVI è disponibile a «nuovi incontri» con vittime dei preti
pedofili. Lo ha reso noto a Radio Vaticana il
portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. «Molte vittime non cercano
compensi economici, ma aiuto interiore, un giudizio nella loro dolorosa vicenda
personale». È in questo contesto, spiega padre
Lombardi, che il pontefice ha scritto nella lettera agli irlandesi «di essere
disponibile a nuovi incontri».
CAPIRE - La Chiesa
deve «anzitutto continuare a cercare la verità e la pace per gli offesi», ha
aggiunto il portavoce vaticano. «Una delle cose che
colpisce di più è che vengono oggi alla luce tante ferite interiori che
risalgono anche a molti anni addietro - a volte di diversi decenni - ma
evidentemente ancora aperte. C'è qualcosa che va ancora capito veramente».
DOPPIO GIUDIZIO -
Secondo padre Lombardi, i colpevoli di questi reati devono andare incontro a un
doppio giudizio: penale e canonico. «Bisogna continuare ad attuare con
decisione e veracità le procedure corrette del giudizio canonico dei colpevoli
e della collaborazione con le autorità civili per quanto riguarda le loro
competenze giudiziarie e penali, tenendo contro delle
specificità delle normative e delle situazioni nei diversi Paesi. Solo così -
aggiunge - si può pensare di ricostuituire
effettivamente un clima di giustizia e la piena fiducia nell'istituzione
ecclesiale», ha aggiunto il portavoce vaticano. «La
trasparenza e il rigore si impongono come esigenze
urgenti di una testimonianza di governo saggio e giusto nella Chiesa».
IMPARARE DAL PAPA
- Tutti, sottolinea padre Lombardi, dovremmo imparare
da Papa Ratzinger «la costanza necessaria per crescere nella verità,
rispondendo con pazienza allo stillicidio di "rivelazioni" parziali o
presunte che cercano di logorare la credibilità sua o di altre istituzioni e
persone della Chiesa. Di questo paziente e fermo amore della verità abbiamo
bisogno».
RIVOLUZIONE
SESSUALE - L'analisi di padre Lombardi è che è necessaria una più efficace
formazione dei futuri sacerdoti, anche per quanto riguarda la loro sessualità,
dopo la rivoluzione sessuale degli scorsi decenni e un diffuso secolarismo. «In fondo si tratta di riscoprire e riaffermare senso e
importanza del significato della sessualità, della castità e delle relazioni
affettive nel mondo di oggi, in forme molto concrete e non solo verbali o
astratte. La formazione e la selezione dei candidati al sacerdozio, e più
generalmente del personale delle istituzioni educative e pastorali, sono la
premessa per un`efficace prevenzione di abusi possibili».
CdS 9
Ostensione, 12mila fedeli per il primo giorno. Montezemolo primo
pellegrino della Sindone
Più di 2000
giornalisti dal tutto il mondo per l'evento. Già 1,5 milioni le prenotazioni
La requia sarà esposta in Duomo fino al 23 maggio, attesa per
la visita del Santo Padre il 2
Una coppia della
provincia di Alessandria, Luciano Saglietta Verri, 65 anni, e la moglie Rosalinda: ecco i primi pellegrini (in
coda un'ora prima dell'apertura ai fedeli) della nuova ostensione della Sindone
a Torino, la prima dopo il Giubileo del 2000, cominciata ufficialmente oggi
alle 18. Per la giornata inaugurale c'è stata la prenotazione di dodicimila fedeli,
tra cui tra tanti stranieri, in particolare tedeschi e francesi. Nel Duomo si
può entrare fino alle 22,30.
Sono circa due
milioni le persone che tramite intenet hanno
prenotato per vedere, fino al 23 maggio, il sacro lino. La giornata inaugurale
è cominciata alle 9,15 con una visita riservata ad alcune autorità, tra cui il
presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo (accompagnato dalla moglie
GUARDA LE IMMAGINI) e l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio
Marchionne. Nel gruppo anche il neo presidente regionale
Roberto Cota, alla sua prima uscita ufficiale da governatore. Per
l'esponente del carroccio è stato anche il primo incontro formale con il
sindaco Sergio Chiamparino e il presidente dalla Provincia Antonio Saitta, entrambi del centrosinistra. Nel conciliabolo,
prima dell'ingresso in Duomo, i tre hanno assicurato "piena concordia
istituzionale" al di là delle differenze di
schieramento.
L'inaugurazione
ufficiale è avvenuta nel pomeriggio con la messa concelebrata dall'arcivescovo
di Torino, Cardinale Severino Poletto, insieme con i
vescovi del Piemonte. Nell'omelia, Poletto
ha ricordato che la Sindone, "da oggi esposta è un richiamo alle tante
sofferenze nascoste, vissute nel silenzio tra lacrime e disperazioni.
Davanti alla
Sindone come non
pensare ai milioni di uomini che muoiono di fame - ha affermato Poletto citando Giovanni Paolo II che contemplò la Sindone
nel 1998 - agli orrori perpetrati nelle tante guerre che insanguinano le
nazioni, lo sfruttamento brutale di donne e bambini, i milioni di esseri umani
che vivono di stenti e di umiliazioni ai margini delle metropoli, specialmente
nei paesi in via di sviluppo". Alla fine della messa è stato dato il via libera ai pellegrini che prima
di arrivare in Duomo, compiono un percorso di
avvicinamento attraverso i Giardini Reali.
Grande attesa per
la visita di papa Benedetto XVI di domenica 2 maggio. Alle 10 il Santo Padre
celebrerà la messa in piazza San Carlo e guiderà poi la recita del Regina Coeli. Nel pomeriggio, dopo un incontro con i giovani della
diocesi, sarà in Duomo per la sosta di venerazione davanti alla Sindone e una
riflessione sui temi dell'Ostensione. LR 10
Inaccettabili attacchi alla Chiesa cattolica
Certo sono da condannare i preti pedofili. Ma
accusare di correità
il Papa e le alte gerarchie è un indegno accanimento
mediatico
Sono stato in dubbio se affrontare questo argomento, essendo io un sacerdote, quindi imputabile
di difesa ad oltranza della mia “casta”. Dico subito che è giusto e doveroso
rilevare l’iniquità dell’abuso sessuale su ragazzini operato da ecclesiastici
che infrangono così il voto di castità e soprattutto tradiscono la fiducia dei
fedeli. E non mi consola affatto appurare che il 90%
dei casi di pedofilia è compiuto, in Italia e all’estero, da famigliari,
maestri, istruttori sportivi e altri. Anche se numericamente ridotto, la
pedofilia dei preti è uno scandalo che non può essere né giustificato né
ignorato. Tuttavia è altrettanto opportuno contestare alcune affermazioni, per
lo più sparate da non credenti, che trasmettono il falso messaggio secondo il
quale a cadere in tale infamia siano solo i sacerdoti, quasi che tra ortodossi,
pastori protestanti, rabbini ed imam non vi siano
pedofili, benché il numero di condanne sancite nei loro confronti dimostri che
la percentuale è simile, in alcuni casi addirittura più alta. Il che smonta,
tra l’altro, la tesi che imputa al celibato sacerdotale la causa della
pedofilia: come ha ricordato l’arcivescovo di Sydney, George Pell, il 90% dei pedofili sono sposati.
Né accetto che si faccia del Papa il
responsabile principale del silenzio che, per anni, è stato imposto o mantenuto
in merito, arrivando persino, come pretende un legale del Kentucky, William McCurry, a volerlo portare a processo in una causa di abusi
pedofili intentata “contro il Vaticano”! Accusa, questa,
sostenuta da chi dimentica o ignora quante volte Benedetto XVI, il più deciso
inquisitore di tale “vergogna”, abbia invitato alla “penitenza” e alla quale
hanno reagito alcuni esponenti autorevoli della gerarchia, dal Card. Walter
Kasher, tedesco e teologo, all’omologo francese Roger Etchegaray, che hanno
fatto notare come sia stato Benedetto XVI, per primo, a “rompere il silenzio”,
atteggiamento comune, fino a qualche decennio fa, anche nelle famiglie e nella
società, preferendosi allora “lavare i panni sporchi in casa” per non creare
scandalo.
Quindi sono “ignobili e false”, come hanno
asserito i Cardinali Carlo Maria Martini e Angelo Scola,
le accuse a Sua Santità. Sul volto del quale è evidente, a dispetto
dell’invocato “coraggio che non si lascia intimidire dal chiacchiericcio delle
opinioni dominanti”, la sofferenza morale per la violenza nel Sud del mondo,
dove i Cristiani sono bruciati e crocifissi; per il
crescente atteggiamento anticattolico del mondo occidentale; per gli abusi
sessuali operati da sacerdoti; ma anche per la diffusa tendenza odierna a
delegittimare la Chiesa e ad infangare tutto il clero, la maggioranza del quale
ama il Signore, ne rispetta i comandamenti, si dedica con generosità al
servizio degli uomini considerati fratelli, ne custodisce i figli come fossero
suoi.
Sono 400.000 coloro che, con amore e
dedizione, svolgono la loro missione umanitaria in tutto il mondo. E solo
alcune centinaia gli accertati casi di pedofilia ad opera
di sacerdoti, molti dei quali hanno già scontato la loro condanna per l'errore
commesso o sono stati ridotti allo stato laicale. Certo, sono sempre tanti,
stante il loro ruolo. Ma insistere su storie vecchie di 30
0 50 anni, perciò difficili da verificare, significa solo voler disonorare a
tutti i costi la Santa Sede, il suo Capo supremo, gli ecclesiastici tutti. E si
ha l’impressione che ci sia compiacimento nel cercare di demolire l’immagine
del sacerdozio ed il valore salvifico del
Cattolicesimo.
Non è la prima volta che ciò accade e, in
alcune circostanze, per motivi fondati: non a caso Benedetto XVI ha riconosciuto
che “c’è molta sporcizia nella Chiesa”. Oggi, però, gli attacchi risentono
soprattutto di partito preso, di anticlericalismo spinto ad
oltranza, d’ubbidienza cieca ed irrazionale a quel relativismo che
spinge ad avversare le verità morali del Vangelo. Sono
infatti frutto di quel “contrasto culturale”, come lo ha definito il
Card. Angelo Sodano, che polemizza con le gerarchie ecclesiali quando invitano
a non scivolare nel modernismo, a rispettare l’essere umano, dalla fecondazione
alla morte, a non legalizzare i matrimoni tra omosessuali, a contrastare i
divorzi, salvo poi definire “omofobo” il Papa che invita i Vescovi a maggiore
cautela nell’ordinare sacerdoti i seminaristi con tendenza all’omosessualità,
benché, secondo il rapporto del John Jay College, l’81% di quelli accusati di
pedofilia tra il 1950 ed il 2002 avessero un orientamento omosessuale.
Un indirizzo anticattolico che oggi mette in
atto una campagna scandalistica contro la Chiesa, l’unica rimasta a contrastare
il mondo dedito al relativismo, esagerando le statistiche sui casi di pedofilia
e trasmettendo veleni e bugie contro Papa Ratzinger.
Per esempio accusandolo, come avviene nel documentario Sex Crimes
and the Vatican, di aver ribadito,
nella lettera De delictis gravioribus
del 2001, da lui sottoscritta come Prefetto della Congregazione per la Dottrina
della Fede, “la segretezza, pena la scomunica”, mentre invece imponeva una
disciplina più severa in merito, allungando i normali termini di prescrizione.
Certo che è un problema reale e doloroso
quello dei preti colpevoli di pedofilia e dei Vescovi che non sono intervenuti
tempestivamente per sanzionarli. L’abuso dei minori è peccato gravissimo,
soprattutto se commesso da un sacerdote. Ma è
altrettanto immorale la propaganda grossolana e menzognera contro il Papa e la
Chiesa cattolica, finora l’unica a chiedere scusa di tutto: dei preti pedofili,
della condanna di Galileo, delle crociate, degli eccessi dell’Inquisizione e
quant’altro; false informazioni che testimoniano il crescente sentimento
anticattolico, denunciato anche da Ernesto Galli della Loggia (Corriere della
Sera del 21 marzo). E che spiega perché, da almeno due decenni, il
Cattolicesimo sia la religione più perseguitata nel mondo. Egidio Todeschini, de.it.press
"Sul Papa troppi giudizi affrettati"
Il Vaticano fa
quadrato: il futuro Benedetto XVI parlava di laicizzazione, non sapeva degli
abusi - GIACOMO GALEAZZI
A causa della
«linea morbida» di Karol Wojtyla ci vollero anni per mettere fuori dalla Chiesa
il prete pedofilo Stephen Kiesle, rivela l’ex
arcivescovo di Oakland John Cummins e l’ipotesi trova
riscontro in ambienti vaticani. Preoccupato per il fuggi
fuggi di preti dalle parrocchie dopo il Concilio,
Giovanni Paolo II ordinò di frenare le richieste di chi voleva essere ridotto
allo stato laicale, legando in questo modo le mani al cardinale Joseph
Ratzinger che nei primi Anni 80 era stato investito della vicenda. Erano tempi
diversi, «le cose nell’ultimo quarto di secolo sono cambiate», ha detto Cummins, che nel 1981 cominciò il pressing sulla
Congregazione per la Dottrina della Fede perché a Kielse,
già condannato una volta per molestie su due bambini in canonica, venisse negata la tonaca. «Quando Ratzinger si insediò alla Congregazione seguì la pratica del tempo.
Giovanni Paolo II aveva rallentato le cose. Allora non te ne potevi andar via
dal clero di punto in bianco», precisa Cummins. Il caso Kiesle, con una
lettera del 1985 a firma Ratzinger in cui si suggeriva prudenza prima di
«spretare» il sacerdote molestatore, ha riportato ora alla ribalta una storia
da incubo. Nel 2002 Kiesle fu addirittura sospettato
di aver rapito e ucciso una bambina, nel 2004 finì in galera per sei anni per
nuove molestie su una minorenne. La diocesi di Oakland ha pagato milioni di dollari
di risarcimenti alle vittime del prete. Dalla prima
richiesta di Cummins ci vollero sette anni per
riportare il sacerdote allo stato di laico.
Un tempo
eccessivo, secondo gli avvocati delle vittime delle molestie del clero, a cui ha replicato il legale del Vaticano Jeffrey Lena.
Parlando di giudizi incauti dei media, Lena ha evidenziato che Ratzinger era
stato investito di una causa di laicizzazione, non per abusi sessuali: si mosse
«rapidamente» per gli standard dell’epoca. La lettera di Ratzinger rivelata
venerdì dall’Associated press ha provocato scosse di
assestamento nel mondo cattolico.
Il «National Catholic Reporter» ha chiesto «azioni forti da parte della
Chiesa» preannunciando la seconda puntata
dell’inchiesta sui Legionari di Cristo che ha svelato le protezioni di cui
godeva il fondatore, padre Marcial Maciel Degollado (uomo con doppia
vita e colpevole di pedofilia), in Curia e in particolare presso il cardinale
ed ex segretario di Stato Angelo Sodano e presso il segretario di Giovanni Paolo
II, cardinale Stanislaw Dziwisz.
I Cavalieri di Colombo hanno lanciato una novena di preghiera per il Papa «in
questo momento di considerevoli sfide», mentre in Italia l’arcivescovo Poletto ha osservato che «è disonesto non dire anche bene
della Chiesa», e, da parte sua, il cardinale Angelo Comastri
ha difeso Benedetto XVI: «È atroce gettare del fango
su tutti. Facendo di tutta un’erba un fascio si
finisce per dire pedofilo uguale prete». Intanto lo scandalo dilaga, dagli
Stati Uniti alla Germania (dieci nuove denunce nel collegio gesuita Canisius di Berlino), da Malta (di nuovo al centro delle
accuse l’Istituto San Giuseppe di Santa Venera) alla Gran Bretagna. Secondo il Times il capo della chiesa cattolica d’Inghilterra e
Galles, l’arcivescovo di Westminster Vincent Nichols,
è stato responsabile di un sistema per la protezione dei minori che ha permesso ad un prete pedofilo di continuare a commettere
abusi nonostante ripetute segnalazioni da parte delle vittime. E domani il
primo vescovo italiano (Karl Golser di Bolzano) si
presenterà al procuratore della Repubblica di Bolzano per denunciare sei
sacerdoti della diocesi che hanno abusato di minori. E secondo Golser ora si può discutere del celibato che è «un gran
valore e una disciplina, ma non è un dogma», mentre «bisogna distinguere tra
pedofilia e omosessualità, che invece non è una malattia». Per l’esercizio del
sacerdozio, «ciò che vale per eterosessuali vale anche
per gli omosessuali: la capacità di vivere secondo le regole della Chiesa». LS 11
Pedofilia, attacco antisemita di monsignor Babini.
"Sui media in corso una campagna sionista"
Il vescovo emerito
di Grosseto parla al sito cattolico Pontifex - Il
Comitato Ebraico Usa chiede alla Cei una condanna formale
ROMA - Lo scandalo
pedofilia sui media non è altro che "un attacco sionista, vista la potenza
e la raffinatezza: loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo, storicamente parlando,
i giudei sono deicidi". A sostenerlo è il vescovo emerito di Grosseto
monsignor Giacomo Babini, in un'intervista pubblicata
dal sito Pontifex (che si presenta come un 'blog di libera informazione cattolica', e viene definito
'tradizionalista' da alcuni e "ultrà' da altri). Parole che hanno
suscitato l'indignazione del Comitato Ebraico Americano, che in un comunicato
ufficiale diffuso a New York ha chiesto ai
vescovi italiani di condannare immediatamente le dichiarazioni
"antisemitiche" di monsignor Babin.
Babini, nella stessa intervista, sempre riferendosi agli ebrei
sostiene che "la loro colpa fu tanto grave che Cristo premonizzò
quello che sarebbe accaduto loro con il 'non piangete
su di me, ma sui vostri figli'". Una considerazione che
di fatto rilancia l'idea del "deicidio". Babini
inoltre, premettendo che "l'Olocausto fu una vergogna per l'intera
umanità", dice che però Hitler fu mosso dal fatto che gli ebrei avevano strangolato la Germania, provocando la
reazione nazista: "Gli eccessi e le malversazioni degli ebrei strozzarono
l'economia tedesca", si legge nell'intervista.
Monsignor Babini non è nuovo a prese di posizione che scatenano forti
polemiche. In febbraio, sempre con dichiarazioni rilasciata al sito Pontifex, si era scagliato contro gli omosessuali,
sostenendo che la loro è "una pratica
aberrante", un "vizio contro natura", e schierandosi con gli
ecclesiastici che sostengono che gli omosessuali, solo per il fatto di essere
tali, non dovrebbero accostarsi alla comunione.
E infatti anche in quest'occasione, rispondendo a una domanda
dell'intervistatore, ("Forse ci sta anche la lobby gay?"), afferma:
"Non lo dubito, anche loro se possono tirano sulla Chiesa. Bisogna
trattare coloro che hanno tendenze omosessuali con
delicatezza e senza infierire, con misericordia. Ma
accettino serenamente la loro croce e la malattia con santa rassegnazione.
Altri invece praticano l'omosessualità e persino se ne vantano. A loro dico che persino gli animali rispettano l'ordine della
natura e loro no, da questo punto di vista meglio la regolarità degli
animali". LR 11
Sindone, a Torino due milioni di pellegrini
Il 10 aprile primo
giorno di ostensione. Il 2 maggio la visita di Benedetto XVI
Il momento tanto
atteso dell'ostensione della Sindone è arrivato. Dal 10 aprile e fino al 23
maggio, per la decima volta dal 1578 e la quarta dal 1978, la celebre reliquia
sarà esposta al pubblico in una sala allestita all’interno del Duomo di Torino . Il capoluogo piemontese ospiterà i due milioni di
pellegrini e non desiderosi di ammirare il lenzuolo utilizzato - secondo
tradizione - per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro. L'ultima ostensione
risale al 2010. E la Sindone nel frattempo si è «rifatta il trucco»:
l'ostensione di quest'anno, che sarà suggellata il 2
maggio dalla visita di Ratzinger, è infatti la prima da quando il telo di lino
è stato sottoposto, nel 2002, ad un intervento di conservazione che lo ha
riportato al suo antico splendore.
DUE MILIONI - Più
di un milione e 400 mila persone si sono prenotate per poter
osservare il lenzuolo utilizzato - secondo tradizione - per avvolgere il corpo
di Gesù nel sepolcro. Ma all'interno del Duomo di
Torino, nelle sei settimane dell'ostensione, ne sono attese almeno un milione e
800 mila. Da parte sua, il presidente della Commissione diocesana della
Sindone, monsignor Giuseppe Ghiberti, ha affermato
che «sono attesi 2 milioni di fedeli». Per questo,
«ogni pellegrino potrà fermarsi a guardare la Sindone dai 3
ai 5 minuti, a seconda del flusso di persone». La visita potrà essere
prenotata, oltre che sul sito internet www.sindone.org, direttamente a Torino,
negli appositi spazi allestiti all'inizio del percorso
dell'Ostensione. Si potrà entrare nel Duomo anche senza, ma in questo caso la
Sindone sarà visibile solo da lontano.
IL TEMA PASTORALE
- Un «grande evento», insomma, che però «non è un fatto di turismo religioso,
ma un'iniziativa spirituale e pastorale». Così l'ha definito il custode
pontificio della Sindone, l'arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto. Il tema scelto per questa
ostensione è «Passio Christi passio hominis», per sottolineare «il forte collegamento tra
l'immagine sindonica, testimonianza della Passione
del Signore, e le molteplici sofferenze degli uomini e delle donne di oggi».
«Davanti alla Sindone si va per pregare e questo vale per tutti», ha sottolineato il cardinale a margine della conferenza stampa
di presentazione dell'ostensione. Poletto ha poi ribadito che l'evento è «essenzialmente spirituale e
religioso e non commerciale o turistico». E ha rivolto un appello ai
pellegrini: «Il vostro - ha detto rivolgendosi direttamente
a loro - è un percorso di fede e di preghiera. Vi invito
quindi alla concentrazione e ad evitare, se possibile, di scattare foto o
realizzare filmati».
LA VISITA DEL
PONTEFICE - Papa Benedetto XVI sarà a Torino domenica 2 maggio. Alle 10 celebrerà la Messa in piazza San Carlo e guiderà poi la
recita del Regina Caeli. Nel pomeriggio, dopo un
incontro con i giovani della Diocesi, si recherà in Duomo per la sosta di
venerazione davanti alla Sindone e una riflessione sui temi dell'ostensione.
«Un tesoro prezioso da custodire a lungo nel tempo - come l'ha definita il
cardinale Poletto - un dono preziosissimo perchè Papa Benedetto sa presentare le grandi verità della
fede».
LA SICUREZZA - La
sorveglianza dell'evento è affidata alle forze dell'ordine, coordinate dal
prefetto di Torino Paolo Padoin. Per l'occasione
stanno arrivando da tutta Italia circa 200 rinforzi, tra polizia e carabinieri.
Un grosso aiuto lo darà anche la tecnologia: sulla Sindone vigileranno infatti telecamere di ultima generazione, con tanto di
sensori anti-terrorismo in grado di segnalare eventuali movimenti
sospetti. CdS
9
Padre Lombardi: "Per amore della verità..."
L'editoriale letto
il 9 aprile alla Radio Vaticana dal portavoce del papa. Il più importante pronunciamento
ufficiale sulla pedofilia dopo la lettera di Benedetto XVI ai cattolici
dell'Irlanda di Federico Lombardi
Il dibattito sugli
abusi sessuali, e non solo del clero, procede tra notizie e commenti di vario
tenore. Come navigare in queste acque agitate conservando una rotta sicura,
rispondendo all’evangelico “Duc in altum”, prendi il largo?
Anzitutto
continuando a cercare la verità e la pace per gli offesi. Una delle cose che colpisce di più è che vengono oggi
alla luce tante ferite interiori che risalgono anche a molti anni addietro, a
volte di diversi decenni, ma evidentemente ancora aperte. Molte vittime non
cercano compensi economici, ma aiuto interiore, un giudizio nella loro dolorosa
vicenda personale. C’è qualcosa che va ancora capito veramente.
Probabilmente
dobbiamo fare un’esperienza più profonda di eventi che così negativamente hanno
inciso nella vita delle persone, della Chiesa e della società. Ne sono un
esempio, a livello collettivo, l’odio e le violenze dei conflitti fra i popoli,
che vediamo così difficili da superare in una vera riconciliazione. Gli abusi
feriscono a livello personale profondo. Per questo hanno fatto bene quegli
episcopati che hanno ripreso con coraggio lo sviluppo delle vie e dei luoghi di
libera espressione delle vittime e del loro ascolto,
senza dare per scontato che il problema fosse già stato affrontato e superato
con i centri d’ascolto già istituiti tempo fa, come pure quegli episcopati o
singoli vescovi che con paterno tratto danno attenzione spirituale, liturgica e
umana alle vittime.
Pare accertato che
il numero delle nuove denunce riguardanti gli abusi, come sta avvenendo negli
Stati Uniti, diminuisce, ma il cammino del risanamento
in profondità per molti comincia solo ora e per altri deve ancora cominciare. Nel contesto dell’attenzione alle vittime, il papa ha
scritto di essere disponibile a nuovi incontri con esse, coinvolgendosi nel
cammino di tutta la comunità ecclesiale. Ma è un
cammino che per raggiungere effetti profondi deve ancor di più svolgersi nel
rispetto delle persone e alla ricerca della pace.
Accanto
all’attenzione per le vittime bisogna, poi, continuare ad attuare con decisione
e veracità le procedure corrette del giudizio canonico dei colpevoli e della
collaborazione con le autorità civili per quanto riguarda le loro competenze
giudiziarie e penali, tenendo conto delle specificità delle normative e delle
situazioni nei diversi paesi. Solo così si può pensare di ricostituire
effettivamente un clima di giustizia e la piena fiducia nell’istituzione
ecclesiale. Si è dato il caso che diversi responsabili di comunità o di istituzioni, per inesperienza o impreparazione, non hanno
pronti e presenti quei criteri che possono aiutarli ad intervenire con
determinazione anche quando ciò può essere per loro molto difficile o doloroso.
Ma, mentre la legge civile interviene con norme
generali, quella canonica deve tener conto della particolare gravità morale
della prevaricazione della fiducia riposta nelle persone con responsabilità
nella comunità ecclesiale e della flagrante contraddizione con la condotta che
dovrebbero testimoniare. In questo senso, la trasparenza e il rigore si impongono come esigenze urgenti di una testimonianza di
governo saggio e giusto nella Chiesa.
In prospettiva, la
formazione e la selezione dei candidati al sacerdozio, e più generalmente del
personale delle istituzioni educative e pastorali, sono la premessa per
un’efficace prevenzione di abusi possibili. Quella di giungere a una sana
maturità della personalità, anche dal punto di vista della sessualità, è sempre
stata una sfida difficile; ma oggi lo è ancor di più, anche se le migliori
conoscenze psicologiche e mediche vengono in grande aiuto alla formazione
spirituale e morale.
Qualcuno ha
osservato che la maggiore frequenza degli abusi si è verificata nel periodo più
caldo della “rivoluzione sessuale” degli scorsi decenni. Nella formazione
bisogna fare i conti anche con questo contesto e con
quello più generale della secolarizzazione. In fondo si tratta di riscoprire e
riaffermare senso e importanza del significato della sessualità, della castità
e delle relazioni affettive nel mondo di oggi, in forme molto concrete e non
solo verbali o astratte. Quale fonte di disordine e sofferenza può essere la
sua violazione o sottovalutazione! Come osserva il papa scrivendo agli
irlandesi, una vita cristiana e sacerdotale può rispondere oggi alle esigenze
della sua vocazione solo alimentandosi veramente alle sorgenti della fede e
dell’amicizia con Cristo.
Chi ama la verità
e l’obiettiva valutazione dei problemi saprà cercare e trovare le informazioni
per una comprensione più complessiva del problema della pedofilia e degli abusi
sui minori nel nostro tempo e nei vari paesi, comprendendone l’estensione e la pervasività. Potrà così capire meglio in che misura la Chiesa
cattolica condivide problemi non solo suoi, in che misura questi presentano per
essa una gravità particolare e richiedano interventi specifici, e infine in che
misura l’esperienza che la Chiesa va facendo in questo campo possa diventare
utile anche per altre istituzioni o per l’intera società.
Su questo aspetto ci sembra in verità che i media non abbiano
ancora lavorato a sufficienza, soprattutto nei paesi in cui la presenza della
Chiesa ha maggior rilevanza, e su cui quindi si appuntano più facilmente gli
strali della critica. Ma documenti quali il rapporto nazionale USA sul
maltrattamento dei bambini meriterebbero di essere
maggiormente conosciuti per capire quali siano i campi di urgente intervento
sociale e le proporzioni dei problemi. Nel solo 2008 negli USA sono stati
identificati oltre 62.000 attori di abusi su minori, mentre il gruppo dei
sacerdoti cattolici è così piccolo da non essere
neppure preso in considerazione come tale.
L’impegno per la
protezione dei minori e dei giovani è quindi un campo di lavoro immenso e
inesauribile, che va ben aldilà del problema riguardante alcuni membri del
clero. Coloro che vi dedicano con sensibilità, generosità e attenzione le loro
forze meritano gratitudine, rispetto e incoraggiamento da parte di tutti e in particolare
delle autorità ecclesiali e civili. Il loro contributo è essenziale per la
serenità e la credibilità del lavoro educativo e di
formazione della gioventù nella Chiesa e fuori di essa. Giustamente il papa ha
avuto per loro parole di alto apprezzamento nella lettera per l'Irlanda, ma
pensando naturalmente a un orizzonte assai più largo.
Infine, il papa
Benedetto XVI, guida coerente sulla via del rigore e della veracità, merita
tutto il rispetto e il sostegno di cui gli giungono ampie testimonianze da ogni
parte della Chiesa. Egli è un pastore all’altezza per affrontare con alta
rettitudine e sicurezza questo tempo difficile, in cui non mancano critiche e
insinuazioni infondate.
Senza pregiudizio
va affermato che egli è un papa che ha parlato molto della verità di Dio e del
rispetto della verità, divenendone un testimone credibile. Lo accompagniamo e
impariamo da lui la costanza necessaria per crescere nella verità, nella
trasparenza, continuando a tenere ampio l’orizzonte sui gravi problemi del mondo,
rispondendo con pazienza allo stillicidio di “rivelazioni” parziali o presunte
che cercano di logorare la credibilità sua o di altre
istituzioni e persone della Chiesa.
Di questo paziente
e fermo amore della verità abbiamo bisogno nella Chiesa, nella società in cui
viviamo, nel comunicare e nello scrivere, se vogliamo servire e non confondere
i nostri contemporanei. L’Espresso on line 9
L'«Affruntata»
di Sant'Onofrio, il vescovo alle cosche calabresi: «Convertitevi»
L'omelia dopo lo
svolgimento della cerimonia rinviata di una settimana per le intimidazioni dei
boss per la prima volta gli uomini della 'ndrangheta non hanno
monopolizzato l'evento
MILANO - Si è
ripetuto, in un clima all'insegna del no alle cosche e
di grande commozione, a Sant'Onofrio, circa 3 mila anime in provincia di Viobo Valentia, il rito secolare dell«Affruntata». La cerimonia religiosa, che simboleggia
l'incontro tra San Giovanni Battista, la Madonna addolorata ed
il Cristo risorto, era stato sospesa domenica scorsa, giorno di Pasqua (in cui
usualmente si svolge), dopo che nella notte precedente la 'ndrangheta aveva
sparato alcuni colpi di arma da fuoco al cancello della casa del priore della
confraternita del Santissimo Rosario, Michele Virdò,
che da sempre organizza la cerimonia. A seguito
dell'episodio di intimidazione, dovuto all'applicazione di alcune direttive che
vietavano la possibilità di portare le statue dei santi ad esponenti
ricollegabili alle cosche locali, volute dal vescovo di Mileto, Luigi Renzo,
l'autorità religiosa ed il parroco del paese, Don Franco Fragalà
avevano sospeso la cerimonia.
PRESENTI LE
AUTORITA' - A Sant'Onofrio, oggi, a fare da ala al rito religioso c'erano autorità dello Stato, politiche e militari ed il neo
proclamato presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti.
Applausi e grande commozione quando, nel momento clou del rito, la statua della
Madonna Addolorata, che assieme alle altre effigi è stata portata a spalle da
cittadini santonofresi, è stata svestita del velo
nero del lutto. Abbracci e baci al priore Michele Virdò
che, addobbato con i paramenti della confraternita, ha
tolto il velo nero della Madonna Addolorata compiendo il gesto che da sempre
pone fine alla cerimonia.
L'OMELIA - «Convertitevi. Gesù è morto e risorto anche per voi. E anche
per voi si devono spalancare le porte del Sepolcro per la gioia e l'amore» ha detto il vescovo di Mileto, monsignor Luigi Renzo,
nell'omelia seguita alla cerimonia religiosa. Monsignor Renzo ha inteso
rivolgere un «saluto di pace anche a chi ha preso una
via deviata. Credete a Gesù per allontanare la vostra vita dal male e dalla
violenza. Oggi è la domenica della misericordia e del perdono» ha concluso monsignor Renzo.
CdS 11
La Sindone attende i pellegrini
Il «Sacro Lino»
mostrato per la prima volta dopo i restauri del 2002 Da questo pomeriggio il via alla folla: oggi 12 mila fedeli vedranno
la reliquia
Torino - Il
pellegrinaggio più grande sarà quello dei cinquemila ufficiali, sottufficiali e
soldati organizzato dall’Ordinariato militare per sabato e domenica prossimi.
Ma un fatto è certo: l’Ostensione che s’inaugura oggi, si concluderà
domenica 23 maggio e il 2 maggio porterà a Torino Benedetto XVI, sarà un evento
dai grandissimi numeri. Un milione e mezzo di pellegrini prenotati, un altro
mezzo milione è previsto che entri dal portone centrale del Duomo,
accontentandosi di una visione in lontananza. Poi, duemila giornalisti da tutto
il mondo, 20 mila pullman in arrivo, centinaia di
messe prenotate nelle parrocchie. E alberghi pieni nei week-end tra l’80 e il 90%.
Il cardinale
Severino Poletto, che ha voluto l’ostensione per
mostrare ai fedeli il Telo dopo i restauri del 2002, stamane aprirà
l’inaugurazione guidando le autorità lungo il percorso che attraversa i
Giardini Reali, si inoltra nella manica nuova di
Palazzo Reale ed esce nel teatro romano per immettersi nelle sale della pre-lettura prima dell’ingresso in Cattedrale: un cammino
che, scandito da musica sacra, opere d’arte sul tema della figura di Cristo e
dalle straordinarie immagini ad alta definizione del filmato-guida, aiuta il
pellegrino ad entrare nella dimensione «dell’evento spirituale, dell’esperienza
religiosa» caratterizzata dal motto «Passio Christi
Passio hominis». «È questo l’esclusivo carattere
dell’ostensione» ha ribadito il cardinale ancora ieri
durante la breve cerimonia che ha accompagnato il posizionamento della Sindone
nella teca dell’esposizione.
Dopo le autorità -
con il sindaco Chiamparino, il presidente della provincia Saitta
farà la sua prima uscita ufficiale il neopresidente
della Regione Roberto Cota - alle 10 sarà la volta dei giornalisti e alle 11
dei quattromila volontari in gilet viola, addetti all’accoglienza e alla sorveglianza.
In duemila avevano già partecipato all’ostensione di 10
anni fa. Alle 16, in Duomo, l’arcivescovo presiederà
la messa inaugurale concelebrata dai vescovi del Piemonte. Dalle 18, poi, sfileranno i primi 12 mila pellegrini.
Domani alle 11, «inaugurazione televisiva» con la diretta su Raiuno
della messa celebrata dall’arcivescovo nella Cappella di Sant’Uberto della Reggia di Venaria. E a proposito di tv, il
presidente del Comitato per l’Ostensione, l’assessore comunale alla Cultura
Fiorenzo Alfieri ieri osservava che «intorno all’evento c’è un’esposizione
mediatica impressionante, che non si percepiva nemmeno prima delle Olimpiadi».
Per la Sindone è arrivata anche una troupe di Al Jazeera.
maria teresa
martinengo
LS 10
Pedofilia, in Germania altri dieci casi. «Primate Inghilterra ha protetto
prete»
Ex vescovo
Oakland: Wojtyla voleva frenare- Avvocato Santa Sede Usa difende Ratzinger
ROMA - È cresciuto
di un'altra decina il numero di denunce contro religiosi nel collegio gesuita Canisius di Berlino, quello da cui è partito lo scandalo
dei preti pedofili in Germania. Lo segnala il settimanale Focus in
un'anticipazione. Citando l'avvocatessa incaricata
dall'Ordine dei gesuiti di far luce sul caso, Ursula Raue,
un'anticipazione del settimanale tedesco riferisce che si sono fatte vive 170
vittime, nella maggior parte dei casi per abusi perpetrati negli anni Cinquanta
e Sessanta e quindi caduti in prescrizione. Su due casi sta indagando anche la
Procura.
Times: primate Inghilterra protesse prete pedofilo. Il capo
della chiesa cattolica d'Inghilterra e Galles sarebbe stato responsabile di un
sistema per la protezione dei minori che ha permesso
ad un prete pedofilo di continuare a commettere abusi nonostante ripetute
segnalazioni da parte delle vittime. Lo sostiene il Times
quale conclusione di un'inchiesta condotta dallo stesso quotidiano.
L'arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols,
attuale primate della chiesa cattolica d'Inghilterra e Galles, ha presieduto
dal 2001 al 2008 un'istituzione cattolica attiva nell'assistenza di minori (Catholic Office for the Protection of Children
and Vulnerable Adults - Copca) proprio mentre un prete pedofilo, David Pearce, era oggetto di indagini da
parte della chiesa e della polizia. Ma l'ufficio che faceva capo a Nichols non è mai intervenuto, al punto che, nel 2006,
nonostante l'Alta Corte avesse stabilito il risarcimento per danni ad una delle vittime di Pearce, il
monaco benedettino mantenne la sua funzione alla Ealing
Abbey, parrocchia dell'ovest di Londra, fino al 2008
quando fu arrestato. Pearce, 68
anni, ex preside della prestigiosa St. Benedict's School (Ealing), è stato
condannato a otto anni di prigione dopo aver ammesso una serie di reati a
sfondo sessuale in abusi a studenti adolescenti durante i 35 anni alla Ealing Abbey.
Frattini: campagna
di fango contro il Papa. «Continua, nonostante e contro il
coraggio di Benedetto XVI nel denunciare il crimine orrendo della pedofilia,
una vera e propria campagna di violenza e fango. Che sempre più sembra
aver poco a che fare con la ricerca della verità», è
il commento del ministro degli Esteri Franco Frattini.
Avvocato Santa
Sede Usa difende il Papa. Anche l'avvocato della Santa Sede negli Stati Uniti
Jeffrey Lena scende in campo in difesa del Papa dopo le accuse secondo le quali
l'allora cardinale Ratzinger nel 1985 non rimosse un prete pedofilo.
Dopo le accuse
riportate dall'Associated press Padre Ciro
Benedettini, vicedirettore della Sala stampa vaticana, ha replicato affermando
che Ratzinger «non coprì il caso» ma chiese solo di studiarlo con «maggiore
attenzione» per il «bene di tutte le persone coinvolte» .
Ex vescovo di
Oakland: Wojtyla voleva frenare. L'ex vescovo di Oakland John Cummins, che negli anni ottanta ripetutamente scrisse ai suoi
superiori in Vaticano chiedendo il ritorno allo stato di laico del prete
pedofilo Stephen Kiesle, ha detto che la Santa Sede
in quel periodo, dopo il Concilio Vaticano II, era particolarmente riluttante a
"spretare" i suoi sacerdoti perchè molti
preti stavano abbandonando il sacerdozio. «In conseguenza di questo papa
Giovanni Paolo II rallentò molto le cose e rese il processo molto più
ponderato», ha detto Cummins in dichiarazioni
riportate oggi sul New York Times. Un portavoce della
diocesi di Oakland, Mike Brown, ha detto che le
autorità ecclesiastiche locali riesamineranno nel corso del
fine settimana il caso Kiesle.
La difesa del
papa. Lena ha detto che l'allora cardinale Joseph Ratzinger disse al vescovo di
Oakland di assicurare che un prete con precedenti di molestie sessuali non
commettesse più abusi mentre la Chiesa lavorava per riportarlo allo stato
laicale. In risposta a una lettera del 1985 firmata da
Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e
ottenuta dall'Associated Press, Lena ha spiegato che
quando il futuro Papa esortava il vescovo di Oakland a usare nei confronti di
padre Stephen Kiesle «il massimo della cura paterna»
faceva riferimento alla formula della Chiesa per dire che riteneva il vescovo
responsabile di assicurare che il prete in questione non commettesse più abusi.
Lena, citato dall'Ap, ha detto non ci sono casi
conosciuti di molestie da parte di Kiesle tra 1981,
quando la diocesi ne raccomandò per la prima volta il ritorno allo stato
laicale e il 1987 quando il sacerdote fu "spretato".
Cavalieri Colombo:
una novena per il Papa. La Fondazione dei Cavalieri di Colombo, una delle opere
di carità più antiche d'America, ha esortato i suoi membri in tutto il mondo a
unirsi in una speciale novena per papa Benedetto XVI «in questo momento di
considerevoli sfide». La novena - riporta il giornale cattolico National Catholic Reporter - comincerà domenica per concludersi lunedì 19 aprile, nel quinto anniversario
dell'elezione di Benedetto al papato. «Preghiamo per il papa e per la sua
missione pastorale, chiedendo a Dio di proteggere, rafforzare e sollevare il
nostro amato Santo Padre in questo momento di considerevoli sfide», si legge in
un messaggio dei Cavalieri. IM 10
Matrimoni. Coppie miste, 15% delle celebrazioni
Roma - Uomini e
donne – sottolinea l’Istat - mostrano una diversa
propensione a contrarre matrimonio con un cittadino straniero non solo in
termini di frequenza, ma anche per quanto riguarda alcune importanti
caratteristiche degli sposi, come la cittadinanza. Il fenomeno dei matrimoni
misti riguarda in larga misura coppie in cui la sposa o lo sposo provengono da
un paese a forte pressione migratoria. Gli uomini italiani che sposano una
cittadina straniera scelgono nel 13,7% dei casi una cittadina rumena, nel 10,6%
un’ucraina e nel 9,6% una brasiliana. Le donne italiane che sposano un
cittadino straniero, invece, scelgono più spesso uomini di origine
nordafricana, per lo più provenienti dal Marocco (22,2%), dalla Tunisia (7,6%)
o dall’Egitto (6,1%), o cittadini albanesi (9%). I casi in cui entrambi gli
sposi sono stranieri costituiscono ancora una minoranza (il 5% dei matrimoni
totali) e si dimezzano (circa 6 mila matrimoni, il
2,6% del totale delle celebrazioni del 2008) se si considerano solo quelli in
cui almeno uno dei due sposi è residente in Italia. Il nostro Paese esercita,
infatti, un’attrazione per numerosi cittadini provenienti soprattutto da paesi
a sviluppo avanzato che lo scelgono come luogo di celebrazione delle nozze. I
cittadini stranieri residenti hanno una diversa propensione a sposarsi in
Italia. I più diffusi sono i matrimoni tra rumeni (1.202 matrimoni
nel 2008, pari al 18,4% del totale dei matrimoni tra sposi stranieri residenti
in Italia), seguiti dai cinesi (833 matrimoni, il 12,7%). All’opposto alcune
comunità immigrate, altrettanto numerose, si sposano in Italia molto meno di
frequente, come ad esempio nel caso dei cittadini marocchini o albanesi. Le
ragioni di questi diversi comportamenti nuziali vanno ricercate, verosimilmente,
nei progetti migratori propri delle diverse comunità. In molti casi i cittadini
immigrati si sposano nel Paese di origine e i coniugi affrontano insieme
l’esperienza migratoria, oppure si ricongiungono nel nostro Paese quando uno
dei due si è stabilizzato. NoveColonne
La lettera scritta
nel 1985 dall’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede,
Joseph Ratzinger, è una ulteriore conferma. A lungo il
Vaticano, «per il bene della Chiesa universale», come si legge in quel testo,
decise di coprire nel silenzio lo scandalo dei preti pedofili. Ma questo
documento dimostra anche che il futuro Benedetto XVI si uniformò a quella linea
di riserbo adottata da Giovanni Paolo II per evitare che i nemici della Chiesa strumentalizzassero quelle vicende. L’ultima rivelazione
proveniente dagli Stati Uniti colpisce la Santa Sede e il Papa in momento di
grave difficoltà. La sofferenza di Benedetto XVI è comprensibilmente acuita da
una specie di pena del contrappasso che, in questi giorni, sta crudelmente
subendo.
Proprio su di lui
che, da quando è salito al soglio pontificio, ha cercato di attuare una svolta
di trasparenza e di denuncia pubblica per questi scandali, si abbatte
quotidianamente una bufera di attacchi che non sembra aver mai fine. Proprio su
di lui, sulle spalle esili un Pontefice anziano e stanco, incombe l’onere di
difendere la Chiesa, assumendosi, come un Papa è costretto a fare, anche il
carico di responsabilità passate, in circostanze storicamente diverse. Per
comprendere, infatti, i motivi della resistenza a denunciare pubblicamente i
casi di pedofilia in ambito ecclesiastico all’epoca del pontificato di Papa
Giovanni Paolo II, occorre ricordare l’esperienza pastorale in Polonia di Karol
Wojtyla. Un Paese dell’Est europeo, allora sotto il dominio di un regime
comunista che spesso usava la calunnia a sfondo sessuale contro i sacerdoti per
minare il rapporto di fiducia dell’opinione pubblica locale nei confronti della
Chiesa.
Ecco perché, in
tempi in cui il nemico esterno, l’ateismo comunista, combatteva la presenza
cattolica in quelle terre con tutti i mezzi, anche i più spregiudicati,
sembrava opportuno cercare di indagare su questi scandali, veri o falsi che
fossero, solo all’interno della comunità ecclesiale. Un atteggiamento di
prudenza e anche di diffidenza nei confronti delle accuse di
quel genere contro i preti che Giovanni Paolo II conservò anche quando fu
eletto Papa. Il segnale più forte di un cambiamento verso la trasparenza e la
denuncia pubblica fu dato proprio da Benedetto XVI nel
suo viaggio negli Stati Uniti avvenuto nell’aprile del 2008. Papa Ratzinger,
con un gesto che suscitò perfino un certo sconcerto e qualche critica
nell’episcopato americano, volle incontrare le vittime degli abusi sessuali
compiuti dai sacerdoti in quel Paese e, con loro, unirsi in preghiera, mano
nella mano. L’attuale difficoltà della Chiesa e dello
stesso Papa ad uscire dall’assedio di accuse che
sembra sommergerli deriva da una reazione difensiva sbagliata.
Costruita su
tentativi di minimizzazione o di giustificazioni, assai improbabili, per le
mancate denunce nei confronti di chi si è reso colpevole di questi terribili
delitti contro i più deboli, i bambini. Intessuta di sconcertanti gaffe comunicative,
come se le manifestazioni di pedofilia anche fuori del mondo ecclesiastico
riducessero lo scandalo sulla Chiesa. Ecco perché, a questo punto, al Vaticano
non resta che una via d’uscita da questa bufera: la consapevolezza e la volontà
di dover pagare un prezzo molto pesante per ristabilire un clima di fiducia e
di credibilità nei confronti dell’istituzione
ecclesiastica. Con una assunzione di responsabilità,
alta e forte, per quanto è avvenuto in passato, accompagnata da solenni scuse e
richieste di perdono. E la dimostrazione che l’assoluta trasparenza, d’ora in
poi, non avrà alcuna eccezione. Per nessuno e in nessuna circostanza. LUIGI LA
SPINA LS 10
Grabtuch von Turin. Und wieder lockt der Mythos vom Tuch der Tücher
Erstmals seit zehn Jahren ist das
mysteriöse Grabtuch von Turin, das der Überlieferung nach den Leichnam Jesu
bedeckt haben soll, wieder zu sehen. Sogar Papst Benedikt XVI. will die
Ausstellung besuchen. Wissenschaftlich ist die Echtheit des Leinens umstritten
– doch die Legende hält den Mythos lebendig.
„Ecco!“, heisst es jetzt wieder in Italien: Seht! Seht, diesen
Menschen! Denn seit das weltberühmte Grabtuch von Turin wieder zu sehen, das
gewöhnlich in einem Hochsicherheitstresor streng verschlossen bleibt. Es wurde
immer nur selten gezeigt. Jetzt aber wird es erstmals im Zeitalter des
Internets ausgestellt, auf der ersten Bugwelle der digitalen Revolution, und
plötzlich scheint alles ganz anders. Plötzlich regnet das Bild der Bilder
dieses Gemarterten aus der Basilika San Giovanni Battista in Turin in jeden
bewohnten Winkel der Erde, in die Displays der iPhones
und iPads und auf die Bildschirme der entlegensten
Inseln. Plötzlich ist es aktueller als je zuvor.
TV-Teams aus China und Israel haben
sich unter die Pilger nach Turin gereiht, und neben CNN und BBC ist natürlich
auch der arabische Sender al-Dschasira da, dessen Zuschauern die Vorstellung
wesensfremd ist, dass Gott jemals sein Gesicht gezeigt haben könnte – im
Gegensatz zu unzähligen Pilgern, die eben darum unterwegs in die piemontesische Industriestadt sind, weil das menschliche
Antlitz Gottes zum Kern ihres Glaubens gehört.
Vermeintliches Grab von Jesus endeckt - Doch ist es dieses Gesicht, das hier zu sehen
ist? Zeigt es Jesus von Nazareth? Frau Dr. Mechthild Flury-Lemberg,
eine führende Textil-Expertin aus Bern, die das Tuch begutachten durfte wie
keine andere Person, hat vor Tagen noch einmal erklärt, dass es nach all ihren
Erkenntnissen ein Gewebe aus dem ersten Jahrhundert sei. Sie war es auch, die
das Tuch im Sommer 2002 restaurieren und über einen Monat lang in einer
hochgeheimen Operation alle 29 Flicken des Grabtuchs und ein hinteres Futter
entfernen durfte, die 1534 auf das Leinen aufgenäht worden waren.
Herabtropfendes Silber hatte 1532 acht
große Löcher in das Tuch gesengt, und Clarissenschwestern
hatten es damals mit goldenen Nadeln geflickt, denen wir wunderbare
Beobachtungen des Tuches aus nächster Nähe verdanken. „Wir konnten die Wunden
sehen, als ob wir durch ein Fenster schauten“, schrieben sie, als sich „eine
große Menge von Pilgern aus Rom, Jerusalem und anderen fernen Ländern“ vor den
Gittern ihrer Klausur drängten.
Der Autor, Korrespondent der
WELT-Gruppe in Italien, ist den Spuren des Grabtuchs gefolgt und hat die
Ergebnisse in diesem Buch vorgelegt: „Das Grabtuch von Turin oder das Geheimnis
der heiligen Bilder“. 160 Seiten, Pattloch-Verlag,
München 2010.
Durch diese „Fenster“ gibt es heute
aber noch viel mehr zu sehen, seit auch noch Mikroskope unsere Beobachtungen
stützen. Der Mann, der in dem Tuch gelegen hatte, war gekreuzigt worden, das
ist gewiss. Immer wieder hat er sich an dem Holz aufgebäumt, um Luft zu
bekommen. Kein anderes Dokument gibt präziser über den Vorgang einer antiken
Kreuzigung Auskunft als dieses Tuch. Eine große Wunde auf seiner rechten Seite
aber hat mit der Kreuzigung nichts zu tun und wurde ihm erst nach dem Tod
beigebracht. Sie gab seriöses „Leichenblut“ mit Wasser frei. Bei allen anderen
Wunden lebte er noch. Das Bild zwischen allen Blutspuren hat jedoch keinerlei
Pigmente, keine Konturen, keine Zeichnung, nichts von dem, was andere Bilder
haben. Es ist das am intensivsten untersuchte Gewebe der Erde, doch immer noch
kann keiner sagen, wie dieses „Bild“ eigentlich auf den Stoff geraten ist.
Da wundert es nicht, dass auch die Rede
nicht verstummen will, dass das Ganze eine Fälschung sei, um Gläubige zu
täuschen. Ein französischer Bischof (der es allerdings nie gesehen hatte) fand
schon im 14.Jahrhundert, es sei „listig gemalt und betrügerisch“. 1988 wollten
Wissenschaftler mit einem Radiokarbon-Test herausgefunden haben, dass das
Gewebe aus der Zeit um 1320 stammen soll. Doch ein erstes Abbild des Tuches
findet sich schon in einem Codex aus dem Jahr 1192 in Budapest.
Nur über dem linken Fuß des Mannes, den
das Leinen bedeckt hat, findet sich eine halbe Handbreit ohne Wunden. Der Rest
des Körpers ist übersät mit Blutspuren, die meisten Tropfen so groß „wie süße Majoranblätter“, wie die Nonnen notierten, die es im Jahr
1532 flickten und sich „wie arme Waisen zurückgeblieben fühlten“, als ihre
Arbeit getan war. Doch wie kommt es, dass der alte Stoff so wenig vermodert
ist? „Weil es keinerlei Verwesungsflecken hat“, weiß Mechthild Flury-Lemberg.
„Antike Tücher, die sich erhalten
haben, stammen meist aus Gräbern. Darum sind sie auch häufig vermodert, oft mit
großen Verwesungsflecken. Der Mann, der in diesem Tuch eingeschlagen war, war
tot, aber er ist nicht verwest.“
Nun darf jeder Pilger maximal fünf
Minuten vor dem Grabtuch verharren, das jetzt erstmals ohne alle Flicken zu sehen
ist. Es leuchtet im Dämmer der Basilika wie ein Lichtbild. Füße scharren. Es
hustet einer, da flüstern zwei, doch das Schweigen des Mannes in dem Tuch lässt
hier am Ende jeden verstummen. Paul Badde 11DW 11
Papst in einer globalen Medienwelt. Gibt es eine Kampagne gegen den Papst?
Irgendwie schafft es der Papst nicht,
die deutsche Kirche aus dem Tief zu holen, in das sie durch die mangelhafte
Aufarbeitung der Missbrauchsfälle geraten ist. Was den Orden und dann den
Bischöfen nicht recht gelingen wollte, das muss der deutsche Papst doch
schaffen. So erwartet es der Spiegel. 73% der Deutschen sind mit der
Aufarbeitung der Fälle durch die Kirche unzufrieden. Es scheint, dass der
Papst, zumindest für die deutschen Medien, da etwas bieten muss. Obwohl es
durch Dokumente belegt ist, dass der frühere Präfekt der Glaubenskongregation
für eine offensive Aufarbeitung eingetreten ist und man berichtet, dass er den
Gründer der Legionäre Christi wegen verschiedener sexueller Delikte, auch an
dem eignen Ordensnachwuchs, zu Klosterarrest verurteilt hat, sucht man etwas in
der früheren Amtsführung des jetzigen Papstes zu finden. Ein Essener Priester,
der sich Missbrauch zuschulden kommen lassen hatte, wurde in München
aufgenommen, um eine Therapie zu machen. Dass er ohne Wissen des damaligen
Erzbischofs Josef Ratzinger in der Seelsorge eingesetzt wurde, kann man dann
nachvollziehen, wenn man sich die Verwaltung eines großen deutschen Bistums
anschaut und zudem weiß, dass nur wenige Bischöfe der Personalkommission ihres
Bistums vorsitzen, sondern das meist der Generalvikar macht. Weil die
Hamburger Medien seit Jahren die Themensetzung der New York Times übernehmen,
wurde eine Sache um einen Geistlichen in einer Behinderteneinrichtung der USA noch
mal hoch gekocht. Nicht nur hatte der Vatikan, dem der Fall zu spät gemeldet
worden war, auf eine weitere Bearbeitung des Falls verzichtet, weil der
Geistliche im Sterben lag. Ein italienischer Journalist hat jetzt
herausgefunden, dass das vatikanische Dokument, das die New York Times zugrunde
gelegt hatte, falsch übersetzt war. „Die Zeit“ hat einfach die Version der New
York Times übernommen. Nicht das höchste Maß an Professionalität.
Richtig am Zeug flicken kann man dem
Papst nicht – aber er soll es richten. Ist also die Vermutung des Dekans des
Kardinalskollegiums und nicht weniger anderer zutreffend, dass sich die Medien
gegen den Papst verschworen haben? Wenn man die oben genannten Beispiele näher
betrachtet, dann wirkt die Medienkampagne zumindest stümperhaft. Am Ende ist zu
lesen, dass gerade der Kardinal Ratzinger für eine strikte Linie gekämpft hat.
Auch der Spiegelartikel, der dem Papst Fehlbarkeit auf dem Titelblatt
bescheinigen will, ist ein dünner Aufguss. Lohnt ein solcher Titel, wenn man im
Inneren des Heftes nichts Neues erfährt. Das ist schon verwunderlich, wenn man
die Probleme in Afghanistan, die Frage der Bankenabgabe, die Entwicklung der
Konjunktur und viele andere Themen Revue passieren lässt, zu denen Journalisten
eigentlich mehr Substanz beibringen könnten.
Aber es ist Ostern und da gehört dem
Papst der Bildschirm, vor allem mit dem Segen für die Stadt und den Erdkreis.
Warum dann nicht auch das Titelblatt des Spiegels.
Es kommt ein den Journalisten meist
unbewusster Mechanismus hinzu. In den immer noch vom Fernsehen bestimmten
Aufmerksamkeitsszenario der späten Moderne „sticht Ober den Unter“, d.h. die,
die bei den oft schon lange zurückliegenden Missbrauchsfällen näher an den
Tätern waren und entschiedener hätten handeln müssen, sind weniger interessant.
Obwohl hier doch die interessanten Geschichten liegen, wie z.B. Ordensobere
entscheiden, wenn sie mit solchen Delikten umgehen, welchen Handlungsspielraum
sie haben, wenn faktisch Studienkollegen die Täter waren. Hier sind Drehbuchautoren
gefragt. Die wissen, dass sich über Päpste nur schwer Drehbücher schreiben
lassen, aber sehr viel besser über Pfarrer und Ordensleute. Der Vergleich macht
deutlich, wie anders der Journalismus funktioniert. Da bringt ein Papstfoto mit
einer provokanten Titelzeile mehr Verkäufe als ein Bericht über einen kaum
bekannten Provinzial, Abt oder Personalchef eines Bistums.
Man könnte das auch als
Sündenbockmechanismus sehen. Je höher der Schuldige ausgemacht wird, desto
größer der Effekt. Und hier sind wir bei dem eigentlichen Problem: Wie werden
die Verletzungen wieder geheilt, wie kann jemand nach Jahren aufarbeiten, was
er verdrängen musste, damit er nicht daran erstickte. Und wie können die Täter
weiter leben, die geächtet sind und, wenn sie zu Gefängnis verurteilt werden,
auf der untersten Stufe der Hackordnung eingereiht werden. Prophylaxe heißt, da
diese sexuelle Orientierung nicht wegtherapiert werden kann, frühzeitige
Begleitung von Gefährdeten. Die Hotline, die der Bischof von Trier eingerichtet
hat, war der erste Schritt. Jetzt braucht es Therapieeinrichtungen bzw.
Abteilungen in katholischen Krankenhäusern. Wenn man sich eine
Öffentlichkeitsstrategie überlegen würde, die Hintergründe liefert, Geschichten
von Aufarbeitung der Verletzungen und die Täter in ihrer Zerrissenheit zeigen,
dann würden die Medien solches Material sicher übernehmen. Im Moment folgen sie
den eingebauten Mechanismen des globalen Medienbetriebs. Sie einer Kampagne zu
verdächtigen, würde ja einen durchdachten Plan voraussetzen. Der ist aber nicht
zu erkennen. Eckhard Bieger
S.J. kath.de-Redaktion
Polen/Russland: Geschockt über Kaczynskis Tod. Papsttelegramm
Beim Absturz des polnischen
Präsidentenflugzeugs in Westrussland sind mindestens
87 Menschen ums Leben gekommen. An Bord der Unglücksmaschine befanden sich auch
Präsident Lech Kaczynski und seine Frau. Es habe keine Überlebenden gegeben,
sagte der Gouverneur von Smolensk, Sergej Antufijew,
im russischen Staatsfernsehen. Die Unglücksursache ist weiterhin unklar.
Kaczynski war seit Dezember 2005 Präsident von Polen. Er wollte in Russland an
einer Gedenkveranstaltung mit Familien der Opfer des Massakers von Katyn teilnehmen.
Papsttelegramm - Papst Benedikt XVI.
hat in einem Beileidtelegramm seine Trauer bekundet. Die Nachricht vom
tragischen Tod des Präsidenten, seiner Frau und der begleitenden Personen habe
ihn mit tiefem Schmerz erfüllt, heißt es in einem am Samstag veröffentlichten
Beileidstelegramm des Kirchenoberhauptes an den Präsidenten des polnischen
Parlamentes, Bronislaw Komorowski. Der Papst
versicherte den Familien der Opfer seine geistliche Verbundenheit.
Im Vatikan haben an diesem Samstag rund
250 polnische Pilger für die Verstorbenen des Unglücks gebetet. Sie befinden
sich in Rom, um an den Gedenkfeiern für den fünften Jahrestag des Todes von
Johannes Paul II. teilzunehmen. Der polnische Kurienkardinal Zenon Grocholewski, der die Pilger in Rom betreut, sagte unseren
polnischen Kollegen von Radio Vatikan:
„Heute wäre für uns Polen hier im
Vatikan ein Freudentag gewesen. Die polnischen Pilger, die hierher gereist
sind, vertreten die Solidarnosc-Gewerkschaft. Sie wollten am Grab des geliebten
polnischen Papstes beten. Sie wollten hier auch ihren 30. Jahrestag der
Gründung ihrer Gewerkschaft feiern. Leider ist der heutige Tag von dieser
großen Tragödie überschattet worden.“
Der Kurienkardinal ist sichtlich
geschockt über das Unglück. „Es ist eine große Tragödie, weil der Besuch Kaczynskis in Russland ein schönes Zeichen gewesen wäre.
Viele Parlamentarier und sogar der Gouverneur der polnischen Zentralbank waren
in dem Flugzeug. Alle sind nun gestorben. Wir beten heute für sie. Wir beten
mit der christlichen Hoffnung, damit Gott Polen hilft, den Weg für eine bessere
Zukunft zu finden.“ (agenturen 10)
Vatikan-Erklärung zu Missbrauch - die Kernsätze
Der Vatikan antwortet erneut auf
Vorwürfe in Sachen sexueller Missbrauch. In einer
langen Erklärung geht Papstsprecher Federico Lombardi an diesem Freitag auf die
Vorwürfe ein. Der Jesuitenpater betont im Auftrag Benedikts XVI., dass
„Wahrheit und Frieden für die Opfer“ jetzt die Priorität der Kirche sind. Der
Volltext der Erklärung steht auf unserer Homepage www.radiovatikan.de – hier
haben wir für Sie die Kernsätze daraus.
„Es berührt uns stark, dass heute so
viele innere Wunden ans Licht kommen, die teilweise vor vielen Jahren
geschlagen wurden – manchmal vor Jahrzehnten – und die doch immer noch
schmerzen. Viele Opfer wollen keine Entschädigung, sondern Hilfe und ein Urteil
in ihrer schmerzlichen, persönlichen Angelegenheit. Der Papst hat schriftlich
seine Bereitschaft zu weiteren Begegnungen mit ihnen gezeigt und sich zum Weg
der ganzen kirchlichen Gemeinschaft bekannt. Aber das ist ein langer Weg, der
noch mehr Respekt vor den Personen und noch mehr Suche nach Frieden verlangt,
wenn er wirklich tiefe Wirkungen zeitigen soll.“ (rv
9)
Italien: Seltene Ausstellung des Turiner Grabtuchs beginnt ab dem Wochenende
Am Samstag ist es soweit: Dann beginnt
die seltene, öffentliche Ausstellung des Turiner Grabtuchs – des legendären
Leinengewebes also, das viele für einen direkten Zeugen von Tod und
Auferstehung Jesu halten. Rund 1,4 Millionen Besucher haben sich bisher
angemeldet für die Ausstellung, die bis zum 23. Mai im Turiner Dom stattfindet.
Der weitaus größte Teil der Anmeldungen kommt mit 93 Prozent aus Italien.
Insgesamt rechnet das Erzbistum Turin bis zum Ende der Ausstellung mit 1,5 bis
1,8 Millionen Pilgern. Am 2. Mai wird auch Papst Benedikt XVI. in der
norditalienischen Industriestadt erwartet. Aber sein Besuch bedeutet keine
Aussage darüber, ob das meterlange Leinen nun wirklich Jesu Grabtuch war oder
nicht. Die Kirche nimmt dem Stoff gegenüber eine „sehr vorsichtige“ Haltung
ein, sagt der Vorsitzende der zuständigen Diözesankommission, Giuseppe
Ghiberti.
„Auf der einen Seite erlaubt die Kirche
eine Verehrung – auch weil sie das Evangelisierungs-Potential des Grabtuches
wahrnimmt. Auf der anderen Seite steht aber das Wort Johannes Pauls II., dass
man der Wissenschaft lassen muss, was ihr gebührt: Dass also die Wissenschaft
die Antwort auf die zwei berühmten Fragen der Sindonologie
geben muss. Die erste Frage ist die nach dem Alter des Tuches, die zweite
betrifft die Art und Weise, in der darauf dieses mysteriöse und bislang nicht nachahmbare Abbild aufgetreten ist. Innerhalb einer
autonomen religiösen Betrachtung steht vor jeder wissenschaftlichen Erklärung
fest, dass die Kreuzigungswunden des Mannes auf dem Grabtuch mit den
Passionsberichten der Bibel übereinstimmen. Zugleich ist aber ein solcher
vorwissenschaftlicher Zugang nicht antiwissenschaftlich; von der Forschung
erwartet man sich eine Erhellung, die augenblicklich noch nicht vollständig
ist.“
Das Turiner Grabtuch ist erstmals seit
zehn Jahren wieder öffentlich zu sehen. Anmeldungen sind online über die
Internetseite www.sindone.org in deutscher Sprache möglich. Während der
Ausstellung können sich Besucher zudem bei einer Anlaufstelle vor dem Turiner
Dom kurzfristig registrieren lassen. (kipa 9)
Vatikan: Atomsprengköpfe reichen noch immer aus, um Erde zu zerstören
War das wirklich nur ein Zufall – oder
nicht doch ein bisschen mehr? Als die Präsidenten Barack Obama und Dmitri
Medwedew am Donnerstag in der Prager Burg das Start-II-Abkommen über nukleare
Abrüstung unterzeichneten, da taten sie das an derselben Stelle, an der Papst
Benedikt XVI. eine große Grundsatzrede gehalten hat. Erst sechs Monate ist das
her. Papstsprecher Federico Lombardi erinnert in seiner Reaktion auf das
Abrüstungsabkommen zwischen Russland und den USA an diesem Freitag an die
Papstrede von Prag .
„Der Papst hatte an den Fall der Mauer
vor zwanzig Jahren erinnert und gesagt: „Die Völker und die Regierungen riefen
nach neuen Formen des öffentlichen Lebens und der Solidarität zwischen Nationen
und Völkern. Ohne solche neuen Formen hätte es nicht die lang erwartete Zukunft
der Gerechtigkeit, des Friedens und des Wohlstands gegeben.“ In diesem Sinn ist
Start-II eine gute Nachricht, denn das Abkommen überwindet eine Blockade: Es
schlägt von neuem den Weg zum Abbau und hoffentlich zur Vernichtung der
gefährlichsten Kriegsarsenale ein.“
Der Jesuit Lombardi macht darauf
aufmerksam, dass das Abkommen das umfassendste Rüstungskontrollabkommen seit
etwa zwanzig Jahren ist. Im Vergleich zum bisherigen Start-Vertrag sieht es
etwa siebzig Prozent weniger Atomsprengköpfe vor.
„Das reicht immer noch aus, um unseren
Planeten zu zerstören... aber es ist doch weniger als zu den Zeiten, wo diese
Waffensysteme ohne Begrenzung aufgehäuft wurden – unnötig und verrückt.
Vielleicht ist es zu optimistisch, angesichts von immer noch Tausenden von
Atomsprengköpfen von Frieden, Vertrauen und Solidarität zu sprechen – aber der
Weg ist der richtige, und man sollte ihn unbedingt weitergehen!“
Dann wird es nämlich auch
„glaubwürdiger, anderen Staaten mit nuklearen Ambitionen gegenüber von
nuklearer Nichtverbreitung zu reden“, so Lombardi mit einem deutlichen
Seitenblick auf den Iran. Außerdem würden durch die Abrüstungsinitiative auch
„immense wirtschaftliche, wissenschaftliche und menschliche Ressourcen frei, um
sich um die dringendsten Bedürfnisse der Menschheit und um ihre Entwicklung zu
kümmern“. Die Kirche stehe „immer auf der Seite derer, die Frieden stiften“. (rv 9)
Kirche und Missbrauch Vorauseilender Verfolgungswahn
Kardinalsdekan Angelo Sodano stellt sich schützend vor Papst Benedikt XVI. Mit
seinen wüsten Angriffen auf Kritiker und selbstgerechten Verweisen auf das
Evangelium schadet er allerdings der Glaubwürdigkeit der katholischen Kirche.
Ein Kommentar von Carsten Matthäus
Der Mann hat recht. Recht zu haben, ist
ihm offenbar von Gott gegeben, denn er ist Kardinaldekan, einer der höchsten
Hochwürden im globalen Geflecht der römisch-katholischen Kirche. Angelo Sodano weiß auch, was recht ist und was unrecht. Am
Ostermorgen hat er seinem Papst die unverbrüchliche Gefolgschaft der gesamten
Kirche zugesichert und alle Angriffe gegen den Heiligen Vater pauschal als
ungerechtfertigt abgetan.
Er hat das weniger plump gemacht als
sein Gesinnungsbruder Raniero Cantalamessa,
Hausprediger des Papstes, der es zu Ostern nicht lassen konnte, einen unseligen
Vergleich von Missbrauchsvorwürfen und Judenverfolgung anzustimmen. Sodano hat das etwas edler verpackt. Er sagte zu Ostern,
die Kirche werde sich vom "unbedeutenden Geschwätz" nicht aus der
Ruhe bringen lassen und stellte die "ungerechten Angriffe" gegen
Benedikt XVI. in eine Reihe mit den Attacken der Kirchenkritiker auf Pius X.,
Pius XII. und Paulus VI.
Alarmierende Verquickung - Insbesondere
mit dem zweiten Papstnamen provozierte Sondano,
bestens geschulter Vatikan-Diplomat, bewusst die jüdische Gemeinde. Die unklare
Haltung von Pius XII. zum Holocaust ist bis heute Gegenstand hitziger
historischer Debatten. Giuseppe Laras, Ehrenvorsitzender
der italienischen Rabbinerversammlung hat sich
bereits in der Zeitung La Stampa empört, dies sei
eine "alarmierende" Verquickung von Holocaust und den Vorwürfen gegen
pädophile Priester.
Anders als Benedikts Hausprediger Cantalamessa entschuldigte sich Ober-Kardinal Sodano aber nicht, sondern untermauerte seine Worte in der
nach-österlichen Ausgabe der Vatikanzeitung Osservatore
Romano mit einem Interview. Die Fragen allein zeigen, dass es hier ums Recht
haben und untermauern geht und nicht um eine wirkliche Auseinandersetzung:
"Kann man Ihre Worte als Reaktion auf die Diffamierungskampagne gegen den
Papst sehen?" "Die ganze Kirche steht hinter dem Papst: War das ihre
Botschaft?" "Was hat Sie bei Ihrer Ansprache geleitet?"
"Waffe gegen die Kirche"
Der Kardinaldekan nutzt dankbar diese
Stichworte und greift seine Gegner frontal an, stellt sie in verletzender Weise
unter Generalverdacht. Die Attacken auf den Papst seien Teil einer
Hasskampagne, getrieben von "Vorstellungen von Familie und von Lebensentwürfen,
die dem Evangelium zuwiderlaufen", sagt er. Die sexuellen Übergriffe
einzelner Priester würden als "Waffe gegen die Kirche benutzt".
Päpste, die sich gegen den Modernismus stellten (Pius X.) oder ein
konservatives Familienbild verteidigten (Paulus VI.), seien schon immer Ziel
böswilliger Attacken gewesen. Ein Jesuswort hat der bibelfeste Kleriker dazu
auch parat: "Wenn sie mich verfolgt haben, werden Sie auch Euch
verfolgen" (Johannes 15, 20).
In seinen Antworten referiert Sondano unter anderem über die Strategie der Kirche, mit
den Missbrauchsvorwürfen umzugehen: "Im Zuge dieser ungerechten Attacken
wird uns gesagt, wir hätten nicht die richtige Strategie, dass wir anders
reagieren müssten. Die Kirche hat ihre eigene Art und folgt nicht einfach den
Methoden, die heute gegen den Papst verwendet werden. Die einzige Strategie,
der wir folgen, ist die des Evangeliums."
Leicht durchschaubare Strategie
Strategie des Evangeliums
Sodanos
Strategie ist leicht durchschaubar. Er versucht, seiner Gefolgschaft ein neues
Feindbild einzuimpfen. Das von den bösen Mächten, die das Fundament der
kirchlichen Grundwerte untergraben wollen. Der Kirche soll damit - scheinbar
Jesus gleich - die Rolle des Opfers zugesprochen werden, verfolgt von den
Scharfmachern des Modernismus.
Diese Verteidigungsstrategie hat sehr
wenig mit dem Geist des Evangeliums zu tun. Einer der fundamentalen Sätze Jesu,
an dem sich die Kirche orientieren und messen lassen muss, ist dieser:
"Lasset die Kinder zu mir kommen!" (Markus 10, 14). Niemals
zuzulassen, dass das reine Vertrauen auch nur eines einzigen Kindes von einem
kirchlichen Amtsträger missbraucht wird, ist eine Grundlage allen kirchlichen
Lebens - völlig unabhängig von Familienbildern oder Lebenseinstellungen.
Man stelle sich nur für den Moment
einmal vor, Sodano sei nicht Kardinalsdekan, sondern
Chef eines großen Autokonzerns. Wegen verklemmter Gaspedale seien Menschen zu
Schaden oder gar zu Tode gekommen. Aus Angst vor öffentlicher Empörung hätte
der Konzern die Probleme zu lange verschwiegen. Der Chef geht nun aber nicht
reumütig vor die Presse, er gibt seinem internen Mitteilungsblatt ein
Interview, in dem er sagt: "Man kann doch wohl nicht einen Weltkonzern
dafür verantwortlich machen, weil bei ein paar Fahrzeugen ein Pedal klemmt,
schon gar nicht den Präsidenten. Überhaupt sind die Kritiker alles
Umweltschützer, die uns das Autofahren verbieten wollen. Wir lassen uns von
solchem Gerede nicht aus der Ruhe bringen. Unsere Strategie folgt höheren
Werten."
Ähnlich wie die Sicherheit beim
Autofahren ist der Schutz vor seelischen und körperlichen Grausamkeiten für die
Kirche ein absolutes Gut. Nur wenn sie allen Willen zeigt, Kinderschänder und
Gewalttäter im Priestergewand rückhaltlos zu verfolgen, zu bestrafen und aus
dem Verkehr zu ziehen, kann sie ihre Glaubwürdigkeit erhalten. Auch dafür gibt
es in den Evangelien eine Stelle: "Wer einen von diesen Kleinen, die an
mich glauben, zum Bösen verführt, für den wäre es besser, wenn er mit einem
Mühlstein um den Hals im tiefen Meer versenkt würde" (Matthäus 18,6). (sueddeutsche.de 9)
Deutschland: Missbrauchs-Hotline registriert über 13.000 Anrufe
Die seit letztem Dienstag frei
geschaltete Beratungs-Hotline der katholischen Kirche zu sexuellem Missbrauch
hat bisher einen regelrechten Ansturm erlebt. Insgesamt 13.293 Anrufsversuche seien in der vergangenen Woche registriert
worden. Das gab der Sprecher des Bistums Trier, Stephan Kronenburg, im
Interview mit dem Kölner Domradio an. Die zuständigen
Psychologen und Sozialpädagogen hätten Dienstag, Mittwoch und Donnerstag allein
394 Beratungsgespräche geführt, die zwischen fünf Minuten und einer Stunde
gedauert hätten. Dass es sich um ein kirchliches Angebot handelt, sei für die
Menschen anscheinend kein Problem. Kronenburg:
„Wir sind überrascht, dass so viele
Menschen anrufen. Es gab im Vorfeld ja Befürchtungen oder teilweise sogar
Kritik sowie die Frage: Kann die Kirche ein solches Angebot überhaupt machen?
Werden sich Menschen, die von Mitarbeitern der Kirche missbraucht wurden,
überhaupt an ein solches kirchliches Angebot wenden? Da sieht man jetzt doch
schon nach den ersten Tagen deutlich, dass diese Befürchtung oder Kritik so
nicht zutreffend ist. Es gibt offensichtlich viele Menschen, die fast auf
dieses Angebot gewartet haben. Mit einem Ansturm in dieser Größenordnung haben
wir so nicht gerechnet.“
Kronenburg bat um Verständnis dafür,
dass aufgrund der Vielzahl der Anrufe nicht jeder durchgekommen sei. Wer seine
Telefonnummer hinterlasse, werde aber auf jeden Fall zurückgerufen. Aufgrund
des Andrangs habe man die Zahl der Berater aufgestockt, so der Bistumssprecher.
- Die kostenlose Hotline ist dienstags, mittwochs und donnerstags von 13.00 bis
20.30 Uhr unter der Nummer 0800 / 120 1000 erreichbar. Auch Täter können sich
dort melden. Im Internet wird Beratung unter Hilfe-Missbrauch.de angeboten. (domradio/faz 8)
Pro und Contra Satire. Darf der Priester Jesus missbrauchen?
Als die Missbrauchsfälle im
katholischen Klerus bekannt wurden, thematisierte das auch das Satiremagazin
"Titanic" mit einer versteckt obszönen Karikatur. Darf man Jesus so
darstellen?
PRO - Ich bin Katholikin. Wohl die
letzte in meiner Familie, aber immerhin. Und ja: Satire darf. Satire muss. Muss
an die Grenzen gehen, überspitzen, aufzeigen, was andere nicht wagen. Wie im
Fall des aktuellen Titels des Satiremagazins Titanic: Man sieht einen Priester
von hinten, der auf der Höhe des Unterkörpers vor dem gekreuzigten Jesus steht.
Mehr ist nicht zu sehen.
Und doch hat diese Darstellung zu
hunderten Beschwerden beim Presserat und zu Anzeigen bei der Staatsanwaltschaft
geführt. Mit Berufung auf Ziffer 10 des Pressekodex: "Die Presse
verzichtet darauf, religiöse […] Überzeugungen zu schmähen." Ich erkenne
oder empfinde keine Verletzung meiner religiösen Gefühle, ich sehe lediglich
einen Priester vor der lebhaften Darstellung einer Folterszene.
Genau das ist der Punkt: Basierend auf
der Berichterstattung der letzten Wochen zum sexuellen Missbrauch in der Kirche
und all den Einzelfällen, die jetzt bekannt wurden, kann ich dieses Bild
vollenden. Was ich sehe, ist die Darstellung des Missbrauchs der Kirche durch
ihre Vertreter: das heuchlerische, heischerische, um
Verzeihung bittende - aber nicht Schuld eingestehende - Verhalten der
Repräsentanten der Kirche in Bezug auf all den Machtmissbrauch der vielen
Jahre, der endlich öffentlich diskutiert wird. Die Reaktionen der entrüsteten
Anrufer bei Titanic und Aufrufer zum modernen Kreuzzug (etwa "Wider die
feigen Gotteslästerer" auf der Website Katholischer Nachrichtendienst)
zeigen: Selbsterkenntnis tut weh und hin- mehr als wegschauen.
Mit der arroganten Haltung, die
jahrzehntelangen Übergriffe und körperliche Züchtigungen von Kindern durch ihre
eigenen Mitglieder geduldet und gedeckt zu haben, hat ein Teil der Kirche die
christlichen Werte verraten. Und genau das sehe ich auf dem Titanic-Cover.
Meine Fantasie interpretiert einen sexuellen Übergriff auf einen Wehrlosen - da
am Kreuz Hängenden - in einem dunklen Eck eines Kirchengebäudes. Niemand sieht
es, niemand hört es. Und falls doch, habe ich die Befürchtung, der Priester
wird nur in eine andere Gemeinde versetzt.
Der Sturm der Entrüstung sollte sich
gegen diese Vorgehensweise richten. Die Kreuzritter sollten nicht für die
"kranken Köpfe" von Titanic beten, sondern für eine weltoffene,
ehrliche und selbstkritische Kirche. Hinschauen tut weh. Schauen Sie hin. Julia Herrnböck ist Praktikantin im Ressort
taz Zwei/Medien.
CONTRA
- Als leichtgläubiger Christ bin ich nicht leicht zu entsetzen und war
doch - entsetzt, mehr noch, getroffen bis ins rosagraue Knochenmark meines
Katholizismus, als ich im Zeitschriftenregal an der Kasse des Supermarkts bei
mir um die Ecke das aktuelle Titelbild der Titanic gewahrte.
Auf den ersten Blick zeigt dieses
Titelbild nichts, was ich als Gläubiger nicht kennen und akzeptieren würde. In
den zwei oder drei Sekunden, bevor mich die Empörung endgültig übermannte,
grübelte ich allerdings über den Gottesmann, der vor dem Kreuz zu knien
scheint. Was tut er da? Hängt er es gerade? Und was irritierte mich so an
seiner Mütze? Was stellte sie dar? Eine Tiara? Ein Camauro?
Eine Mitra? Ein Scheitelkäppchen? Oder … tja, und genau hier war es mit meiner
wohlwollenden Betrachtung vorbei. Mit meiner Toleranz auch. Mit zitternden
Fingern, errötend und innerlich kochend, stellte ich das Heft unter den
kritischen Seitenblicken der anderen Kunden wieder zurück ins Regal.
Ich halte mich für einen humorvollen
Menschen, immer für ein Späßchen zu haben. Etwa für den Spruch: "Paulus
schrieb an die Irokesen: Euch schreib ich nicht, lernt erst mal lesen!"
Frech? Klar, aber doch auch pfiffig, oder? Aber um dieses perfide Bild wirklich
verstehen zu können, hätte ich, um es in meinem Kopf vollenden zu können, um
die fürchterlichen Geschichten ergänzen müssen, die neuerdings in den Zeitungen
über die Kirche zu lesen sind. Schmutz, Schmutz, Schmutz, aufgewirbelt von
öffentlichkeitssüchtigen Einzeltätern. Natürlich gibt es Probleme in meiner
Kirche, in der es aber auch eine Kultur des Vergebens gibt. Wenn überhaupt,
möchte ich darauf also mit weichen Worten aufmerksam gemacht werden. Nicht von
gewissenlosen Schmierfinken, die mit Obszönitäten ihre Auflage steigern wollen!
Warum zeigt die Titanic denn keinen
Mohammed, der von einem Imam verwöhnt wird? Vielleicht, weil es dafür einfach
keinen Grund gäbe. Aber sicher auch, weil sie sich einfach nicht traut, die
feine Titanic!
Es macht mich traurig, dass meine
religiösen Gefühle als Christ ungestraft verletzt werden können. Von der
Titanic, meine ich jetzt. Gott lässt seiner nicht spotten. Also lasst uns für
die verlorenen Seelen beten: "Vater, vergib ihnen, denn sie wissen nicht,
was sie tun!" Arno Frank ist
Redakteur im Ressort taz Zwei/Medien. Taz 9
Missbrauch in der katholischen Kirche. Neue Vorwürfe gegen den Papst
Papst Benedikt XVI. erneut unter
Beschuss: Als Präfekt der Glaubenskongregation soll er einen pädophilen
Priester im Amt gehalten haben. Der Vatikan dementiert.
Der Vatikan hat die erneuten
Beschuldigungen aus den USA gegen Papst Benedikt XVI. im Zusammenhang mit den
Kindesmissbrauchsfällen in der katholischen Kirche zurückgewiesen.
Die Internetausgabe der New York Times
hatte in der Nacht zum Samstag berichtet, dass sich der damalige Kardinal
Joseph Ratzinger 1985 als Präfekt der Glaubenskongregation gegen die rasche
Entlassung eines pädophilen Geistlichen aus dem Priesteramt ausgesprochen haben
soll.
Daraufhin erklärte der Vatikan jetzt:
"Kardinal Ratzinger hat den Fall Stephen Kiesle aus Kalifornien nicht
gedeckt." Vielmehr habe der heutige Papst, wie auch aus dem Brief klar
ersichtlich sei, "einzig darum gebeten, die Sache gründlicher zu
untersuchen zum Wohl aller Beteiligten", kommentierte der Vizepressesprecher
des Vatikan, Padre Ciro Benedettini,
die neuen Vorwürfe.
Nach den Berichten der New York Times
war - vier Jahre, nachdem Kiesle selbst zusammen mit dem damaligen Bischof von
Oakland, John Cummins, erstmals im Vatikan um
Entlassung gebeten hatte - ihnen in einem von Ratzinger unterzeichneten
Schreiben mitgeteilt worden, dass in dem Fall mehr Zeit benötigt werde. Für
eine Entscheidung müsse das Wohl der gesamten Kirche in Betracht gezogen
werden.
Wie die Zeitung unter Berufung auf
Dokumente, die ihr vom Anwalt eines der Opfer Kiesles
überlassen wurden, berichtete, hatte Cummins in einem
Brief an Ratzinger 1982 ein weiteres Mal um die Entlassung Kiesles
gebeten. "Ich bin davon überzeugt, dass es keinen Skandal geben wird, wenn
dem Antrag stattgegeben wird, und dass es tatsächlich - aufgrund der Natur der
Sache - einen größeren Skandal für die Gemeinde geben könnte, wenn es Vater
Kiesle erlaubt würde, ins aktive Priesteramt zurückzukehren", zitierte die
New York Times aus dem Schreiben.
Erstmals habe Cummins
1981 im Vatikan die Entlassung Kiesles beantragt. Er
habe sich auch direkt an den damaligen Papst Johannes Paul II. gewandt.
Kardinal Ratzinger habe dann um weitere Informationen gebeten, die ihm die
Diözese Oakland im Februar 1982 auch zugesandt habe. Erst drei Jahre später
habe sich Ratzinger dann wieder gemeldet und in dem besagten Schreiben um mehr
Zeit gebeten. Außerdem habe er auf das noch junge Alter des Priesters
verwiesen. Kiesle war zu diesem Zeitpunkt 38 Jahre alt.
Kiesle war 1978, sechs Jahre nach
seiner Priesterweihe, erstmals wegen Kindesmissbrauchs verurteilt worden. Nach
Angaben der Diözese Oakland durfte er nach seiner Verurteilung zunächst nicht
mehr als Seelsorger arbeiten. Außerdem habe er sich in Behandlung begeben. 1985
habe er dann aber ehrenamtlich wieder im Jugendgottesdienst einer seiner alten
Gemeinden gearbeitet. Erst 1987 sei er dann schließlich aus dem Priesteramt
entlassen worden. Dpa 10
Vatikan/USA: „Kardinal Ratzinger hatte richtig gehandelt“
Der Anwalt des Heiligen Stuhls in den
USA hat einen Bericht der Agentur associated press zurückgewiesen. Am Freitag behauptete ap, Papst Benedikt XVI. habe in seiner Zeit als Präfekt der
Glaubenskongregation in den 80er Jahren viel Zeit verstreichen lassen, als ihm
die Entlassung eines katholischen Priesters wegen mehrerer Missbrauchsfälle an
Kindern angetragen wurde. Dabei verwies die Nachrichtenagentur auf Dokumenten
aus dem Vatikan hin. Darin ersuchte der Bischof von Oakland, John Cummins, den Vatikan im Juni 1981 erstmals, den Priester
Stephen Kiesle aus dem Kirchendienst zu entlassen. Der US-Anwalt des Heiligen
Stuhls, Jeffrey Lena, konnte nicht feststellen, ob es sich bei den
veröffentlichten Dokumenten um echte Vatikanpapiere handele. Der Anwalt
verweist aber darauf hin, dass auch in den von ap
veröffentlichten Schreiben kein Hinweis nachzulesen sei, dass der damalige
Präfekt der Glaubenskongregation dem Wunsch des Bischofs von Oakland nicht
stattgegeben habe. Cummins kam in dem Schreiben vom
Februar 1982, das an Kardinal Joseph Ratzinger gerichtet war, auf den Fall
Kiesle zurück und beharrte darauf, dass der Geistliche entlassen werden müsse.
Kiesle wurde dann zwei weitere Jahre später aus dem Kirchendienst entlassen.
Der Vatikan wies diese neuen Vorwürfe gegen den Papst zurück. Kardinal
Ratzinger hat den Fall Stephen Kiesle aus Kalifornien nicht gedeckt. Vielmehr
habe der heutige Papst, wie auch aus dem Briefwechsel klar ersichtlich sei,
„einzig darum gebeten, die Sache gründlicher zu untersuchen zum Wohl aller
Beteiligten.“ Das sagte der Vizepressesprecher des Vatikans, P. Ciro Benedettini.
US-Bischof: „Benedikt XVI. hat Kirche
positiv beeinflusst“ - Der Bischof von Washington, Donald Wuerl,
würdigt Papst Benedikts Einsatz für die Aufarbeitung der Missbrauchsfälle in
der katholischen Kirche. In einem Interview mit Radio Vatikan sagt Wuerl, dass das katholische Kirchenoberhaupt die Mentalität
und Einstellung innerhalb der Kirche in den vergangenen Jahren positiv
beeinflusst habe.
„Das hat Benedikt XVI. dadurch
erreicht, indem er sich bereits als Präfekt der Glaubenskongregation für die
Missbrauchsopfer eingesetzt hat. Er forderte und fordert weiterhin
Gerechtigkeit für die Opfer. Damit hat der Papst die Priester und Kirche in die
richtige Richtung hingeführt.“
Deshalb sei es ungerecht, dass sich
viele Medien gegen den Papst richten.
„Denn er hat ja Gutes getan. Sicher,
man muss in erster Linie an die Opfer denken. Doch es ist unfair, wenn man
versucht aus diesen Fällen den Papst frontal anzugreifen.“ (rv
10)
D/Afghanistan: Bewegende Trauerfeier für getötete Soldaten
Eine Woche nach dem blutigen Karfreitag
von Kundus haben hunderte deutsche Soldaten im
niedersächsischen Selsingen in einer bewegenden
Trauerfeier Abschied von ihren drei gefallenen Kameraden genommen. Auch
Bundeskanzlerin Angela Merkel nahm an der Trauerfeier teil. Merkel sagte bei
der Zeremonie in der evangelischen St. Lamberti-Kirche,
die drei getöteten Fallschirmjäger seien für ihr Land gestorben. Die Kanzlerin
räumte ein, dass sich der Afghanistan-Einsatz schwieriger gestaltet als
erwartet. Gleichzeitig machte sie klar, dass ein vorzeitiger Rückzug kein Thema
sei. Die Präsenz der Bundeskanzlerin an der Trauerfeier sei wichtig. Das sagte
im domradio-Interview der evangelische Militärdekan
Hartwig von Schubert.
Fassungslos in der Kirche - „Wir stehen
erschüttert, tief traurig und so viele auch fassungslos in dieser Kirche“, sagt
Verteidigungsminister Karl-Theodor zu Guttenberg
(CSU). Damit spricht er vor allem den Menschen in und um Selsingen
aus dem Herzen. Denn die Region pflegt seit mehr als 50 Jahren enge
Verbindungen zu den Soldaten der Kaserne, aus der die Toten kommen. In der
Kirche überwiegt die Trauer, als der katholische Militärdekan Hartmut Gremler betet: „Gott, wir können nicht begreifen, was
geschehen ist“. Sein evangelischer Kollege Armin Wenzel versucht in seiner
Traueransprache die Angehörigen zu trösten, die in den ersten Reihen neben
Merkel und zu Guttenberg sitzen. Fast wie verabredet fällt
ein Sonnenstrahl durch die Kirchenfenster, als er den Familien der toten
Soldaten zuspricht: „Ihr könnt vertrauen, dass sie bei Gott geborgen sind, wo
Schmerzen ihr Ende haben. Der Tod hat nicht das letzte Wort in unserem Leben.
Das Leben bleibt der Sieger.“ (domradio 10)